Adrano (divinità)

Adrano
Moneta con volto del dio ed uno dei suoi cani
Nome orig.Ἀδρανός (Adranòs)
Lingua orig.Greco antico
Caratteristiche immaginarie
SessoMaschio

Adrano (in greco antico Ἀδρανός?; in latino Hadranus o Hatranus) era un dio del fuoco venerato dai Siculi e padre dei Palici. Assimilabile al dio greco Efesto con alcuni elementi di Mamerte, aveva le sue fucine nelle viscere dell'Etna ed era venerato nell'antica città di Adranon (oggi Adrano, in provincia di Catania).

Culto

Secondo Plutarco il dio era venerato in tutta la Sicilia ed era raffigurato armato da una lancia. Nello specifico, lo scrittore racconta che nel giorno della battaglia tra Timoleonte ed Iceta, avvenuta nel 344 a.C. presso la città di Adranon, le porte del santuario che custodiva la statua della divinità si aprirono da sole, mostrando la statua del dio grondante di sudore e dalla lancia vibrante: un segno che persuase tutti gli adranitani ad accogliere benevolmente il condottiero corinzio:

(greco antico)
«[...] Ἀδρανοῦ, θεοῦ τινος τιμωμένου διαφερόντως ἐν ὅλῃ Σικελίᾳ [...] ὀφθείη δὲ τοῦ θεοῦ τὸ μὲν δόρυ σειόμενον ἐκ τῆς αἰχμῆς ἄκρας, τὸ δὲ πρόσωπον ἱδρῶτι πολλῷ ῥεόμενον.»
(italiano)
«[...] al dio Adrano, molto venerato in tutta la Sicilia [...] fu veduta la lancia tremare fino alla punta, mentre un sudore copioso gli scorreva sul viso.»

Claudio Eliano invece specifica che il suo tempio era custodito da non meno di mille cani di bellezza e dimensioni superiori ai molossi:

(greco antico)
«[...] νῦν δὲ ἐκεῖνα εἰρήσεται. κύνες εἰσὶν ἱεροί, καὶ οἵδε θεραπευτῆρες αὐτοῦ καὶ λατρεύοντές οἱ, ὑπεραίροντες τὸ κάλλος τοὺς Μολοττοὺς κύνας καὶ σὺν τούτῳ καὶ τὸ μέγεθος, χιλίων οὐ μείους τὸν ἀριθμόν. οὐκοῦν οὗτοι μεθ᾽ ἡμέραν μὲν αἰκάλλουσί τε καὶ σαίνουσι τοὺς ἐς τὸν νεὼν καὶ τὸ ἄλσος παριόντας, εἴτε εἶεν ξένοι εἴτε ἐπιχώριοι: νύκτωρ δὲ τοὺς μεθύοντας ἤδη καὶ σφαλλομένους κατὰ τὴν ὁδὸν οἳ δὲ πομπῶν δίκην καὶ ἡγεμόνων μάλα εὐμενῶς ἄγουσι, προηγούμενοι ἐς τὰ οἰκεῖα ἑκάστῳ, καὶ τῶν μὲν παροινούντων τιμωρίαν ἀρκοῦσαν ἐσπράττονται: ἐμπηδῶσι γὰρ καὶ τὴν ἐσθῆτα αὐτοῖς καταρρηγνύουσι, καὶ σωφρονίζουσιν ἐς τοσοῦτον αὐτούς: τούς γε μὴν πειρωμένους λωποδυτεῖν διασπῶσι πικρότατα.»
(italiano)
«[...] Ci sono cani sacri che sono suoi servitori e ministri; superano i molossi in bellezza e anche in dimensioni, e sono non meno di un migliaio. Di giorno accolgono e adulano i visitatori del santuario e del boschetto, siano essi stranieri o nativi. Ma di notte fungono da scorta e da guida e con grande gentilezza accompagnano coloro che sono già ubriachi e barcollano lungo la strada, guidando ciascuno alla propria casa, mentre puniscono come meritano coloro che si abbandonano a festeggiamenti da ubriachi, saltando loro addosso, strappando loro i vestiti e castigandoli in tal modo. Ma coloro che sono dediti alla rapina sulle strade vengono sbranati in modo selvaggio.»

Il grammatico Esichio di Alessandria gli attribuisce anche la paternità dei Palici, divinità collegate a fenomeni vulcanici, generati con la ninfa Talia.

Il tempio

Lo storico Diodoro Siculo sostiene che nel 400 a.C. il tiranno di Siracusa Dionisio I fondò una città alle falde dell'Etna "vicino a un famoso santuario" e la chiamò Adranòn: questo tempio potrebbe coincidere con quello descritto da Eliano. Anche nelle tavole alesine, trovate nella zona di Tusa ma relative in realtà all'antica Alesa, è riportato un tempio dedicato al dio Adranòs (Adranieiòn).[senza fonte]

Eliano descrive anche un tempio dedicato dio Efesto, situato sull'Etna (forse a Aitna o Inessa) con le stesse caratteristiche del tempio di Adrano:

(greco antico)
«ἐν Αἴτνῃ δὲ ἄρα τῇ Σικελικῇ Ἡφαίστου τιμᾶται νεώς, καὶ ἔστι περίβολος καὶ δένδρα ἱερὰ καὶ πῦρ ἄσβεστόν τε καὶ ἀκοίμητον. εἰσὶ δὲ κύνες περί τε τὸν νεὼν καὶ τὸ ἄλσος ἱεροί, καὶ τοὺς μὲν σωφρόνως καὶ ὡς πρέπει τε ἅμα καὶ χρὴ παριόντας ἐς τὸν νεὼν καὶ τὸ ἄλσος οἳ δὲ σαίνουσι καὶ αἰκάλλουσιν, οἷα φιλοφρονούμενοί τε καὶ γνωρίζοντες δήπου: ἐὰν δέ τις ᾖ τὰς χεῖρας ἐναγής, τοῦτον μὲν καὶ δάκνουσι καὶ ἀμύσσουσι, τοὺς δὲ ἄλλως ἔκ τινος ὁμιλίας ἥκοντας ἀκολάστου μόνον διώκουσιν.»
(italiano)
«Sull'Etna, in Sicilia, si rende omaggio a un tempio di Efesto dove si trovano un recinto, alberi sacri e un fuoco inestinguibile. Intorno al tempio e al bosco sacro ci sono cani sacri che accolgono e adulano coloro che entrano nel tempio e nel bosco con cuore sincero e in modo appropriato, come è loro dovere, come se gli animali provassero gentilezza nei loro confronti e presumibilmente li riconoscessero. Se invece un uomo ha le mani macchiate di crimini, lo mordono e lo dilaniano, mentre quelli che provengono solo dal letto della dissolutezza li scacciano semplicemente.»

Questa somiglianza fa pensare ad una politica di sostituzione dei riti siculi da parte dei coloni greci, con l'imposizione dei propri culti che avessero aspetti affini.

Identificazione

Il fatto che il dio fosse raffigurato con questi attributi ha indotto alcuni studiosi a ritenere che potesse avesse aspetti simili a Mamerte, il dio della guerra venerato dai mamertini. Questi ultimi, mercenari italici installatisi nell'area etnea e nella zona del messinese, sono citati anche in alcune monete in bronzo pervenuteci con l'effige del dio, databili al 278-270 a.C.: sul fronte si trova l'effige di un uomo elmato; sul rovescio invece è visibile un cane proprio con la scritta MAMERTINΩN.

Altri studiosi identificano Adrano con Pediocrate (lett. dominatore della pianura), l'eroe sicano a cui i siculi dovettero offrire sacrifici per far cessare una carestia; secondo altri invece sotto il nome di Adrano vi era solo uno dei tanti figli di Zeus, che fondò la città omonima.

Note

  1. ↑ Plutarco, 12, in Vite parallele, traduzione di Marcello Adriani, vol. 2.
  2. ↑ Claudio Eliano, 20, in La natura degli animali, vol. 11.
  3. ↑ Diodoro Siculo, 37, in Bibliotheca historica, vol. 14.
    «Τούτων δὲ πραττομένων Διονύσιος μὲν ἐν τῇ Σικελίᾳ πόλιν ἔκτισεν ὑπ' αὐτὸν τὸν τῆς Αἴτνης λόφον, καὶ ἀπό τινος ἐπιφανοῦς ἱεροῦ προσηγόρευσεν αὐτὴν Ἄδρανον. (Mentre questi eventi avevano luogo, Dionisio fondò in Sicilia una città proprio ai piedi del Monte Etna e la chiamò Adranon, dal nome di un famoso tempio.)»
  4. ↑ Claudio Eliano, 3, in La natura degli animali, vol. 11.
  5. ↑ Emanuele Ciaceri, Culti e Miti nella storia dell'antica Sicilia, Brancato Editore, 2008.
  6. ↑ Eugenio Manni, Sicilia Pagana, Palermo, Flaccovio Editore, 1963.

Bibliografia

Voci correlate

Altri progetti

  Portale Mitologia greca: accedi alle voci di Wikipedia che trattano di mitologia greca