
La guerra orbitale o guerra spaziale è l'insieme delle operazioni militari condotte nello spazio extra-atmosferico o dirette contro sistemi spaziali. Può comprendere attacchi dalla Terra contro satelliti, azioni tra veicoli spaziali e attacchi dallo spazio contro obiettivi terrestri. Le operazioni militari nello spazio includono anche attività di disturbo, sorveglianza e protezione dei satelliti, mentre l'impiego di armi può avere lo scopo di danneggiare, distruggere o rendere inutilizzabili i sistemi di un avversario.
Le armi antisatellite possono essere cinetiche, come i missili intercettori, oppure non cinetiche, come i sistemi di guerra elettronica, i laser e altre armi a energia diretta. Tra queste tecnologie sono stati studiati anche i fasci di particelle. Le capacità di disturbo e attacco non implicano necessariamente la distruzione fisica del satellite: possono infatti mirare a interromperne le comunicazioni, alterarne i segnali o comprometterne i sensori.
La distruzione cinetica di satelliti può generare detriti orbitali, che costituiscono un rischio persistente per altri satelliti e veicoli spaziali, anche appartenenti a Stati non coinvolti nel conflitto. La presenza di tali detriti, insieme alle difficoltà tecniche delle operazioni orbitali, costituisce un importante limite all'impiego di armi distruttive nello spazio.
Il Trattato sullo spazio extra-atmosferico del 1967 vieta di collocare in orbita armi nucleari o altre armi di distruzione di massa, nonché di installare armi o condurre manovre militari sulla Luna e sugli altri corpi celesti. Non vieta in modo generale il dispiegamento in orbita terrestre di armi convenzionali.
Il lancio del satellite sovietico Sputnik 1 nel 1957 segnò l'inizio dell'era spaziale e accelerò lo sviluppo di sistemi satellitari con applicazioni militari, tra cui comunicazioni, navigazione e ricognizione. A questo periodo risalgono anche le proposte di armamento dello spazio: Wernher von Braun sostenne per primo la possibilità di realizzare stazioni spaziali militari, concepite anche come piattaforme di bombardamento e strumenti per ottenere la «superiorità spaziale», salvo poi ricredersi considerando le potenzialità distruttive di un tale progetto.
Tra il 1958 e il 1962 gli Stati Uniti e l'Unione Sovietica condussero esperimenti di esplosioni nucleari ad alta quota o nello spazio. Il test statunitense Starfish Prime, del 9 luglio 1962, generò una fascia artificiale di radiazioni che danneggiò alcuni satelliti in orbita.
Negli anni sessanta l'Unione Sovietica avviò programmi di satelliti intercettori, mentre negli Stati Uniti furono studiati progetti di veicoli spaziali militari. Il sistema antisatellite sovietico Istrebitel Sputnikov (IS), basato su intercettori co-orbitali, fu sottoposto a prove tra il 1963 e il 1982 e riuscì a distruggere alcuni satelliti bersaglio.
Il Trattato sullo spazio extra-atmosferico, entrato in vigore il 10 ottobre 1967, vietò il collocamento in orbita di armi nucleari e di altre armi di distruzione di massa. Non impose tuttavia un divieto generale alle attività militari in orbita terrestre.
Negli anni settanta gli Stati Uniti e l'Unione Sovietica proseguirono lo sviluppo di sistemi antisatellite. Nel 1983 il presidente statunitense Ronald Reagan annunciò la Strategic Defense Initiative, un programma di difesa antimissile che contemplava anche tecnologie basate nello spazio e divenne noto come Star Wars.
Il 13 settembre 1985 gli Stati Uniti distrussero il satellite scientifico Solwind P78-1 con un missile antisatellite ASM-135 lanciato da un aereo F-15. La guerra del Golfo del 1990-1991 fu talvolta definita la «prima guerra spaziale» per l'ampio impiego militare di satelliti per comunicazioni, navigazione, ricognizione e guida delle armi, sebbene non si trattasse di combattimenti tra satelliti.
L'11 gennaio 2007 la Cina distrusse il satellite meteorologico Fengyun-1C con un missile antisatellite lanciato da terra, producendo migliaia di detriti in orbita. Il 21 febbraio 2008 gli Stati Uniti distrussero il satellite USA-193 con un missile SM-3. Nel marzo 2019 l'India condusse il test antisatellite Mission Shakti, distruggendo un satellite in orbita terrestre bassa.
Il 15 novembre 2021 la Russia distrusse il satellite Cosmos 1408 con un missile antisatellite, generando oltre 1.500 frammenti tracciabili e mettendo a rischio altri veicoli spaziali in orbita bassa, compresa la Stazione spaziale internazionale.
Il 18 aprile 2022 gli Stati Uniti annunciarono l'impegno a non condurre test distruttivi di missili antisatellite ad ascesa diretta, invitando altri paesi ad adottare la stessa norma. La dichiarazione riguardava i test di distruzione cinetica e non costituiva un divieto generale delle armi spaziali.
Il 31 ottobre 2023 Israele dichiarò di avere intercettato un missile balistico lanciato dagli Houthi con il sistema Arrow 2 al di sopra dell'atmosfera terrestre. L'episodio fu presentato da fonti israeliane come un primo combattimento nello spazio, ma riguardò un'intercettazione di un missile in traiettoria balistica e non uno scontro tra veicoli spaziali in orbita.
Il 14 settembre 2026 il segretario dell'Aeronautica militare statunitense Troy Meink ha dichiarato che la Space Force dispone di «armi di controllo dello spazio» collocate in orbita, capaci di proteggere le forze militari statunitensi da azioni ostili. La dichiarazione, resa durante una conferenza dell'Air & Space Forces Association, non specificò la natura, le capacità o i bersagli dei sistemi. La notizia fu descritta dalla stampa come la prima ammissione pubblica statunitense del dispiegamento di armi in orbita.
Le armi antisatellite possono essere suddivise in diverse categorie:
Le capacità di guerra elettronica, le manovre orbitali e le tecnologie antisatellite sono oggetto di sviluppo da parte di più potenze.
La distruzione di satelliti mediante armi cinetiche può produrre grandi quantità di detriti, alcuni dei quali possono rimanere in orbita per lunghi periodi. I frammenti viaggiano a velocità elevate e possono danneggiare altri satelliti, veicoli spaziali con equipaggio e infrastrutture civili. Il test cinese del 2007 e quello russo del 2021 sono esempi di eventi che hanno prodotto detriti persistenti nell'orbita terrestre.
Le operazioni cinetiche in orbita richiedono inoltre un complesso calcolo delle traiettorie e dei tempi di intercettazione. Anche i sistemi non cinetici presentano limiti, tra cui la necessità di potenza, la portata e la difficoltà di verificare gli effetti su un bersaglio. Questi fattori rendono le operazioni spaziali tecnicamente complesse e possono aumentare i rischi per l'ambiente orbitale condiviso.
Il Trattato sullo spazio extra-atmosferico del 1967 costituisce il principale quadro giuridico internazionale per le attività nello spazio. Esso vieta il collocamento in orbita di armi nucleari e altre armi di distruzione di massa e stabilisce che la Luna e gli altri corpi celesti siano utilizzati esclusivamente per scopi pacifici. Il trattato non vieta espressamente tutte le armi convenzionali in orbita terrestre. Le operazioni militari nello spazio restano inoltre soggette alla Carta delle Nazioni Unite e al diritto internazionale umanitario, compresi i principi di distinzione, proporzionalità e precauzione.