Era sposato con Merit, con la quale ebbe tre figli; morì durante il regno di Amenhotep III, fra i cinquanta e i sessant'anni. La camera funeraria di Kha e Merit fu scoperta intatta nel 1906 dalla Missione archeologica italiana diretta da Ernesto Schiaparelli; conteneva oltre 460 oggetti. Nel loro insieme, i materiali costituiscono il più abbondante, completo e meglio conservato complesso funerario egizio non regale rinvenuto.
Biografia
Dettaglio del sarcofago interno di Kha (Suppl. 8429).La mummia di Kha; sotto le bende sono conservati il collare a dischi d'oro e altri gioielli con cui fu sepolto (Suppl. 8316/02 = Suppl. 8431). Le radiografie hanno permesso di osservare lo scheletro, la dentatura e i gioielli rimasti sotto le bende.
Nel Libro dei morti di Kha è attestato il nome del padre Iuy. È stata avanzata l'ipotesi che Kha provenisse da un ambiente modesto e avesse raggiunto la propria posizione per merito personale.
Kha fu attivo a Deir el-Medina tra le maestranze addette alla costruzione delle tombe reali; lavorò nella Valle dei Re durante i regni di tre faraoni: Amenhotep II, Thutmose IV e Amenhotep III. Le sue mansioni erano soprattutto direttive: sovrintendeva ai lavori nelle tombe reali e guidava la squadra incaricata di costruirle e decorarle. Nel regno di Amenhotep II le liste conservate registrano squadre di 26-30 uomini, salite a circa 44 nel regno di Amenhotep III; in una lista il marchio personale di Kha occupa il primo posto, probabilmente in quanto caposquadra.
Kha e Neferhebef furono contemporanei e ricoprirono la medesima posizione nella direzione dei lavori; è stata avanzata l'ipotesi che dirigessero insieme le maestranze, ma la documentazione non prova che la squadra fosse allora suddivisa in due gruppi, come avvenne nel periodo ramesside. Neferhebef e la moglie Tayunes sono raffigurati nella cappella funeraria di Kha, mentre il nome di Neferhebef ricorre anche su oggetti provenienti dalla sepoltura TT8. È stata inoltre proposta una progressione tra i titoli di "Direttore dei lavori nel Grande Luogo" e "Capo nel Grande Luogo", ma non esistono prove esplicite di una sequenza gerarchica e i due titoli potrebbero essere stati intercambiabili. Il titolo di "scriba reale" è attestato soltanto su due bastoni decorati provenienti dalla tomba (Suppl. 8417 e 8418/01); è stato tuttavia osservato che i due oggetti potrebbero essere stati doni di un collega omonimo che portava quel titolo, per cui l'attribuzione a Kha non è certa.
Con Merit ebbe tre figli, Amenemopet, Nakhteftaneb e una figlia chiamata a sua volta Merit; Amenemopet seguì la carriera paterna ed era "Servitore nella necropoli reale", mentre la sorella Merit era cantatrice di Amon. Non sono note informazioni sulla carriera di Nakhteftaneb. Tutti e tre i figli sopravvissero alla madre. Merit morì prima del marito; le dimensioni del suo sarcofago antropoide e i testi funerari a nome di Kha suggeriscono che possa essere stato preparato originariamente per Kha e successivamente utilizzato per la sepoltura della donna. Gli spazi liberi intorno al corpo di Merit furono colmati con teli di lino contrassegnati dal nome di Kha.
Kha morì durante il regno di Amenhotep III, fra i cinquanta e i sessant'anni d'età; fu sepolto con un collare a dischi d'oro (shebyu), ricompensa assegnata dal sovrano ai funzionari distintisi nel servizio; sotto le bende rimasero altri gioielli.
Condizione medica
Lo scheletro di Kha presenta una spondilosi, cioè una degenerazione della colonna vertebrale, con osteofiti nel tratto lombare; le ginocchia mostrano lievi segni degenerativi e presso il gomito destro è presente un'entesopatia, un'alterazione nel punto d'inserzione del tricipite brachiale. In vita Kha aveva perso quasi tutti i premolari e i molari superiori, oltre ad alcuni denti inferiori, con una forte riduzione della capacità di masticare; il suo corpo non presenta lesioni riconducibili a un trauma mortale e la causa della morte rimane sconosciuta.
Cofanetto ligneo con Kha e Merit nell'atto di ricevere offerte dal figlio Nakhttaneb (Suppl. 8212).
Dettaglio di un cofanetto ligneo con Kha e Merit nell'atto di ricevere offerte da due dei loro figli (Suppl. 8613).
Nelle iscrizioni Kha compare come "Capo nel Grande Luogo" (egizio: Hry (m) st aAt) e "Direttore dei lavori nel Grande Luogo" (egizio: mr kAt st aAt); il "Grande Luogo" era la necropoli reale. La statuetta lignea reca il primo titolo, mentre il secondo compare sulla maggior parte degli oggetti del corredo. Su un bacile in bronzo (Suppl. 8225), una dedica alla sua forza vitale (egizio: ka) definisce Kha "soprintendente ai lavori". Il cubito cerimoniale rivestito di foglia d'oro con il nome di Amenhotep II (Suppl. 8647) era un segno dell'apprezzamento del sovrano per Kha. Neferhebef e Khaemuaset, che portavano anch'essi il titolo di "direttore dei lavori", gli donarono due bastoni iscritti usati come distintivi di autorità.
Bacile in bronzo con dedica dipinta al ka del soprintendente ai lavori Kha (Suppl. 8225).
Coppa in bronzo con il cartiglio inciso di Amenhotep III e una dedica al ka di Kha (Suppl. 8355), colino (Suppl. 8393) e situla in bronzo priva di manico (Suppl. 8244).
Bastone con punta in bronzo e impugnatura intarsiata, recante il nome di Kha (Suppl. 8417), dettaglio.
Ascia in legno, cuoio e bronzo con il monogramma di Kha inciso sulla lama (Suppl. 8386).
La camera funeraria al momento della scoperta, fotografata nel 1906 da Francesco Ballerini (C02070).
La camera funeraria di Kha e Merit (tomba TT8) fu scoperta il 15 febbraio 1906 dalla Missione archeologica italiana diretta da Ernesto Schiaparelli, circa 25 metri a nord della cappella della famiglia. Una frana ne aveva sigillato l'accesso nell'antichità, proteggendola dai saccheggi; quando fu aperta conteneva un corredo di oltre 460 oggetti. Il corredo risultò il più abbondante, completo e meglio conservato complesso funerario egizio non regale rinvenuto. Per ricchezza, la tomba è seconda soltanto a quella di Tutankhamon tra le sepolture del Nuovo Regno.
Il corpo di Kha era racchiuso in tre sarcofagi concentrici: quello esterno, a forma di santuario, racchiudeva due sarcofagi antropoidi, cioè modellati sul corpo umano; l'intermedio presentava parti rivestite di stucco e foglia d'oro, mentre l'interno era interamente dorato. Quasi tutto il corredo fu trasferito dopo lo scavo al Museo Egizio di Torino; una piccola parte rimase al Museo Egizio del Cairo.
Porta originale della camera funeraria, in legno con elementi in bronzo (Suppl. 8209).
Sarcofago esterno di Kha, in legno di sicomoro ricoperto di resina scura e a forma di santuario (Suppl. 8210).
Sarcofago intermedio di Kha, con elementi a rilievo rivestiti di stucco e foglia d'oro (Suppl. 8316/01).
Sarcofago interno di Kha, con la superficie rivestita di foglia d'oro (Suppl. 8429).
Particolare del Libro dei morti di Kha, lungo complessivamente 13,8 metri (Suppl. 8316/03 = Suppl. 8438).
Altre attestazioni
Stele funeraria in arenaria proveniente dalla cappella della famiglia, entrata nel Museo Egizio con la collezione Drovetti nel 1824 (Cat. 1618).
Una stele funeraria proveniente dalla cappella di Kha e Merit (Cat. 1618) entrò nelle collezioni del Museo Egizio già nel 1824 con l'acquisto della collezione di Bernardino Drovetti. Soliman riconosce il marchio personale attribuito a Kha su cinque cocci iscritti (ostraca); per due di essi, ONL 6330 e ONL 6369, rinvenuti a Deir el-Medina, lo studioso precisa tuttavia che non è certo se si riferiscano a Kha oppure a un membro della sua famiglia.
Una stele in calcare conservata al British Museum di Londra (EA1515) è stata associata a Kha, ma la sua attribuzione è discussa. Il British Museum identifica il personaggio chiamato Kha raffigurato nel registro inferiore con il caposquadra (Inher)kha, proprietario della TT299. Marianne Eaton-Krauss ha proposto invece che la stele fosse stata realizzata in origine per il Kha della TT8 e successivamente restaurata e adattata da Inherkau.
Il Museo del Louvre conserva una cuspide piramidale (pyramidion) in arenaria con il nome di Kha (E 13988), raffigurato in ginocchio e in atto di adorazione su ciascuna delle quattro facce. Il reperto, proveniente originariamente dalla cappella funeraria di Kha (TT8), fu rinvenuto l'8 febbraio 1923 presso il cortile della TT326 di Pashed dalla missione archeologica francese diretta da Bernard Bruyère.
La Biblioteca nazionale di Francia possiede il Libro dei morti di Merit (inv. 53.2), un papiro funerario lungo 197 cm donato dal duca di Luynes nel 1862; il papiro proviene forse da Deir el-Medina, ma il luogo di rinvenimento non è noto con precisione. È attribuito a Merit perché il suo nome compare più spesso e precede quello di Kha; non si può però escludere che fosse stato preparato in origine per Kha.
↑Il termine "architetto" è usato in senso divulgativo: le iscrizioni attestano i titoli di "Capo nel Grande Luogo" e "Direttore dei lavori nel Grande Luogo"; a Deir el-Medina questi titoli erano propri del caposquadra che dirigeva gli operai della necropoli. Trapani, 2010, p. 6; Soliman, 2019, pp. 471-472
↑Statuetta di Kha, su collezioni.museoegizio.it, Museo Egizio. URL consultato il 25 agosto 2026.
12TT8 Project, su museoegizio.it, Museo Egizio. URL consultato il 26 agosto 2026.
12Conteggi differenti compaiono nella letteratura scientifica, con oltre 440 oggetti indicati da La Nasa et al. nel 2022 La Nasa et al., 2022, pp. 1-2 e oltre 500 da Bianucci et al. nel 2015 Bianucci et al., 2015, p. 2.
↑(FR) Papyrus funéraire de la Dame Merit, su medaillesetantiques.bnf.fr, Bibliothèque nationale de France. URL consultato il 25 agosto 2026.
Bibliografia
Fonti
(EN) Carla Andreani, Francesco Aliotta, Laura Arcidiacono, Matilde Borla, Daniela Di Martino, Federica Facchetti, Enrico Ferraris, Giulia Festa, Giuseppe Gorini, Winfried Kockelmann, Joe Kelleher, Daniele Malfitana, David Micieli, Triestino Minniti, Elena Perelli Cippo, Rosaria Ponterio, Giuseppe Salvato, Roberto Senesi, Valentina Turina, Claudio Vasi e Christian Greco, A neutron study of sealed pottery from the grave-goods of Kha and Merit, in Journal of Analytical Atomic Spectrometry, vol.32, n.7, 2017, pp.1342-1347, DOI:10.1039/C7JA00099E.
(EN) Jacopo La Nasa, Ilaria Degano, Francesca Modugno, Camilla Guerrini, Federica Facchetti, Valentina Turina, Andrea Carretta, Christian Greco, Enrico Ferraris, Maria Perla Colombini e Erika Ribechini, Archaeology of the invisible: The scent of Kha and Merit, in Journal of Archaeological Science, vol.141, 2022, pp.1-12, DOI:10.1016/j.jas.2022.105577, ISSN0305-4403(WC· ACNP).