
I licheni sono organismi simbionti derivanti dall'associazione principale di due organismi: un organismo autotrofo – un cianobatterio o un'alga (per lo più una clorofita) – e uno eterotrofo, un fungo, in genere un ascomicete o un basidiomicete. Le più recenti teorie hanno evidenziato come questo modello sia troppo semplicistico e come la simbiosi sia in realtà da considerarsi un micro ecosistema in cui accanto a un fungo principale e un organismo fotosintetico partecipano altri funghi batteri e virus.
Sono caratterizzati da un tallo e vengono classificati basandosi sulla tassonomia della specie fungina. I due simbionti convivono traendo reciproco vantaggio: il fungo, eterotrofo, sopravvive grazie ai composti organici prodotti dalla fotosintesi del partner fotosintetico che riceve in cambio protezione dal disseccamento e dai raggi uv, sali minerali ed acqua.
L'evoluzione della lichenizzazione è probabilmente molto antica e non è avvenuta da un gruppo monofiletico di funghi lichenizzati. La lichenizzazione si è evoluta indipendentemente in numerosi gruppi, ipotesi avallata anche dai recenti studi molecolari.
Sono organismi pionieri ed estremofili, in quanto possono sopravvivere in ambienti estremi, dove le condizioni di vita per altri organismi sono proibitive.

Nel 1867 Simon Schwendener propose la cosiddetta dual hipothesys, teoria allora rivoluzionaria ovvero che non si trattasse di un unico organimo ma di due diversi. Per anni la sua teoria fu contestata finché nel 1877 Albert Bernhard Frank coniò il termine simbiosi descrivendo la vita indissolubile tra fungo ed alga. Ricerche recenti sulle componenti genetiche hanno scoperto che oltre ai due componenti principali, contribuiscono alla vita del lichene diversi batteri.
Il nome lichene viene dal greco antico λειχήν?, leichḗn, dalla radice di λείχω (leícho), cioè "lambisco", per la struttura appianata del tallo.
Il micobionte è il simbionte fungino. Alcuni tipi di funghi nella loro evoluzione hanno perso la capacità di lichenizzare, altre specie hanno cambiato tipi di alghe fotosintetiche, sono frequenti anche relazioni simbiotiche nuove. Circa il 25% di tutti i funghi può formare licheni a seconda delle circostanze ed in particolare:
L'85% dei micobionti sono in simbiosi con alghe verdi, il 10% con cianobatteri e il 3-4% contemporaneamente con entrambi.
Il 55% dei funghi lichenizzanti forma talli omeomeri, il 20% forma talli placoidi o squamulosi e il 25% forma talli fogliosi o fruticosi (talli eteromeri).
Il fotobionte è il simbionte fotosintetico (cianobatterio o alga).
Se ne conoscono circa 200 specie, per la maggior parte si tratta di clorofite, sia specie unicellulari sia filamentose, così suddivise:
I licheni che hanno come simbionte fotosintetico un cianobatterio assumono colore e consistenza particolari e possono essere definiti nel complesso "cianolicheni".
L'unione simbiotica non è sempre specie specifica: esperimenti in vitro hanno dimostrato che un singolo micobionte (Cladonia cristatella) risintetizza con 13 specie di Trebouxia isolate [Ahmadjian, 1977].
I licheni crescono in un'ampia gamma di forme e dimensioni: la forma di un lichene è solitamente determinata dall'organizzazione dei filamenti fungini.
Il tallo lichenico, sulla base della forma e delle modalità di adesione al substrato, può assumere differenti morfologie:
In sezione trasversale in un lichene eteromero si possono osservare le seguenti parti:
I licheni si riproducono sia attraverso la riproduzione sessuata (disseminazione di spore che coinvolge il solo fungo) sia attraverso la riproduzione vegetativa.
Come in tutti i funghi i licheni si riproducono per spore, emesse in grandi quantità da organi specializzati (corpi fruttiferi). I corpi fruttiferi sono di svariate tipologie: i più comuni sono apoteci e periteci.
Oltre alla riproduzione sessuale per spore, numerose specie di licheni hanno una riproduzione asessuale che consiste nella dispersione di frammenti del tallo o di propaguli specializzati che contengono entrambi i partner della simbiosi.
Tra i propaguli specializzati i più comuni sono i soredi e gli isidi.
I licheni possono sintetizzare prodotti del metabolismo secondario definiti nel loro complesso sostanze licheniche ed accumulati spesso in forma cristallina sulle ife.
Queste sostanze presentano molti ruoli adattativi per la sussistenza della simbiosi lichenica tra cui:
Aspetti funzionali
Aspetti protettivi
Le sostanze licheniche rivestono un ruolo anche al di fuori della simbiosi con utilizzi sfruttati dall'uomo, come ad esempio:
La Winfrenatia reticulata (cianolichene) ritrovata nelle selci renane del primo Devoniano (specie coeva dei più antichi e conosciuti funghi micorrizici arbuscolari) apre nuovi orizzonti negli studi paleomicologici.
I funghi lichenizzati (licheni) comprendono moltissimi generi, tra i quali:
I licheni sono ottimi indicatori ambientali: grazie alle loro capacità di assorbimento, sono in grado di accumulare una grande quantità di metalli dispersi nell'aria. La concentrazione di questi metalli viene determinata analizzando i talli dei licheni. Il principale metodo di accumulo dei licheni si basa su bioassorbimento: lo ione metallico interagisce con gruppi metalloleganti presenti sulle pareti cellulari o all'interno della matrice stessa dei licheni.
Alcuni licheni hanno un rateo di crescita molto stabile e fisso nel tempo, quindi è possibile utilizzare la dimensione di un lichene cresciuto su una roccia, per stimare da quanti anni quella roccia è stata esposta all'ambiente subaereo, per esempio quando i ghiacciai si ritirano.
Nella mitologia alpina, e in particolare trentina, il lichene è la barba del Salvanel, un folletto che vive nelle foreste.
Nel romanzo L'abitatore (1959), i personaggi, una volta atterrati su Marte, devono difendersi da una massa di licheni dotati di Intelligenza collettiva che cercano di ucciderli.
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