
Mactaris è un'antica città prima numida e poi romana situata presso la moderna Maktar, in Tunisia (governatorato di Siliana).
Il sito è situato nella parte centrale montagnosa della Tunisia, al limite tra la regione nord-occidentale e quella centro occidentale, a 150 km a sud-ovest di Cartagine e a 70 km a sud-est di Sicca Veneria.
La città antica era collocata sul bordo di un altopiano di 900 m di altitudine, limitato dalle vallate degli uadi Ouzafa e Saboun, in una posizione facilmente difendibile.








La città fu inizialmente un'importante città numida nel II e II secolo a.C., probabilmente un centro fortificato e ha restituito numerose iscrizioni in libico o in libico e punico. Fu alleata di Cartagine sotto il regno di Massinissa e quest'ultimo se ne impadronì nel 149 a.C. .
Ebbe un forte sviluppo in seguito all'accoglimento dei profughi da Cartagine dopo la distruzione della città da parte dei Romani nel 146 a.C.. Dalle iscrizioni puniche sulle stele del I secolo a.C. rinvenute a Bab El Ain, sappiamo che il suo nome era "MKTRM", divenuto Mactaris in latino, che vi era un tophet e che il culto principale era rappresentato da quello del dio Ba'al Hammon.
Dopo l'annessione del regno numida da parte di Cesare nel 46 a.C., ebbe la condizione di città libera, collocata nella provincia dell'Africa proconsolare. La sua romanizzazione fu lenta e progressiva: i tre magistrati locali conservarono il nome tradizionale di suffeti fino agli inizi del II secolo, quando divennero triumviri.
Alcune famiglie dell'élite locale ottennero la cittadinanza romana sotto Traiano, al quale per commemorare l'avvenimento venne eretto un arco all'ingresso del Foro, e alcune raggiunsero l'ordine equestre sotto Commodo. Tra il 176 e il 180 divenne colonia romana, con il nome di Colonia Aelia Aurelia Augusta Mactaris. Un tempio capitolino e numerosi monumenti vennero costruiti all'epoca di Marco Aurelio, quando la città raggiunse il proprio apogeo, estendendosi su una superficie di oltre 10 ettari.
Già a partire dal I secolo esisteva una schola iuvenum, associazione giovanile che si occupava della formazione dei figli dell'élite cittadina, con preparazione sia fisica e sportiva che in diritto e economia. Quest'istituzione ebbe grande importanza nella vita cittadina e fu coinvolta nella rivolta di Gordiano I del 238.
Nel III secolo era sede episcopale (diocesi di Mactaris) e il suo vescovo partecipò al concilio di Cartagine dell'anno 256.
Agli anni 260-270 risale l'iscrizione funeraria detta "del mietitore di Mactar" ("du moissonneur de Mactar"), conservata al Museo del Louvre di Parigi, nella quale questo personaggio, di cui non si è conservato il nome, parla delle sue umili origini e della sua riuscita sociale, essendo divenuto membro del senato cittadino.
Con la riorganizzazione delle province voluta da Diocleziano appartenne alla provincia di Valeria Byzacena e nel V secolo, in seguito allo scisma donatista ebbe due chiese cattedrali.
Il declino della città iniziò a seguito della conquista vandala nel 439. Giocò in seguito un importante ruolo militare nel sistema difensivo bizantino e alcuni edifici pubblici della città vennero trasformati in fortini sotto Giustiniano. Nell'XI secolo scomparve in seguito all'arrivo della tribù araba dei Banu Hilal.
Il sito archeologico fu visto dai viaggiatori europei a partire dagli inizi del XIX secolo: nel 1893 i primi scavi portarono allo scoprimento del tempio di Hator Miskar. Gli scavi archeologici, continuarti sporadicamente, ricevettero un nuovo impulso a partire dal 1944: negli anni 1947-1956 furono riportati alla luce i due fori cittadini e tra il 1946 e il 1955 il ginnasio della Schola iuvenum. Dopo l'indipendenza tunisina nel 1960 gli scavi vennero nuovamente ripresi.
Il sito è divenuto un parco archeologico, con un piccolo museo. Al di fuori dell'area archeologica si trovano ancora un mausoleo neo-punico e il mausoleo dei Giulii, il tempio di Apollo e l'arco di Bab el-Ain.
Nel sito sono stati rimessi in luce diversi megaliti, costituiti in lastroni di pietra come sepolture collettive con spazio comune destinato al culto dei defunti. I materiali di una delle sepolture, rinvenuta intatta, con il corredo funerario costituito da ceramiche locali e di importazione, sono databili tra gli inizi del III secolo a.C. e la fine del I secolo.
| Controllo di autorità | J9U (EN, HE) 987007541038105171 |
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