Marazzi Group

Marazzi Group
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StatoItalia (bandiera) Italia
Forma societariaSocietà a responsabilità limitata
Fondazione1934 a Sassuolo (MO)
Fondata daFilippo Marazzi
Sede principaleSassuolo
GruppoMohawk Industries
SettoreManifatturiero
Prodottipiastrelle di ceramica e grès porcellanato
Sito webwww.marazzigroup.com

Marazzi Group è un'azienda italiana specializzata nel design, produzione e commercializzazione di piastrelle in ceramica e grès porcellanato. Presente oggi in 146 Paesi, è tra i primi quattro produttori mondiali di piastrelle e rivestimenti.

Dal 2013 fa parte del gruppo americano Mohawk Industries, quotato alla Borsa di New York, con sede a Calhoun, in Georgia.

Storia

La Ceramica Filippo Marazzi nasce nel 1934 a Sassuolo, nella provincia di Modena, in un’area ricca di argille e manodopera per la fabbricazione di piastrelle smaltate, all’interno di un distretto già attivo dal XVII secolo nella lavorazione artigianale della terracotta. Il fondatore Filippo Marazzi, già proprietario di una drogheria nel centro di Sassuolo, a 60 anni, lasciò la drogheria ai fratelli e costruì il primo impianto produttivo usando come elementi portanti due file parallele di pioppi, fondando così quella che sarebbe stata chiamata la “Fabbrica di Cartone”, per la provvisorietà della struttura. All'interno vi installò le fornaci Hoffmann e, nel secondo semestre del 1934, avviò la produzione, che contava 6.000 pezzi giornalieri. Nel 1935, anno in cui l’azienda festeggia la propria fondazione, la Ceramica Filippo Marazzi impiega 100 operai, un capo fabbrica e un’impiegata, oltre al titolare Filippo Marazzi Senior e al figlio Pietro. La produzione ha raggiunto i 16.000 pezzi giornalieri.

Nel corso degli anni '40 e '50 l’azienda avvia la collaborazione con il pittore e ceramista Venerio Martini, e conosce una fase di ampliamento produttivo e di progressiva meccanizzazione sotto la guida di Pietro Marazzi, in risposta alla crescita della domanda nel settore edilizio durante la ricostruzione post-bellica.

Alla fine degli anni '50 e nei primi anni sessanta Marazzi avvia collaborazioni con esponenti del mondo dell’architettura, tra cui Gio Ponti e Alberto Rosselli, che portano alla realizzazione della piastrella detta “quattro volte curva”, presentata nel 1960 alla Triennale di Milano. Negli stessi anni, con il boom economico e la relativa spinta edilizia, nell'area di Sassuolo nasce il distretto della ceramica che, nel 1964, solo in territorio modenese contava 75 aziende con 7000 addetti, e produceva i 2/3 di tutta la produzione nazionale e il 40% di quella europea.

Negli anni settanta l’azienda introduce nuove collezioni caratterizzate da collaborazioni con stilisti, come Biki, Paco Rabanne e Federico Forquet, e artisti, tra cui, Nino Caruso. Nel 1974 l’azienda brevetta il processo di monocottura rapida, che riduce significativamente i tempi di produzione. Nel 1975 viene introdotto il primo formato 60×60 cm in monocottura. Nel 1977 il fotografo Gianni Berengo Gardin documenta la produzione in fabbrica nominando il servizio “le linee veloci”. Tra il 1975 e il 1985 il fotografo Luigi Ghirri collabora con l’azienda e realizza una serie di scatti d’autore in cui la piastrella è attrice protagonista.

Nel 1978 la guida dell’azienda passa al figlio di Pietro Marazzi, Filippo Marazzi Jr., sotto il quale ha inizio un processo di internazionalizzazione che comprende l’apertura di stabilimenti negli Stati Uniti e in Spagna nel 1982 e l’acquisizione di Ceramiche Ragno nel 1989. Nel 1985 viene brevettato il prodotto tecnico Enduro, destinato a impieghi ad alta sollecitazione.

Negli anni novanta Marazzi sviluppò soluzioni per grandi opere pubbliche e superfici ad alto traffico, dando vita al marchio Marazzi Tecnica. In questo periodo alcune collezioni vengono utilizzate in interventi di riqualificazione urbana, tra cui il rivestimento della Torre Arcobaleno di Milano in occasione dei Mondiali di calcio Italia 90. A partire dagli anni duemila l’azienda amplia la produzione verso grandi formati e nuove superfici, introducendo soluzioni come il gres effetto legno nel 2009. Nel 2011 il prodotto “Soho” riceve una Menzione d’Onore al Compasso d’Oro ADI. Nello stesso periodo prosegue l’espansione commerciale in Giappone e negli Emirati Arabi, l’apertura di uno stabilimento nei pressi di Mosca e l’acquisizione del Gruppo Welor Kerama nel 2005. Operazioni che coincidono con l’apertura dell’azienda al mercato dei capitali. Successivamente viene avviato un piano di investimenti volto all’ammodernamento degli stabilimenti europei, alla ristrutturazione della sede storica di Sassuolo e all’apertura di showroom monomarca in diverse capitali internazionali.

Nell’aprile del 2013 Marazzi Group viene acquisito da Mohawk Industries, multinazionale americana con sede in Georgia (Stati Uniti) e quotata al NYSE, per circa 1,5 miliardi di dollari. Successivamente viene avviato un piano di investimenti volto all’ammodernamento degli stabilimenti europei, alla ristrutturazione della sede storica di Sassuolo e all’apertura di showroom monomarca in diverse capitali internazionali.

I marchi

Note

  1. ↑ Marazzi (PDF), su fondimpresa.it. URL consultato il 19 marzo 2025.
  2. ↑ Ceramic World Review svela i maggiori produttori mondiali di piastrelle e sanitari, su ceramicworldweb.it. URL consultato il 27 dicembre 2019.
  3. ↑ Mohawk acquisisce Marazzi nasce il colosso delle piastrelle, su bologna.repubblica.it. URL consultato il 21 gennaio 2025.
  4. 1 2 3 Ceramica Filippo Marazzi - Sassuolo, su tecadigitaleacs.cultura.gov.it. URL consultato il 21 gennaio 2025.
  5. ↑ Paola Gemelli, La fascia collinare, su sassuolonline.it. URL consultato il 21 settembre 2016 (archiviato dall'url originale il 31 luglio 2016).
  6. ↑ Martini Venerio, su bbcc.regione.emilia-romagna.it. URL consultato il 25 marzo 2025.
  7. ↑ Sandro Chiesi, Pietro Marazzi. Un capitano dei... miracoli, dalla "fabbrica di cartone" all'impero ceramico, 2009.
  8. ↑ Ceramica Filippo Marazzi S.r.l, su dati.acs.beniculturali.it. URL consultato il 25 marzo 2025.
  9. ↑ Romano Prodi, Modello di sviluppo di un settore in rapida crescita, Franco Angeli, 1966, SBN SBL0547165.
  10. ↑ Appunti sulla storia della ceramica a sassuolo, su materceramica.org. URL consultato il 25 marzo 2025.
  11. ↑ Filmato audio Modena. Il gruppo Marazzi presenta le nuove piastrelle per il pavimento del soggiorno decorate da disegni di stilisti dell'alta moda.. URL consultato il 17 marzo 2025.
  12. ↑ piastrella terraglia a rilievo smaltata, su bbcc.regione.emilia-romagna.it. URL consultato il 17 marzo 2025.
  13. ↑ Nicoletta Picchio, L'Italia che conta, in Il Sole 24 Ore, Milano, 2003.
  14. ↑ Olimpia Nuzzi, Il Distretto Ceramico. Terra e Uomini Storie Meravigliose, Artestampa, 2002, ISBN 9788864621982.
  15. ↑ Michael E. Porter, Il vantaggio competitivo delle nazioni, Arnoldo Mondadori Editore, 1991, ISBN 8804324295.
  16. ↑ Le linee veloci di Gianni Berengo Gardin: a Sassuolo gli scatti sulla rivoluzione della ceramica, su artslife.com. URL consultato il 16 aprile 2025.
  17. ↑ La ceramiche Marazzi nello sguardo di Luigi Ghirri, su treccaniesperienze.it. URL consultato il 16 aprile 2025.
  18. ↑ Ragno, su bbcc.regione.emilia-romagna.it. URL consultato il 16 aprile 2025.
  19. ↑ US4805551A Process and apparatus for producing glazed ceramic tiles, and tiles so obtained, su worldwide.espacenet.com. URL consultato il 16 aprile 2025.
  20. ↑ Marazzi Tecnica (PDF), su d163axztg8am2h.cloudfront.net. URL consultato il 16 aprile 2025.
  21. ↑ 1990: La Torre, su torrearcobaleno.it. URL consultato il 16 aprile 2025.
  22. ↑ Marazzi Soho al Compasso d'Oro, su lastampa.it. URL consultato il 16 aprile 2025.
  23. ↑ Marco Fortis e Alberto Quadrio Curzio, L'Europa allargata, l'est, l'Italia. Le politiche, l'economia, le imprese, Il Mulino, 2007, ISBN 8815120823.
  24. ↑ In Borsa le piastrelle Marazzi, su tgcom24.mediaset.it. URL consultato il 16 aprile 2025.
  25. ↑ Ufficiale: Marazzi all'americana Mohawk, su gazzettadimodena.gelocal.it, 21 dicembre 2012. URL consultato il 9 gennaio 2012.
  26. ↑ Marazzi, un primato italiano legato all'innovazione tecnologica, su ceramicworldweb.it, 21 gennaio 2018. URL consultato il 10 marzo 2019.

Bibliografia

Collegamenti esterni

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