| Papa Leone XIV | |
|---|---|
| 267º papa della Chiesa cattolica | |
| Elezione | 8 maggio 2025 (1 anno e 158 giorni) |
| Insediamento | 18 maggio 2025 |
| Motto | In Illo uno unum |
| Predecessore | papa Francesco |
| Nome | Robert Francis Prevost |
| Nascita | Chicago, 14 settembre 1955 |
| Ordinazione diaconale | 10 settembre 1981 dal vescovo Thomas John Gumbleton |
| Ordinazione sacerdotale | 19 giugno 1982 dall'arcivescovo Jean Jadot |
| Nomina a vescovo | 3 novembre 2014 da papa Francesco |
| Consacrazione a vescovo | 12 dicembre 2014 dall'arcivescovo James Patrick Green |
| Elevazione ad arcivescovo | 30 gennaio 2023 da papa Francesco |
| Creazione a cardinale | 30 settembre 2023 da papa Francesco |
| Firma | |
Papa Leone XIV (in latino Leo PP. XIV; in inglese Leo XIV; in spagnolo León XIV; nato Robert Francis Prevost; Chicago, 14 settembre 1955) è, dall'8 maggio 2025, il 267º papa della Chiesa cattolica e vescovo di Roma, 9º sovrano dello Stato della Città del Vaticano, primate d'Italia, oltre agli altri titoli propri del romano pontefice.
È il primo papa nella storia proveniente dagli Stati Uniti d'America, nonché il primo appartenente all'Ordine di Sant'Agostino. In virtù dei suoi anni trascorsi in Perù, possiede anche la cittadinanza peruviana.

Robert Francis Prevost nacque il 14 settembre 1955 presso il Mercy Hospital, nel quartiere di Bronzeville, nella zona sud di Chicago, Illinois. Discende da famiglie di origine francese, italiana, spagnola e creola della Louisiana.
I nonni erano immigrati rispettivamente dall'Italia e dalla Francia. Il nonno paterno, Salvatore Giovanni Gaetano Riggitano, era nato a Milazzo nel 1876 e, dopo essere emigrato negli Stati Uniti, cambiò il suo nome in John Riggitano Prevost. Il padre, Louis Marius Prevost (1920-1997), era originario di Chicago ed era cresciuto nel quartiere di Hyde Park. Veterano della Marina degli Stati Uniti durante la seconda guerra mondiale, Louis Prevost comandò un mezzo da sbarco per fanteria nel corso dello sbarco in Normandia e prese successivamente parte all’Operazione Dragoon, nel sud della Francia. Intrapresa la carriera nell’ambito dell’istruzione, divenne in seguito sovrintendente del distretto scolastico Brookwood 167 a Glenwood.
La madre, Mildred Agnes Prevost (nata Martínez, 1911-1990), anch’ella nata a Chicago, proveniva da una famiglia creola nera della Louisiana, di ascendenza mista. Fu insegnante e bibliotecaria, prestando servizio anche presso la Mendel Catholic High School.
Oltre all'inglese, parla fluentemente lo spagnolo, l'italiano, il francese,il latino e il portoghese, oltre a comprendere il tedesco. Ha due fratelli maggiori: Louis Martín e John Joseph.
Nel 1973 Prevost aveva programmato di iscriversi al Tolentine College, seminario agostiniano situato a Olympia Fields, nell’ambito del percorso di pre-noviziato dell’Ordine; tuttavia, l’istituto chiuse proprio in quello stesso anno. Si iscrisse quindi senza indugio alla Villanova University, ateneo agostiniano nei pressi di Filadelfia, dove nel 1977 conseguì la laurea in matematica.
Durante gli anni a Villanova frequentò corsi opzionali di ebraico e latino, si dedicò alla lettura degli scritti di sant’Agostino e partecipò a discussioni sull’opera del teologo Karl Rahner insieme ad altri studenti. Risiedeva nel convento agostiniano e fu ricordato come “particolarmente dedito all’attività missionaria” e come “il più orientato alla vita comunitaria” tra i compagni.
Parallelamente agli studi universitari, Prevost lavorò anche come addetto alla manutenzione del cimitero presso la chiesa cattolica di Saint Denis, a Havertown, in Pennsylvania.

Il 1º settembre 1977, Prevost entrò nel noviziato dell'Ordine di Sant'Agostino nella Provincia di Nostra Madre del Buon Consiglio, risiedendo per un anno presso la Chiesa dell'Immacolata Concezione nel quartiere Gate District di Saint Louis, Missouri.
Nell’estate del 1978 trascorse tre mesi impegnato nella educazione pastorale clinica presso l’Abbott Northwestern Hospital di Minneapolis, Minnesota. Emise la prima professione religiosa il 2 settembre 1978 e pronunciò i voti solenni il 29 agosto 1981.
Fece quindi ritorno a Hyde Park, quartiere d’origine paterna, dove conseguì nel 1982 il Master of Divinity presso la Catholic Theological Union. Durante gli studi insegnò fisica e matematica alla St. Rita of Cascia High School, nel quartiere Wrightwood di Chicago. Come direttore spirituale, guida nel cammino di vita cristiana, scelse suor Lyn Osiek, docente responsabile del suo corso di riflessione teologica. Ella lo descrisse come «una persona calma e costante… in profonda armonia con sé stessa».
Il 10 settembre 1981 Prevost fu ordinato diacono da Thomas John Gumbleton presso la parrocchia di santa Chiara da Montefalco a Detroit. Nello stesso anno portò a termine gli studi presso la Catholic Theological Union.

Il 19 giugno 1982 fu ordinato presbitero a Roma, nella cappella di Santa Monica degli Agostiniani, per l’imposizione delle mani dell’arcivescovo Jean Jadot.
Nel 1984 conseguì la licenza in diritto canonico e, nel 1987, il dottorato, entrambi presso la Pontificia università San Tommaso d'Aquino. In quegli anni perfezionò inoltre la conoscenza dell'italiano. La sua tesi dottorale fu dedicata a uno studio giuridico sul ruolo dei priori locali dell’Ordine Agostiniano.
Prevost entrò a far parte della missione agostiniana in Perù nel 1985, assumendo l’incarico di cancelliere della prelatura territoriale di Chulucanas e collaborando come assistente del vescovo John McNabb. Nel corso del suo primo anno nel paese, gran parte del suo impegno fu dedicata agli interventi di soccorso in seguito alle violente piogge causate dal fenomeno di El Niño.

Durante il suo soggiorno in Perù, Prevost ebbe modo di conoscere e stimare il sacerdote domenicano e teologo Gustavo Gutiérrez, tra i pionieri della teologia della liberazione. In quegli anni apprese e padroneggiò inoltre la lingua spagnola.
Per un decennio guidò il seminario agostiniano di Trujillo, insegnando diritto canonico nel seminario diocesano; fu prefetto degli studi, giudice presso il tribunale ecclesiastico regionale e svolse attività pastorale nelle periferie urbane, entrando in contatto diretto con contadini poveri e con le popolazioni indigene del Perù.
Si dimostrò efficace negli sforzi degli agostiniani volti a promuovere l’ingresso di cittadini peruviani nel sacerdozio e nei ruoli di responsabilità all’interno dell’ordine. Organizzò inoltre iniziative di sostegno ai rifugiati venezuelani giunti in Perù, nonostante il clima di discriminazione nei loro confronti.
Durante l’epoca del Fujimorato, Prevost espresse critiche nei confronti dell’operato dell’allora presidente peruviano Alberto Fujimori, soffermandosi in particolare sulle vittime dell’esercito peruviano, specialmente quelle attribuite al Gruppo Colina, nel periodo del terrorismo in Perù, nonché sui fenomeni di corruzione politica. Nel 2017 contestò la decisione del presidente Pedro Pablo Kuczynski di concedere la grazia a Fujimori e invitò quest’ultimo «a chiedere personalmente perdono per alcune delle gravi ingiustizie commesse».
Gli anni trascorsi in Perù gli offrirono una conoscenza diretta della violenza politica e delle profonde disuguaglianze sociali; in alcune circostanze, come missionario, percorse a cavallo strade impervie per raggiungere comunità isolate nelle valli di Lambayeque. Si distinse inoltre per la difesa dei diritti umani della popolazione della regione del Norte Chico contro le violenze dell’organizzazione guerrigliera maoista Sendero Luminoso. Va tuttavia precisato che Trujillo, l’area in cui Prevost operò, non fu tra le zone maggiormente colpite dall’azione del gruppo.
Nel 1998, Prevost fu eletto priore provinciale della provincia di Nostra Madre del Buon Consiglio dell’Ordine di Sant’Agostino, con sede a Chicago, assumendo l’incarico l’8 marzo 1999. Nel 2000 autorizzò James Ray, sacerdote dell’Arcidiocesi di Chicago, a risiedere presso il convento St. John Stone di Chicago sotto supervisione. Ray era stato sospeso dal ministero pubblico già nel 1991 a seguito di accuse ritenute credibili di abusi sessuali su minori. La decisione di consentirne l’accoglienza in un convento, su richiesta dell’Arcidiocesi di Chicago e in prossimità della St. Thomas School, fu oggetto di articoli di stampa nel 2021, prima della sua nomina in Vaticano. Secondo quanto dichiarato dagli Agostiniani, «la sede fu scelta in ragione della supervisione cui il sacerdote sarebbe stato sottoposto». Dopo l’introduzione, da parte dei vescovi statunitensi, di norme più rigorose con la cosiddetta “Carta di Dallas”, nel 2002 Ray fu trasferito in un'altra sistemazione.
Eletto priore generale dell’Ordine di Sant’Agostino nel 2001, Prevost svolse due mandati consecutivi di sei anni, rimanendo in carica fino al 2013. Durante il suo servizio come superiore generale dell’Ordine a livello mondiale, visse e operò a Roma, pur compiendo frequenti viaggi in diversi paesi. In tale veste, nel 2004 si recò a Buenos Aires, dove incontrò per la prima volta il cardinale Jorge Bergoglio, futuro papa Francesco. Secondo alcune ricostruzioni, i loro primi colloqui non furono particolarmente distesi. In seguito Prevost spiegò che, all’epoca, dopo l’elezione di Bergoglio al soglio pontificio nel 2013, riteneva improbabile una propria futura nomina episcopale, senza tuttavia rendere note le ragioni del loro iniziale disaccordo. I due riuscirono comunque a ricomporre le divergenze prima che Prevost lasciasse Roma per rientrare a Chicago nel 2013. Poco dopo la sua elezione a priore generale, Prevost seguì personalmente la realizzazione del sito web dell’Ordine Agostiniano.
Dal 2013 al 2014 Prevost fu direttore della formazione presso il convento di Sant’Agostino a Chicago, ricoprendo inoltre gli incarichi di primo consigliere e vicario provinciale della provincia di Nostra Madre del Buon Consiglio.
Nel 2014, l’arcivescovo James Green, nunzio apostolico in Perù, propose a papa Francesco il nome di Prevost come possibile candidato alla guida della diocesi di Chiclayo, nel nord del paese. Il 3 novembre 2014 il pontefice lo nominò amministratore apostolico di Chiclayo e vescovo titolare di Sufar. Prevost ricevette l’ordinazione episcopale il 12 dicembre 2014, nella cattedrale di Santa Maria, per l’imposizione delle mani dell’arcivescovo Green. In conformità a un accordo del 1980 tra la Santa Sede e il Perù, Prevost ottenne la cittadinanza peruviana prima della nomina a vescovo diocesano. Dopo la naturalizzazione, il 26 settembre 2015, fu ufficialmente designato vescovo di Chiclayo.
Al momento della sua nomina, la diocesi era considerata di orientamento conservatore, essendo stata affidata per molti decenni a sacerdoti dell’Opus Dei. Riconoscendone l’impegno e la disciplina, Prevost affidò loro incarichi di rilievo nella guida pastorale.
Prevost sviluppò un legame profondo con la diocesi di Chiclayo, tanto che nel suo primo messaggio da papa rivolse loro un saluto speciale, definendola «la mia amata diocesi», «popolo fedele» e «Chiesa fedele». Fu considerato «profondamente fedele alla dottrina sociale della Chiesa» e promosse iniziative di soccorso in occasione di calamità naturali. Sostenne inoltre progetti a favore dei rifugiati venezuelani e incoraggiò le vocazioni tra i giovani, offrendo un solido sostegno al seminario. Si adoperò per aiutare le vittime della tratta e le persone coinvolte nella prostituzione a intraprendere nuovi percorsi formativi e professionali, invitandole anche a partecipare a ritiri spirituali, assicurando al contempo una preparazione adeguata ai volontari impegnati in tali attività. È ricordato per la sua capacità di ascolto e di confronto con i diversi gruppi prima di assumere decisioni, nonché per la collaborazione con le istituzioni nei momenti di maggiore delicatezza.
Istituì una commissione diocesana per l’Ecologia Integrale, affidandone la presidenza a una donna. Secondo interviste raccolte da The Pillar, i fedeli della diocesi descrivevano il loro vescovo come una personalità «equilibrata», dotata di una «presenza rasserenante», capace di coniugare «grande carità e grande chiarezza» nelle questioni dottrinali, nonché amministratore competente e costruttore di ponti, aperto al dialogo e mai offensivo, animato da autentico «zelo apostolico».
Il 13 luglio 2019 Prevost è stato nominato membro della Congregazione per il clero, il 15 aprile 2020 è stato quindi designato amministratore apostolico di Callao. Il 21 novembre 2020 è entrato a far parte della Congregazione per i vescovi.
Prevost è stato accusato di aver insabbiato casi di abusi sessuali durante il suo periodo a Chiclayo. Nel 2022 alcune presunte vittime di abusi, risalenti al 2007 e attribuiti ai sacerdoti Ricardo Yesquén Paiva ed Eleuterio Vásquez Gonzáles, hanno dichiarato che la diocesi di Chiclayo non avrebbe adeguatamente indagato sulle loro denunce. La diocesi di Chiclayo ha replicato che Prevost avrebbe seguito le procedure previste: nell’aprile 2022 avrebbe incontrato personalmente Ana María Quispe e le sue sorelle per ascoltarle, le avrebbe incoraggiate ad avviare un’azione civile e avrebbe disposto un’indagine canonica, trasmettendone poi gli esiti alla Congregazione per la dottrina della fede. Le sorelle hanno tuttavia affermato nel 2024 che non sarebbe stata condotta un’indagine penale canonica completa; un’inchiesta dell’emittente América Televisión ha inoltre concluso che l’indagine ecclesiastica non sarebbe stata approfondita.
In risposta, la diocesi di Chiclayo ha definito infondate le accuse formulate dal programma televisivo, invitando l’emittente a rettificare le presunte inesattezze. Secondo la diocesi, il sacerdote accusato «non ha mai ammesso» le contestazioni; Prevost gli avrebbe vietato l’esercizio del ministero sacerdotale e il religioso si sarebbe trasferito presso la propria famiglia. Il dossier è stato trasmesso alla Santa Sede, che avrebbe adottato una decisione “pro nunc”, ossia un’archiviazione temporanea. Successivamente il caso è stato riaperto e nuovamente inviato in Vaticano, dove risulta tuttora pendente.
In un’intervista al quotidiano peruviano La República, quando era vescovo di Chiclayo, Prevost dichiarò: «Se siete vittime di abusi sessuali da parte di un sacerdote, denunciate. Rifiutiamo ogni forma di insabbiamento e di segretezza: ciò provoca danni gravissimi. Dobbiamo sostenere chi ha sofferto a causa di comportamenti illeciti».
Il giornalista Pedro Salinas, che ha indagato e portato alla luce i crimini commessi da membri dell’ormai disciolto Sodalitium Christianae Vitae, tra cui abusi sessuali, fisici e psicologici, ha sostenuto che Prevost abbia sempre espresso sostegno alle vittime e sia stato tra le autorità ecclesiastiche più affidabili in Perù, circostanza che avrebbe indotto Papa Francesco a sceglierlo come prefetto dei vescovi. Salinas ha inoltre scritto che alcuni ecclesiastici peruviani legati al Sodalitium avrebbero tentato di attaccare e screditare Prevost per ritorsione, sia per il ruolo da lui svolto nello scioglimento del Sodalitium da parte di papa Francesco a seguito degli scandali per abusi sessuali, sia per la sua vicinanza alla teologia politica del pontefice.

Negli anni venti del XXI secolo, papa Francesco aveva stretto un rapporto di vicinanza con Prevost, contribuendo alla sua carriera. Il 30 gennaio 2023, Francesco nominò Prevost prefetto del Dicastero per i Vescovi, conferendogli il titolo di arcivescovo-vescovo emerito di Chiclayo. Prevost aveva manifestato la preferenza di rimanere in Perù, ma accettò l’incarico. Continuò a essere attivo nel Consiglio Episcopale Latinoamericano e Caraibico, partecipando alle riunioni del consiglio ad Aguadilla, Porto Rico nel maggio 2023.
Il 30 settembre 2023, Francesco elevò Prevost al rango di cardinale, conferendogli la diaconia di Santa Monica. In qualità di prefetto, svolse un ruolo fondamentale nella valutazione e nella raccomandazione di candidati episcopali a livello mondiale, accrescendo la sua visibilità all’interno della Chiesa. Questi incarichi ne aumentarono il rilievo come possibile candidato papale in vista del conclave. Nell’ottobre 2023, Francesco lo nominò membro di altri sette dicasteri e lo inserì anche nella Pontificia Commissione per lo Stato della Città del Vaticano.
Il 6 febbraio 2025, Francesco promosse Prevost a cardinale-vescovo, assegnandogli la diocesi suburbicaria titolare di Albano. L'11 febbraio successivo, il Gran Maestro John Timothy Dunlap lo nominò alla dignità e al rango di Cavaliere di Gran Croce di Onore e Devozione dell’Ordine di Malta.
Il 21 aprile 2025 decade dai suoi incarichi curiali a seguito della morte di papa Francesco.

Il conclave iniziò il pomeriggio del 7 maggio 2025. Dopo 3 scrutini il pomeriggio del giorno dopo al quarto scrutinio, Robert Francis Prevost venne eletto papa e scelse il nome di Leone XIV, in onore di papa Leone XIII. Diventò così il secondo papa originario del continente americano, dopo il suo predecessore Francesco, nonché il primo nella storia proveniente dagli Stati Uniti d'America e appartenente all'Ordine di Sant'Agostino.
Prevost era considerato tra i cardinali papabili, ma non tra i più in vista, al punto che la sua elezione al pontificato fu considerata inaspettata da molti commentatori: a lungo si era pensato che, finché gli Stati Uniti d'America fossero rimasti la principale potenza del pianeta, l'espressione di un papa statunitense da parte del Vaticano avrebbe potuto implicare un allineamento e una concentrazione di potere eccessivi. Al contempo, il passato missionario di Prevost e la sua ampia conoscenza del mondo esterno all'Occidente fu ritenuto dagli osservatori delle dinamiche vaticane ed ecclesiali come un fattore complementare alla sua origine statunitense che ne ha favorito la scelta come figura di mediazione.
Per il primo saluto dalla loggia, a differenza del predecessore, riprese ad indossare l'abito corale con mozzetta rossa e la stola papale. Nel suo primo discorso pubblico come papa, Leone XIV utilizzò come filo conduttore un augurio incondizionato per una pace "disarmata e disarmante" nel mondo recitando la preghiera dell'Ave Maria prima di dare la sua prima benedizione Urbi et Orbi.
Il 9 maggio papa Leone XIV celebrò la sua prima messa pro Ecclesia nella Cappella Sistina, alla presenza dei cardinali, elettori e non.
Possiede due distinte croci pettorali, al cui interno sono collocate alcune reliquie di santi, tra cui quelle di sant'Agostino, santa Monica e san Leone Magno.
Il 10 maggio 2025, in occasione del suo incontro con i cardinali nell'Aula del Sinodo, papa Leone XIV spiegò le ragioni della scelta del suo nome pontificale, confermando le interpretazioni di diversi commentatori:

Tagliato: nel primo d'azzurro a un giglio d'argento; nel secondo di bianco, al cuore ardente e trafitto da una freccia posta in sbarra, il tutto di rosso e sostenuto da un libro al naturale. Lo scudo timbrato da una mitra d'argento, ornata di tre fasce d'oro unite da un palo dello stesso, con le infule svolazzanti, foderate di rosso, crocettate e frangettate d'oro, e accollato alle chiavi petrine decussate e addossate, quella in banda d'oro e quella in sbarra d'argento, legate da un cordone di rosso. Sotto lo scudo, il cartiglio d'argento recante il motto In Illo Uno Unum in lettere maiuscole di nero.
Il 10 maggio vennero resi noti anche lo stemma papale e la firma del papa, come anche la foto ufficiale. Il motto vescovile e cardinalizio di Prevost, In Illo uno unum, resta invariato; papa Leone XIV divenne quindi il secondo papa, dopo il predecessore papa Francesco, a mantenere il motto nel proprio simbolo papale.
Lo stemma papale è sostanzialmente lo stesso stemma del periodo cardinalizio, ma armato con gli attributi della dignità papale. Esso è timbrato dalla mitra papale (si tratta del terzo papa ad utilizzarla al posto del triregno, ricordato nelle tre fasce d'oro), è accollato delle chiavi di San Pietro, e ha come scudo lo stemma cardinalizio.
Lo scudo è tagliato in due:
Circa il motto da lui scelto, il 22 maggio 2025, durante un discorso tenuto nella Sala Clementina all'assemblea generale delle Pontificie Opere Missionarie, Leone XIV disse:
Il 10 maggio, dopo essersi recato al santuario di Genazzano per una visita non ufficiale nota solo alle autorità locali, papa Leone XIV fece tappa alla basilica di Santa Maria Maggiore per rendere omaggio alla tomba di papa Francesco, deponendovi una rosa bianca.
L'11 maggio, dopo la messa nelle Grotte Vaticane della basilica di San Pietro, il pontefice recitò il suo primo Regina Caeli dalla loggia della basilica vaticana, cantando i primi versi e denunciando nel discorso seguente, tra le altre cose, l'invasione russa dell'Ucraina, per cui chiese "una pace autentica, giusta e duratura"; la guerra di Gaza di cui auspicò un rinnovamento del cessate il fuoco, l'ammissione di aiuti umanitari alla popolazione palestinese e la liberazione degli ostaggi israeliani. Infine accolse positivamente il cessate il fuoco nel conflitto del Kashmir tra India e Pakistan, per cui sperava in un accordo di pace durevole.
Il giorno successivo, papa Leone XIV incontrò nell'Aula Paolo VI i rappresentanti dei media convenuti a Roma per il conclave. Il 16 maggio ricevette invece in udienza, nella Sala Clementina del Palazzo Apostolico, i membri del corpo diplomatico accreditato presso la Santa Sede in occasione dell'inizio del suo ministero petrino.
Il 21 maggio papa Leone XIV tenne la sua prima udienza generale in piazza San Pietro, davanti a migliaia di persone, dove riprese il ciclo di catechesi iniziate dal suo predecessore sul tema "Gesù Cristo nostra speranza", che si svolgeranno lungo l'intero anno giubilare, incentrando la sua meditazione sulla parabola del seminatore. Il pontefice ricordò anche papa Francesco a un mese esatto dalla morte e rinnovò l'appello alla pace, ricordando in particolare la grave situazione nella Striscia di Gaza.

Il 18 maggio con la messa di inizio del pontificato sul sagrato della basilica di San Pietro in Vaticano iniziò formalmente e solennemente il ministero petrino, durante la quale ricevette l'anello del pescatore dal cardinale Luis Antonio Tagle e il pallio dal cardinale Mario Zenari, simboli del nuovo ministero di pastore della Chiesa universale. Per l'occasione utilizzò la casula utilizzata da papa Giovanni Paolo II e la ferula realizzata per papa Paolo VI da Lello Scorzelli.
Prima dell'inizio della cerimonia, Leone XIV attraversò con la papamobile piazza San Pietro e via della Conciliazione gremita di circa 200 mila persone. Concelebrarono sul sagrato 200 cardinali e 750 tra arcivescovi, vescovi e sacerdoti; furono presenti anche 156 delegazioni da tutto il mondo, oltre a 39 delegazioni ecumeniche di altre religioni, tra cui il patriarca ecumenico di Costantinopoli Bartolomeo I.

Papa Leone XIV ha aperto l'omelia della messa d'inizio del suo pontificato rendendo onore al suo predecessore e ricordando la sua elezione in conclave. Ha poi parlato dell'importanza dell'amore e dell'unità come scopo della missione di Pietro, di cui egli è il successore.
Al termine della celebrazione eucaristica, il Santo Padre recitò il Regina Caeli.
Il 20 maggio, due giorni dopo l'inaugurazione del ministero petrino, il Santo Padre prese possesso della basilica di San Paolo Fuori le Mura, pregando sulla tomba dell'apostolo delle genti e pronunciando un'omelia incentrata sulla "grazia della chiamata" e sull'"obbedienza della fede". Il 25 maggio, dopo aver ricevuto l'omaggio del sindaco di Roma Roberto Gualtieri ai piedi della scalinata del Campidoglio, si recò alla basilica di San Giovanni in Laterano per prendere possesso della cathedra romana; al termine della celebrazione eucaristica di insediamento, il Papa raggiunse la basilica di Santa Maria Maggiore per pregare davanti l'icona della Salus populi romani e per fare visita alla tomba di papa Francesco.
Sin dall’elezione, Leone XIV ha impostato il governo della Chiesa nel segno dell’unità ecclesiale e della chiarezza istituzionale.
Il 9 maggio 2025 ha confermato donec aliter provideatur i membri dei vari organismi della curia romana.
Primo importante atto strutturale del pontificato è il motu proprio Coniuncta Cura, emanato il 29 settembre 2025 al fine di definire il sistema di gestione degli investimenti della Santa Sede. Il provvedimento ha abrogato il rescritto del 23 agosto 2022 che sanciva l’esclusività gestionale del patrimonio della Santa Sede all'Istituto per le Opere di Religione.
Con il motu proprio Immota Manet, promulgato l’11 novembre 2025, il Pontefice ha ricostituito il settore centrale della diocesi di Roma, rafforzando il ruolo del cardinale vicario e cercando una struttura più leggibile e funzionale per il governo pastorale della città soppresso nel precedente pontificato. Ha aggiornato la Costituzione del Vicariato di Roma, confermando il cardinale vicario come guida del Vicariato e giudice ordinario della diocesi, mentre il coordinamento degli uffici resta incardinato in una catena di responsabilità più chiara. In parallelo, ha anche ricostituito il Settore Centro della diocesi, riportando sotto un’unica area le cinque prefetture centrali, dopo una precedente riorganizzazione che le aveva distribuite diversamente.
Il 23 novembre 2025 sono stati promulgati il Regolamento Generale della Curia Romana e il Regolamento del Personale della Curia Romana, chiarendo la distribuzione delle competenze tra i vari dicasteri e i criteri di gestione delle procedure amministrative e del personale della Santa Sede; inoltre, viene sancito il rafforzamento del ruolo della Segreteria di Stato attribuendole funzioni di coordinamento istituzionale e viene affidata alla Segreteria per l’Economia la gestione organica del personale del Vaticano.
Proseguendo il percorso di riordino istituzionale dello Stato del Vaticano, il 31 luglio 2026 il pontefice ha promulgato una nuova Legge fondamentale dello Stato, sostituendo la precedente del 2023; con essa, si consente ai non cardinali di accedere alla carica di Presidente del Governatorato.
Il 7 e l’8 gennaio 2026, subito dopo la chiusura del Giubileo del 2025, si è svolto il primo concistoro straordinario del pontificato; al termine dei lavori, il Pontefice ha stabilito l’indizione a cadenza annuale di concistori straordinari al fine di favorire il dialogo tra i cardinali e la collegialità nella curia.
L’8 ottobre 2026, dopo aver accettato le dimissioni del cardinale Giovanni Battista Re, ratifica l'elezione del nuovo decano del collegio cardinalizio, ovvero il cardinale Luis Antonio Tagle.

Fin dalla sua prima apparizione pubblica alla loggia delle benedizioni, papa Leone XIV riprese l'uso dell'abito corale, mai usato dal predecessore, che comprende la mozzetta rossa, la croce pettorale con cordone dorato e la stola papale. Sebbene in continuità con alcune scelte stilistiche del predecessore indirizzate a una maggiore sobrietà – Prevost ha infatti scelto di continuare a indossare le sue scarpe nere invece dei tradizionali mocassini rossi papali, così come ha scelto di adoperare l’anello piscatorio e la croce pettorale d’oro solo nelle occasioni più solenni – papa Leone XIV ha optato per recuperare alcuni aspetti della tradizione pontificia.
Firmando la sua prima foto ufficiale diffusa dai media vaticani, il Santo Padre utilizzò la sigla P.P. nel nome pontificale, tradizionalmente utilizzata dai pontefici, ma che non era stata adoperata dal predecessore. A differenza di papa Francesco, che scelse di risiedere stabilmente presso la Domus Sanctae Marthae anche dopo la sua elezione, Leone XIV ristabilì la consuetudine di vivere presso l'appartamento papale del Palazzo Apostolico. Sin dall'inizio del suo pontificato, inoltre, Prevost scelse di trascorrere alcuni periodi di riposo durante i mesi estivi presso le ville pontificie di Castel Gandolfo, riprendendo una tradizione antica anch'essa abbandonata dal suo predecessore. Durante la sua prima estate da pontefice, Leone XIV soggiornò presso Villa Barberini, nell'appartamento a suo tempo destinato ad accogliere il Segretario di Stato della Santa Sede, nell'attesa che il Palazzo Pontificio, trasformato in museo nel 2016 da papa Francesco, venisse adeguato alle esigenze del Pontefice; egli riprese, come da tradizione, a soggiornare presso il Palazzo Pontificio a partire dal mese di luglio del 2026.
Il 29 giugno 2025, solennità dei santi Pietro e Paolo, Leone XIV riprese la consuetudine di imporre personalmente durante la celebrazione eucaristica i palli agli arcivescovi metropoliti nominati durante il corso dell'anno; tale tradizione fu abbandonata da papa Francesco nel 2015 in luogo di una celebrazione più snella durante la quale il Santo Padre si limitava a consegnare nelle mani dell'arcivescovo il pallio, e quest'ultimo gli veniva imposto da un legato pontificio (generalmente il nunzio apostolico) durante una successiva celebrazione presso la sua chiesa locale.
Il 5 settembre 2025 il papa ha indossato un saturno bianco ricevuto in dono, modello che non veniva utilizzato da un pontefice dai tempi di papa Paolo VI.
A partire dal Natale del 2025 papa Leone XIV ha ripreso la tradizione, interrotta con Francesco, di indossare con la talare la fascia recante il proprio stemma papale ricamato.
In occasione della Pasqua del 2026, il papa ha ripristinato la tradizione del Giovedì santo della lavanda dei piedi di dodici sacerdoti del clero romano. Durante la via Crucis al Colosseo del successivo 3 aprile il pontefice ha inoltre portato a mano la croce per tutte e 14 le stazioni, come non avveniva da tempo anche in ragione dell’età avanzata o dei problemi di salute dei suoi predecessori.
Il 14 maggio 2025, in occasione del Giubileo delle Chiese orientali, Leone XIV sottolineò l'importanza di preservare le tradizioni e i riti liturgici orientali, e incaricò il Dicastero per le Chiese Orientali di definire linee guida per i vescovi di rito latino che assistono i fedeli orientali affinché questi pastori possano concretamente sostenere i cattolici orientali della diaspora e possano preservare le loro tradizioni viventi e arricchire con la loro specificità il contesto in cui vivono.
Il pontificato di Leone XIV si caratterizza per un approccio diplomatico ponderato e pragmatico, intervenendo sui principali scenari di crisi al fine di favorire l’apertura di canali negoziali.
Leone XIV ha attribuito all’Europa un ruolo di particolare rilievo nella geopolitica vaticana, sottolineandone il contributo fondamentale alla cultura cattolica.
In tal senso, il pontefice si richiama al pensiero di figure quali Alcide De Gasperi e Robert Schuman, promuovendo l’unità del continente europeo mediante la riconciliazione dei popoli e la valorizzazione del «retaggio comune europeo»
Leone XIV, primo pontefice proveniente dagli Stati Uniti, ha avuto modo di lodarne in occasione del 250° anniversario dell’indipendenza i principi di «libertà, uguaglianza, giustizia e democrazia» ; il pontefice ha altresì espresso la propria volontà di non essere coinvolto nella politica di parte, al fine di evitare l’acuirsi della polarizzazione.
Nel 2026, per la sua posizione contraria alla guerra d'Iran, Leone XIV è stato fronteggiato dal presidente Donald Trump, il quale ha accusato il pontefice di essere «debole sul crimine e pessimo in politica estera» e di «essere d'accordo che l'Iran possieda un'arma nucleare»; il pontefice ha replicato alle critiche affermando che «se qualcuno vuole criticarmi per aver proclamato il Vangelo, almeno lo faccia dicendo la verità».
Sotto il pontificato di Leone XIV è proseguita l’applicazione dell'accordo provvisorio sulla nomina dei vescovi, rinnovato da papa Francesco fino al 22 ottobre 2028.
Papa Leone XIV mantiene una posizione ferma e coerente con la dottrina della Chiesa, considerandolo un grave male morale e una violazione della dignità della vita umana fin dal concepimento. È infatti fortemente contrario all'aborto in ogni circostanza, definendolo "il più grande distruttore della pace" in discorsi come quello al convegno "One humanity, one planet" del febbraio 2026, citando Madre Teresa di Calcutta. Ha espresso un "rifiuto categorico" verso pratiche che negano la vita nascente, criticando l'uso di risorse pubbliche per l'interruzione volontaria di gravidanza e le politiche europee che la promuovono come "sicura".
Inoltre nel discorso al Corpo diplomatico nel gennaio del 2026, ha condannato l'aborto con le seguenti parole:
Prevost mantiene su questi temi una linea dottrinalmente coerente con le posizioni del mondo cattolico, ma con uno stile pastorale che insiste molto sull’accoglienza delle persone.
Ribadisce che il matrimonio, per la Chiesa, resta solo l’unione stabile tra uomo e donna; non apre quindi al matrimonio tra persone dello stesso sesso né al loro riconoscimento come “famiglia” in senso sacramentale. Opponendosi a ciò, e alle leggi che equiparano le coppie omosessuali alla famiglia fondata su uomo e donna, presenta questa difesa della famiglia “tradizionale” come un servizio al bene comune e alla tutela dei bambini. Al tempo stesso però non revoca le benedizioni alle coppie omosessuali avviate sotto Francesco, purché non assomiglino a un rito di matrimonio: accetta la prassi come gesto pastorale, ma senza presentarla come approvazione del modello di vita. Sottolinea che le persone LGBTQ sono benvenute nella Chiesa, possono accedere ai sacramenti (a certe condizioni) e devono essere rispettate, ma chiede di non trasformare questa accoglienza in una “legittimazione” dottrinale delle unioni.
Su persone trans e non binarie ribadisce che la dottrina sull’identità sessuale e sul matrimonio “non cambia”, ma invita a distinguere tra ideologia e persone concrete: chiede di accoglierle, ascoltarle in confessione e accompagnarle, senza però riconoscere transizioni e nuove identità come compatibili con l’insegnamento ufficiale.
Difende in modo netto l’antropologia classica della Chiesa: uomo e donna sono realtà create e complementari, non semplici costrutti culturali modificabili a piacere. Questo lo porta a criticare l'ideologia di genere quando nega la differenza sessuale o la separa dal corpo.
A differenza di papa Francesco, che ha criticato l’ideologia di genere definendola una "guerra alla natura" e un "pericolo", ma al tempo stesso ha mantenuto un atteggiamento di dialogo e prossimità verso le persone transgender, attraverso incontri pubblici e gesti concreti di accoglienza, come l’ospitalità in comunità religiose, sottolineando l’importanza del discernimento e dell’inclusione sociale, Leone XIV esprime una posizione dottrinale più ferma. Egli ribadisce con maggiore chiarezza l’antropologia binaria (uomo/donna), escludendo cambiamenti relativi all’identità sessuale e alle transizioni di genere sul piano dell’insegnamento ecclesiale. Pur affermando l’accoglienza e il rispetto delle persone, distingue in modo più netto tra ciò che considera un’impostazione ideologica e la realtà concreta delle singole esperienze personali.
Papa Leone XIV ha delineato una visione dell’ecumenismo cattolico-ortodosso radicandola sia nella memoria storica cristiana sia nella concreta esperienza del dialogo contemporaneo. Questo approccio si fonda su alcune linee interpretative che possono essere identificate come costanti nel suo insegnamento recente.
Innanzitutto, il Papa pone l’accento su un'unità visibile dei cristiani non come semplice ideazione astratta, bensì come impegno concreto sostenuto da dialogo teologico, incontri fraterni e preghiera comune. Tale impegno si inscrive nella continuazione della linea tracciata dal Concilio Vaticano II e da successivi documenti ecumenici cattolici, in cui l’ecumenismo è inteso non come assorbimento di una tradizione nell’altra, né come dominio di una sui restanti, ma come scambio reciproco dei doni spirituali ricevuti dallo Spirito Santo, per la “gloria di Dio” e “l’edificazione del corpo di Cristo”.
In particolare, la celebrazione del 1700º anniversario del Concilio di Nicea I costituisce per Leone XIV un punto di riferimento simbolico e teologico. Il Concilio, e in particolare il credo niceno-costantinopolitano, rappresenta il fondamento condiviso della fede cristiana e un criterio di riferimento per ogni dialogo ecumenico. Per il Papa, riconoscere questa base comune significa anche confrontarsi con le controversie teologiche storiche che hanno caratterizzato la separazione tra le Chiese cattolica e ortodossa, cercando di superare quelle che hanno perso la loro ragion d’essere nella situazione contemporanea senza rinnegare le differenze dottrinali autentiche.
Dal punto di vista ecclesiologico, il magistero di Leone XIV ribadisce che la pienezza dell’unità cristiana non è ancora stata raggiunta, ma resta un obiettivo prioritario. La collaborazione con il Patriarca ecumenico di Costantinopoli, Bartolomeo I, e con altre chiese ortodosse si esprime sia nell’impegno per la rinuncia all’uso della religione per giustificare violenza sia nella promozione di iniziative congiunte per la pace e la giustizia. In documenti e dichiarazioni condivise, i due leader richiamano l’appello evangelico all’unità in vista della credibilità della testimonianza cristiana nel mondo contemporaneo.
Infine, lo stesso Leone XIV sottolinea l’importanza della sinodalità come dimensione che non riguarda solo la Chiesa cattolica interna, ma costituisce un paradigma di dialogo capace di favorire la comprensione reciproca tra tradizioni ecclesiali diverse. La sinodalità, in questo senso, è parte integrante del cammino ecumenico, poiché implica ascolto, partecipazione e coinvolgimento delle comunità cristiane nel riconoscimento dei punti di convergenza e nel rispetto delle distinzioni dottrinali.
La Dichiarazione congiunta firmata in Turchia a Istanbul il 29 novembre 2025 da Papa Leone XIV e dal Patriarca Ecumenico Bartolomeo I rappresenta un passo storico nel dialogo ecumenico tra cattolici e ortodossi.
Il documento è stato siglato al Palazzo Patriarcale durante il primo viaggio apostolico di Leone XIV in Turchia, in occasione del 1700º anniversario del Concilio di Nicea e celebra l'unità delle date pasquali nel 2025 riaffermando l'impegno per una Pasqua comune futura.
Punti principali:
Il documento ha avuto le prime conseguenze pratiche, ha accelerato iniziative come preghiere congiunte e servizi caritativi condivisi, con effetti visibili in eventi come celebrazioni unite e appelli alla pace in conflitti globali. I media ortodossi e cattolici ne lodano il valore simbolico, aumentando la visibilità cristiana unita contro violenze giustificate religiosamente.

La genealogia episcopale è:
La successione apostolica è:
| Genitori | Nonni | Bisnonni | Trisnonni | ||||||||||
| Santo Riggitano | Giuseppe Riggitano | ||||||||||||
| Concetta Buccafusca | |||||||||||||
| Salvatore Giovanni Riggitano | |||||||||||||
| Maria Alioto | Francesco Alioto | ||||||||||||
| Vittoria Trusiano | |||||||||||||
| Louis Marius Prevost | |||||||||||||
| Ernest Auguste Fontaine | Pierre Gustave Fontaine | ||||||||||||
| Louise Adrienne Aubin | |||||||||||||
| Suzanne Louise Marie Fontaine | |||||||||||||
| Jeanne Eugénie Prévost | Romain Pascal Prévost | ||||||||||||
| Jeanne Chauvin | |||||||||||||
| Papa Leone XIV (Robert Francis Prevost) |
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| Jacques Martinez | Raphael Martinez | ||||||||||||
| Marguerite Cadeneth | |||||||||||||
| Joseph Norvale Martinez | |||||||||||||
| Marie Rose Ramos | George Pantaleon Ramos | ||||||||||||
| Julienne Jacquet Montreuil | |||||||||||||
| Mildred Agnes Martinez | |||||||||||||
| Ferdinand David Baquié | Joseph Aristide Fleury Baquié | ||||||||||||
| Celeste Lemelle | |||||||||||||
| Louise Baquié | |||||||||||||
| Eugénie Granbois | Paul Eugene Joseph Granbois | ||||||||||||
| Odile Copele | |||||||||||||
Papa Leone XIV è sovrano degli ordini pontifici della Santa Sede.
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