| Leponzio † | |
|---|---|
| Parlato in | Italia nord-occidentale, Svizzera meridionale |
| Periodo | VI - I secolo a.C. ca. |
| Parlanti | |
| Classifica | estinta |
| Altre informazioni | |
| Scrittura | Alfabeto di Lugano |
| Tassonomia | |
| Filogenesi | Lingue indoeuropee Lingue celtiche Lingue celtiche continentali Lingua leponzia |
| Codici di classificazione | |
| ISO 639-3 | xlp (EN)
|
| Glottolog | lepo1240 (EN)
|

La lingua leponzia (o lepontico) è una lingua celtica estinta del ramo continentale, attestata da iscrizioni dell'Italia nord-occidentale e della Svizzera meridionale databili tra il VI secolo a.C. e il I secolo a.C. Il suo territorio principale si estende nell'area dei laghi tra la Lombardia occidentale, il Canton Ticino e il Piemonte orientale, ai margini meridionali della Rezia e nei territori nord-occidentali della Gallia Cisalpina (corrispondenti oggi al Canton Ticino, in Svizzera, alla Val d'Ossola e alla Lombardia occidentale in Italia settentrionale). La lingua prende convenzionalmente nome dal popolo dei Leponzi, stanziato tra i territori alpini e subalpini dell'odierno Canton Ticino, dei Grigioni, della Val d'Ossola e dell'area dei laghi, anche se è discusso se le iscrizioni siano effettivamente riconducibili a quel gruppo etnico. Ne è assodata la natura celtica, del ramo continentale nella fattispecie, mentre tra i linguisti non v'è consenso unanime sul se costituisca un idioma a sé stante oppure una forma antica e periferica del gallico cisalpino.
La lingua è documentata da un corpus di iscrizioni redatte nell'alfabeto di Lugano, una delle varietà di alfabeto italico settentrionale derivate dall'alfabeto etrusco. Le testimonianze si concentrano nell'area intorno a Lugano, estendendosi ai bacini del lago di Como e del lago Maggiore. Scritture affini furono impiegate anche per il retico e il venetico.
Le testimonianze della fase più antica si concentrano entro un raggio di circa 50 km attorno a Lugano, comprendendo il Canton Ticino e i Grigioni, in Svizzera, oltre ai territori italiani dei laghi; quest'area coincide in larga parte con le fasi finali della cultura di Golasecca, ai cui portatori le iscrizioni leponzie più antiche sono generalmente associate, pur restando convenzionale l'attribuzione etnica ai Leponzi. Un ruolo centrale nella prima ricezione e adozione della scrittura è attribuito al nucleo proto-urbano di Sesto Calende-Golasecca-Castelletto Ticino.
Tra i testi più noti figura la stele di Prestino, frazione di Como presso l'antica Comum, che reca l'iscrizione uvamokozis: plialeθu: uvltiauiopos: ariuonepos: siteś : tetu.
Con l'arrivo dei Galli nella pianura padana, a partire dalla metà del I millennio a.C., il quadro linguistico dell'area si modifica: accanto al leponzio si diffonde il gallico cisalpino, mentre con la successiva conquista da parte della Repubblica romana l'epigrafia locale si esaurisce entro l'età augustea.
Il raggruppamento in un'unica lingua di tutte le iscrizioni in alfabeto di Lugano è discusso, anche perché in antico uno stesso alfabeto poteva notare lingue diverse. Fino agli studi di Michel Lejeune (1971) il leponzio era spesso considerato un idioma pre-celtico, forse affine all'antico ligure (Whatmough 1933, Pisani 1964); secondo questa opinione, prevalente fino agli anni settanta del Novecento, il nome "leponzio" spettava alla lingua non celtica, mentre quella celtica andava detta lingua gallica cisalpina. Lejeune ne sostenne invece la natura celtica, pur ritenendolo distinto dal gallico cisalpino e divergente quanto il celtiberico; questa lettura è a lungo prevalsa. Successivamente Joseph F. Eska ha argomentato che il leponzio non sia una lingua a sé, ma un membro periferico e alquanto divergente del continuum dialettale gallico. Nella sintesi di David Stifter, "celtico cisalpino" è un termine di natura epigrafica che raccoglie due lingue celtiche distinte ma probabilmente vicine, il leponzio e il gallico cisalpino, entrambe verosimilmente riconducibili al ramo gallico.
Poiché la lingua prende nome dai Leponzi, che abitavano valli delle Alpi meridionali al confine con la Gallia Cisalpina, alcuni celtisti estendono il termine "leponzio" a tutti i dialetti celtici dell'Italia antica. L'uso è messo in discussione da chi considera i Leponzi una delle diverse tribù indigene delle Alpi, distinta dai Galli insediatisi più tardi nella pianura padana; è stato inoltre osservato che le iscrizioni potrebbero non essere opera di Leponzi in senso etnico.
Il leponzio è scritto nell'alfabeto di Lugano, una varietà di alfabeto nord-italico derivata da un modello etrusco settentrionale, adottato nell'area dei laghi a partire almeno dalla fine del VII secolo a.C.. Nella sua forma più comune l'alfabeto utilizza quattordici lettere (a, e, i, k, l, m, n, o, p, r, s, ś, t, u), mentre alcuni segni ulteriori (v, z, θ, χ) sono limitati alla prima fase di sperimentazione grafica.
La scrittura è poco adatta a rendere i suoni di una lingua celtica antica: non distingue di norma le occlusive sonore da quelle sorde (i segni p, k e t valgono sia per /p/-/b/ sia per /k/-/g/ sia per /t/-/d/) e non nota l'opposizione tra consonanti semplici e geminate né quella tra vocali brevi e lunghe. Nell'adattamento del modello etrusco i segni che nell'alfabeto d'origine indicavano le occlusive sorde e aspirate furono riutilizzati per le coppie sorde e sonore, il che rende talvolta necessaria una doppia trascrizione delle iscrizioni, diplomatica (valore originario del segno) e interpretativa (valore fonetico effettivo). Tratti caratteristici della scrittura leponzia sono l'uso quasi esclusivo del cosiddetto "segno a farfalla" per ś e lo sviluppo della forma dell'alpha "a bandiera", parallelo alla caduta in disuso del digamma.
| Controllo di autorità | GND (DE) 4264439-2 |
|---|