| Kivak ex villaggio | |
|---|---|
| Кивак | |
| Localizzazione | |
| Stato | |
| Circondario federale | Estremo Oriente |
| Soggetto federale | |
| Rajon | |
| Territorio | |
| Coordinate | 64°17′04.99″N 172°56′42″W |
| Abitanti | 0 |
| Altre informazioni | |
| Fuso orario | UTC+2 |
| Cartografia | |
Kivak (in russo Кивак?) o Qiwaaq (in yupik) è un villaggio fantasma e sito archeologico che si trova nella Penisola dei Ciukci, in Russia.
Il sito sorge nella parte sud-orientale della penisola dei Ciukci, affacciato sul mare di Bering.
Studi archeologici hanno dimostrato che il villaggio era un insediamento usato dagli yupik siberiani sin da tempi antichi: sono stati trovati reperti che risalgono agli albori della cultura eschimese, ovvero ai primi secoli dopo Cristo. La sua posizione era infatti ideale per la caccia al tricheco che era alla base della loro economia. Tuttavia la zona era abitata anche prima, sin dal 1º millennio avanti Cristo.
La prima citazione di Kivak in un documento risale ad una mappa disegnata nel 1765. Alcuni decenni più tardi un marinaio inglese a bordo della HMS Plover ebbe modo di visitare l'insediamento e di annotare come fosse abitato sia da yupik che da ciukci, e che tutti i residenti parlassero fluentemente entrambe le lingue.
Nel corso degli anni Cinquanta del XX secolo, l'Unione Sovietica varò un vasto programma di reinsediamento delle popolazioni yupik siberiane, spingendole ad abbandonare gli insediamenti più piccoli per trasferirsi in villaggi più grandi.
Gli abitanti di Kivak furono forzatamente spinti a lasciare il villaggio nel 1952: i circa 80 abitanti rimasti, suddivisi in quattordici famiglie, vennero reinsediati a Čaplino. Pochi anni dopo, tra il 1958 e il 1959, anche questo villaggio fu sgomberato, e la popolazione trasferita a Novoe Čaplino.
Il villaggio è situato all'interno del Parco nazionale della Beringia.
Il primo a condurre una campagna di scavi a Kivak fu Sergej Ivanovič Rudenko, nel 1945. Le sue ricerche consentirono di datare l'insediamento agli albori della cultura eschimese nella zona.
Successivamente, campagne condotte da Aleksandr Orechov portarono a importanti scoperte: il rinvenimento di una maschera dai tratti somatici caucasici fa ipotizzare che gli europei abbiano raggiunto la Čukotka prima di quanto si pensasse; il ritrovamento di bulini e parti di arpioni in metallo risalenti al I o II secolo d. C. ha consentito di retrodatare la lavorazione dei metalli in zona.
Nonostante la sua importanza, circa la metà del sito è andata perduta: uno studio del 2014 ha scoperto che rispetto agli anni in cui vi lavorò Rudenko, la linea della costa è arretrata di 15-20 metri, e che l'erosione costiera è notevolmente accelerata dopo il 2000, a causa del riscaldamento globale che causa lo scioglimento del permafrost.