
Leone Nani (Albino, 1880 – 1935) è stato un missionario e fotografo italiano.
Figlio di Luigi, un idraulico lattoniere della provincia bergamasca, originario della Valmalenco e Angela Minelli di Albino, ancora bambino venne mandato dalla famiglia a studiare presso il seminario di Bergamo, che tuttavia lasciò nel 1898 quando fu trasferito al Pontificio seminario romano dei santi apostoli Pietro e Paolo per le missioni estere. Leone aveva tre fratelli di cui uno solo, Giuseppe, seguì le orme paterne, mentre il fratello Attilio divenne sacerdote e parroco a Roma seguito tutta la vita dalla sorella Felicita. Grande era la religiosità della famiglia a conferma del nome dato al piccolo in omaggio all'allora papa Leone XIII. La sua vocazione sacerdotale fu supportata e aiutata da Federico Gambarelli che era rettore del seminario albinese.
Di carattere assai vivace e burlesco, Nani venne soprannominato dai suoi confratelli "don Allegro", e questo suo carattere gioioso e intraprendente, nonché il desiderio di dedicarsi alla evangelizzazione delle terre lontane, favorirono la sua nomina a missionario nella missione di Hanzhong, regione dello Shaanxi. Nominato sacerdote il 6 giugno 1903, partì missionario per la Cina il 20 settembre del medesimo anno giungendovi il 22 gennaio 1904 e vi rimase fino al 1914. Da subito don Nani si uniformò con la comunità cinese indossando il chengshan, tipico abito maschile, composto da una lunga veste nera con spacchi a lato, radendosi la fronte a lasciando crescere la barba e il codino mancese. La missione di Hanzhong, era molto vasta e politicamente turbolenta, era stato infatti ucciso martire il missionario san Alberico Crescitelli durante la Ribellione dei Boxer, e molti altri missionari, si trovava quindi in una zona della Cina molto povera e percorsa da bande di briganti. Don Nani aveva in dotazione un fucile che però non portava mai con se durante i suoi spostamenti accompagnato da un unico confratello, avendo la missione una quarantina di chiese da visitare e altrettante cappelle. Era maggior oggetto di timore la sua macchina fotografica che era ritenuto una diavoleria che poteva “succhiare l'animo vitale e chiuderlo in un rettangolo di carta” La sua presenza in numerosi autoscatti fugò negli abitanti della missione il timore verso don Leone, e il suo portamento nobile, ben visibile nelle immagini sue che sono rimaste a testimonianza, furono il miglior aiuto nella sua evangelizzazione del territorio.
Nel corso di questi anni, Nani percorse diverse regioni cinesi e in particolare lo Shaanxi, affiancando la sua attività religiosa a un'assidua opera di fotografo della realtà sociale e antropologica della Cina a cavallo tra XIX e XX secolo. La difficoltà del territorio si rileva in una lettera del missionario dell'estate del 1912 dove descrive la difesa della residenza del vicariato dove si erano rifugiati molti poveri dalla furia omicida di alcuni saccheggiatori. Difesa che aveva solo tubi di zinco che dovevano simulare canne di fucile, nonché scatole tonde di formaggio brunite con pezzi di cartone che dovevano apparire come canne di cannone. Questi mezzi spaventarono gli assalitori pensando fossero nuove “diavoleria occidentali”.
Lasciò la Cina nel 1914 con un incremento di chiese rispetto al suo arrivo di quattordici anni prima. In Italia venne inizialmente mandato in un ospedale militare quale supporto morale ai soldati feriti e successivamente nella piccola parrocchia albinese della Santissima Trinità, dove tornò a essere chiamato don Allegro.
Leone Nani fotografava tutti: uomini, donne, ricchi, poveri, vecchi, bambini nei rispettivi ambienti. Le oltre 600 lastre che Nani portò dalla Cina costituiscono una straordinaria testimonianza sugli stili di vita della Cina di quel periodo. Conservate dal Pontificio istituto missioni estere, a distanza di ottant'anni hanno iniziato a essere valorizzate e sono state progressivamente poste in luce su diversi giornali, in pubblicazioni e mostre. Le foto sono la miglior testimonianza della attività apostolica, immagini ricche di annotazioni geografiche, storiche e etnografiche ricche di dettagli. Lettere e resoconti conservati presso il P.I.M.E. Ma anche testimonianza di una Cina che è in parte perduta, dove vi sono tre generazioni di donne con i “loti dorati” che racchiudono i piccoli piedi deformi, o le ricche dimore dei mandarini, nonché le parate militari dell'esercito imperiale.
Morì improvvisamente d'infarto all'età di cinquantacinque anni, la sua salma venne tumulata nel cimitero di Albino accanto a quella del fratello don Attilio Nani.
| Controllo di autorità | VIAF (EN) 74086372 · ISNI (EN) 0000 0000 6138 9698 · SBN CFIV143449 · BAV 495/215935 · ULAN (EN) 500347190 · LCCN (EN) n95046127 · GND (DE) 12986711X · BNF (FR) cb14521684r (data) |
|---|