Haibutsu kishaku

Il rogo dei sūtra durante l'haibutsu kishaku

Haibutsu kishaku (廃仏毀釈?) è un termine che si riferisce a una scuola di pensiero che è persistita nel corso della storia giapponese e sostiene l'espulsione del buddismo dal paese. Il termine è uno yojijukugo ed è formato dai kanji "Aibutsu" (廃仏?) che significa abolizione del Buddismo, e "kishaku" (毀釈?) che significa rifiuto degli insegnamenti di Shakyamuni (il fondatore del Buddismo).

Haibutsu kishaku nella storia

In Cina, fin dal III secolo, si è sviluppato un forte movimento anti-buddhista, e le teorie anti-buddhiste di Han Yu della dinastia Tang e della scuola neo-confuciana successiva alla dinastia Song hanno avuto una grande influenza. In particolare, le Tre catastrofi dei Wu è famosa nella storia del buddismo cinese.

In Giappone, questi fenomeni si verificarono per la prima volta nel periodo Kofun, il periodo della prima introduzione del buddismo in Giappone, da parte del clan Mononobe. I Mononobe si opposero alla diffusione del buddismo non per ragioni religiose, ma piuttosto per ragioni di nazionalismo. Il clan Nakatomi, antenati dei Fujiwara, erano alleati dei Mononobe nella loro opposizione al buddismo. In seguito, sorsero conflitti tra il clan pro-buddista Soga e i clan anti-buddisti Mononobe e Nakatomi.

Un altro esempio è la politica di chiusura dei templi e di costrizione dei monaci a rinunciare ai loro voti, attuata nei domini di Okayama, Aizu e Mito, adottata anche per ragioni politiche ed economiche, piuttosto che religiose, dal periodo premoderno alla metà del periodo Edo. Iniziò ad emergere un movimento verso la separazione tra shintoismo e buddismo (shinbutsu bunri).

Nel dominio di Satsuma, corrispondente all'attuale prefettura di Kagoshima, le teorie della scuola kokugaku di Hirata Atsutane si diffusero ampiamente tra i sacerdoti scintoisti locali, al punto da essere adottate a livello di governo del dominio; dopo il 1865 tali politiche furono attuate su larga scala, portando a una riforma amministrativa della proprietà dei templi e alla loro integrazione nei domini locali. In alcuni casi le direttive governative furono applicate in modo particolarmente rigido: nel dominio di Toyama, ad esempio, circa trecento templi furono consolidati in pochi grandi complessi.

Fu verso la fine del periodo Edo che la separazione tra Shinto e Buddismo e l'abolizione del Buddismo si diffusero dai movimenti locali a quelli nazionali e, in particolare, il Mitogaku (lo studio dei documenti storici), istituito in seguito allo sviluppo degli studi del dominio di Mito, portò a diffuse richieste di separazione tra Shinto e Buddismo.

L'Haibutsu kishaku durante la restaurazione Meiji

Le campane del tempio furono fuse per il loro bronzo durante l'Haibutsu kishaku (Tanaka Nagane, 1911, illustrazione dalla Storia illustrata dei martiri (明治辛未殉教絵史?, Meiji kanotohitsuji junkyō eshi) del 1871).
Una serie di statue provenienti dal tempio Kōfuku-ji cadute in rovina, tra cui alcune opere di Kaikei.

Il 5 aprile 1868, il governo emanò il Proclama Daijokan, comunemente noto come Ordine di separazione di Kami e Buddha (神仏判然令?, Shinbutsu Hanzenrei), questo causò gravi danni al Buddismo in Giappone dopo il 1868.

La distruzione delle proprietà buddiste avvenne su larga scala in tutto il paese. Il Kōfuku-ji a Nara, ad esempio, fu gravemente danneggiato. Il tempio, che ora è un tesoro nazionale del Giappone, fu gravemente colpito dal movimento. Il terreno fu sequestrato, i sacerdoti costretti a diventare sacerdoti shintoisti, i muri demoliti, vennero piantati alberi e l'area fu trasformata in parte di uno dei parchi della città. Le rivolte anti-buddiste causarono danni a tutti i principali templi della città. La violenza lasciò un segno duraturo in tutte le parti del paese. Tra il 1872 e il 1874 scomparvero 18.000 templi, e forse altrettanti tra il 1868 e il 1872.

La Grande Pagoda del Santuario Tsurugaoka Hachiman, presa di mira dal movimento anti-buddista (foto di Felice Beato)

La violenza scatenò una rabbia popolare repressa contro i buddisti che covava da secoli a causa della loro stretta alleanza con lo shogunato Tokugawa nel sistema danka, un'alleanza da cui la religione aveva tratto immensi benefici. Sebbene la filosofia ufficiale dello shogunato fosse il neoconfucianesimo laico, il buddismo divenne parte integrante dello stato a seguito delle politiche anticristiane dei Tokugawa. Per fermare la diffusione del cristianesimo, introdussero il sistema danka, che richiedeva alle famiglie di affiliarsi a un tempio buddista, il quale, a sua volta, rilasciava loro un certificato che attestava che non erano cristiani. Senza questa attestazione, la vita normale nel Giappone dei Tokugawa era impossibile. In questo contesto, i templi potevano, e spesso lo facevano, ricattare i loro seguaci. Si stima che durante questo movimento nazionale siano stati distrutti in Giappone 40.000 templi buddisti e in alcuni luoghi la percentuale di templi buddisti distrutti ha raggiunto l'80%.

Note

  1. 1 2 3 4 5 (EN) Encyclopedia of Shinto - Haibutsu Kishaku, su d-museum.kokugakuin.ac.jp. URL consultato il 15 marzo 2008.
  2. ↑ (JA) 精選版 日本国語大辞典 廃仏毀釈, su kotobank.jp, Kotobank.
  3. ↑ (JA) ブリタニカ国際大百科事典 小項目事典 廃仏毀釈, su kotobank.jp, Kotobank.
  4. ↑ Marco Milone, Lo scintoismo, Guida, 2021, p. 51, ISBN 9788868667603.
  5. ↑ (EN) Kofukuji, Dream of a Temple, su japannavigator.com. URL consultato il 6 dicembre 2009 (archiviato dall'url originale il 5 febbraio 2009).
  6. ↑ (EN) History of Nara, su city.nara.nara.jp, 3 gennaio 2008. URL consultato il 28 novembre 2025 (archiviato dall'url originale il 3 gennaio 2008)..
  7. ↑ John Breen, Shinto in History: Ways of the Kami, a cura di Mark Teeuwen, Honolulu, University of Hawaii Press, luglio 2000, p. 230, ISBN 978-0-8248-2363-4, OCLC 43487317.
  8. ↑ (EN) Neo Confucianism, su people.willamette.edu. URL consultato l'8 giugno 2025.
  9. ↑ (EN) Jørn Borup, Japanese Rinzai Zen Buddhism: Myōshinji, a Living Religions, BRILL, 25 febbraio 2008, p. 21, ISBN 9789047433095.

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