Deriva dall'ebraico מָרָא (mara, marah), che vuol dire "amaro", e in senso lato "amarezza", "tristezza", "infelicità" o "amareggiato", "infelice". Si tratta di un nome biblico: è infatti così che chiese di farsi chiamare Noemi (nome che significa "gioia"), dopo la morte del marito Elimelech e dei figli. Nel passo biblico, Noemi esclama:
«Non mi chiamate Noemi, chiamatemi Mara, perché l'Onnipotente mi ha tanto amareggiata! Io ero partita piena e il Signore mi fa tornare vuota. Perché chiamarmi Noemi, quando il Signore si è dichiarato contro di me e l'Onnipotente mi ha resa infelice?»(Rut1:20-21)
Sempre nella Bibbia, è anche il nome di una fonte le cui acque amarissime vengono purificate da Mosè (Es15:22-25).
Attestato soprattutto nel Nord Italia e in Toscana, deve la sua diffusione soprattutto alla raccolta di poesie di Ada Negri del 1919 Il libro di Mara, e al nome della protagonista del romanzo di Carlo Cassola del 1960 La ragazza di Bube. È usato pressoché solo al femminile, anche se sono attestate rarissime forme maschili.