
Inanna (in sumero 𒀭𒈹, dInana, o 𒀭𒊩𒌆𒀭𒈾, dNin-an-na), successivamente conosciuta dagli accadi, babilonesi e assiri come Ištar (in accadico 𒀭𒀹𒁯, dIš-tar), è la dea mesopotamica della guerra, dell'amore e della fertilità e una delle più importanti divinità di tali religioni. È una delle deità con più epiteti in assoluto, di cui il più famoso è la "Regina dei cieli". La sua natura dualistica la rende una delle figure più interessanti della mitologia arcaica.
Figlia di Nanna e Ningal, gemella di Utu e sorella di Ereškigal, ha sposato l'umano pre-diluviano Dumuzi, divenuto successivamente un dio. La sua sukkal è Ninšubur. Il culto della dea ha radici antichissime, venendo venerata almeno dal periodo di Uruk (c. 4000–3100 a.C.), con alcuni rituali, come piangere la morte di suo marito, che sono continuati come minimo fino al X secolo d.C.. È la patrona del tempio di Eanna, il suo centro di venerazione principale. Inizialmente abbastanza limitato, grazie a Sargon e sua figlia Enḫeduanna, la quale le ha dedicato numerose poesie, il suo culto si è espanso in tutta la Mesopotamia.
Inanna è la dea apparsa in più miti in assoluto nelle religioni mesopotamiche, tra cui la sua celeberrima discesa negli Inferi. È comparsa anche in poemi epici, come l'Epopea di Gilgameš. Inanna ha influenzato numerose divinità successive, tra cui la fenicia Astarte e la greca Afrodite, e potrebbe essere stata riferita anche nell'Antico Testamento. Inanna è rilevante pure nella cultura di massa moderna, diventando una figura importante per la teoria femminista e per la cultura BDSM.
Gli storici hanno ipotizzato che Inanna e Ištar fossero inizialmente due divinità distinte, ma furono unite in un'unica dea durante il regno di Sargon di Akkad; i nomi diventarono essenzialmente intercambiabili. Il nome "Inanna" potrebbe derivare dalla frase sumera nin-an-ak, che significa "Signora del Cielo", tuttavia il cuneiforme per Inana (𒈹) non sembra essere una legatura di "signora" (in sumero 𒊩𒌆, nin) e "cielo" (in sumero 𒀭, an). Ciò ha fatto ipotizzare alcuni assiriologi che Inanna fosse una dea proto-eufratiana, aggiunta successivamente nel pantheon sumero. L'ipotesi è supportata anche dal fatto che Inanna veniva spesso descritta come una giovane donna e che, al contrario delle altre divinità sumere, inizialmente non aveva una sfera di responsabilità distinta. Tuttavia l'idea di una cultura proto-eufratiana non è accettata da tutti gli storici.
Inanna pose diversi problemi tra gli studiosi della cultura sumera, dal momento che la sua sfera di potere conteneva aspetti più distinti e contraddittori di qualsiasi altra divinità. Sono state proposte due teorie principali. La prima afferma che Inanna è il risultato di un sincretismo di diverse divinità sumere precedenti, ognuna con domini differenti. La seconda sostiene che Inanna era originariamente una dea semitica che entrò nel pantheon sumero dopo che era già stato strutturato e prese i ruoli non ancora assegnati a nessun dio.
Già dal periodo di Uruk (c. 4000–3100 a.C.) la dea era associata alla città di Uruk. Durante questo periodo il suo simbolo era lo stelo arrotolato di una canna. La più antica rappresentazione della dea si trova nel vaso di Uruk (c. 3500–2900 a.C.) dove un uomo nudo offre diversi oggetti, come ciotole e prodotti agricoli, e animali, come pecore e capre, a una donna. La donna si trova davanti a due steli di canna arrotolati, mentre l'uomo è la base del futuro segno cuneiforme en, che significa "sacerdote". Un'altra possibile rappresentazione della dea è la Dama di Warka, datata circa nello stesso periodo. La più antica attestazione del nome invece è riscontrabile nelle tavole di argilla rinvenute nell'antico complesso templare di Eanna, sempre a Uruk e risalenti al periodo di Gemdet Nasr (c. 3400–3000 a.C.), risultando i segni più antichi come pittogrammi, mentre i più recenti sono riportati in modo più astratto.

Sigilli cilindrici del periodo di Gemdet Nasr (c. 3100–2900 a.C.) mostrano diverse sequenze di simboli che rappresentano varie città, come Ur, Larsa, Zabala, Urum, Arina e probabilmente anche Keš. Questa lista rappresenta probabilmente le offerte per Inanna a Uruk da parte delle città che praticavano il suo culto. Simili sigilli della prima fase del periodo protodinastico (c. 2900–2350 a.C.) sono stati rinvenuti a Ur, ma con ordine leggermente diverso, e formano una rosetta, altro simbolo di Inanna. Questi sigilli venivano usati per chiudere i depositi con all'interno i materiali riservati al suo culto. Sono sopravvissute diverse iscrizioni di questo periodo, come quella di re Agga datata al circa 2600 a.C. o quella di re Lugal-kisalsi del 2400 a.C.. La Lista degli dèi di Fara riporta il suo nome dopo quello di An e di Enlil e prima di quello di Enki.
Durante l'Impero di Akkad (c. 2334–2154 a.C.), Inanna e Ištar, originalmente dea indipendente, furono sincretizzate e divennero un'unica dea. La poetessa accadica Enḫeduanna, figlia di Sargon, scrisse numerosi inni per Inanna, identificandola con Ištar. Grazie a lei, la popolarità del culto della dea salì alle stelle.

Secondo Gwendolyn Leick, il culto di Inanna nel periodo pre-sargonico era limitato, tuttavia gli assiriologi hanno affermato che fosse già la dea più importante di Uruk e di altre città-stato nel periodo di Uruk. Aveva templi a Nippur, Lagash, Šuruppak, Zabala e Ur, ma il suo principale centro di culto era Eanna a Uruk, il cui nome significa "Casa del cielo" (in sumero 𒂍𒀭𒈾, e2-an-na). Alcuni ricercatori hanno ipotizzato che inizialmente il dio patrono di questa città fosse An. Dopo essere stato dedicato a Inanna, il tempio ha ospitato sacerdotesse della dea. Assieme a Uruk, Zabala era l'altro centro di culto più importante per Inanna, dal momento che il nome della città veniva scritto con i cuneiformi Muš3 (𒈹) e Unug (𒀕), ovvero, rispettivamente, "Inanna" e "santuario". È possibile che inizialmente la dea patrona di Zabala fosse una divinità distinta, tuttavia venne assorbita da Inanna di Uruk molto presto. Joan Goodnick Westenholz ha proposto che la dea chiamata Nin-UM, associata con Ištaran in un inno zame, fosse la versione di Inanna di Zabala.
Durante l'impero accadico, Inanna venne fusa con la dea accadica Ištar, associata alla città di Agade. Un inno di quel periodo ha definito Ištar come la "Inanna di Ulmaš" assieme a Inanna di Uruk e Inanna di Zabala. Il culto di Ištar e il sincretismo tra lei e Inanna venne incoraggiato da Sargon e i suoi successori e così divenne velocemente una delle dee più venerate del pantheon mesopotamico. Nelle inscrizioni di Sargon, Narām-Sîn e Shar-kali-sharri, Ištar è una delle dee più invocate. Nell'età paleo-babilonese i suoi centri di culto principali erano Uruk, Zabala, Agade e Ilip. Il suo culto venne introdotto anche a Kish.
Le persone che praticavano la non conformità di genere erano fortemente coinvolti nel culto di Inanna. Durante l'età sumera, dei sacerdoti conosciuti come gala lavoravano nei templi di Inanna, dove eseguirono elogi e lamentazioni. Gli uomini che diventavano gala spesso adottavano nomi femminili e le loro canzoni erano composte nel dialetto emesal, il quale veniva di solito usato per personaggi femminili di opere letterarie. Alcuni proverbi sumeri sembrano suggerire che i gala praticassero sesso anale con gli uomini.
Nella seconda metà del ventesimo secolo era assai diffusa l'idea che il culto di Inanna comportasse un rituale di matrimonio sacro, in cui un re stabiliva la sua legittimità prendendo il ruolo di Dumuzi ed eseguiva rapporti sessuali con una sacerdotessa di Inanna, la quale assumeva il ruolo della dea. Questa idea è stata tuttavia messa in discussione e gli storici hanno continuato a dibattere se il matrimonio sacro descritto nei testi implicasse un rituale fisico e, in quel caso, se il suddetto rituale implicasse un rapporto effettivo o semplicemente una rappresentazione simbolica. L'assiriologo Louis M. Pryke ha affermato che ora la maggior parte degli storici ritiene che, se il matrimonio sacro fosse stato un rituale fisico, allora si sarebbe trattato solo di una rappresentazione simbolica.
Il simbolo più comune di Inanna è la stella a otto punte, tuttavia il numero di punte talvolta può variare; anche una stella a sei punte spesso appare per identificare la dea, ma il significato è sconosciuto. La stella a otto punte era inizialmente usata per identificare generalmente i cieli, ma, dall'età paleo-babilonese (c. 1830–1531 a.C.), veniva usata per identificare unicamente Venere, il pianeta di Inanna. Più o meno dallo stesso periodo, la stella di Ištar veniva racchiusa da un cerchio. Nei periodi successivi, gli schiavi che lavoravano al tempio della dea venivano marchiati con la suddetta stella. Sui kudurru e i sigilli cilindrici, la stella a otto punte appare frequentemente con una luna crescente, simbolo del dio Sin (Nanna in sumero), e un disco solare, simbolo del dio Šamaš (Utu in sumero).
L'ideogramma cuneiforme di Inanna è basato su una stele arrotolata di canna, il quale rappresenta lo stipite di una porta di un deposito ed è un simbolo per la fertilità. La rosetta era un altro simbolo importante per Inanna, usato anche dopo il sincretismo con Ištar.
Inanna era associata anche ai leoni, che gli antichi mesopotamici consideravano un simbolo di potenza. L'associazione coi leoni iniziò durante il periodo sumero; un arco di clorito dal tempio di Inanna di Nippur raffigura un grande felino che combatte con un serpente enorme e l'inscrizione cuneiforme legge "Inanna e il serpente", facendo intendere che il felino sia una rappresentazione di Inanna.
Le colombe sono un altro animale associata alla dea. Le colombe appaiono in oggetti di culto per Inanna sin dall'inizio del III millennio a.C.. Statuette di piombo che raffigurano colombe, datate al XIII secolo a.C., sono state rinvenute nel tempio di Ištar di Assur e un affresco, trovato nel tempio di Ištar di Mari, raffigura una gigantesca colomba che emerge da una palma, indicando che si pensava che la dea potesse prendere le sembianze dell'uccello.

Inanna è associata anche al pianeta Venere, chiamato in onore della sua equivalente romana. Diversi inni hanno elogiato Inanna nel suo ruolo di personificazione del pianeta. Il professore di teologia Jeffrey Cooley ha sostenuto che, in diversi miti, i movimenti di Inanna sembrano corrispondere a quelli di Venere nel cielo. Nella Discesa di Inanna negli Inferi, Inanna, al contrario delle altre divinità, può sia discendere negli Inferi che ritornare nei cieli. Il pianeta Venere sembra che faccia una simile "discesa", tramontando a ovest e sorgendo nuovamente a est. L'inno introduttivo descrive Inanna che lascia i cieli per andare verso il Kur, che potrebbe trovarsi sulle montagne, replicando l'ascesa e il tramonto di Inanna a occidente. In Inanna and Šukaletuda, Šukaletuda esamina i cieli alla ricerca di Inanna, possibilmente cercando negli orizzonti a est e ovest. Nello stesso mito, nel mentre che cerca l'aggressore, Inanna è stata descritta muoversi proprio come il pianeta Venere nel cielo.
Visto che i movimenti di Venere sembrano essere discontinui, alcune popolazioni non identificavano il pianeta come una singola entità, dividendolo in due stelle separate: la "stella del mattino" e la "stella della sera". Tuttavia, un sigillo cilindrico del periodo Gemdet Nasr mostra che i sumeri già sapevano che la stella del mattino e della sera fosse un unico astro celeste. I movimenti discontinui del pianeta vengono riferiti sia nella mitologia che nella natura duale della dea.
Alcuni astrologi moderni hanno riscontrato, nel mito Discesa di Inanna negli Inferi, un riferimento a un fenomeno astronomico associato a Venere retrograda. Sette giorni prima che Venere retrograda faccia la sua congiunzione inferiore con il Sole, scompare dal cielo come "stella della sera". Gli astrologi hanno pensato che questo periodo sia stata la base del mito. Dopo la congiunzione ci vogliono altri sette giorni prima che Venere riappaia come la "stella del mattino", che corrisponde alla risurrezione e ascesa di Inanna nella seconda parte del mito.
Inanna, con l'epiteto Anunītu, era associata alla costellazione zodiacale dei Pesci. Suo marito Dumuzi era associato invece all'Ariete.

I sumeri veneravano Inanna sia come dea della guerra che come dea dell'amore. Al contrario delle altre divinità, il cui ruolo era statico e possedevano un dominio limitato, i miti su Inanna l'hanno descritto come in costante movimento tra una conquista e l'altra. La dea viene spesso rappresentata come una donna giovane, impetuosa e assetata di potere.
Nonostante fosse la dea dell'amore, Inanna non era la dea del matrimonio o una dea madre. Andrew R. George ha affermato che "secondo tutta la mitologia [mesopotamica], Ištar non era [...] temperamentalmente disposta" a queste funzioni. Julia M. Asher-Greve ha sostenuto che l'importanza di Inanna deriva proprio dal fatto che non sia una dea madre. Come dea dell'amore, Inanna era spesso invocata in incantesimi dai mesopotamici.
Nella Discesa di Inanna negli Inferi, Inanna ha trattato il suo sposo Dumuzi in una maniera molto capricciosa. Questo aspetto della personalità di Inanna è riapparso nella versione accadica dell'Epopea di Gilgameš, in cui Gilgameš ha rinfacciato alla dea il comportamento che ha avuto con i suoi amanti. Tuttavia, secondo l'assiriologa Dina Katz, questa rappresentazione del rapporto tra Inanna e Dumuzi è insolita.
Inanna era venerata anche come una della divinità guerriere sumere. Uno degli inni dedicati a lei ha sostenuto: «Provoca confusione e caos contro coloro che le sono disobbedienti, accelerando la carneficina e incitando la devastante inondazione, vestita da un terrificante splendore. È il suo gioco per accelerare conflitti e battaglie, instancabile, allacciando i sandali». Le battaglie venivano talvolta chiamate la "danza di Inanna". Epiteti sui leoni erano stati creati per evidenziare questo suo aspetto. Come dea della guerra veniva spesso riferita col nome Irnina (lett. "vittoria"), tuttavia questo epiteto veniva usato anche per altre divinità e come nome di una dea a sé stante connessa a Ningishzida. Un altro epiteto che evidenzia tale natura della dea è Anunītu (lett. "la bellica"). Come Irnina, anche Anunītu veniva considerata una dea a sé stante, soprattutto in alcuni fonti della terza dinastia di Ur. Le formule della maledizione reale assira invocavano Ištar per rimuovere la potenza e il valore bellico. I testi mesopotamici indicano che i tratti percepiti come "eroici", per esempio la capacità di un re di guidare le sue truppe in battaglia e trionfare, e l'abilità sessuale erano considerati interconnessi.
Nonostante sia generalmente classificata come dea, rare volte Inanna è stata riferita con un genere ambiguo. Gary Beckman ha sostenuto che "l'identificazione con genere ambiguo" non era solo una caratteristica di Ištar, ma di una categoria di dee che ha definito "tipo Ištar", come Shaushka, Pinikir o Ninsianna. Un inno più recente contiene la frase "lei (Ištar) è Enlil, lei è Ninlil" che potrebbe essere un riferimento alla caratteristica "dimorfica" di Ištar, oltre a servire come esaltazione. Un inno a Nanaya allude ai tratti maschili di Ištar di Babilonia, assieme a una varietà di descrizioni standard. Tuttavia, Ilona Zsolnay ha sostenuto che Ištar sia solo una "figura femminile che svolgeva un ruolo maschile" in alcuni contesti, per esempio come dea della guerra.

Il fratello gemello di Inanna è Utu (Šamaš in accadico), il dio del Sole e della giustizia. Nei testi sumeri Inanna e Utu sono rappresentati molto vicini; alcuni assiriologi moderni hanno descritto il loro rapporto "al limite dell'incestuoso". Nel mito della sua discesa negli Inferi, Inanna ha chiamato Ereškigal, la regina del Kur, "sorella maggiore", ma le due dee non sono quasi mai apparse assieme negli altri testi sumeri e non sono messe nella stessa categoria nella lista delle divinità.
La tradizione più comune vuole Inanna come la figlia di Nanna, dio della Luna, e Ningal. Esempi di ciò si trovano in diverse fonti, come: una lista delle divinità del periodo protodinastico, un inno di Ishme-Dagan che racconta come Enlil e Ninlil abbiano conferito a Inanna i suoi me, un inno sincretico per Nanaya e un rituale accadico rinvenuto ad Ḫattuša. Nonostante alcuni storici hanno affermato che, a Uruk, Inanna veniva solitamente riferita come la figlia del dio del cielo, An, è possibile che i riferimenti come "suo padre" volessero far intendere che fosse un suo antenato da parte di Nanna. In alcuni miti, Enlil e Enki sono riferiti come "padri di Inanna", ma il fatto che le divinità più importanti vengano chiamate "padri" potrebbe essere un esempio della parola usata come epiteto di anzianità.
Dumuzi, conosciuto successivamente come Tammuz, è il dio dei pastori e il marito di Inanna, ma in alcuni testi la sua fedeltà alla dea è discutibile; nel mito della discesa negli inferi, Inanna ha abbandonato Dumuzi e ha permesso a un demone galla di portarlo con sé all'Inferno come suo rimpiazzo. Nel mito Il ritorno di Dumuzi, Inanna piange per la morte del marito e riesce a farlo ritornare nei cieli con lei per sei mesi all'anno. Dina Katz ha notato come la rappresentazione in Discesa di Inanna negli Inferi del loro rapporto sia inusuale; non assomigliando alla loro chimica rappresentata in altri miti, dove la morte di Dumuzi non è colpa della dea, ma di demoni o banditi. Una quantità enorme di poesie d'amore che descrivono gli incontri tra Inanna e Dumuzi sono state rinvenute. Tuttavia, le locali manifestazioni della dea non erano necessariamente collegate a Dumuzi. A Kish il dio patrono della città, Zababa, veniva visto come coniuge della ipostasi locale di Ištar, tuttavia, nel periodo paleo-babilonese, Bau, introdotta da Lagash, divenne la sposa del dio e Ištar di Kish venne venerata da sola.
Inanna solitamente non ha alcun figlio; ma, in un mito di Lugalbanda e in una singola inscrizione proveniente dal terza dinastia di Ur (2112–2004 a.C.), il dio Shara è stato definito come suo figlio. Alcune volte Inanna viene descritta come la madre di Lulal, il quale, più comunemente, è il figlio di Ninsun. Wilfred G. Lambert ha descritto il rapporto tra Inanna e Lulal come "vicino, ma non specificato" nel contesto della Discesa di Inanna negli Inferi. Ci sono anche alcune prove sul fatto che la dea Nanaya potesse essere sua figlia, ma è possibile che tutte evidenze si riferiscano semplicemente a un epiteto che indicava la vicinanza tra le due divinità e non un rapporto di parentela.
Nella lista delle divinità appaiono diversi dei che fanno parte della corte di Inanna, tra cui: Ninšubur, Nanaya, Kanisurra, Gazbaba e Bizila; ognuno dei quali è associato con gli altri in varie configurazioni, indipendentemente dal contesto.
La sukkal di Inanna è la dea Ninšubur, il cui rapporto con la padrona è di reciproca devozione. In alcuni testi, Ninšubur si trova subito dopo Dumuzi come membro della corte di Inanna, anche prima di alcuni parenti; in un testo appare "Ninšubur, visir amata". Ninšubur è stata inserita anche prima di Nanaya, che originariamente poteva essere un'ipostasi di Inanna stessa, in un elenco di divinità della sua corte. In testo rituale accadico, conosciuto grazie agli archivi ittiti, la sukkal di Ištar viene invocata insieme agli altri membri della sua famiglia, come Sin, Ningal e Šamaš.
Dopo l'unione di Inanna e Ištar durante il regno di Sargon e dei suoi eredi, la dea venne sincretizzata con numerose altre divinità. Il più antico inno sincretico è dedicato a Inanna e proviene dal periodo proto-dinastico. Diverse liste di divinità compilate da antichi scribi contengono sezioni chiamate "gruppo di Inanna" che enumera divinità simili alla suddetta, e la tavoletta IV della lista An = Anum è conosciuta come la "tavoletta di Ištar", dal momento che contiene divinità equivalente a Inanna, i suoi epiteti e la sua corte. Certi ricercatori moderni hanno utilizzato il termine "tipo Ištar" per identificare tali figure. Alcuni testi contengono riferimenti a "tutte le Ištar" di una certa area.
Esempi specifici di sincretismo con Inanna sono:
Inanna è la dea apparsa in più miti in assoluto nelle religioni mesopotamiche. I miti si sono concetrati sulla la sua origine, il suo aspetto da usurpatrice e sulla giustizia. Alcuni miti hanno esplorato anche il suo lato sessuale ed erotico.

Il mito Enki e l'ordine del mondo (ETCSL 1.1.3) inizia con il dio Enki che stabilisce l'ordine cosmico dell'universo. Verso la fine del racconto, Inanna va da Enki e si lamenta che non le è stato assegnato alcun dominio né potere, al contrario di tutte le altre divinità. La dea sostiene di essere stata trattata ingiustamente. Enki le risponde dicendo che lei ha già il suo dominio e non ha bisogno di altro.
Il mito Inanna e l'albero Huluppu, che si trova nell'introduzione di Gilgameš, Enkidu e gli Inferi (ETCSL 1.8.1.4), narra le vicende di una giovane Inanna, la quale non ha ancora compreso appieno i suoi poteri. Inizia con un albero huluppu, il quale l'assiriologo Kramer ha identificato con un salice, che cresce sulle rive dell'Eufrate. Inanna sposta l'albero nel suo giardino, a Uruk, con l'intenzione di fare il suo trono una volta cresciuto abbastanza. L'albero cresce e matura, ma un serpente "che non conosce fascino", l'uccello Anzû e Lilitu (in sumero Ki-sikil-lil-la-ke), quest'ultima identificata da alcuni ricercatori con Lilith, si insediano sull'albero, facendo piangere Inanna. L'eroe Gilgameš, che in questa storia è stato rappresentato come suo fratello, arriva in suo soccorso e uccide il serpente, facendo scappare Anzû e Lilitu. I compagni dell'eroe abbattono l'albero e intagliano la legna per fare un letto e un trono per la dea. In cambio Inanna consegna a Gilgameš un pikku e dei mikku, possibilmente un tamburo e delle bacchette, ma l'esatta traduzione è incerta.
Inanna preferisce il contadino (ETCSL 4.0.8.3.3) comincia con una conversazione tra Inanna e suo fratello Utu, il quale le dice che è arrivato il momento di sposarsi. Inanna viene quindi corteggiata da un contadino, chiamato Enkimdu, e un pastore, chiamato Dumuzi. All'inizio Inanna preferisce il contadino, ma Utu e Dumuzi la persuadono per scegliere il secondo, sostenendo che, per ogni dono che un contadino può dare, il pastore ne può dare un migliore. Alla fine Inanna sposa Dumuzi. Il pastore e il contadino fanno pace e si offrono dei doni a vicenda. L'assiriologo Samuel Noah Kramer ha paragonato il racconto alla storia biblica di Caino e Abele, dal momento che entrambi i miti si incentrano su un contadino e un pastore che cercano la grazia divina e, in entrambe le storie, la divinità preferisce il pastore.

Inanna ed Enki (ETCSL 1.3.1) è un lungo poema scritto in sumero e datato alla terza dinastia di Ur (c. 2112–2004 a.C.); narra la storia di come Inanna rubò i me a Enki, il dio dell'acqua e della sapienza. Inanna parte per Eridu, la città di cui Enki è patrono, e visita il suo tempio, l'E-Abzû. Inanna è accolta dal sukkal di Enki, Isimud, che le offre del cibo e delle bevande. Inanna sfida poi Enki in una gara di bevute. Quando Enki è completamente ubriaco, Inanna lo convince a consegnarle i suoi me, per poi scappare sulla "barca dei cieli" per Uruk. Quando Enki si sveglia, accorgendosi che mancano i suoi poteri divini, chiede a Isimud cosa è successo, il quale gli risponde che è stato lui stesso a consegnarli a Inanna. Enki si infuria e manda diverse ondate di mostri contro Inanna per recuperare i suoi me. La sukkal della dea, Ninšubur, rimanda ogni volta indietro i mostri. Grazie al suo aiuto, Inanna riesce a rientrare a Uruk sana e salva. A quel punto Enki riconosce la sconfitta e le due divinità fanno pace. Questa leggenda potrebbe essere una rappresentazione del passaggio di potere dalla città di Eridu e Uruk o anche una simbolica rappresentazione della maturità di Inanna e di come gli è stato assegnato il suo epiteto "Regina dei cieli".
Il mito Inanna prende il controllo del paradiso (ETCSL 1.3.5) è un resoconto, estremamente frammentario, ma importante, della conquista del tempio di Eanna a Uruk. Inizia con una conversazione tra Inanna e suo fratello Utu, in cui la dea si lamenta che il tempio non è di suo dominio e lo vorrebbe conquistare da sola. Il testo diventa sempre più frammentato da questo punto in poi, ma sembra descrivere il suo difficile percorso, attraverso una palude, per raggiungere il tempio, e l'incontro con un pescatore che le dà direzioni. Alla fine Inanna riesce a raggiungere An, che inizialmente è sbalordito dalla sua arroganza, ma le concede il tempio. Il testo si conclude con un inno dedicato alla dea. Il mito potrebbe rappresentare un trasferimento di potere dai sacerdoti di An a Uruk a quelli dedicati al culto di Inanna. Oltre a questo testo, il tempio di Eanna è menzionato in Gilgameš e Akka, negli inni dei templi e nella poesia L'esaltazione di Inanna.
Inanna e Utu sono le divinità patrone della giustizia nella mitologia mesopotamica, ruolo che Inanna mostra in diversi suoi miti. Inanna e Šukaletuda (ETCSL 1.3.3) inizia con un inno dedicato a Inanna come rappresentazione del pianeta Venere. Viene poi introdotto Šukaletuda, un giardiniere terribile nel suo lavoro, difatti tutte le piante da lui curate sono morte, salvo un pioppo. Šukaletuda prega gli dei per consigli e, con sua sorpresa, Inanna appare davanti a lui e si sdraia per riposare all'ombra dei rami del pioppo. Mentre dorme, Šukaletuda la spoglia e la stupra. Quando Inanna si sveglia e si accorge di essere stata violentata, si infuria e decide di farsi giustizia da sola. Cieca dalla rabbia, trasforma tutta l'acqua della Terra in sangue. Šukaletuda, spaventato, corre da suo padre per chiedergli aiuto, il quale gli risponde di nascondersi in città tra la folla. Inanna cerca per tutte le montagne d'oriente, fallendo; allora lancia tempeste e chiude tutte le strade delle città, ma ancora non riesce a trovarlo. A quel punto minaccia Enki, affermando che "lascerà il suo tempio per cercarlo". Enki decide di aiutarla e Inanna vola in "cielo come un arcobaleno". Finalmente trova Šukaletuda, che la supplica invano, inventando anche scuse; Inanna però non accetta alcuna scusa e lo uccide sul colpo. Il professore di teologia Jeffrey Cooley ha affermato che questo è un mito astrale, sostenendo che i movimenti di Inanna descritti ricordano quelli del pianeta Venere. Ha sostenuto poi che, quando Šukaletuda pregava gli dei all'inizio della storia, probabilmente puntava verso il pianeta all'orizzonte.
Il mito Inanna e Bilulu (ETCSL 1.4.4), ritrovato a Nippur, è estremamente frammentato e i ricercatori l'hanno interpretato ognuno in maniera diversa. L'inizio è andato quasi interamente perduto e sembra essere un lamento. La parte leggibile descrive Inanna che si strugge per suo marito Dumuzi, il quale si trova nella steppa a guardare i greggi. Inanna allora va a cercarlo. Anche questa parte del testo è mancante. La storia poi riprende con Inanna che viene informata che Dumuzi è stato ucciso. Inanna scopre che dietro l'omicidio ci sono una vecchia bandita, chiamata Bilulu, e suo figlio, Ĝirĝire. Parte allora per Edenlila e si ferma in una locanda, dove trova i due assassini. Inanna si alza sullo sgabello e trasforma Bilulu in un otre, costringendola, contro il suo volere, a trasportare le libagioni per il funerale del marito.
Il testo più lungo e complesso su Inanna giunto fino a noi è la Discesa di Inanna negli Inferi, conosciuto per la maggior parte da tavolette rinvenute negli scavi archeologici eseguiti tra il 1889 e il 1900 sulle rovine della città di Nippur, nel sud della Mesopotamia. La più antica testimonianza del racconto risale alla fine del IV millennio a.C., in cui appare l'epiteto Inanna-kur (lett. "Inanna (negli) Inferi"); tuttavia il testo completo è datato alla terza dinastia di Ur (c. 2112–2004 a.C.). Ne esiste anche una versione accadica chiamata Discesa di Ištar negli Inferi.
Il testo narra di Inanna che scese nel Kur, l'Oltretomba, per portare alla sorella Ereškigal le condoglianze per la morte di suo marito, Gugalanna. Inanna attraversò sette cancelli, dando in pedaggio i suoi vestiti, e infine giunse nuda nel dinanzi alla sorella. Tentò lo stesso di usurparla, sedendosi sul suo trono, ma gli "Anna" la uccisero. Dopo esattamente 3 giorni, Ninšubur seguì le istruzioni che le aveva dato la dea prima di partire e avvertì gli altri dei per salvare Inanna. Grazie a Enki e i suoi due servitori senza genere, Inanna risorse e poté uscire dagli Inferi, ma in cambio di un sostituto. Venne scelto infine Dumuzi perché non aveva pianto la sua morte e si trovava in compagnia a schiave. Il mito ha diversi seguiti come Il sogno di Dumuzi (ETCSL 1.4.3), che racconta la sua fuga dai demoni e l'aiuto da parte del cognato Utu, e Il ritorno di Dumuzi, che racconta la tristezza di Geštinanna, sorella di Dumuzi, e il perdono di Inanna, che, grazie a una mosca, trovano Dumuzi e stabiliscono con Ereškigal che starà sei mesi all'Inferno e sei mesi in Paradiso con la moglie, in quest'ultimo periodo Geštinanna prenderà il suo posto.
Il mito è generalmente interpretato come una raffigurazione del ciclo della vegetazione. Dumuzi (divinità della fertilità), giace per sei mesi con Inanna (che rappresenta la potenza della generazione) e per sei mesi con la sorella "oscura" di lei, Ereshkigal (il letargo invernale, rappresentato simbolicamente dalla morte). Il dualismo Dumuzi-Geshtinanna viene messo in relazione con l'alternarsi stagionale dei frutti della terra (le messi per Dumuzi e la vite per Geshtinanna). Non mancano peraltro le interpretazioni del mito in chiave psicoanalitica. In questa accezione, la discesa di Inanna è spiegata con la necessità per la psiche di confrontarsi con il proprio "lato oscuro" (Ereshkigal), connesso all'istintualità cieca e alla distruttività (la "pulsione di morte" di Freud), per raggiungere l'equilibrio e la completezza.[senza fonte]
Inanna appare anche in diverse poesie e poemi epici. Numerose sono le poesie d'amore ed erotiche che riguardano il rapporto tra Inanna e Dumuzi.
Enḫeduanna, figlia di Sargon di Akkad, è una sacerdotessa e la più antica poetessa della storia. Le sue poesie si incentravano sulla figura di Inanna, come L'esaltazione di Inanna, uno dei testi più difficili della tradizione sumera. Un'altra poesia dedicata alla dea è l'Inno a Inanna, tuttavia alcune parti sono frammentarie.
Secondo diversi assiriologi, Enḫeduanna è l'autrice del poema Inanna ed Ebiḫ (ETCSL 1.3.2). Esso inizia con un elogio alla dea. Inanna viaggia per il mondo finché non si imbatte nel monte Ebiḫ e si arrabbia con esso per la sua bellezza naturale e potenza gloriosa, considerandolo un insulto alla sua autorità. Gli urla contro e richiede ad An il permesso di distruggerlo. An l'avverte di non attaccare la montagna, ma lei lo ignora e la distrugge ugualmente. Alla fine del poema spiega le sue motivazioni. Nella poesia sumera la frase "distruttrice di Kur" viene usata occasionalmente come epiteto di Inanna. Secondo Annette Zgoll, la storia rappresenta la politica di conquista espansiva dell'impero accadico, con An che rappresenta la prospettiva dei sumeri.
Enmerkar e il signore di Aratta (ETCSL 1.8.2.3) racconta la rivalità tra Uruk e Aratta, entrambe città di cui Inanna è patrona. Enmerkar, re di Uruk, desidera adornare la sua città con gioielli e metalli preziosi, ma non può perché tali minerali si trovano solo ad Aratta e, poiché non esiste ancora il commercio, le risorse non sono a sua disposizione. Inanna appare a Enmerkar all'inizio del poema e gli dice che preferisce Uruk ad Aratta. Ordina a Enmerkar di inviare un messaggero al signore di Aratta per richiedere ciò di cui ha bisogno. Il resto del racconto ruota attorno a una contesa tra i due re per avere la grazia della dea. Inanna riappare alla fine del poema per risolvere il conflitto, stabilendo rapporti commerciali tra le due città.

Il culto di Inanna potrebbe essere stato introdotto nel regno di Giuda durante il regime di re Manasse e, nonostante la dea non venga menzionata direttamente nella Bibbia, l'Antico Testamento allude alla sua venerazione. Il libro di Geremia menziona la "Regina dei cieli", che un probabile sincretismo di Inanna e Asherah o Astarte. Geremia ha affermato che le donne che veneravano la regina dei cieli le offrivano delle torte. Il Cantico dei cantici presenta forti somiglianze con le poesie d'amore dedicate a Inanna e Dumuzi, soprattutto nell'uso di simbolismo naturale per rappresentare il loro amore fisico. Sia il suddetto cantico che il libro di Ezechiele menzionano per nome Tammuz, il nome semitico orientale di Dumuzi, e parlano di donne che piangono la sua morte vicino al Tempio di Gerusalemme. La critica letteraria Marina Warner ha sostenuto che i primi cristiani abbiano assimilato elementi del culto di Ištar in quello della Vergine Maria. Ha notato come entrambi gli autori Giacomo di Sarug e Romano il Melode abbiano scritto lamenti in cui Maria descrive la sua compassione per il figlio, ai piedi della croce, molto personalmente, paragonandoli ai lamenti di Ištar per la morte di Tammuz. Tuttavia, i paragoni a Tammuz e ad altri dei morenti sembrano essere fondati sulle opere di James George Frazer e non sono ritenute più attendibili dagli assiriologi moderni.

Il culto di Inanna ha fortemente influenzato quello della dea fenicia Astarte. I fenici hanno introdotto Astarte ai greci delle isole di Cipro e Citera, dove nacque direttamente da lei, o comunque influenzò fortemente, Afrodite. Afrodite riprese l'associazione di Inanna con la sensualità e la procreazione. Inoltre uno degli epiteti di Afrodite è Urania, che significa "celeste", simile al ruolo di Inanna come regina dei cieli. Le più antiche rappresentazioni artistiche e letterarie di Afrodite assomigliano estremamente a quelle di Inanna. Afrodite era anche una dea guerriera; Il geografo Pausania il Periegeta ha riportato che, a Sparta, Afrodite era venerata come Afrodite Areia, che significa "guerriera". Inoltre ha menzionato che le più antiche statue di Afrodite a Sparta e Citera la raffigurano con armi in mano. I ricercatori moderni hanno notato che l'aspetto guerriero di Afrodite appare soprattutto nello strato più antico del suo culto e hanno sostenuto che abbia origine mediorientale. Afrodite ha anche assorbito l'associazione di Inanna con le colombe, che venivano sacrificate solo per lei. La parola greca per "colomba" è peristerá, che potrebbe derivare dalla frase semitica peraḥ Ištar, ovvero "uccello di Ištar". Anche il mito di Afrodite e Adone mostra forti somiglianze con le storie di Inanna e Dumuzi.
Il ricercatore classico Charles Penglase ha affermato che Atena, la dea greca della sapienza e della guerra, ha ripreso il ruolo di Inanna come "terrificante dea guerriera". Altri storici hanno notato che la nascita di Atena dalla testa di suo padre Zeus potrebbe derivare dalla discesa e ascesa di Inanna negli inferi. Tuttavia, come riportato da Gary Beckman, un parallelismo più diretto della nascita di Atena si trova nel ciclo urrita di Kumarbi, dove Teshub nasce dal cranio spaccato di Kumarbi. Nella cosmologia madeiana uno dei nomi di Venere è ʿStira, che proviene da Ištar.
L'antropologo Kevin Tuite ha sostenuto che la dea georgiana Dali è stata influenzata da Inanna, evidenziando come entrambe: siano associate alla stella del mattino; vengano raffigurante nude, ma gli assiriologi hanno supposto che tale aspetto non è unico di Inanna nell'arte mesopotamica e la dea raffigurata più spesso è Šala, una dea del meteo che non ha nulla a che fare con Ištar; siano associate con gioielli dorati; abbiano abusato sessualmente di un uomo mortale; siano associate con la fertilità degli animali, anche se l'assiriologia Dina Katz ha notato come, in alcuni casi, l'aspetto della fertilità è più connesso a Dumuzi che Inanna; e infine abbiano nature ambigue come donne attraenti, ma pericolose.
Le religioni della Mesopotamia hanno iniziato il loro declino tra il III e il V secolo d.C., quando gli assiri hanno incominciato a convertirsi al Cristianesimo. Ciononostante, il culto di Ištar e Tammuz riuscì a sopravvivere in alcune parti dell'alta Mesopotamia. Nel X secolo, un viaggiatore arabo scrisse che: "tutti i sabaiani, soprattutto le donne, dei nostri tempi, sia quelli di Babilonia che di Ḥarrān, si lamentano e piangono Tammuz durante la festa che si tiene nel mese omonimo".
Il culto di divinità di Venere connesse a Ištar era presente anche nell'Arabia preislamica fino all'espansione dell'Islam. Isacco di Antiochia (morto nel 460) ha scritto che gli arabi venerano "la stella" (kawkabta), anche conosciuta come Al-'Uzzā, che diversi storici hanno identificato con Venere. Isacco inoltre ha menzionato la dea Baltis che, secondo Jan Retsö, era un altro nome per Ištar. In alcune inscrizioni preislamiche viene affermato che anche la dea Allat era una dea associata a Venere. Attar, un dio maschile il cui nome è etimologicamente simile a Ištar, è un altro candidato plausibile per il ruolo della divinità di Venere, anche per via del suo epiteto "orientale e occidentale".

Inanna è diventata una figura importante anche nella teoria femminista moderna, perché proviene da un pantheon sumero prevalentemente maschile, ma è equivalente, se non più potente, delle divinità maschili. Simone de Beauvoir, nel suo saggio Il secondo sesso (1949), ha sostenuto che Inanna, assieme alle altre potenti dee dell'antichità, sono state marginalizzate dalla cultura moderna a favore degli dei maschili. Tuttavia, Tikva Frymer-Kensky ha sostenuto che Inanna fosse sin dall'inizio "una figura marginale" della religione sumera e rappresentava l'archetipo "non socialmente accettabile" della "donna non legata e non addomesticata". L'autrice femminista Johanna Stuckey non è d'accordo, mostrando come Inanna fosse una figura centrale del pantheon sumero e la sua ampia diversità di poteri sia inconsistente con la visione "marginale". L'assiriologa Julia M. Asher-Greve, specialista nel ruolo delle donne nell'antichità, ha criticato le ipotesi di Frymer-Kensky sulla religione mesopotamica, concentrandosi principalmente sul suo focus sulla fertilità, la sua selezione di fonti e la sua teoria che le dee del pantheon riflettevano le donne ordinarie della società dell'epoca, concludendo che le sue opere non siano accurate nei ruoli delle divinità femminili dell'antica Mesopotamia. Anche Ilona Zsolnay è scettica sulla metodologia di Frymer-Kensky.
Inanna è una figura importante anche nella cultura BDSM. La rappresentazione della dea in Inanna ed Ebiḫ è stata citata come precursore dell'archetipo di dominatrice, apparendo come una donna forte che costringe uomini e divinità a sottomettersi. Nella mitologia, le sottomesse della dea danzavano secondo alcuni rituali nel mentre che venivano frustate. Quando le vittime imploravano pietà, Inanna finiva il rituale, prefigurando il concetto di safeword della BDSM.
Inanna è il nome di una dea usata nel moderno neopaganesimo e nella wicca e uno dei più utilizzati nella liturgia della wicca. La Discesa di Inanna negli Inferi è stata l'inspirazione per la "Discesa della dea", uno dei testi più popolari della wicca gardneriana.
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