| Libano frazione | |
|---|---|
| Localizzazione | |
| Stato | |
| Regione | |
| Provincia | |
| Comune | Sedico |
| Territorio | |
| Coordinate | 46°09′07.56″N 12°09′34.13″E |
| Altitudine | 500 m s.l.m. |
| Abitanti | |
| Altre informazioni | |
| Prefisso | 0437 |
| Fuso orario | UTC+1 |
| Patrono | santi Faustino e Giovita |
| Cartografia | |
Libàno è una frazione del comune di Sedico, in provincia di Belluno.
La frazione è posta nella parte più settentrionale del territorio di Sedico, al confine con il comune di Belluno; quasi totalmente conurbata con la vicina Bolago, si sviluppa sui primi declivi della dorsale della Pala Alta, parte del Gruppo dello Schiara (Dolomiti Meridionali di Zoldo).
Il toponimo è di probabile origine romana (desinenza "ano" come nello stesso comune Bribàno e Longàno) in quanto si riferisce alla colonizzazione romana.
Testimonianza dell'esistenza del paese ci giunge sicuramente a partire dal Basso Medioevo, come riscontrabile dalla sua presenza in varie cartine e mappe del tempo.
Ogni paese in generale aveva il suo signorotto, che viveva in una specie di casa-fortezza provvista di torre; le famiglie nobiliari prendevano il nome dal luogo dove risiedevano; così per Libano vi erano i da Libàno.
A partire dal Basso Medioevo anche gli abitanti del comune di Sedico si organizzarono in Regole, che garantivano un governo della cosa pubblica e della vita comunitaria del territorio delle frazioni. Compito della Regola era quello di provvedere alla viabilità, alla sistemazione degli argini dei torrenti, all'assegnazione di legname, dei pascoli, dei territori da sfalciare e, inoltre, provvedere ai principali bisogni della Chiesa.
Il territorio del comune, fino all'arrivo di Napoleone, risulterà diviso nettamente in due, con la Parte Alta appartenente al Pedemonte e quella Bassa alla Pieve di Sedico.
A livello dell'economia locale, era importante l'industria delle mole, estratte nella zona tra Libano e Tisoi (comune di Belluno) e che venivano esportate in tutta Europa. Il materiale veniva estratto dalle grotte (le buse mole), con un lavoro faticoso e nocivo per la salute (silicosi) e poi era manipolato all'aperto. Quelle mole, di arenaria, erano molto rinomate tanto da essere esportate in tutto il bacino del Mediterraneo e addirittura nell'Arcipelago britannico. Venivano usate per affilare gli arnesi metallici. Per le fucine, dove si affilavano anche coltelli, ne venivano prodotte apposite di grandi dimensioni. Erano trasportate a Belluno su carri per essere poi caricate sulle zattere provenienti dal Cadore e dirette a Venezia attraverso il Piave.
La storia più recente delle frazioni parla, a partire dalla seconda metà del XIX secolo e della famigerata tassa sul macinato, come per tutto il comune ed il Bellunese, di ondate di emigrazione verso le Americhe (Stati Uniti, Argentina e Brasile) negli anni '80 e '90 dell'Ottocento e ancora agli inizi del Novecento.
Durante la Seconda Guerra Mondiale dopo l'8 settembre 1943 la provincia di Belluno, insieme all'Alto Adige ed il Trentino, fu occupata da parte dei nazisti nella Operationszone Alpenvorland - Zona di operazioni delle Prealpi, appendice del Terzo Reich, sotto il comando del Gauleiter Franz Hofer. Numerose furono le bande di partigiani che si scontrarono con l'esercito tedesco e con il "Corpo di Sicurezza Bellunese" (CSB) e che in comune di Sedico spesso trovarono rifugio nelle montagne come la Pala Alta.

La vecchia chiesa di Libàno, in località Valdenere, parrocchiale dal 1784 (anno di istituzione della parrocchia) al 1901 (consacrazione della nuova chiesa a Bolago), è sconsacrata e abbandonata da anni. Una prima struttura adibita a chiesa nello stesso luogo potrebbe risalire ai secoli VIII-IX, come testimonierebbe un pluteo (ora al museo civico di Belluno). Non si può nemmeno escludere la sua edificazione su un precedente tempio romano, come lascerebbe intendere una lapide che riporta il nome di Flavio Ostilio Sertoriano. Le prime notizie scritte, riportate dallo storico Giorgio Piloni, si riferiscono al 1346. All'interno della chiesa si possono osservare i resti di affreschi attribuiti a Marco da Mel, del 1524. Il suo campanile, tuttora funzionante per le chiamate alle funzioni e per l'orologio, è ben visibile da tutto il fondovalle a distanza di chilometri.
I fondi finanziari della parrocchia e quelli della curia diocesana non sono sufficienti per un restauro; a ciò vuole contribuire il Circolo ricreativo e culturale “San Giorgio”, che dal 2014 è alla ricerca di fondi che permettano un recupero dell'edificio.
Nel 1963, all'indomani della tragedia del Vajont, la chiesa di Libano ospitò alcune salme recuperate lungo la Piave, come testimoniato da alcune foto d'epoca.

Accanto alla vecchia parrocchiale sorgeva la piccola chiesa di Valdenere. L'attuale edificio risale al secolo XVIII: venduto nel 1940 dalla Diocesi di Belluno-Feltre, è sconsacrato ed adibito ad abitazione privata.
Lo storico Giorgio Piloni (1539-1611) ricorda un vescovo di Belluno, tale Felice, vissuto nel periodo della guerra goto-bizantina, sepolto nella chiesetta di Valdenere tra Bolago e Barp, dove si era ridotto ad abitare per stare lontano dagli Arianni. Questa notizia ha avuto conferma grazie al ritrovamento avvenuto in tale località nel 1762 di un coperchio di sarcofago a baule, databile per l'appunto al VI secolo, recante l‟iscrizione + FELIX. EPS; tale sarcofago fu in seguito andato perduto, ma ce ne resta un'immagine grazie a Francesco Monaco, incisore del Settecento
Piccola chiesa nel centro di Libano, dedicata a San Giovanni Battista, presenta al suo interno un pregevole affresco dell'Ultima Cena con gamberi di Giovanni da Mel.
Si tratta di un complesso del secolo XVII con morfologia ad "L", in mediocre stato di conservazione, il cui lato lungo è occupato dai corpi a due livelli degli annessi rustici e il lato corto dal corpo padronale rettangolare su tre piani. All'interno sono visibili tracce di decorazioni ad affresco.
È separata da Villa Doglioni dalla strada comunale. Eretto nel XVIII secolo, è un complesso costituito dal corpo padronale di forma rettangolare su tre livelli a cui si affianca, formando una struttura ad "L", un annesso rustico; ad ovest si trova un piccolo giardino. È in ottimo stato di conservazione e fornisce alcune aule alla scuola elementare dei paesi.
La linea extraurbana di corriere dell'azienda Dolomitibus serve la frazione sulla tratta Belluno-Libàno-Barp-Mas.
A Libano si trova il campo storico della squadra calcistica San Giorgio ("i lancieri biancorossi"), che nel 2013 si è fusa con il Sedico per formare l'Union San Giorgio Sedico, che si è ulteriormente fusa nel 2021 con le compagini di Belluno e della Feltrese per formare la squadra Dolomiti Bellunesi Calcio. La squadra milita attualmente nel campionato di Serie C