Lobotomia

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La lobotomia era un intervento di psicochirurgia conosciuto anche come leucotomia. Consisteva nel recidere le connessioni della corteccia prefrontale dell'encefalo. Poteva essere eseguita con la variante dell'asportazione o distruzione diretta di esse. Il risultato più riscontrato era il cambiamento radicale della personalità. La lobotomia era usata in passato per trattare una vasta gamma di malattie psichiatriche come la schizofrenia, la depressione o la psicosi maniaco-depressiva. L'ultima forma di lobotomia, meno distruttiva e più selettiva denominata leucotomia temporale anteriore (utilizzata in caso di epilessia farmacoresistente), non viene più praticata da tempo.

Storia

Il punto colpito nella procedura di Freeman e Watts. Il neurochirurgo Moniz, convinto che le persone disturbate avevano percorsi neurali formati da circuiti abnormi che davano loro idee persistenti, ossessioni e deliri, praticò la rimozione definitiva ma in realtà demolitiva delle connessioni che il cervello, secondo lui, avrebbe riadattato alla nuova configurazione. Il foro nella parte laterale del cranio serviva per iniettare alcol etilico puro nella porzione di "materia bianca" sottostante la corteccia prefrontale, costituita da quelle parti di neuroni cerebrali, dette assoni chiamate "fibre nervose" (ossia assoni di neurone e loro rivestimenti costituiti da guaina mielinica e cellule di Schwann) conducenti gli impulsi elettrici dal nucleo del neurone alle sue terminazioni. L’alcol aveva lo scopo di disgregare i collegamenti tra l’area prefrontale del cervello e il talamo. Per facilitare l'operazione, in seguito, fu inventato il "leucotomo", che può considerarsi come uno stiletto.

Nel dicembre del 1888, lo psichiatra Gottlieb Burckhardt praticò lobotomie parziali su sei pazienti in un ospedale psichiatrico in Svizzera. Creò dei fori con un trapano nel cranio ed estrasse parti dei lobi frontali. Un paziente morì cinque giorni dopo l'operazione; un altro venne trovato morto per suicidio in un fiume alcuni giorni dopo; due non mostrarono alcun cambiamento; gli altri due manifestarono comportamenti alterati (diventarono "più silenziosi"). La prima lobotomia umana controllata venne praticata dal medico e neurologo portoghese Antonio Egas Moniz nel 1936. Il suo metodo prevedeva la trapanazione in vari punti del cranio e la distruzione della sostanza bianca dei lobi frontali mediante iniezioni di alcol all'interno di essi. Moniz vinse il Premio Nobel per la medicina nel 1949 per questa tecnica. L'italiano Amarro Fiamberti fu tra gli altri pionieri. La procedura venne poi rilevata e messa a punto da alcuni psichiatri britannici come Eric Cunningham Dax e fu esportata negli Stati Uniti da Walter Freeman e James W. Watts che modificarono il nome da leucotomia in lobotomia.

Freeman, con l'appoggio di Watts, sviluppò una versione che prevedeva di raggiungere il tessuto del lobo frontale attraverso i dotti lacrimali. In questa forma di lobotomia, detta transorbitale, veniva usato un maglio per permettere al punteruolo chirurgico (ovvero una sorta di rompighiaccio lungo 20 cm e spesso 5 mm), detto orbitoclasto, di trapassare lo strato osseo appena al di sopra della palpebra. Il punteruolo veniva quindi mosso energicamente al fine di danneggiare il lobo frontale. Questa tecnica poteva essere eseguita ambulatorialmente, invece che in sala operatoria, e richiedeva soltanto pochi minuti. Freeman raccomandava questa procedura anche ai pazienti con lievi sintomi ed egli stesso la praticò su migliaia di persone.

La lobotomia è stata a lungo criticata da esponenti del settore medico. Con l'avvento negli anni cinquanta della clorpromazina, tale pratica cominciò ad essere considerata barbarica e cadde rapidamente in disuso.

Nel 1977, il Congresso degli Stati Uniti creò la Commissione Nazionale per la Protezione dei Soggetti Umani della Ricerca Biomedica e Comportamentale (National Committee for the Protection of Human Subjects of Biomedical and Behavioral Research) che aveva il compito di indagare sui rapporti tra la psicochirurgia, incluse le tecniche della lobotomia, e la possibilità che fosse utilizzata per controllare le minoranze e restringere i diritti individuali, così come il fatto che potesse avere degli effetti eticamente non corretti. Comunque, crebbero le preoccupazioni sulla lobotomia, dato che in molte nazioni, come la Germania, il Giappone e molti stati americani venne proibita. La lobotomia veniva all'epoca praticata legalmente in Finlandia, Svezia, Spagna, Belgio, Paesi Bassi, nel Regno Unito e in alcuni centri controllati negli Stati Uniti. Venne abbandonata quasi completamente all'inizio degli anni settanta, ma alcuni paesi hanno continuato ad applicarla su scala drasticamente ridotta anche negli anni ottanta. Stando alle stime dell'Inspection Générale des Affaires Sociales, in Francia furono eseguite 32 lobotomie tra il 1980 e il 1986; nel Regno Unito almeno 15 all'anno, 70 in Belgio e 15 al Massachusetts General Hospital of Boston.

Casi celebri

Nella cultura di massa

Note

  1. ↑ Whitaker, H.A.; Stemmer, B.; Joanette, Y.. (1996), Classic Cases in Neuropsychology
  2. ↑ Breve storia iconografica della lobotomia – Visual Saturday (archiviato dall'url originale il 28 aprile 2014).
  3. ↑ El-Hai, J. (2005) The Lobotomist.
  4. ↑ Lobotomia transorbitale.
  5. ↑ La neurochirurgie fonctionnelle d'affections psychiatriques sévères (PDF) (archiviato dall'url originale il 20 luglio 2011). - Comité Consultatif National d'Ethique, 25 aprile 2002.
  6. ↑ La storia terribile di Rosemary Kennedy, su ilpost.it, 10 ottobre 2015.
  7. 1 2 3 4 5 My Lobotomy: Howard Dully's Journey.
  8. ↑ Argentina: Eva Peron, fu lobotomizzata prima di morire - News Esteri.
  9. ↑ (EN) Prior, Alex, Music's boy wonder: Composer, conductor, singer ... and he's only fifteen, in The Independent, 6 febbraio 2008.
  10. ↑ l'Inghilterra

Voci correlate

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