Giustizia

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Giustizia, di Piero del Pollaiolo, 1470, Uffizi, Firenze

La giustizia (dalla lingua latina iustus, che significa giusto) è l'ordine virtuoso dei rapporti umani in funzione del riconoscimento e del trattamento istituzionale dei comportamenti di una persona o di più persone coniugate in una determinata azione secondo la legge o contro la legge. Dal punto di vista giuridico, per l'esercizio della giustizia deve esistere un corpo normativo che classifichi i comportamenti non ammessi in una data comunità umana, e una struttura giudicante che traduca il dettame della legge in una conseguente azione giudiziaria.

Accezioni

Il senso della giustizia, definito talvolta naturale in quanto ritenuto innato, impegna ogni singolo individuo a tenere nei confronti dei propri simili o gruppi, in situazioni ordinarie o straordinarie di usare criteri di giudizio, e di conseguente comportamento, rispondenti a giustizia nel senso di onestà, correttezza e non lesività del prossimo. È in questo senso che la giustizia diventa una virtù morale, quindi privata e non codificata e istituzionalizzata, che è però di grande portata assiologica, in base alla quale si osservano regole comportamentali che riguardano sé e gli altri nei doveri e nelle aspettative.

La giustizia, per sé, per gli altri e per chiunque, si traduce comunque in un dovere e in un diritto che coinvolge chiunque sia parte di una comunità, in senso riduttivo, e ogni persona umana in generale, in senso estensivo. Giuridicamente si traduce nel principio di riconoscere a ciascuno ciò che gli è dovuto; in al senso è l'ufficio, deontologico e inviolabile, che un magistrato preposto - in un dato ordinamento giudiziario deve porre in atto nei luoghi deputati, ovvero il tribunale. La giustizia, che nella moderna sociologia e filosofia politica è messa in atto sempre come volontà del popolo, è anche azione repressiva, potere legittimo di tutelare i diritti di tutti, quindi rendere a ognuno, nelle circostanze riconosciute, di accordare giustizia ascoltando richieste per essa e in nome di essa accordando ciò che è giusto quando è dovuto e a chi è dovuto.

La negazione della giustizia, ovvero la mancata applicazione dei criteri di quest'ultima, è l'ingiustizia, con diversi gradi di gravità della sua realizzazione a danno di una o più persone.

Nel contesto, giuridico, politico e sociale

Fonte:EU-justice-scoreboard

Nella filosofia

Giustizia, affresco di Giotto nella Cappella degli Scrovegni, Padova (1306 circa)

Nel mondo greco-romano il concetto di giustizia non ha il suo fondamento nell'essere umano, bensì nella realtà naturale, come principio ideale comunque oggettivo. Espressione della necessità che regge l'ordine del cosmo mantenendo ogni cosa nel proprio corso, la giustizia passa a significare un principio naturale di coordinazione e di armonia nei rapporti umani e sociali.

Nella religione

Presso i Greci e gli antichi Ebrei

  • Il termine greco per giustizia è dikaiosyne mentre il giusto è dikaios. Derivano dal sostantivo dike che significava in origine colei che indica, che indirizza e quindi direttiva, indicazione, ordine. A differenza della nomos, la legge cui sono sottomessi gli animali (di divorarsi), dike è stata data all'uomo per sviluppare ordinatamente la propria esistenza. È l'opposto della bie, la violenza, la potenza distruttrice. Il dikaios, il giusto, è colui che si comporta in modo conforme alla parte della società in cui vive e compie il suo dovere verso gli dei e verso i suoi simili. Dikaia zoe è la maniera di vivere civilmente contrapposta alla hybris e all'inciviltà, alla vita disordinata dei barbari.
  • Nella mitologia Astrea o Dike è la figlia di Giove e di Temi, custode delle leggi e protettrice dei tribunali; durante l'età dell'oro discese sulla Terra; ma, sopraggiunta l'età del bronzo, per la malvagità degli uomini, fu costretta a ritornare in cielo. Viene rappresentata come una donna che regge la spada e la bilancia, e anche oggi questa è la rappresentazione simbolica più comune della giustizia.
  • Nel Vecchio Testamento l'idea della giustizia non si basa sulla corrispondenza di leggi e di comportamenti più o meno conformi a una norma, ma sulla corrispondenza in una relazione o patto tra due parti. La giustizia di Dio si rivela nella maniera di operare verso il popolo con cui ha stretto un patto. Opera fino dai tempi più antichi dell'ebraismo. Della giustizia personale si parla poco: l'importante è rimanere nella giustizia che Dio ha dimostrato al suo popolo. Giustizia non è nemmeno la punizione. Il giusto è solo dichiarato giusto e il colpevole è dichiarato colpevole. Anche la giustizia umana è un rapporto tra persone. Dal tempo dell'esilio la legge diventa l'abito in cui si partecipa alla giustizia di Dio. Dio solo può dire che un uomo è giusto; di fronte a Dio non ha valore la propria giustizia; in tempi più vicini anche la bontà e la grazia vengono accostati al giudizio di Dio. Per il giudaismo rabbinico la giustizia è l'armonia con la legge (passione per l'ubbidienza e accumulo di meriti). La fede di Mosè bastò da sola a dividere il mare; nessuno può essere giusto se non ha la grazia, neppure i Padri antichi. I mediocri hanno dalla parte loro il merito e lo sforzo fatto per essere giusti. Nella comunità di Qumram si adduceva: Presso Dio sta la mia giustificazione.

Nei Vangeli

  • Il concetto di giustizia è alla base del Vangelo di Matteo. Il Battista è venuto per la via della giustizia (21, 32). Gesù si sottopone al battesimo di Giovanni perché sia adempiuta ogni giustizia 3, 15). Sono beati coloro che hanno fame e sete di giustizia (5,6), cioè tutti coloro che aspirano alla giustificazione che viene da Dio. I farisei e gli scribi che credevano di essere sulla via della giustizia, sono condannati da Gesù perché essi non la ritenevano un dono della libera grazia di Dio e quindi non volevano sottoporsi al battesimo di Giovanni. Da qui il loro mormorare perché Dio chiama gratuitamente a volte senza tener conto dei meriti. Preoccupati di distinguersi dagli ingiusti, scribi e farisei separavano il mondo tra buoni e cattivi, non ammettendo che la decisione ultima è riservata al giudizio di Dio. Ma Gesù afferma: Se la vostra giustizia non supererà quella degli scribi e dei farisei, non entrerete nel regno dei cieli (5, 20) ... Dio fa piovere sui giusti e sugli ingiusti (5, 44) ... Cercate prima il regno di Dio e la sua giustizia (6, 33).
  • L'evangelista Luca fa apparire il cristianesimo come prosecuzione legittima del giudaismo (religione ammessa dai Romani). Riporta i nomi dei giudei osservanti della legge (Zaccaria, Elisabetta, Simeone, Giuseppe d'Arimatea) e anche il centurione romano Cornelio chiamato aner dikaios (At 10, 22.35). La speranza di giudei nel ritorno di Elia prepara la strada al Vangelo e Gesù riconosce l'Elia che ritorna in Giovanni Battista, dal quale si fanno battezzare i peccatori per riconoscere la giustizia di Dio. I farisei e gli scribi invece ingannano sé stessi e si esibiscono come giusti davanti agli uomini. Ci sarà più gioia in cielo per un peccatore convertito che per novantanove giusti (15, 7): è la possibilità di una nuova vita per gli uomini perduti, avvolti nel peccato, gli esclusi anche dal punto di vista sociale e religioso. Gesù è il giusto per eccellenza e Dio lo risuscita prima che avvenga la resurrezione di tutti i giusti e degli ingiusti e lo investe del potere di giudicare tutti i popoli con giustizia.
  • In Giovanni (16, 10) il mondo non trova la giustizia in sé stesso e nemmeno nel più degno degli uomini: ma la giustizia proviene dal Padre e si trova presso di lui. Gesù si è separato dai discepoli perché essi non si illudessero con speranze terrene, ma sperassero unicamente nel Padre e nel Figlio, che sono una cosa sola.

In San Paolo

  • Per San Paolo l'opera divina e la giustizia divina si realizzano nonostante il peccato degli uomini e degli Israeliti. Sorge così un nuovo popolo di Dio malgrado la maledizione del peccato. La parusia porterà il giudizio che giustifica (dikaiosis), la dichiarazione che proclama giusta la nuova umanità (dìkaioi katasthesontai). Pertanto:
  • Nessun uomo potrà essere giustificato sulla base della legge, sulla perfetta ubbidienza. Non ci sarebbe stato bisogno della morte del Cristo se fosse bastata la legge a produrre la perfetta giustizia. Il peccato è la ricerca di una propria giustizia e giustificazione, non della giustizia di Dio.
  • L'uomo può essere giustificato per la fede in Cristo cioè sulla grazia che Dio concede gratuitamente (Romani 3, 24).
  • Il credente giustificato vive solo per Dio...liberati dal peccato, gli uomini sono diventati servi della giustizia (Romani 6, 18).
  • La resurrezione è l'anticipazione della signoria pubblica e universale di Dio alla fine dei tempi, e pertanto anche la giustizia di ora è l'anticipazione della giustizia di Dio alla fine dei tempi. Noi non possiamo avere la giustizia, ma è la giustizia che ci possiede, al contrario del giudaismo la cui dottrina sulla salvezza poggiava sull'idea che l'uomo che osserva la legge è giusto e la giustizia deve ritenersi opera e merito dell'uomo.

Secondo il Catechismo della Chiesa cattolica (par. 1807)

La giustizia è la virtù morale che consiste nella costante e ferma volontà di dare a Dio e al prossimo ciò che è loro dovuto. La giustizia verso Dio è chiamata « virtù di religione ». La giustizia verso gli uomini dispone a rispettare i diritti di ciascuno e a stabilire nelle relazioni umane l'armonia che promuove l'equità nei confronti delle persone e del bene comune. L'uomo giusto, di cui spesso si fa parola nei Libri Sacri, si distingue per l'abituale dirittura dei propri pensieri e per la rettitudine della propria condotta verso il prossimo. « Non tratterai con parzialità il povero, né userai preferenze verso il potente; ma giudicherai il tuo prossimo con giustizia » (Lv 19,15). « Voi, padroni, date ai vostri servi ciò che è giusto ed equo, sapendo che anche voi avete un padrone in cielo » (Col 4,1).

In sintesi (par. 1836 del Catechismo): la giustizia consiste nella volontà costante e ferma di dare a Dio e al prossimo ciò che è loro dovuto.

Definizioni teologiche

  • Giustizia originale: lo stato in cui Dio mise l'uomo quando fu creato e da cui è decaduto con il peccato.
  • Giustizia divina: per la volontà divina i suoi rapporti con le creature sono conformi alla loro natura e alla giusta relazione con il Creatore.
  • Signore della giustizia: è Dio.
  • Sole della giustizia: è un attributo di Cristo Salvatore in quanto apportatore di giustificazione, cioè della trasformazione dell'anima dallo stato di peccato allo stato di grazia.

Nel codice etico militare

L'etica cavalleresca

Nel Basso e Alto Medioevo, con le crociate, si viene creando un codice etico militare, iniziato dalla cavalleria nei tornei e dei "beaux gestes" (belle gesta). Si forma un ideale di cavaliere soldato, cristiano e gentiluomo, difensore dei deboli e araldo della giustizia. L'eredità contemporanea dell'etica cavalleresca trasformatasi con il tempo, è rappresentata oggi dagli ordini cavallereschi.

Bushidò

Nel codice etico del guerriero giapponese, chiamato Bushidò, a partire dall'epoca medioevale, la giustizia è la prima delle sette virtù personali. La giustizia e l'onestà vengono chiamate 義, Gi e prevedono che il samurai sia scrupolosamente onesto nei rapporti con gli altri, creda nella giustizia che proviene non dalle altre persone ma da sé stesso.

Marines

Negli anni 2000 viene insegnato alle truppe l'Ethical marine warrior, catechismo etico di comportamento.

Citazioni e proverbi sulla giustizia

Note

  1. ↑ Renato Caputo, I pitagorici e il sorgere della capacità scientifica di astrazione, su lacittafutura.it, 2021.
  2. ↑ Tratto da: Gioele Solari, in Enciclopedia Italiana (G. Treccani), che cita varia bibliografia tra cui Benedetto Croce, Filosofia della pratica, Bari 1908.
  3. ↑ Dizionario dei concetti biblici nel Nuovo Testamento, Edizioni Dehoniane, Bologna 1976.
  4. ↑ Ordini Cavallereschi Italiani, su cnicg.net (archiviato dall'url originale il 23 ottobre 2008).
  5. ↑ Ordini Cavallereschi Medievali, su stupormundi.it (archiviato dall'url originale il 16 settembre 2008).
  6. ↑ Sovrano Militare Ordine di Malta, su orderofmalta.int.
  7. ↑ Bushidò: The Seven virtues, su arvigarus.bravehost.com (archiviato dall'url originale il 25 maggio 2011).
  8. ↑ alle voci:
    • Grande Dizionario della Lingua Italiana (S. Battaglia).
    • Dizionario delle citazioni, BUR, Rizzoli, Milano 2005.
  9. ↑ Quaglioni, D., La giustizia nel Medioevo e nella prima età moderna, Bologna, Il Mulino, 2004.

Bibliografia

Voci correlate

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Collegamenti esterni

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