M11/39

M11/39
Carri armati M11/39 catturati e riutilizzati dall'esercito australiano, all'interno del 6th Australian Division Cavalry Regiment.
Descrizione
Tipocarro armato medio
Equipaggio3
CostruttoreAnsaldo
Data entrata in servizio1939
Data ritiro dal serviziodicembre 1940
Utilizzatore principaleItalia (bandiera) Italia
Altri utilizzatoriRepubblica Sociale Italiana (bandiera) Repubblica Sociale Italiana
Australia (bandiera) Australia
Esemplari100
Altre variantiM13/40
Dimensioni e peso
Lunghezza4,85 m
Larghezza2,18 m
Altezza2,11 m
Peso11 t
Propulsione e tecnica
MotoreFiat SPA 8T Diesel
Potenza105 hp
Rapporto peso/potenza9,55 hp/t
Trazionecingolata
Sospensionia balestra semiellittica
Prestazioni
Velocità max32 km/h
Autonomia200 km
Armamento e corazzatura
Apparati di tirotelemetro
Armamento primario1 cannone Vickers-Terni da 37 mm in casamatta
Armamento secondario2 mitragliatrici Breda Mod. 38 in torretta
Capacità84 granate
2808 cartucce
Corazzatura frontale30 mm
Corazzatura laterale14 mm
Corazzatura posteriore7 mm
Corazzatura superiore8 mm
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L'M11/39 fu un carro medio utilizzato dal Regio Esercito agli inizi della seconda guerra mondiale, precisamente dal 1939 al 1940. A partire dal dicembre 1940 fu sostituito nei reparti carristi dal carro M13/40.

Impiegati unicamente in unità mobilitate dal 32° reggimento carri, compare tuttora rappresentato nello stemma dell'unità, circoscritto da un serto di alloro e una di quercia legati in cortina dal nastro rotante il nome dell'unità e sovrastato da castello rappresentante il castello di Verona, città d'origine del Reggimento.

Sviluppo e storia

La progettazione di un carro di rottura iniziò nel 1932 con un veicolo dal peso di 8 tonnellate per evolversi poi nel prototipo definitivo presentato dall'Ansaldo nel 1937, ovvero l'M11/39.

L'M11/39 può essere considerato il primo carro medio italiano, con un peso di 11 tonnellate e l'armamento che era composto da un cannone da 37 mm in casamatta e da due mitragliatrici Breda Mod. 38 da 8 mm in torretta.

La corazzatura andava da un minimo di 8 mm (fondo dello scafo, paratie motore e sommità della torretta) a un massimo di 30 mm (torretta e lastre attorno al cannone). I fianchi e il fronte dello scafo avevano una corazzatura di 14,5 mm; nell'impiego bellico sia l'armamento sia la corazzatura si rivelarono insufficienti per l'utilizzo contro i carri medi e pesanti impiegati dagli Alleati, ma fu usato con discreto successo contro carri leggeri, postazioni di mitragliatrici e per conquistare bunker e trincee nemiche, ma complessivamente questo carro non si dimostrò all'altezza della situazione e i suoi grossi limiti furono lo scarso armamento, la mancanza di una corazzatura adeguata, la scarsa potenza del motore e la debolezza meccanica generale, e infine il fatto che il pezzo da 37 mm non era in torretta girevole ma in una casamatta fissa, il che obbligava a girare tutto il carro per mirare.

Lo scafo di questo carro armato fu utilizzato come base per i successivi carri armati medi italiani come l'M13/40, l'M14/41 e l'M15/42.

Il motore a gasolio aveva una potenza di 105 hp che, nel successivo modello M13/40 fu portato a 125 hp.

Produzione

La produzione iniziò nel 1938 al ritmo di 9 esemplari al mese. Nel dicembre del 1939 tutta la produzione italiana di carri medi venne concentrata sull'M13/40 chiudendo la linea di assemblaggio degli M11/39, rivelatisi piuttosto fallimentari. Complessivamente furono prodotti 100 esemplari dell'M11/39.

Impiego operativo

Africa Orientale Italiana

24 carri 11/39, organizzati in due compagnie (321ª e 322ª, in quanto provenienti dal 32° reggimento carri) vennero impiegati nelle operazioni in Africa Orientale, 12 dislocati in Eritrea e 12 in Etiopia. L'esiguità di tali numeri non permise mai l'impiego massiccio di questi carri e la mancanza di pezzi di ricambio (sicuramente disponibili in nord Africa) mise ben presto fuori uso i mezzi, che avrebbero potuto essere vitali in Libia per rallentare l'avanzata inglese.

Nord Africa

Nel luglio del 1940 l'esercito italiano disponeva in Libia, di 72 M11/39 organizzati in due battaglioni carri M (I e II) mobilitati e ceduti dal 32° reggimento carri della Divisione "Ariete". Anche in questo scenario e nella maggior parte dei casi, l'impiego degli M11/39 si ridusse ad azioni di pochi mezzi tese a bloccare puntate offensive inglesi. Alcuni carri M11/39 presero parte all'occupazione di Sidi el Barrani.

Un carro M11/39 catturato dai soldati inglesi presso Sidi el Barrani nel 1941

Durante la controffensiva inglese dell'inverno 1940-1941, 24 M11/39 inquadrati nel Raggruppamento Maletti si trovarono ad affrontare, a Nibeiwa, una forza di 47 carri inglesi Matilda, la cui corazzatura si rivelò impenetrabile da parte dei piccoli cannoni da 37 mm degli M11/39, circostanza che causò la distruzione del contingente corazzato italiano. Alcuni esemplari di M11/39 catturati dalle truppe australiane durante l'operazione Compass furono usati da questi nelle operazioni a Tobruk nel 1941.

Campagna d'Italia

L'ultimo M11/39 fu utilizzato in Piemonte durante la guerra di liberazione come unità dell'Esercito Nazionale Repubblicano.

Sistemazione interna e armamento

All'interno il pilota si trovava a sinistra, il cannoniere a destra e il capocarro nella torretta. Il capocarro aveva a disposizione un telescopio a ingrandimento 1x e un periscopio con ingrandimento 1x, e poteva dare gli ordini soltanto a voce, il cannoniere invece utilizzava un telescopio con ingrandimento 1,25x, mentre il pilota aveva una feritoia e un iposcopio. All'interno del carro c'erano in tutto tre lampade, e all'esterno due fanali.

L'armamento era composto da un cannone Vickers-Terni 37/40 da 37 mm e due mitragliatrici Breda Mod. 38 da 8 mm. Per lo sparo del cannone era disponibile sia il comando a pedale, sia quello a mano.

Il cannone 37/40 del carro armato M11/39

La mancanza di sistemi di comunicazione interni ed esterni fu un altro degli innumerevoli difetti del mezzo e solamente con la messa in produzione del successore M13/40 fu introdotto un sistema di laringofoni e cuffie. Ai carristi di M11/39 tutti i comandi erano dati vocalmente, con gli innumerevoli inconvenienti del caso: rumori, scoppi e scricchiolii vari rendevano veramente difficile la comprensione dei comandi fra i membri dell'equipaggio. A causa dell'assenza anche dell'apparato radio, i comandi dovevano essere dati dai capicarro che, sporgendosi dalla torretta, con tutti i rischi che ciò comportava durante uno scontro a fuoco, con delle bandierine davano elementari ordini come "Avanti", "Stop", "A destra", "A sinistra" e pochi altri, che non di rado non erano compresi o fraintesi, rompendo la coesione all'interno della compagnia carri e rimanendo senza contatti con il comando di battaglione durante tutta la durata delle manovre.

Altri utilizzatori

Australia (bandiera) Australia - Australian Army

Repubblica Sociale Italiana (bandiera) Repubblica Sociale Italiana - Esercito Nazionale Repubblicano

Note

  1. ↑ Nomenclatura introdotta poco prima dell'inizio della seconda guerra mondiale. Carro medio (M) del peso di 11 tonnellate (11) modello 1939 (39)
  2. ↑ Fiat-Ansaldo - Carro armato tipo M 11, uso e manutenzione, pp. 80-83.
  3. ↑ Fiat-Ansaldo - Carro armato tipo M 11, uso e manutenzione, p. 76.

Bibliografia

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Collegamenti esterni

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