| United States Immigration and Customs Enforcement | |
|---|---|
| Stato | |
| Organizzazione | Dipartimento della Sicurezza Interna |
| Tipo | Agenzia federale |
| Istituito | 1º marzo 2003 |
| Predecessore | United States Immigration and Naturalization Service |
| Direttore | Todd M. Lyons (dal 9 marzo 2025) |
| Vicedirettore | Charles Wall |
| Bilancio | 7,6 miliardi di dollari (2018) |
| Impiegati | 20 000+ |
| Sede | 500 12th Street SW, Washington, D.C. |
| Slogan | Protecting National Security and Upholding Public Safety |
| Sito web | www.ice.gov |
La United States Immigration and Customs Enforcement (in italiano Controllo Immigrazione e Dogane degli Stati Uniti) è un'agenzia federale statunitense. Nella stampa è spesso menzionata con le iniziali ICE. Fa parte del Dipartimento della sicurezza interna degli Stati Uniti d'America, ed è responsabile del controllo della sicurezza delle dogane e dell'immigrazione.

Ha sede nella capitale, Washington. La missione dell'ICE viene eseguita attraverso l'applicazione di oltre 400 statuti federali e si concentra sulle violazioni doganali, sull'applicazione delle leggi sull'immigrazione, sulla prevenzione del terrorismo e sulla lotta al movimento illegale di persone e merci.
Non pattuglia il confine statunitense, operazione che viene effettuata dalla Polizia di frontiera degli Stati Uniti, un'unità della United States Customs and Border Protection.
Con il decreto di bilancio del 2025, soprannominato da Donald Trump "Gran bel decreto" (Big Beautiful Bill), è diventata l'agenzia federale più finanziata della storia statunitense.
Attualmente, il direttore dell'ICE è Todd M. Lyons; il vicedirettore, che ha anche la funzione di Direttore associato esecutivo di HSI, è Charles Wall; il direttore associato esecutivo di ERO è Jason D. Killmeyer.
L'ICE è soprannominata la migra da parte della comunità latinoamericana: la parola, di registro colloquiale, è un'abbreviazione di inmigración ("immigrazione") ed è stata originariamente usata dagli immigrati messicani, motivo per cui è stata integrata anche nel vocabolario spagnolo europeo.
L'ICE ha due componenti principali: "Operazioni di Controllo e Allontanamento" (Enforcement and Removal Operations, ERO) e "Indagini sulla sicurezza interna" (Homeland Security Investigations, HSI). Ha anche tre divisioni di supporto: Management & Program Administration, Office of Principal Legal Advisor (OPLA) e Office of Professional Responsibility (OPR).
La sezione "Operazioni di controllo e allontanamento" (Enforcement and Removal Operations, ERO) si occupa principalmente dell'espulsione degli immigrati privi di documenti. È una delle funzioni più controverse dell'ICE.
L'ERO gestisce delle strutture di custodia utilizzate per detenere persone sospettate di trovarsi illegalmente negli Stati Uniti. Era precedentemente nota come "Ufficio per le operazioni di detenzione e allontanamento" (Office of Detention and Removal Operations, DRO).
Negli uffici di frontiera, gli agenti dell'ERO ricevono e trattengono gli immigrati arrestati.
Questi centri di detenzione vengono accusati di non rispettare i diritti umani:
La sezione Homeland Security Investigations (HSI) "Indagini sulla sicurezza interna" è la parte investigativa dell'ICE.

Gli agenti dell'ICE utilizzano passamontagna per nascondere la propria identità. Tom Homan, "zar" delle frontiere sotto Trump, ha difeso l'uso del travisamento affermando: "Gli agenti dell'ICE indossano una maschera perché migliaia di loro sono stati vittime di doxxing".
Nel maggio 2025, è stato riferito che l'ICE ha iniziato a utilizzare un'applicazione mobile, la Mobile Fortify, in grado di identificare una persona attraverso il riconoscimento facciale. L'applicazione sfrutta due base dati già esistenti: quello della sezione United States Customs and Border Protection (CBP) e quello della sezione United States Department of Homeland Security (DHS). Nel settembre 2025, l'ICE ha firmato un contratto da 10 milioni di dollari con Clearview AI, per un software di riconoscimento facciale che raccoglie immagini dai social media.
L'ICE ha combinato i dati personali provenienti da diverse agenzie federali al fine di sostenere l'applicazione delle leggi sull'immigrazione: i registri dell'Internal Revenue Service, dell'United States Department of Health and Human Services e di altri enti ancora; è stato riferito che l'amministrazione sta utilizzando i dati per individuare i casi di soggiorno oltre la scadenza del visto, identificare le persone prive di documenti e incrociare i dati relativi all'utilizzo dei sussidi con lo status di immigrazione. L'ICE ha anche avuto accesso a un database di richieste di rimborso spese sanitarie e assicurative auto; gli attivisti per i diritti civili sostengono che queste pratiche violano il Privacy Act del 1974, perché non pubblicano nel registro federale gli avvisi come richiesto dalla legge. Nel giugno 2025, venti Stati hanno intentato cause legali all'ICE, sostenendo che l'accesso del DOGE ai dati relativi a Medicaid fosse stato utilizzato per catturare degli immigrati.
L'ICE ha sottoscritto un accordo con Paragon Solutions, una società di spyware il cui strumento, Graphite, consente l'accesso remoto ai telefoni cellulari, comprese le app crittografate. Il contratto, da 2 milioni di dollari, fu inizialmente firmato sotto il presidente Joe Biden, ma venne sospeso nel 2023 in quanto si limitava lo spyware all'estero. L'amministrazione Trump ha riattivato il contratto nel 2025.
L'azienda Paragon Solutions è finita sotto i riflettori dopo che è emerso che il suo software sarebbe stato utilizzato in Italia per prendere di mira giornalisti, difensori dei migranti e collaboratori di papa Francesco. Gli attivisti per le libertà civili, tra cui il senatore Ron Wyden, hanno criticato vivamente l'uso di Paragon.
La competenza del governo federale statunitense nel regolare l'immigrazione fu sancita nel 1876 dalla Corte suprema con la sentenza Chy Lung v. Freeman.
Con l'Immigration Act del 1891 fu istituito un commissario per l'immigrazione nel Dipartimento del tesoro. Le competenze passarono poi al Dipartimento del commercio e del lavoro nel 1903 e, dal 1913, al Dipartimento del lavoro. Nel 1933 nacque l'Immigration and Naturalization Service (INS), che nel 1940 fu posto sotto il Dipartimento di giustizia per ragioni di sicurezza nazionale.
Il 1º marzo 2003 l'INS e lo United States Customs Service furono sciolti. L'Homeland Security Act del 2002 trasferì le loro funzioni a tre nuove agenzie (USCIS, ICE e CBP) inserite nel Dipartimento della sicurezza interna (DHS), creato dopo gli attentati dell'11 settembre 2001.
L'ICE divenne il principale organo investigativo del DHS e partecipa alle Joint Terrorism Task Force dell'FBI. Nell'agenzia confluirono le attività investigative doganali, le funzioni di detenzione ed espulsione dell'INS e, inizialmente, la Federal Protective Service, poi trasferita ad altra struttura del DHS.
Nel 2005 ICE avviò l'Operazione Community Shield, rivolta al contrasto della criminalità organizzata transnazionale, facendo uso anche dei poteri di espulsione di immigrati con precedenti penali. I dati sui detenuti nei centri ICE vengono raccolti regolarmente.

Tra il 2009 e il 2016, sotto l'amministrazione Obama, furono rimpatriati circa 2,4 milioni di immigrati irregolari.
Questa politica fece guadagnare a Barack Obama il soprannome di "Espulsore capo" (Deporter-In-Chief) da parte di Janet Murguía, presidente dell'UnidosUS (National Council of La Raza), la più grande associazione di latinoamericani degli Stati Uniti.
Secondo dati ufficiali ICE, circa il 40% dei rimpatriati nel 2015 non aveva condanne penali, mentre la maggioranza era stata condannata per reati minori.
L'aumento delle espulsioni fu influenzato anche da cambiamenti nei criteri di conteggio. I criteri di conteggio erano cambiati durante la presidenza di George Bush e continuarono con Barack Obama.
Dal 2008 al 2018, l'ICE è stata citata in giudizio per arresto illegittimo da oltre due dozzine di cittadini statunitensi, che erano stati detenuti per periodi compresi tra un giorno e oltre tre anni. Alcuni dei cittadini statunitensi detenuti ingiustamente erano stati arrestati dall'ICE più di una volta. Un'indagine del quotidiano Los Angeles Times ha fatto emergere che dal 2012 all'inizio del 2018, l'ICE ha arrestato e detenuto ingiustamente 1 480 cittadini statunitensi, molti dei quali hanno trascorso mesi o anni in centri di detenzione per immigrati. Anche a causa di questi disservizi, negli anni successivi sono emerse richieste di riforma e, in alcuni casi, di abolizione dell'agenzia.

L'impiego dell'ICE è cresciuto notevolmente durante la presidenza di Donald Trump.
In particolare la prima amministrazione Trump ha emanato un ordine presidenziale per proseguire la costruzione di un muro sul confine con il Messico. Il 27 gennaio 2017 varò il blocco temporaneo per 90 giorni dell'ingresso di immigrati da sette Paesi ad alta attività terroristica (Iraq, Siria, Sudan, Yemen, Iran, Libia e Somalia) e la sospensione del programma per l'accoglienza di rifugiati; cassato da un tribunale il provvedimento è stato reintrodotto con alcune eccezioni.
L'amministrazione ha pianificato anche arresti massicci a famiglie immigrate prive di documenti, anche in assenza di altri reati. Al fine dichiarato di scoraggiare l'arrivo di nuove famiglie, ha separato i figli dai genitori immigrati illegalmente, mettendo bambini anche sotto i 5 anni in custodia speciale.
Nel gennaio 2017 l'amministrazione Trump propose di ridurre i finanziamenti federali alle cosiddette "città santuario", ossia le amministrazioni locali che non collaborano attivamente con le autorità federali sull'accertamento dello status migratorio dei residenti, considerato una competenza esclusivamente federale. Alcuni mesi dopo, un giudice federale bloccò l'attuazione di questa misura. In seguito, nel 2019, il presidente Trump annunciò un piano di trasferimento interno di migranti irregolari arrestati al confine con il Messico verso la prossimità delle città santuario, con l'intento dichiarato di esercitare pressione sui governi locali.
Per rendere possibili queste politiche, l'amministrazione aumentò le risorse destinate alle agenzie per il controllo dell'immigrazione, ICE compresa, ampliandone il personale e facilitando le procedure di espulsione.
Già nel maggio 2017 gli arresti di immigrati irregolari erano aumentati del 40% rispetto all'anno precedente; soprattutto i fermi di persone prive di documenti senza precedenti penali erano cresciuti del 150%.
Nel giugno 2018 emerse inoltre che tra aprile e maggio circa 2 000 minori erano stati separati dai genitori espulsi. Nel luglio 2018, l'amministrazione Trump dichiarò che il numero di bambini separati dai genitori si aggirava sui 3 000, ma di non conoscerne il numero esatto. Sulle condizioni in cui questi bambini sono stati detenuti è stato mantenuto uno stretto riserbo: si sa che erano inclusi bambini sotto i cinque anni, alcuni anche sotto l'anno di età, che per loro sono state allestite delle tende e che molti di loro sono stati sedati con iniezioni. Un'inchiesta di ProPublica ha mostrato che in almeno uno di questi centri i bambini erano a centinaia in gabbie di ferro, senza libri o giocattoli, e senza supervisione di adulti, per cui i bambini più grandi cambiavano i pannolini a quelli più piccoli. Un numero imprecisato di questi bambini detenuti sono poi stati dati in adozione, senza informare i loro genitori.

Nel 2019, un cittadino statunitense detenuto come sospetto immigrato irregolare dichiarò di avere perso 12 chili in 23 giorni a causa della mancanza di cibo.
Tra le figure chiave nella definizione della politica migratoria della prima amministrazione Trump vengono generalmente indicati Stephen Miller, Jeff Sessions e Steve Bannon. Miller, in particolare, è ritenuto uno dei principali artefici della riduzione del numero di rifugiati ammessi negli Stati Uniti e avrebbe avuto un ruolo centrale anche nella pianificazione di operazioni di arresto di famiglie immigrate prive di documenti e nella separazione dei minori dai genitori durante la detenzione.
La segretaria alla sicurezza nazionale Kirstjen Nielsen, che si era opposta a queste misure, si dimise dall'incarico nel 2019.

Il presidente Biden ha firmato un ordine esecutivo nel suo primo giorno di carica, il 20 gennaio 2021, ordinando una "pausa" in tutta la costruzione del muro con il Messico entro il 27 gennaio; tuttavia, l'amministrazione Biden continuò a sequestrare terreni per la costruzione del muro. Nel 2022, l'amministrazione Biden annunciò che avrebbe colmato quattro ampie lacune in Arizona, un'area con alcuni dei corridoi più trafficati per gli immigrati illegali. Nell'ottobre 2023, Biden annunciò che avrebbe riavviato la costruzione del muro; ciononostante, la portavoce della Casa Bianca Karine Jean-Pierre dichiarò che Biden riteneva che il muro di confine non fosse efficace.
Gli attraversamenti illegali della frontiera al confine tra Messico e Stati Uniti hanno iniziato ad aumentare nel 2021, quando Biden è entrato in carica. Tuttavia, le espulsioni di immigrati irregolari da ottobre 2023 a settembre 2024 hanno raggiunto il livello più alto dal 2014.
Per mitigare gli attraversamenti illegali delle frontiere, Biden ha utilizzato la liberazione condizionale umanitaria, consentendo ai migranti di entrare negli USA attraverso i punti di ingresso ufficiali al confine tra Stati Uniti e Messico; a gennaio del 2024, oltre un milione di migranti erano stati ammessi negli USA in base alla liberazione condizionale umanitaria. Nel corso del 2024, gli attraversamenti hanno iniziato a diminuire in modo significativo, dopo che Biden ha implementato restrizioni sulle richieste di asilo e ha esortato il Messico a contenere l'emigrazione.
Nel gennaio 2024, Biden ha espresso il proprio sostegno a un accordo bipartisan sull'immigrazione proposto dai senatori Kyrsten Sinema e James Lankford. Il disegno di legge bipartisan proposto avrebbe consentito al Dipartimento della Sicurezza Nazionale di chiudere il confine quando gli accessi raggiungono una media di 5 000 in sette giorni o superano gli 8 500 in un solo giorno. Secondo i commentatori, Donald Trump avrebbe attivamente scoraggiato il voto dei repubblicani a questo provvedimento, in modo che la questione dei migranti rimanesse aperta in vista delle elezioni di novembre 2024.

La seconda amministrazione Trump ha rimesso l'immigrazione illegale al centro della sua attività e, con il decreto di bilancio del 2025, battezzato da Trump Big Beautiful Bill ("Gran bel decreto"), ha reso l'ICE la singola agenzia federale più finanziata della storia americana, più dell'FBI.
L'amministrazione Trump ha interrotto i servizi per l'app CBP One (un'app che consentiva ai migranti senza documenti di prendere appuntamento con i funzionari statali e iniziare il percorso di richiesta di asilo). Contemporaneamente, ha alzato la cifra che i richiedenti asilo devono pagare per fare richiesta di soggiorno, con cifre che variano da 500 a 1 000 dollari.
Inoltre, il governo ha dato all'ICE il potere di espellere gli immigrati che erano già arrivati legalmente nell'ambito dei programmi dell'amministrazione Biden e ha stabilito quote di espulsione giornaliere. In questo contesto, vengono riesaminate nuovamente le carte verdi di residenti permanenti negli Stati Uniti, con particolare riguardo alle persone provenienti da alcuni paesi specifici, come la Somalia. Pertanto, l'ICE è stata impiegata in operazioni a tappeto che toccano le comunità somale in diverse città americane.
Infine, Trump ha fatto ricorso all'Alien Enemies Act, una legge del 1798, per espellere dei sospetti immigrati illegali anche senza "giusto processo" (due process).
Questo va contro il principio dell'habeas corpus, un principio della common law che impone che un detenuto venga portato al cospetto di un giudice o un tribunale per verificare le sue condizioni e formalizzare eventuali accuse. Nel maggio 2025, Stephen Miller ha dichiarato che l'habeas corpus non è un diritto, bensì un privilegio, e che dovrebbe essere sospeso per velocizzare le espulsioni.
L'amministrazione Trump ha dichiaratamente preso di mira le città santuario, con numerose operazioni speciali di prelevamento coatto di persone sospettate di essere immigrate irregolarmente. L'ICE è intervenuta soprattutto con persone che hanno un accento straniero o la pelle olivastra.
A luglio 2025, alcuni veterani di guerra che sono cittadini americani ma hanno cognomi ispanici oppure un aspetto ispanico segnalano di essere stati arrestati dall'ICE con modalità brutali e trattenuti per giorni senza accuse formali. Secondo questi veterani, i raid dell'ICE sono così violenti che scatenano il panico fra le persone. La stampa ha parlato in particolare di George Retes cittadino statunitense e veterano della guerra in Iraq, arrestato dall'ICE durante un raid in una fattoria in California e detenuto per quattro giorni senza che gli venisse comunicata la ragione dell'arresto né che gli venisse permesso di parlare con un avvocato.
In particolare, la sola città di Minneapolis ha visto arrivare tanti agenti ICE quanto l'intero Stato dell'Arkansas. Minneapolis, come l'intero Stato del Minnesota, è un territorio atipico rispetto agli Stati Uniti: il 77% delle persone dichiara di essere di razza bianca, con una percentuale di immigrati irregolari che non raggiunge la metà di quella della California o del Texas, è però l'unico Stato che ha votato il Partito Democratico ininterrottamente dagli anni 1970.
Nel 2026 si assiste a un aumento repentino della tensione: l'ICE, che fino alla fine del 2025 aveva preso di mira esclusivamente persone sospette di essere immigrate irregolari, inizia a uccidere dei cittadini americani. Alcuni commentatori hanno sottolineato che è venuta meno la divisione razziale, in quanto gli agenti prendono di mira persone bianche.
A Minneapolis il 7 gennaio 2026, durante un blocco stradale un agente ICE ha ucciso Renee Good, cittadina statunitense bianca. Dopo lo sparo, gli agenti non hanno prestato immediatamente soccorso alla vittima e hanno impedito a un medico di intervenire.
Un'inchiesta di NBC, pubblicata il 16 gennaio 2026, ha messo in rilievo come circa 200 reclute dell'ICE non abbiano completato il percorso di addestramento ma siano invece state assegnate subito agli uffici operativi, a causa di un errore dell'intelligenza artificiale che gestisce il programma.

Nel 2018, John Sandweg, già direttore dell'ICE dal 2013 al 2014, ha criticato la separazione dei bambini dai genitori espulsi, dichiarando alla NBC News: "Si potrebbe facilmente finire in una situazione in cui tra l'espulsione di un genitore e quella di un figlio passano anni" e che molti bambini potrebbero non rivedere mai più i propri genitori. Questi bambini sono stati collocati in centri di detenzione, che sono stati definiti "prigioni" dal settimanale americano Rolling Stone, "campi di concentramento" dalla Houston Chronicle mentre l'ex first lady Laura Bush li ha paragonati ai campi di internamento degli immigrati giapponesi durante la seconda guerra mondiale. Tre compagnie aeree. American Airlines, United Airlines e Frontier Airlines hanno emesso un comunicato con cui riferivano di avere chiesto al governo di non usare le loro linee per separare le famiglie di immigrati irregolari; l'amministrazione Trump ha risposto su Twitter biasimando la scelta e accusando le compagnie di non lavorare per la sicurezza del paese. A ottobre 2018, si è saputo che molti bambini detenuti sono stati dati in adozione, senza avvisare i loro genitori biologici. Ciò ha suscitato l'indignazione dell'opinione pubblica. In particolare, l'agenzia Bethany Christian Services, che si occupa dell'assistenza ai bambini in affido nel Michigan, è stata molto criticata per aver promosso l'adozione dei bambini migranti invece di cercare di ricongiungerli con le loro famiglie..
Le critiche verso l'ICE si sono acuite nel 2025, quando la stampa ha riferito di un uso massiccio di dati personali, ottenuti con vari canali, anche tramite il DOGE, di applicazioni mobili per il riconoscimento facciale e del software Paragon Solutions: secondo il quotidiano statunitense Politico, gli ingenti acquisti di apparecchiature di sorveglianza high-tech da parte dell'ICE, per un valore complessivo previsto di almeno 300 milioni di dollari, insieme all'allentamento delle misure di sicurezza amministrative sulla raccolta dei dati, dimostrano che "l'agenzia stessa sta segnalando un cambiamento nella sua politica di applicazione della legge, prendendo in considerazione non solo gli immigrati irregolari, ma tutti gli americani che mostrano un atteggiamento critico verso il governo".
Dal 2025 è in corso la protesta negli Stati Uniti contro l'ICE per la politica sui migranti con l'espulsione di massa. A Los Angeles viene schierata e affiancata alla National Guard of the United States per le operazioni anti-migranti. La manifestazione di dissenso si è rafforzata con una mobilitazione di massa avvenuta il 14 giugno (intitolata «No Kings Day»), giorno del 79º compleanno di Donald Trump e del 250º anniversario dell'esercito statunitense (U.S. Army 250th Anniversary Parade). Milioni di persone in oltre 2 000 città hanno protestato contro le politiche dell'amministrazione federale.

Le proteste di Portland (Oregon) si sono segnalate per il travestimento dei partecipanti con costumi gonfiabili. Si tratta di un'iniziativa chiamata Operation inflation ("operazione gonfiaggio"), galline, mucche, dinosauri, aragoste, orsi polari, pavoni, orsetti lavatori, squali, e personaggi di fantasia come Lilo & Stich. Gli organizzatori della protesta hanno spiegato che intendevano rispondere alle parole di Trump, il quale aveva parlato di Portland come di una città fuori controllo a causa di manifestazioni violente.
In seguito ai raid dell'ICE, i residenti di Minneapolis e di altre città prese di mira hanno iniziato a organizzarsi per testimoniare e documentare – filmando – le azioni degli agenti. I cittadini che presenziano spesso usano dei fischietti per allertare i vicini sulla presenza di agenti ICE nella zona. Gli osservatori sono volontari organizzati in reti informali, e vengono chiamati "osservatori legali" (legal observer).
Le proteste contro l'ICE e contro Trump si sono ripetute nei primi giorni del 2026, soprattutto a New York, Chicago e Minneapolis dove il 7 gennaio durante un blocco stradale un agente ICE ha ucciso Renee Nicole Macklin Good, una cittadina statunitense originaria di Colorado Springs che aveva accompagnato a scuola il figlio di 6 anni prima di incontrare gli agenti ICE nel suo quartiere di residenza. Secondo le autorità locali, Good si trovava sul posto come "osservatrice legale" legal observer, cioè con il compito di documentare le azioni dell'ICE. Secondo i suoi familiari invece, Good non era mai stata un’attivista anti-ICE.
L'agente che le ha sparato ha testimoniato di avere temuto per la sua vita, in quanto in un'operazione simile un automobilista scappando lo aveva trascinato per metri sull'asfalto. Il luogo dove sono avvenuti i fatti è a pochi isolati da dove nel 2020 è stato ucciso George Floyd.
Dopo questo fatto, alcune autorità locali hanno preso la parola contro l'ICE. Rochelle Bilal, sceriffo di Filadelfia, ha accusato l'ICE di essere delle "false" forze dell'ordine (fake law enforcement), mentre Larry Krasner, procuratore distrettuale, ha minacciato di perseguire penalmente gli agenti ICE che violano la legge.
Tuttavia, il conflitto istituzionale prosegue: i senatori repubblicani Doug Mastriano e Jarrett Coleman hanno risposto a queste prese di posizione, sottolineando come i governi locali hanno in realtà dei poteri limitati rispetto a quelli federali, quindi quelle di Krasner sono minacce prive di fondamento.
Le autorità federali hanno chiamato gli osservatori legali volontari dei "terroristi interni".
Il 24 gennaio 2026, sempre a Minneapolis, gli agenti dell'ICE hanno sparato a morte ad Alex Pretti, cittadino statunitense che stava aiutando una donna che era stata colpita con spray al peperoncino dagli agenti. Ne è nata una colluttazione, durante la quale sei agenti lo hanno bloccato a terra e gli hanno sparato.
Fra dicembre 2025 e gennaio 2026, la situazione sembra ulteriormente peggiorata.
Il governatore dello Stato del Minnesota Tim Walz, già candidato come vicepresidente alla Casa Bianca, ha descritto l'ICE come "la Gestapo di Donald Trump" (Donald Trump's modern-day Gestapo) riferendosi alla Geheime Staatspolizei, la polizia segreta del regime nazista che perseguì ebrei e oppositori politici. Molti altri hanno fatto la stessa analogia: il podcaster Joe Rogan, il senatore del New Jersey Britnee Timberlake, il senatore dell'Oregon Jeff Merkleyil e rappresentante del Massachusetts Jim McGovern.
Il Dipartimento di sicurezza interna ha biasimato questo paragone, chiamando "radicali" quelli che lo usano, argomentando che aumenta la resistenza popolare all'ICE.
Nel luglio del 2026, il Governo del Messico annuncia l'intenzione di non limitarsi più ad azioni diplomatiche, bensì di andare per vie legali per investigare sull'uccisione di cittadini messicani da parte dell'ICE
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