Il gruppo Westerweel (in olandese Westerweelgroep) fu un'organizzazione clandestina di resistenza, attiva durante l’occupazione nazista dei Paesi Bassi tra il 1942 e il 1944. Guidato dal cristiano olandese Joop Westerweel, da cui prende il nome, e dal rifugiato ebreo tedesco Joachim Simon, il gruppo fu fondato nell'agosto del 1942 con l’obiettivo di proteggere i cosiddetti "pionieri della Palestina", un collettivo di giovani ebrei arrivati nei Paesi Bassi dopo il 1933 per lo più dalla Germania e dall'Austria, che seguivano un programma di formazione agricola in vista dell'emigrazione in Palestina. A seguito dell’ordine di deportazione verso il campo di transito nazista di Westerbork, il gruppo Westerweel si mobilitò per nascondere i pionieri in luoghi sicuri. In diversi casi si riuscì anche ad organizzare la fuga attraverso il Belgio e la Francia per far raggiungere loro la Spagna e sottrarli alla persecuzione nazista.
Circa 450 adolescenti ebrei, ragazzi e ragazze provenienti da Austria e Germania, vivevano nei Paesi Bassi come rifugiati. Progettavano l'aliyah verso la Terra di Israele ed erano comunemente conosciuti come "pionieri della Palestina", o HeHalutz. Erano organizzati in gruppi distribuiti in varie località olandesi, tra cui Amsterdam e Loosdrecht.
Il gruppo di Loosdrecht era composto da circa 50 adolescenti, svolgeva lavori agricoli o altre mansioni connesse all’agricoltura, in preparazione alla vita nei kibbutz della Palestina. L'iniziativa di costituire il gruppo nacque nell'agosto del 1942, periodo in cui le autorità naziste iniziarono la deportazione degli ebrei dei Paesi Bassi, concentrandoli nel campo di transito di Westerbork. Da lì, a metà luglio, partì il primo trasporto verso la Polonia; portava anche 22 pionieri tedeschi minorenni che vivevano senza famiglia in una pensione di Amsterdam.
Il gruppo di Loosdrecht decise di sottrarsi alla deportazione e di nascondersi. Circa 50 pionieri di età compresa tra i 15 e i 19 anni rimasero presso il Pavilion, un ex rifugio per giovani. Pur trovandosi in una situazione analoga a quella del gruppo di Amsterdam, erano affiancati da alcuni pionieri più anziani determinati a impedirne la deportazione. I membri del gruppo tentarono di reperire rifugi. Una di loro, l'insegnante Mirjam Waterman, chiese aiuto a Joop Westerweel, un cristiano olandese oppositore del nazismo, il quale accettò di collaborare. L'azione prevedeva l’organizzazione di diversi rifugi sicuri, la falsificazione dei documenti d’identità e di viaggio, la raccolta di fondi e di tessere annonarie.
Il gruppo Westerweel iniziò ad assistere i pionieri della Palestina residenti ad Amsterdam. La soluzione più sicura sarebbe stata condurre i fuggitivi clandestinamente oltre i confini olandesi, poiché la natura temporanea dei rifugi comportava frequenti spostamenti e, di conseguenza, un aumento del rischio di cattura o tradimento; ma i primi dodici adolescenti che tentarono di espatriare nella neutrale Svizzera furono arrestati dalle autorità naziste. Il gruppo sospettò che uno dei contatti coinvolti l'avesse tradito e decise di non affidarsi più a sconosciuti.
La seconda via di fuga, ideata da Joachim Simon, prevedeva il passaggio attraverso il Belgio verso la Francia e poi l’attraversamento dei Pirenei per raggiungere la Spagna.
Joop e sua moglie, Wil Westerweel, rifiutarono ogni forma di antisemitismo imposto dalle autorità occupanti. Nell’autunno del 1940 parteciparono a una protesta contro il licenziamento dei funzionari ebrei e aiutarono una famiglia ebrea a trovare un rifugio sicuro. Tali azioni, sebbene significative, erano di natura individuale, non collegate a un’organizzazione di resistenza strutturata. La richiesta di aiuto presentata da Mirjam Waterman alla fine di luglio 1942 fu accolta con favore da Joop Westerweel.

Con l’aiuto di alcuni ex dipendenti del Kinderwerkplaats, in particolare il socialista frisone e obiettore di coscienza Bouke Koning e il falegname di Rotterdam Jan Smit, Joop avviò la ricerca di nascondigli per i giovani di Loosdrecht. L'operazione procedette con successo: Bouke Koning sistemò una dozzina di persone dai familiari e conoscenti in Frisia, Jan Smit trovò dieci nascondigli presso amici del movimento giovanile socialista AJC, Joop Westerweel mise a disposizione contatti a Zutphen e in ambienti del movimento politico di sinistra. Nell’agosto 1942 da una soffiata si seppe che il gruppo di Loosdrecht sarebbe stato trasferito a Westerbork entro metà mese. Partì quindi l’operazione di occultamento: le stelle gialle furono rimosse dagli indumenti, vennero forniti documenti falsi e istruzioni di comportamento. Quando i militari tedeschi giunsero con i camion, il Pavilion risultava vuoto.
Nonostante il successo iniziale, mantenere nascosti cinquanta giovani e adolescenti si rivelò complesso. Alcuni soccorritori offrivano ospitalità solo temporanea, altri non erano preparati al fatto che qualche rifugiato parlasse olandese a malapena. Da parte loro, alcuni pionieri non tolleravano l’isolamento o avevano difficoltà a convivere con le famiglie ospitanti. La notizia dell’operazione di Loosdrecht spinse altri pionieri, provenienti da diversi gruppi, a chiedere protezione. Divenne così necessario reperire costantemente nuovi rifugi, compito reso difficile dalle circostanze.
Un primo tentativo di far entrare otto pionieri in Svizzera tramite passatori fallì; nell’ottobre 1942 il gruppo decise di organizzare le operazioni autonomamente. Joachim Simon, pioniere tedesco e leader del gruppo di Loosdrecht, si recò in Francia per tracciare un percorso di fuga. Dopo l’occupazione tedesca della Francia nel novembre 1942, la Svizzera divenne impraticabile come meta. In accordo con il movimento pionieristico francese, Simon individuò la Spagna come nuova destinazione. Alcuni pionieri intrapresero la rotta attraverso la Francia, ma questa si interruppe rapidamente: Simon fu arrestato al confine tra i Paesi Bassi e il Belgio all’inizio del 1943 e si suicidò per non compromettere la sicurezza dei compagni. Nel marzo 1943 un trafficante belga, arrestato nel nord della Francia, fu trovato in compagnia di due pionieri; altri quattro erano già stati condotti in Spagna. Un pastore della provincia del Limburgo contribuì a nascondere circa venticinque pionieri, mentre a Haarlem si costituì un nuovo gruppo attorno al designer e falsario Frans Gerritsen. Un tentativo di trasferire pionieri in Germania come presunti lavoratori olandesi fallì e cinque di essi furono deportati ad Auschwitz.
Nell'agosto del 1943 Kurt Reilinger, pioniere esperto, andò in Francia per coordinare le fughe. Organizzò una nuova rotta lungo la quale i pionieri lavoravano come operai per l'Organizzazione Todt sul Vallo Atlantico prima di fuggire verso la Spagna. Tale operazione fu condotta in collaborazione con l'Armée juive, organizzazione della resistenza ebraica francese. Nel biennio 1943-1944 fuggirono in Spagna circa 70 pionieri, alcuni dei quali evasi dal campo di Westerbork con l'aiuto del gruppo Westerweel. Circa altri 100 ripararono in Francia, un numero simile rimase nascosto nei Paesi Bassi.
Tra la fine del 1943 e l'inizio del 1944 i tedeschi riuscirono a infiltrarsi sia nel gruppo Westerweel sia nell'Armée juive. Nei Paesi Bassi, tra coloro che caddero nelle mani del Sicherheitsdienst (SD) vi fu Wil Westerweel. Nel marzo 1944 Joop Westerweel e Bouke Koning furono arrestati dopo aver condotto due pionieri in Belgio. In Francia la SD catturò i vertici dell'Armée juive e Kurt Reilinger, insieme a otto suoi assistenti pionieri.
Joop Westerweel fu giustiziato nell’agosto 1944 nel campo di Vught. Wil Westerweel, Bouke Koning e diversi altri membri del gruppo, ebrei e non, furono deportati nei campi di concentramento tedeschi (Wil Westerweel a Ravensbrück). La stessa sorte toccò ai pionieri arrestati in Francia, alcuni dei quali non sopravvissero alla prigionia.
Le attività del gruppo Westerweel cessarono in gran parte nell'autunno del 1944, poiché la Francia, il Belgio e la parte meridionale dei Paesi Bassi erano state liberate. Fino alla liberazione del resto del territorio dei Paesi Bassi, nel maggio del 1945, gruppi di resistenza locali si occuparono dei pionieri ancora in clandestinità. Complessivamente, il gruppo Westerweel riuscì a mettere in salvo tra 250 e 275 pionieri palestinesi e a fornire rifugio a ulteriori 30 ebrei.
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