Indizione

Indictione septima in un documento del 16 maggio 1324

L'indizione è un computo del tempo basato su un ciclo temporale di 15 anni, che caratterizza l'anno così come la suddivisione della settimana caratterizza il giorno: si partiva dall'indizione prima (o anno indizionale primo) per arrivare all'indizione quindicesima (o anno indizionale quindicesimo) e tornare all'indizione prima nell'anno successivo.

Questo computo non nasce dal movimento degli astri bensì da cadenze fiscali. È utilizzato nella data di documenti della tarda antichità, medievali e talvolta moderni.

L'indizione è in ambito religioso anche l'inizio dell'anno ecclesiastico (Indiktos, il 1º settembre, per i calendari liturgici ortodosso e greco-cattolico) oppure l'inizio dell'anno santo (per la Chiesa cattolica).

Aspetti storici

In italiano, il termine indizione deriva dal latino indictio, indictionis ed è rafforzato etimologicamente dal greco ἰνδικτιών, indiktiṑn. Il termine latino è un composto di in e dicere, come "indire", con il senso di "intimare". Questo computo, infatti, deriva esplicitamente dall'indizione di censimenti periodici.

L'Indizione nell'Età antica

Probabilmente tale computo ebbe origine in Egitto dove ogni cinque anni, a causa delle piene del Nilo, si "indiceva" un censimento fiscale, come testimoniato anche da un papiro probabilmente risalente al 207 a.C.

È invece certo che con tale denominazione si indicasse un tributo fiscale imposto ai cittadini dell'Impero Romano che, secondo alcune fonti, fu introdotto con carattere straordinario e che in seguito divenne ordinario e, secondo altre fonti, a cadenza quinquennale. Ulteriori fonti sostengono che tale tributo fosse divenuto ordinario o, almeno, ne fosse stata riconosciuta ufficialmente l'ordinarietà, con Diocleziano il quale, secondo altre fonti, pare avesse stabilito l'annualità della cadenza del tributo o, almeno, l'annualità del versamento del tributo. Secondo alcune fonti, con il IV secolo d.C. il tributo fiscale sarebbe stato esteso a tutto l'Impero Romano, mentre altre fonti sostengono che ciò avvenne molto prima: è invece certo che con il IV secolo il computo di tale tributo diventa quindicennale.

L'indizione originariamente era segnata solo in documenti di natura fiscale; è indubbio che dal computo quindicennale e, pare anche, dalla denominazione dell'imposta fiscale, cominciò a formarsi un computo cronologico basato su un identico numero di anni che si diffuse rapidamente nell'impero per regolare il tempo e che rimarrà in uso nella tarda antichità e anche oltre. Per volontà di Costantino I, dopo la vittoria su Massenzio l'indizione fu adottata nel 312 d.C. ma per essere applicata dal 313, certamente come elemento cronologico di tutti i documenti, poiché non tutti gli studiosi sono concordi nel ritenere ciò come un'adozione ufficiale dell'indizione quale sistema di datazione, ma semplicemente come una sorta di riorganizzazione burocratica che prevede una metodologia di allineamento della datazione degli altri documenti rispetto ai documenti fiscali. Nel VI secolo d.C. è Giustiniano che fissa l'indicazione dell'anno indizionale nelle norme del Corpus iuris civilis relative alla confezione dei documenti adottando ufficialmente ed inequivocabilmente l'indizione quale sistema di datazione.

L'indizione nel Medioevo e nell'Età moderna e contemporanea

L'uso dell'indizione resta in tutto il Medioevo e per buona parte della modernità, anzi, per l'Alto Medioevo, risulta essere uno dei criteri di datazione più certi in rapporto alla progressiva perdita di funzionalità di altri computi come gli anni del consolato. Tale uso comincia a diffondersi nella maggior parte delle cancellerie occidentali, cioè fuori dal dominio bizantino, addirittura nel V secolo, ossia prima della legislazione giustinianea, e nel IX secolo viene adottato anche dai Franchi. Fu utilizzato, anche se sporadicamente, fino all'età napoleonica e sussiste ancora per alcuni computi dell'anno ecclesiastico, fra cui quelli inerenti alla determinazione della data della Pasqua.

Calcolo dell'indizione

Nelle scienze ausiliarie della storia, specialmente in diplomatica, è utile ottenere l'indizione in rapporto all'anno dell'era cristiana, perché il risultato permette di avere un ulteriore termine di confronto al fine di stabilire l'esatta data di emissione di un documento, nonché per stabilirne l'eventuale autenticità.

Nella seguente tabella si ottiene l'indizione incrociando la colonna del secolo con la riga corrispondente all'anno. A titolo di esempio, in verde è evidenziata la corrispondenza per l'anno 1392 (indizione quindicesima).

Calcolo dell'indizione 300400500
600700800
90010001100
120013001400
150016001700
1800 1900 2000
00153045607590 IIIXIIIVIII
01163146617691 IVXIVIX
02173247627792 VXVX
03183348637893 VIIXI
04193449647994 VIIIIXII
05203550658095 VIIIIIIXIII
06213651668196 IXIVXIV
07223752678297 XVXV
08233853688398 XIVII
09243954698499 XIIVIIII
102540557085— XIIIVIIIIII
112641567186— XIVIXIV
122742577287— XVXV
132843587388— IXIVI
142944597489— IIXIIVII

L'espressione matematica che descrive l'operazione da fare per ottenere l'indizione è la seguente:

indizione=(anno+3)mod15

Il calcolo dunque si fa sommando 3 all'anno dell'era cristiana di cui si vuole sapere l'indizione, dividendo poi il tutto per 15: il resto della divisione intera (ovvero il risultato dell'operazione modulo) sarà l'indizione; se il resto è 0 l'indizione sarà la XV.

Si può utilizzare la formula seguente in LibreOffice Calc in italiano, dove A1 rappresenta l'anno: =ROMANO(SE(RESTO(A1+3;15)>0;RESTO(A1+3;15);15))

La necessità di sommare 3 all'anno è data dal fatto che se ripercorressimo i cicli indizionali dal 313 d.C. all'inizio dell'era volgare, il primo ciclo più prossimo all'anno 0 cadrebbe tra il 3 a.C. ed il 12 d.C., esiste quindi uno sfasamento di tre anni tra le due forme di datazione.

A titolo esemplificativo, di seguito si presentano due casi:

Diverse tipologie d'indizione

Per verificare effettivamente un'indizione è necessario tener conto di eventuali correzioni sia per l'inizio dell'anno sia per l'inizio dell'indizione, corrispondenti a diversi stili, che si potrebbero dover riportare allo stile moderno. Infatti, l'indizione non principia mai il 1º gennaio, quindi la semplice procedura di calcolo descritta sopra non basta, ma è necessario considerare se questa è cominciata prima della data considerata o dopo. Inoltre, fino ad alcuni secoli fa l'usanza di far cominciare l'anno dell'era cristiana il 1º gennaio non era universale nemmeno per tutta la cristianità, quindi prima di valutare la corrispondenza tra il numero dell'indizione e l'anno è necessario anche considerare in che giorno in quel luogo si era soliti far cominciare l'anno nuovo.

Esempio di documento del 16 maggio 1324 con indizione settima (''Millesimo tregentesimo vigesimo quarto. Die mercuri sextodecimo intrante mense madii. Indictione septima'')

Nella data riportata come esempio, sapendo il documento scritto in Valtellina, si può presumere usato per l'anno lo stile della Natività, com'era comune a Como e Milano in quei tempi. Riguardo all'indizione, invece, è più difficile fare considerazioni, non conoscendo gli usi del notaio.

Stili per l'indizione

Stili per l'anno

Lo stesso argomento in dettaglio: Primo giorno dell'anno.

Note

  1. ↑ Pare che l'introduzione dell'indizione nella repubblica romana risalga al 46 a.C. e si debba a Giulio Cesare.
  2. ↑ È certo che Diocleziano nel 297-298 d.C. attribuì all'indizione anche un carattere fondiario in quanto, oltre a mantenerla per i singoli cittadini, la fissò anche per ogni paio di animali sotto il giogo, cioè capita et iuga: pare, altresì, che Diocleziano avesse stabilito che il tributo fosse anche pagabile solo in natura.
  3. ↑ Alla cadenza annuale dell'indizione si oppone una serie di considerazioni circa la successiva cadenza quindicennale del tributo: del resto, non vi è traccia dell'osservanza della cadenza annuale del tributo anche se ciò, in linea generale, non esclude l'annualità del versamento del tributo.
  4. ↑ Secondo alcune fonti, il computo quindicennale dell'indizione inizia nella seconda metà del IV secolo in quanto collegato al tempo di 15 anni che sarebbe trascorso tra due revisioni catastali, immediatamente consecutive, eseguite per regolare le imposizioni fiscali; per altre fonti, il computo quindicennale risalirebbe direttamente a Costantino I, in quanto quest'ultimo avrebbe fissato tale periodo in conformità al tempo de facto trascorso tra l'indizione decretata da Diocleziano nel 297-298 d.C. e quella decretata da lui stesso nel 312-313.
  5. ↑ La diffusione repentina nell'Impero Romano è dovuta a considerazioni di carattere pratico in quanto tale computo era ritenuto più affidabile rispetto al computo basato sugli anni di sovranità imperiale a seguito della complessità venutasi a creare con l'istituzione della tetrarchia dioclezianea.
  6. ↑ Constitutiones 4.21: De fide instrumentorum et amissione eorum et antapochis faciendis et de his quae sine scriptura fieri possunt; e Novellae 73, relativa all'efficacia del documento, e 47, relativa alla composizione della data nei documenti.
  7. ↑ L'opinione che ritiene che la disposizione costantiniana non sia un'adozione ufficiale dell'indizione quale sistema di datazione, si basa sulla considerazione che tale adozione ufficiale avviene con la legislazione giustinianea; l'opinione opposta che la disposizione costantiniana sia da intendersi quale adozione ufficiale dell'indizione quale sistema di datazione, si basa sulla considerazione che le disposizioni giustinianee fanno riferimento al 313 d.C. quale anno d'inizio dell'uso di computare il tempo secondo il detto sistema di datazione.
  8. ↑ Nei documenti normalmente si trova indicata solo la denominazione dell'anno e raramente è espressamente indicata la distanza rispetto all'anno indizionale: non vi è mai alcuna indicazione circa la serie dei cicli indizionali, anche se, secondo alcuni studiosi, tali cicli avrebbero avuto una qualche denominazione nella media antichità romana. Nell'ambito dell'indizione quindicennale di cui si conosce l'inizio del primo ciclo, è evidente che il calcolo per stabilire di quale ciclo indizionale si tratti può essere effettuato, mentre, nell'ambito sia di indizioni quindicennali di cui non si conosce l'inizio del primo ciclo sia di indizioni non quindicennali, il calcolo diventa più difficile e, se la teoria delle denominazioni dei cicli indizionali non fosse provata e che comunque sarebbe limitata alla media antichità romana, continuerà a risultare impossibile stabilire sulla sola base del computo indizionale la cronologia degli avvenimenti se gli stessi non sono posti in relazione ad altre coordinate cronologiche, per cui il computo indizionale continuerà a rimanere un elemento cronologico di controllo.
  9. ↑ Tabella tratta da H. Grotefend, Zeitrechnung des deutschen Mittelalters und der Neuzeit, II, 1891, p. 18.
  10. ↑ L'origine del primo ciclo quindicennale non sempre però viene fatta risalire al 3 a.C. in quanto da Gregorio VII in poi diversi papi fissarono la detta origine nel 1º gennaio del 313 d.C. .

Bibliografia

Collegamenti esterni

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