Guido Bigarelli

Guido di Bonagiunta Bigarelli, detto Guido da Como (Arogno, 1220 circa – 1257), è stato uno scultore svizzero-italiano.

Fonte battesimale del Battistero di Pisa
Pergamo della chiesa di San Bartolomeo in Pantano
I attributi dei quattro evangelisti, che adornano il leggio del pulpito di Pistoia, poggiano su una maschera diabolica
Il portale della chiesa di San Pietro Somaldi
Vasca battesimale del Battistero di Pisa (1246), con alle spalle il pulpito di Nicola Pisano (1260)

Biografia

Proveniva da una famiglia di scultori e architetti di Arogno nell'attuale Canton Ticino, attivi in particolar modo in Toscana e Trentino: il padre Bonagiunta Bigarelli era molto probabilmente fratello di Lanfranco da Como, entrambi attivi già dagli anni venti del Duecento a Pistoia. L'originalità dello zio Lanfranco risiede nella padronanza, curata fin nei minimi dettagli, della struttura geometrica degli ornamenti fogliati e degli intarsi. Di pianta quadrata, il fonte battesimale presenta su ogni lato tre pannelli decorativi con scultoree rosette. I punti di contatto con la cornice sono sottolineati da teste di uomini e animali; All'interno, per il battesimo per immersione totale, è presente una vasca ovale con due panche e, in tutti e quattro gli angoli, piccole vasche rotonde. L'intera superficie di copertura, così come un profilo della base, è in marmo rosso. Esso presenta già caratteristiche essenziali del fonte battesimale pisano di Guido e costituisce così, sia dal punto di vista cronologico che stilistico, un collegamento tra gli «eleganti» leggii (Pluteo) delle tradizioni di Pisa e Lucca, nonché con il fonte battesimale fiorentino del 1202 (Museo dell’Opera del Duomo, Firenze).

Guido realizzò nel 1246 il fonte battesimale ottagonale (firmato e datato) al centro del Battistero di Pisa, nel quale l'artista mise in evidenza decorazioni con motivi classici a rilievo e a tarsia, riconducibili alla scuola toscana. Guido sembra aver appreso il mestiere da un allievo anonimo della famiglia di scultori lombardi degli Antelami, stilisticamente influente, con cui probabilmente collaborò alla Cattedrale di San Martino a Lucca e di cui si ha traccia per la prima volta. A Guido viene quindi attribuita una parte delle sculture della facciata del Duomo, realizzate tra il 1233 e il 1257, in particolare l'architrave del grande portale centrale con Maria e i dodici apostoli e i due simboli degli evangelisti Matteo e Giovanni, un angelo e un'aquila, tra gli archi del portale.

Gli viene attribuito anche un altro rilievo sull'architrave raffigurante la consegna delle chiavi a Pietro (Traditio clavium) nella chiesa di San Pietro Somaldi.

Il fonte battesimale del battistero di Pisa reca la firma e la data del 1246; sul bordo interno della vasca è riportata l’iscrizione (restaurata nel XIX secolo):

A. D. MCCXLVI SVB IACOBO RECTORE LOCI GVIDO BIGARELLI DE CVMO FECIT OPUS HOC
«Nell’anno 1246 d.C., sotto Giacomo, rettore (ecclesiastico) del luogo, Guido Bigarelli di Cumo realizzò quest'opera.»

La grande vasca ottagonale in pietra, che si trova leggermente rialzata di tre gradini (come la tribuna dell'altare) al centro della sala, era destinata ai battesimi in cui l’intero corpo veniva immerso nell'acqua (proprio come il fonte battesimale di Lanfranco a Pistoia). Tuttavia anche a Pisa ci sono quattro vasche più piccole. Sulle sue otto facciate sono presenti due pannelli decorativi quadrati ciascuno, i cui rilievi circolari raffigurano magnifici rosoni fogliati su fondo decorato con motivi geometrici in rosso, nero e bianco. Questi richiami a modelli antichi sono caratteristici della scultura toscana dell'epoca. L'attribuzione a Guido, basata sulla corrispondenza stilistica con il pulpito firmato a Pistoia, è generalmente riconosciuta.

Nel 1250 a Pistoia scolpì il pergamo (datato e firmato) nella chiesa di San Bartolomeo in Pantano. Guido è documentato nel 1252 a Pistoia, dove, con i suoi allievi Luca e Giannino, è attivo in Duomo per restauri. Di seguito si spiega che il maestro non portò a termine l'opera e che il suo completamento fu supervisionato da Torrigiani. Un'altra iscrizione del 1591 chiarisce che il pulpito, originariamente collegato alla balaustra del coro, fu ampliato e spostato. Il telamone che oggi sostiene la colonna posteriore a sinistra (e che talvolta è stato interpretato, senza fondamento, come un autoritratto dello scultore) costituiva in origine la colonna centrale tra le due colonne sorrette da leoni, mentre la parte posteriore poggiava su di esse (come ancora si vede a San Miniato al Monte).

Il pulpito, dotato di una piattaforma quadrata, presenta due leggii: uno è sorretto dai simboli dei quattro evangelisti, mentre quello rivolto verso la congregazione (in direzione ovest) è sostenuto dall'aquila di Giovanni con le ali spiegate, come già nel pulpito di San Miniato al Monte (1207). I pulpiti con l'aquila sono ancora più antichi rispetto a quelli di Firenze e a quelli successivi, ma di gran lunga più importanti dal punto di vista stilistico, realizzati da Nicola Pisano e da suo figlio Giovanni a Pisa (1260 e 1311), a Siena (1268) e a Pistoia (1301). Sotto l'aquila si trova l'angelo di Matteo, affiancato dal leone di Marco, in piedi sulle zampe posteriori, e dal toro di Luca, che insieme poggiano su una maschera diabolica astratta (i quattro simboli degli evangelisti così uniti sono chiamati Tetramorfo). Il leggio più semplice, rivolto verso l'altare, è sostenuto «personalmente» da tre figure di evangelisti. Sulla balaustra rivolta verso la navata, tra i due leggii, due rilievi raffigurano scene della vita di Gesù. Le restanti pareti della balaustra sono, come nel fonte battesimale pisano, nuovamente decorate ciascuna con due medaglioni in rilievo.

Sulla parete nord, dietro il pulpito, sono appese due coppie di rilievi con scene dell’infanzia di Cristo, attribuite a Guido: una Nascita di Cristo con una Maria dominante, distesa come in una conchiglia rivestita di stoffa; sopra di lei, il Bambino avvolto nella mangiatoia, insieme al bue e all’asino; accanto, un angelo (dell'Annunciazione?) spunta da dietro lo sfondo ondulato; alla destra di Maria, sul bordo dell’immagine, è seduto Giuseppe e infine, nel terzo sinistro del rilievo, il motivo delle due balie che lavano il Bambino Gesù sopra una bacinella. Sotto, sulla stessa tavola, la Presentazione di Gesù al Tempio, in cui Simeone il Vecchio gli porge davanti all’altare e Giuseppe, alla sua sinistra, ha portato due colombe da sacrificio, mentre dietro Simeone si trova il sommo sacerdote; l’architettura è accennata da tre archi a tutto sesto, davanti ai quali si svolge la scena.

Il rilievo superiore della seconda coppia raffigura l'Annunciazione a Maria, con l'arcangelo Gabriele e lo Spirito Santo sotto forma di colomba sopra la sua mano alzata in segno di benedizione. Insolita per una scena dell'Annunciazione è la figura femminile seduta davanti a un'architettura ecclesiastica romanica nel terzo sinistro dell'immagine, che sembra tenere un gomitolo di lana in una mano e, come Maria, un fuso nella destra; entrambe hanno in comune anche un cuscino arrotolato che si intravede alle loro spalle . Sotto è raffigurato il viaggio e l'Adorazione dei Magi. Coronati in modo diverso, giungono su tre cavalli disposti in modo uniforme a gradini, che occupano la metà sinistra dell'immagine; solo due di essi trasportano ancora un cavaliere, mentre il terzo re è inginocchiato di profilo davanti a Maria, rivolta verso lo spettatore, con in grembo un Bambino Gesù già più grande che benedice il re. Tutti e tre i Re Magi tengono in mano un vaso come dono. È degno di nota il fatto che solo Maria e il Bambino Gesù, e solo nella coppia di rilievi di sinistra, siano contrassegnati dall'aureola. Le due tavole sono incorniciate da due frammenti già datati al 1239, da una modanatura o mensola con diversi nastri floreali e da una testa di leone che ricorda le quattro piccole teste presenti nei medaglioni di Pisa, nonché da una modanatura decorativa con motivo a tralci incrostato in bianco con diverse astratte di fiori e foglie su fondo nero, tipiche anch’esse della decorazione architettonica toscana dell’epoca e che richiamano alla mente le facciate delle chiese toscane.

Immagini

Sono probabilmente da ascrivere a lui e alla sua bottega altre opere:

Note

  1. ↑ da non confondere con lo scultore quasi coevo Guidetto.
  2. ↑ Thieme-Becker li definisce «teste maschili ideali trattate in modo piuttosto inespressivo, che in parte si alternano a teste di animali». Thieme-Becker, vol. XV (1907), p. 278.
  3. ↑ L'artista anonimo, discepolo degli Antelami, è autore dei rilievi della facciata raffiguranti scene della vita di San Martino e di San Regolo. Ascani 1992, s.p.
  4. ↑ L'iscrizione, che fornì per la prima volta il nome completo di Guido, fu pubblicata da August Schmarsow nel 1890: «Guido da Como», cap. IV in: «San Martino di Lucca e gli inizi della scultura toscana nel Medioevo» (= «Ricerche italiane di storia dell’arte», vol. 1, a cura di A. Schmarsow). Schottländer, Breslavia 1890, pp. 53–87, qui: pp. 56–57.
  5. ↑ Est operi sanus superestans Turrisianus Namque fide prova vigil [HC] Deus indi corona. Citato da Leader Scott: The Cathedral Builders. The Story of a Great Masonic Guild. 2ª edizione, Londra 1899, pag. 230 e segg., con una fotografia del pulpito con tre colonne nella parte anteriore. La traduzione originale in inglese dell'iscrizione recita: Il famoso scultore Guido di Como ha dimostrato di essere esperto nell'arte, e il suo nome dovrebbe essere cantato in versi. A.D. 1250. Turrisianus (Torrigiani) ha ricoperto il ruolo di sorvegliante di questa splendida opera, e possa Dio coronarlo per averla supervisionata così bene. (A questa segue la traduzione tedesca nel testo.)

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