| Liquid Funding Ltd. | |
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| Stato | |
| Forma societaria | Società a responsabilità limitata |
| Fondazione | 19 ottobre 2000 |
| Chiusura | 25 novembre 2015 Liquidazione volontaria dei soci |
| Sede principale | Hamilton |
| Persone chiave |
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| Settore | Servizi finanziari |
| Prodotti | Asset-backed commercial paper Pronti contro termine |
Liquid Funding Ltd. è stata una società finanziaria costituita nelle Bermuda nel 2000 e sciolta nel 2015. Operava come asset-backed commercial paper conduit sponsorizzato dalla banca d'investimento statunitense Bear Stearns, raccogliendo finanziamenti attraverso l'emissione di commercial paper e operazioni di pronti contro termine (repo).
Bear Stearns deteneva inizialmente circa il 40% della struttura societaria; tra il 2001 e il 2007 la società fu presieduta, in qualità di chairman non esecutivo, dal finanziere statunitense Jeffrey Epstein. La vicenda della società tornò all'attenzione mediatica nel 2019, quando l'ICIJ pubblicò un'inchiesta basata su documenti dei Paradise Papers, e nuovamente nel 2026, quando il Financial Times riesaminò il ruolo di Epstein nella società e i suoi rapporti con gli investimenti in titoli legati al mercato dei mutui subprime.
Liquid Funding fu costituita nelle Bermuda il 19 ottobre 2000; l'Offshore Leaks Database indica Appleby come agente societario e Liquid Funding Holdings LLC come azionista. La sede societaria era presso Canon's Court, 22 Victoria Street, Hamilton.
Secondo una ricostruzione del Financial Times del 2026, il veicolo fu costituito per permettere a Bear Stearns di partecipare in modo efficiente, sotto il profilo dei requisiti patrimoniali, al mercato del finanziamento garantito. Nei documenti SEC la società è descritta come un commercial paper conduit sponsorizzato da Bear, Stearns & Co. Inc., con Bear Stearns Bank plc di Dublino come investment manager.
Liquid Funding raccoglieva finanziamenti attraverso l'emissione di asset-backed commercial paper e tramite il mercato dei pronti contro termine, offrendo come garanzia titoli ipotecari e altri strumenti strutturati. Secondo quanto riportato da Miami Herald e McClatchy nell'ambito dell'inchiesta sui Paradise Papers, la società deteneva mutui commerciali e residenziali di qualità elevata, riconfezionati in titoli complessi che le principali agenzie di rating (Standard & Poor's, Fitch e Moody's) contribuirono a certificare con rating AAA.
Documenti depositati presso la SEC confermano l'operatività della società come controparte di diversi operatori finanziari statunitensi: nel 2005, ad esempio, una società immobiliare disponeva di una linea di credito fino a 100 milioni di dollari garantita da titoli CMBS tramite un accordo repo con Liquid Funding. Un rapporto BlackRock relativo al 2006 registra titoli Liquid Funding con rating di breve termine P-1, a conferma della sua presenza tra le controparti di alcuni fondi del mercato monetario statunitensi.
Secondo dati Fitch Ratings ripresi dal Financial Times, nel maggio 2007 Liquid Funding presentava circa 6,7 miliardi di dollari di passività. Con l'aggravarsi della crisi di liquidità sui mercati del credito strutturato, l'esposizione scese a circa 3,7 miliardi di dollari nel settembre dello stesso anno.
La contrazione dell'attività di Liquid Funding coincise con le tensioni che, dal 2007, colpirono i mercati della commercial paper garantita da attività e dei titoli strutturati; la società continuò tuttavia a comparire in portafogli di fondi del mercato monetario anche nella seconda metà dell'anno.
La società non cessò giuridicamente di esistere con il collasso di Bear Stearns nel 2008: la governance proseguì con Christopher Papouras presidente fino al marzo 2010 e Liam MacNamara dal settembre 2011. Liquid Funding entrò infine in liquidazione volontaria dei soci e fu formalmente sciolta il 25 novembre 2015.
Secondo l'Offshore Leaks Database dell'ICIJ, azionista della società era Liquid Funding Holdings LLC. Il Financial Times riporta che Bear Stearns deteneva inizialmente circa il 40% della struttura. L'ICIJ ha inoltre riferito di un investimento nella struttura riconducibile alla Financial Trust Company di Jeffrey Epstein.
Deborah J. Poole fu presidente dal 24 ottobre 2000 al 9 novembre 2001; le succedette Jeffrey Epstein, in carica come chairman fino al 19 marzo 2007. Christopher Papouras ricoprì la presidenza fino al 31 marzo 2010, seguito da Liam MacNamara dal 27 settembre 2011. Tra gli altri amministratori figurano Marcus Klug, Paul Anthony Novelly, James R. Burritt, Ernst Krehan, Fiona Adenike Gores e Jeffrey M. Lipman; un accordo del 2006 indica inoltre Niamh Walsh come joint chief executive officer. La revisione contabile fu affidata a Mary Fulton (2000–2002), Deloitte & Touche (2002–2011) e successivamente PricewaterhouseCoopers.
Jeffrey Epstein fu nominato chairman di Liquid Funding il 9 novembre 2001 e rimase in carica fino al 19 marzo 2007. Secondo Marcus Klug, amministratore della società tra il 2001 e il 2005 e rappresentante di un investitore istituzionale austriaco, il consiglio non si riuniva mai fisicamente né per via telefonica, a conferma di una funzione prevalentemente formale degli organi sociali.
L'inchiesta ICIJ/Miami Herald del 2019, basata su circa 500 pagine di documentazione proveniente dagli archivi Appleby, evidenziò la presenza in Liquid Funding di strumenti quali mortgage-backed securities e collateralized loan obligations, prodotti finanziari successivamente associati agli eccessi che precedettero la crisi del 2007-2008.
Nel 2026 il Financial Times, sulla base di ulteriore documentazione finanziaria e giudiziaria, ha ricostruito il ruolo di Epstein in Liquid Funding come non esecutivo e distinto tale incarico dai suoi investimenti personali nei fondi Bear Stearns High-Grade ed Enhanced Leverage esposti al mercato dei mutui subprime, contestando le ricostruzioni che gli avevano attribuito un ruolo determinante nel collasso di tali fondi.
Liquid Funding compare nei documenti dei Paradise Papers provenienti dallo studio legale offshore Appleby, resi pubblici nel 2017 e analizzati nel 2019 da ICIJ, Miami Herald e McClatchy. L'Offshore Leaks Database dell'ICIJ registra la società come entità bermudiana con collegamenti in Irlanda, e ne ricostruisce governance, revisori e principali rapporti societari.