Kimono

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Un esempio di kimono
A woman standing outside a building wearing a short sleeved light pink kimono with a gold belt.
Donna in kimono al Fukuoka City Hall
Riunione a livello di vertice sul lancio del quadro economico indopacifico, 23 maggio 2022

Il kimono (着物? letteralmente "cosa da indossare" e quindi "abito") o chimono è un indumento tradizionale giapponese, nonché il costume nazionale del Sol levante.

In origine il termine kimono veniva usato per ogni tipo di abito; in seguito è passato a indicare specificamente l'abito lungo portato ancor oggi da persone di entrambi i sessi e di tutte le età. Il kimono è derivato dagli abiti usati durante la dinastia cinese Tang. Il kimono è una veste a forma di T, dalle linee dritte, che arriva fino alle caviglie, con colletto e maniche lunghe. Le maniche solitamente sono molto ampie all'altezza dei polsi, fino a mezzo metro. Tradizionalmente le donne nubili indossano kimono con maniche estremamente lunghe che arrivano fin quasi a terra, chiamato furisode. La veste è avvolta attorno al corpo, sempre con il lembo sinistro sopra quello destro (tranne che ai funerali dove avviene il contrario) e fissato da un'ampia cintura annodata sul retro chiamata obi.

Il kimono viene generalmente abbinato a delle calzature tradizionali (simili alle infradito): i sandali zōri e a dei calzini che dividono l'alluce dalle altre dita chiamati tabi.

Esistono diverse varianti di questo tipico abito tradizionale giapponese. Il più comune tra i kimono è lungo fino ai piedi e si chiude sul davanti, con la parte sinistra sopra la destra, per mezzo di una cintura larga, detta obi, legata dietro la schiena. Non ci sono bottoni né cerniere. tabi, zori e un cordoncino per fermare l'obi accompagnano il kimono. Anche l'acconciatura deve essere pertinente.

In base all'ora, al luogo e alla persona che lo indossa, esistono regole precise da osservare. Attualmente viene usato quasi esclusivamente nelle cerimonie o in occasioni particolari soprattutto per il fatto che costa molto, richiede una grande cura, non è facile da indossare e non permette movimenti molto liberi.

Lo yukata, un kimono molto semplice di cotone, viene usato soprattutto d'estate o dopo il bagno.

Normalmente i kimono nuovi possono costare molto, soprattutto se d'autore, ma si riescono a trovare anche a prezzi bassi. In particolare si usa ormai spesso acquistare i kimono e alcuni accessori come l'obi nel mercato dell'usato, oggi largamente sviluppato e frequentato anche dagli stranieri.

Contrariamente a quanto molti pensano, indotti dai film di genere, il kimono non è l'uniforme utilizzata nella pratica delle arti marziali giapponesi, che si chiama keikogi.

Storia

La storia e lo sviluppo del kimono vennero pesantemente influenzati dall'abbigliamento tradizionale cinese, lo hanfu, grazie alle ambasciate giapponesi presenti in Cina nel IV secolo. Fu comunque nell'VIII secolo che l'abito cinese divenne popolare in Giappone, ma è durante il periodo Heian (794–1192) che il kimono divenne sempre più simile a quello attuale, anche se all'epoca veniva ancora coperto con una sorta di grembiule chiamato mo. Durante il periodo Muromachi (1392–1573) il kosode, un antesignano del kimono che però veniva considerato ancora parte della biancheria intima, cominciò invece a essere indossato senza la gonna-pantalone hakama sopra di esso e quindi cominciò anche a essere fissato al corpo con una cintura apposita, l'obi. Durante il periodo Edo le maniche iniziarono ad allungarsi, specialmente tra le donne non sposate, e l'obi iniziò a diventare più larga, con vari tipi di nodi e allacciature sempre più difficili. Da allora la forma base del kimono è rimasta essenzialmente immutata.

Caratteristiche

Donna giapponese in kimono,1870 circa

I kimono da uomo sono disponibili in varie taglie, ma tradizionalmente tutti i kimono da donna sono sostanzialmente di una sola taglia e vengono adattati alle varie forme e dimensioni del corpo rimboccando o piegando opportunamente il tessuto. Un kimono cucito perfettamente ha le maniche che terminano esattamente alla fine dei polsi quando le braccia sono abbassate. La lunghezza ideale del kimono da uomo dovrebbe arrivare alle caviglie senza essere piegato in vita; quello da donna è invece più lungo, ma arriva comunque alle caviglie dato che viene ripiegato in vita sotto l'obi. Questa ripiegatura è chiamata ohashori.

I kimono tradizionali vengono realizzati come in passato, ovvero vengono ricavati da un singolo rotolo di stoffa chiamato tan, largo circa trentacinque centimetri e lungo circa undici metri e mezzo (per un kimono per adulti); questo rendeva difficile e costoso avere dei kimono di taglie grandi, per persone alte di statura o molto corpulente, come ad esempio i lottatori di sumo che indossavano kimono fatti su misura. Il kimono finito consiste quindi di quattro larghe strisce di tessuto: due pannelli che coprono il corpo e due che vanno a formare le maniche più due piccole strisce per il colletto e i risvolti del pannello frontale. In passato il kimono veniva spesso scucito per lavare separatamente i vari pannelli e ricucito a mano. Tessuti e metodi di lavaggio moderni hanno reso obsoleta questa pratica. A volte, quando il kimono deve essere conservato per lungo tempo, lungo gli orli esterni vengono messi dei punti di imbastitura piuttosto laschi, per evitare pieghe e torciture indesiderate nonché per mantenere il corretto allineamento dei vari strati dell'abito.

I kimono tradizionali sono cuciti a mano e i tessuti usati per il loro confezionamento sono spesso fatti e decorati a mano. Il kimono può essere decorato con motivi singoli o ripetuti, ottenuti con diverse tecniche, tra cui lo yuzen, un tipo di tintura resistente prodotto con una pasta di riso, lo shibori e la pittura a mano o con uno stencil. Decorazioni ripetute regolari che coprono grandi parti del kimono sono generalmente prodotte con lo yuzen e una fustella. Con il tempo ci sono state molte variazioni dei colori, dei tessuti e dello stile, così come per gli accessori come l'obi.

I kimono e le cinture obi sono tradizionalmente fatti di seta, broccato o satinato (come il rinzu). I kimono moderni sono disponibili anche in tessuti meno costosi e meno delicati, come quelli fatti con il rayon, il cotone, il poliestere o altre fibre sintetiche. La seta è considerata comunque ancora il tessuto ideale ed è praticamente obbligatoria nelle occasioni formali. Le fantasie ricamate o stampate sul kimono possono anche essere abbinati alla stagione.

Oggigiorno il kimono viene indossato sopra una sottoveste apposita, mentre in passato venivano indossati svariati strati di indumenti che venivano poi coperti con il kimono vero e proprio. I vecchi kimono sono spesso riciclati in vari modi: vengono alterati per fare degli haori, hiyoku o dei kimono per bambini; vengono inoltre usati per fare delle borsette o accessori simili. Un kimono rovinato sotto il punto vita può comunque essere indossato sotto una hakama.

Esistono diversi stili di kimono per le varie occasioni, dalle più formali alle più familiari. Il livello di formalità di un kimono da donna è dato dalla sua forma (principalmente la lunghezza delle maniche), dal disegno, dal tessuto e anche dal colore. I kimono da uomo si presentano invece generalmente in un'unica forma e sono di colori spenti. Il loro grado di formalità è dato anche dal colore degli accessori, dal tipo di tessuto e dal numero (o dall'assenza) di kamon (cimiero di famiglia).

Parti del kimono

Una ragazza di oggi con un furisode, dei sandali zōri e dei calzini tabi

Il kimono è composto da svariate parti, ognuna con un nome specifico. Per il kimono da donna le parti che vanno a comporre l'indumento sono:

Il kimono da donna

Lo stesso argomento in dettaglio: Kitsuke.
Furisode

Il kimono da donna consiste di almeno dodici parti separate, da indossare, unire e fissare secondo regole precise. Per molte donne non risulta semplice indossare un kimono senza aiuto, ma in realtà con un po' di pratica si può indossare tranquillamente da sole, come fanno molte persone. Ancora oggi esistono assistenti professionali che aiutano le donne a indossare i kimono, specialmente nelle occasioni speciali. Tali assistenti hanno una licenza professionale e, oltre a lavorare spesso presso i saloni di parrucchiere, dove in Giappone si usa andare per acconciarsi i capelli quando si indossa il kimono, fanno anche visite a domicilio.

Con il kimono da donna si utilizza spesso indossare dei fermagli ornamentali per capelli tradizionali giapponesi chiamati kanzashi. La scelta del kimono da indossare in un'occasione è legata a numerosi simboli e sottili messaggi sociali. La scelta riflette l'età della donna, il suo stato civile e la formalità dell'occasione. In ordine decrescente di formalità si hanno:

Gli accessori del kimono da donna

Tabi
Obi (otaiko-musubi)

Il kimono da uomo

Jimmy Wales con un kimono (Kyōto, 2007)

A differenza dell'abito da donna i kimono da uomo sono molto più semplici e si compongono di un minor numero di pezzi, esclusi calze e sandali. Inoltre non presentano l'apertura sotto alle ascelle come nei kimono da donna e spesso sono corredati del proprio Haori abbinato in tinta.

Oggi le principali differenze tra i kimono da uomo consistono nel tipo di tessuto e nel modello. Il kimono tipico è di colore scuro (nero, blu scuro, grigio, verde scuro e più raramente marrone o rosso bordeaux). I tessuti sono opachi e, nei modelli meno formali, presentano un motivo molto piccolo visibile solamente da molto vicino. Kimono meno formali possono essere di colori leggermente più vivaci, come il viola, il verde e il blu. Alcuni lottatori di sumo a volte indossano anche colori particolarmente vivaci, come il fucsia. Quasi ogni kimono può essere reso più formale indossando hakama e haori.

Gli accessori del kimono da uomo

Note

  1. ↑ Chimono, in Treccani.it – Vocabolario Treccani on line, Roma, Istituto dell'Enciclopedia Italiana.
  2. ↑ Dizionario della moda 2004, Baldini Castoldi Dalai, 2003, p. 747.
  3. 1 2 3 (JA, IT) Dizionario Shogakukan giapponese-italiano 2ª edizione, 着物をイタリア語で言うと - コトバンク 和伊辞典, su コトバンク. URL consultato l'11 dicembre 2024.
  4. ↑ .(EN) Plum Garden at Kameido, su collections.artsmia.org. URL consultato il 23 dicembre 2025.

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