| Il codice dei Wooster | |
|---|---|
| Titolo originale | The Code of the Woosters |
| Altri titoli | Jeeves non si smentisce |
| Autore | P. G. Wodehouse |
| 1ª ed. originale | 1938 |
| 1ª ed. italiana | 1939 |
| Genere | romanzo |
| Sottogenere | umoristico |
| Lingua originale | inglese |
| Ambientazione | Londra e Totleigh Towers (Totleigh-in-the-Wold) |
| Serie | Jeeves e Bertie Wooster |
| Preceduto da | Alla buon'ora Jeeves! |
| Seguito da | Un mattino di gioia |
Il codice dei Wooster (titolo orig. The Code of the Woosters) è un romanzo umoristico di P. G. Wodehouse, pubblicato nel 1938, prima a puntate su giornali e poi lo stesso anno in volume. Terzo romanzo completo con protagonisti Bertie Wooster e il suo cameriere Jeeves, presenta Sir Watkyn Bassett, il proprietario di una casa di campagna chiamata Totleigh Towers, dove si svolge la storia, e il suo intimidatorio amico Roderick Spode. Seguito di "Alla buon'ora Jeeves!", prosegue la storia dell'amico di Bertie, Gussie Fink-Nottle, appassionato di tritoni, e della sua sentimentale fidanzata, Madeline Bassett.
The Code of the Woosters fu scritto a Le Touquet, la località francese nella quale viveva Wodehouse. Il romanzo avrebbe dovuto essere intitolato The Silver Cow (La vacca d'argento), ma subì modifiche nel titolo e nell'intreccio in seguito alle osservazioni di Erd Brandt, un redattore della rivista statunitense The Saturday Evening Post. Apparve dapprima a puntate sul Saturday Evening Post dal 16 luglio al 3 settembre 1938, illustrato da Wallace Morgan, e sul quotidiano britannico Daily Mail dal 14 settembre al 6 ottobre 1938.
Il volume fu pubblicato negli Stati Uniti da Doubleday e nel Regno Unito da Herbert G. Jenkins il 7 ottobre 1938. Fu pubblicato in lingua italiana nel 1939 da Mondadori, tradotto da Alberto Tedeschi; successivamente fu pubblicato nel 1989 da Mursia tradotto da Mary Buckwell Gislon, e nel 2005 dal Polillo tradotto da Giovanni Viganò. Nel 2025 è stata pubblicata dalla Sellerio una traduzione di Beatrice Masini.
La storia si apre con Bertie Wooster, l'io narrante, ancora stordito dopo la festa di addio al celibato svoltasi la sera precedente in onore di Gussie Fink-Nottle, fidanzato di Madeline, figlia unica di Sir Watkyn Bassett, CBE. Bertie viene incaricato da sua zia Dahlia di recarsi da un antiquario di Brompton Road, dal quale suo marito Tom deve acquistare una lattiera d'argento da collezione a forma di vacca, e di criticare negativamente l'oggetto affinché lo zio possa offrire più tardi un prezzo inferiore a quello richiesto. Poco dopo Bertie riceve un telegramma dallo stesso Gussie («è un mio amico, con la faccia da pesce lesso, che raggiunta la maggior età si era seppellito in campagna per dedicarsi anima e corpo allo studio delle salamandre») il quale lo avverte di aver rotto con Madeline. La notizia spaventa Bertie il quale, essendo stato fidanzato con Madeline, teme che, rotto il fidanzamento con Gussie, la ragazza voglia sposare lui; i timori nascono dal fatto che, sebbene sia «innegabile che Madeline abbia un aspetto attraente, [...] ed è ben fornita di tutti gli attributi e di una chioma d'oro, [...] nello sguardo di lei aleggia qualcosa di melenso, un'allusione sottile che prelude al bamboleggiamento. È questo che mi fa gelare il sangue».
Pur consapevole dei rischi, per tener fede al codice etico dei Wooster ("Mai piantare in asso un amico"), Bertie decide di recarsi a Totleigh Towers, la vasta residenza di campagna dei Basset, dove è ospite Gussie. Bertie si reca a Totleigh Towers anche per tentare di recuperare la lattiera che avrebbe dovuto acquistare lo zio Tom Travers e che Sir Watkyn Bassett, anch'egli collezionista rivale, gli ha soffiato. In cambio della lattiera Sir Tom è disposto a cedere a Sir Watkyn Anatole, lo straordinario cuoco francese al servizio dei Travers, «l'artista senza pari». Sir Watkyn diffida tuttavia di Bertie, che ritiene un volgare ladro, e prega il suo amico Roderick Spode, un rozzo e violento energumeno, di sorvegliarlo. A Totleigh Towers la situazione è complicata ulteriormente dalla presenza di Stiffy Byng, una nipote di Sir Watkyn la quale desidera sposare il reverendo Harold Pinker, amico di Bertie, e vincere l'opposizione dello stesso Sir Watkyn al matrimonio. L'ingarbugliata vicenda sarà risolta grazie a Jeeves, il valletto di Bertie, il quale al termine del romanzo potrà intraprendere per premio una crociera intorno al mondo.

Il codice dei Wooster è il terzo romanzo appartenente alla serie "Jeeves e Bertie" e si collega direttamente al secondo romanzo della serie, Alla buon'ora Jeeves!, che terminava con la riconciliazione di Gussie Fink-Nottle con la fidanzata Madeline Bassett. Lo schema da commedia romantica, simile a quello di Grazie, Jeeves, sarà ripetuto nei successivi romanzi della serie. Sebbene il romanzo sia senza tempo, sono presenti alcuni temi contemporanei al periodo della composizione (1937), fra i quali la diffusione dei movimenti fascisti: nel romanzo, il personaggio di Roderick Spode è ispirato al politico fascista Oswald Mosley, leader dell'Unione Britannica dei Fascisti.
Per il linguista Robert Anderson Hall, nelle opere di Wodehouse della serie "Jeeves e Bertie Wooster", la maggior fonte di ilarità e segno distintivo dello stile dell'autore è il linguaggio, in particolare il contrasto tra il registro linguistico del servitore (Jeeves) e quello del suo datore di lavoro (Bertie Wooster), a cui consegue talora quello che Kristin Thompson ha definito "translation device" ("dispositivo di traduzione"), ad esempio con il ricorso alla metalessi allorché Bertie ripete con un linguaggio colloquiale le affermazioni di Jeeves quasi volesse tradurre per i presenti ciò che è stato espresso poco prima in una lingua straniera o quanto meno in modo poco comprensibile.
Il romanzo ebbe immediato successo di critica sui periodici dell'epoca; e più recentemente, in un articolo del 2013 su The Guardian, Charlotte Jones testimonia il fascino duraturo del romanzo negli stessi termini, identificando l'attrattività di Wodehouse nel linguaggio e nella qualità della scrittura, più che nell'intreccio o nell'ambientazione.
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