| Sassuolo comune | |
|---|---|
| Localizzazione | |
| Stato | |
| Regione | |
| Provincia | |
| Amministrazione | |
| Sindaco | Matteo Mesini (PD) dal 12-6-2024 |
| Territorio | |
| Coordinate | 44°33′06″N 10°47′08″E |
| Altitudine | 128 m s.l.m. |
| Superficie | 38,4 km² |
| Abitanti | 41 162 (31-5-2026) |
| Densità | 1 071,93 ab./km² |
| Frazioni | Montegibbio, Salvarola, San Michele dei Mucchietti |
| Comuni confinanti | Casalgrande (RE), Castellarano (RE), Fiorano Modenese, Formigine, Prignano sulla Secchia, Serramazzoni |
| Altre informazioni | |
| Cod. postale | 41049 |
| Prefisso | 0536 |
| Fuso orario | UTC+1 |
| Codice ISTAT | 036040 |
| Cod. catastale | I462 |
| Targa | MO |
| Cl. sismica | zona 2 (sismicità media) |
| Cl. climatica | zona E, 2 447 GG |
| Nome abitanti | sassolesi |
| Patrono | san Giorgio |
| Giorno festivo | 23 aprile |
| Motto | Sic ex murice gemmae ("Dalla roccia sono sorte gemme") |
| Cartografia | |
| Sito istituzionale | |
Sassuolo (Sasól in dialetto modenese) è un comune italiano di 41 162 abitanti della provincia di Modena, in Emilia-Romagna.
Situata nell'area pedecollinare modenese al confine con la provincia di Reggio Emilia, la città è nota principalmente per la produzione di ceramica e piastrelle, settori che rendono Sassuolo uno dei maggiori centri industriali dell'intera regione. Si stima che l'80% delle piastrelle italiane siano prodotte nel distretto ceramico di Sassuolo e che circa i tre quarti della produzione siano destinati al mercato estero, con un fatturato complessivo di oltre 4 miliardi di euro.

Il territorio di Sassuolo, in parte pianeggiante e in parte collinare, è situato nella media valle del fiume Secchia, sulla sua destra idrografica. I rilievi caratteristici della zona sono i calanchi, costituiti da argille scagliose a giacitura caotica, la cui formazione è provocata dall'erosione del terreno. La diversa composizione delle rocce dei calanchi permette alla vegetazione di crescere ugualmente lungo i suoi pendii, mentre invece i calanchi del comune confinante di Fiorano Modenese, risalenti al Pliocene, sono spogli e dirupati.
La presenza del calanco costituisce uno dei motivi principali per cui lo sviluppo economico e industriale nel dopoguerra è stato così forte. L'argilla è infatti la fonte di reddito principale di Sassuolo, poiché agevola la produzione della ceramica.

Il clima di Sassuolo è di tipo continentale, con inverni molto freddi ed estati calde ed umide. Significative sono le nevicate, che rendono l'alta pianura Reggiana-Modenese una delle aree più nevose del Nord Italia.
| Mese | Mesi | Stagioni | Anno | ||||||||||||||
|---|---|---|---|---|---|---|---|---|---|---|---|---|---|---|---|---|---|
| Gen | Feb | Mar | Apr | Mag | Giu | Lug | Ago | Set | Ott | Nov | Dic | Inv | Pri | Est | Aut | ||
| T. max. media (°C) | 5,4 | 8,2 | 12,5 | 16,9 | 21,8 | 26,0 | 29,0 | 28,3 | 24,2 | 18,3 | 11,9 | 6,4 | 6,7 | 17,1 | 27,8 | 18,1 | 17,4 |
| T. media (°C) | 2,3 | 4,4 | 8,2 | 12,2 | 16,6 | 20,5 | 23,1 | 22,6 | 19,1 | 13,9 | 8,6 | 3,5 | 3,4 | 12,3 | 22,1 | 13,9 | 12,9 |
| T. min. media (°C) | −0,8 | 0,7 | 3,9 | 7,5 | 11,4 | 15,1 | 17,3 | 17,0 | 14,1 | 9,6 | 5,3 | 0,6 | 0,2 | 7,6 | 16,5 | 9,7 | 8,5 |
| Precipitazioni (mm) | 61 | 59 | 69 | 80 | 71 | 61 | 44 | 60 | 71 | 93 | 101 | 77 | 197 | 220 | 165 | 265 | 847 |
Non si sa di preciso da dove derivi il toponimo di Sassuolo. In merito esistono varie ipotesi, ma le più autorevoli per gli storici sono due: secondo la prima, il nome avrebbe origine dal petrolio che fin dai tempi antichi abbondava naturalmente nella zona, chiamato all'epoca "olio di sasso", mentre per la seconda ipotesi il nome deriverebbe dal latino saxum solum (da cui Saxolum), ovvero "terreno sassoso", e indicherebbe il luogo preciso in cui sarebbero avvenuti i primi insediamenti umani della zona. A supporto della prima ipotesi puntano le numerose testimonianze storiche dell'estrazione di "olio di sasso" nell'area di Montegibbio (anticamente Monte Zibio), usato come medicamento per diverse malattie dai tempi degli antichi romani e fino al XIX secolo, con particolare rilevanza a partire dal XIV secolo.
La presenza delle terramare in territorio sassolese durante l'età del bronzo è attestata dal ritrovamento di un insediamento terramaricolo nei pressi della località di Pontenuovo (o Ponte Nuovo), avvenuto nel 1861 grazie al naturalista modenese Pietro Doderlein, che poi informò della scoperta il collega Pellegrino Strobel, all'epoca insegnante presso l'Università di Parma, e il geologo torinese Bartolomeo Gastaldi; quest'ultimo, dopo aver effettuato personalmente un'ispezione sul luogo, elencò i resti del villaggio rinvenuti, come frammenti di vasi, ciottoli e ossami, e ne descrisse la stratigrafia. Per ulteriori rinvenimenti bisognò però attendere il 1864, quando il professor Giovanni Canestrini, grazie ai finanziamenti del Comune di Modena, condusse degli scavi sui villaggi terramaricoli modenesi, compreso quello di Pontenuovo; l'anno successivo stilò un inventario sugli Oggetti trovati nelle Terremare del Modenese, conservato al Museo Civico Archeologico Etnologico di Modena. Sopralluoghi successivi, effettuati in epoche diverse da Arsenio Crespellani e Fernando Malavolti, delinearono in maniera più precisa la fisionomia dell'insediamento. Dallo schizzo topografico di Crespellani, datato 1870, si deduce che fosse di forma rettangolare e che si trovasse nella zona mediana delle prime colline sassolesi, a fianco della strada provinciale, mentre nei suoi appunti si fa accenno al ritrovamento di alcune sepolture di datazione ignota; Malavolti, da un sopralluogo eseguito il 29 ottobre 1937, evinse che l'antico villaggio fosse esteso circa 1-1,5 ettari. Nessun riferimento, invece, alla presenza di argini o fossati, strutture tipiche degli abitati terramaricoli. I reperti di Pontenuovo sono conservati al Museo Civico Archeologico Etnologico di Modena e al Museo Chierici di Paletnologia nel Palazzo dei Musei di Reggio Emilia.

Da epoche remote i Liguri Friniati abitavano l'Appennino reggiano-modenese, estendendosi dall'alta pianura reggiano-modenese alla Lunigiana e Garfagnana, con cui confinavano con i Liguri Apuani. Un'importante testimonianza della loro presenza nel territorio sassolese deriva da valle Urbana, toponimo derivato dalla tribù ligure degli Urbanates. Un'altra importante testimonianza ligure rappresenta il fiume Secchia, anticamente denominato Gabellus, toponimo di origine celto-ligure. A seguito della grande invasione gallica del Nord Italia nel IV secolo a.C., i Liguri Friniati sono sospinti dall'alta pianura alle alture dell'Appennino. Sassuolo è localizzata nel cuore del territorio insediato dai Galli Boi, comprendente l'alta-media pianura e la fascia collinare compresa tra la provincia bolognese occidentale e il parmense. I Galli Boi rappresentano la tribù celtica più potente e numerosa che insediò il Nord Italia, ed insieme agli Insubri furono la popolazione che oppose maggiore resistenza all'occupazione romana della Gallia Cisalpina. Con la sottimissione dei Boi e dei Friniati nel II secolo a.C. inizia il processo di romanizzazione. In questo periodo la popolazione locale adotta gli usi e i costumi romani, e il latino inizia diffondersi, sovrapponendosi progressivamente alla lingua gallica e dando vita al sostrato celtico che sopravvive tuttora nelle lingue gallo-italiche di cui il dialetto sassolese fa parte.
Sassuolo fu abitata anche in epoca romana, e ciò è deducibile grazie al ritrovamento, nella zona collinare di Montegibbio, di numerosi reperti archeologici risalenti a quel periodo, come le fondamenta di una villa dedicata alla dea Minerva, scoperte nel corso di lavori di scavo effettuati tra il 2006 e il 2007 da Francesca Guandalini con il patrocinio della Soprintendenza per i Beni Archeologici dell’Emilia-Romagna e del Comune di Sassuolo. La sequenza insediativa della villa è suddivisa in quattro fasi, la prima del I secolo a.C., le altre tre dell'epoca imperiale (la più recente è databile al V-VI secolo). I resti romani più antichi ritrovati a Montegibbio sono però quelli di una fornace risalente alla fine del II secolo a.C., usata sia per la costruzione della villa che per la fabbricazione di anfore e vasi.
Una traccia della presenza dei Longobardi a Sassuolo è data dalla toponomastica: parte del toponimo della frazione di San Michele dei Mucchietti è di chiara derivazione longobarda (il culto dell'Arcangelo Michele era molto sentito presso il popolo germanico), così come quello della località sassolese di Braida, che in epoca medievale aveva il significato di "prato" o "campo suburbano".
Il borgo di Sassuolo viene citato per la prima volta in un atto notarile del 980. Nel 1039 entrò a far parte dei domini di Bonifacio di Canossa, passati poi nel 1076 alla figlia Matilde. Alla morte di quest'ultima, il borgo riuscì ad ottenere l'indipendenza sia da Modena che dai nuovi sovrani di Toscana, divenendo libero comune. Nel 1178 i sassolesi strinsero un patto di alleanza con il comune di Modena, poi rinnovato nel 1187.
In un documento datato 14 aprile 1191, viene riportato che il nobile Cacciaguerra, già signore di Magreta, titolo che aveva ereditato dal defunto padre biologico, prestò giuramento assieme al fratello Guido e divenne signore di Sassuolo. Cacciaguerra e Guido sono citati come figli di una certa Agnese e del marito Ugo da Montemagno, un potente nobile modenese, ma in realtà erano appunto figli del compianto signore di Magreta, primo marito di Agnese. Ciò proverebbe, sempre secondo le fonti a disposizione, che i signori di Magreta e quelli di Sassuolo appartenevano alla stessa casata.

Nello stesso documento, fu citato per la prima volta il cognome Della Rosa, attribuito per ragioni sconosciute a Guido ma non a Cacciaguerra. Da Guido Della Rosa, padre di Manfredo e Tommaso, derivò la discendenza che governò il borgo fino al 1373, anno in cui un certo Manfredino Della Rosa fu sconfitto dagli Estensi di Ferrara, Modena e Reggio Emilia, così Sassuolo passò sotto il dominio di questi ultimi, nonostante un altro membro della famiglia Della Rosa, Francesco, avesse tentato invano, nel 1393, di recuperare il feudo della propria famiglia.
Sotto il dominio degli Este, iniziato con il governo di Alberto V d'Este, i cittadini sassolesi persero la loro indipendenza da Modena e furono costretti a pagare nuove tasse, mentre invece furono dispensati dal pagamento dei dazi. Alberto V morì nel 1393 e fu succeduto dal figlioletto Niccolò III, che all'epoca aveva solo dieci anni. Una volta divenuto adulto, nel 1432 affidò il governo di Sassuolo e dei territori circostanti al suo ministro Jacopo Giglioli, che però cadde in povertà nel 1434 e fu succeduto fino alla fine del secolo da una lunga schiera di podestà, che agirono per conto dei marchesi Leonello (1441-1450), Borso (1450-1471) ed Ercole I d'Este (1471-1499), tutti e tre figli di Niccolò. Infine, nel 1499, Sassuolo fu ceduta da Ercole I, divenuto duca di Ferrara, all'ex co-signore di Carpi Giberto III Pio.

Essendo Giberto Pio gravemente malato (si ferì in guerra contro le truppe di Cesare Borgia), l'investitura fu ricevuta dal di lui figlio, Alessandro, che all'epoca aveva solo dodici anni. Giberto morì il 26 settembre 1500 e la reggenza di Sassuolo fu assunta dalla moglie Eleonora Bentivoglio, figlia del signore di Bologna Giovanni II Bentivoglio e di Ginevra Sforza. Nel 1503, la vedova Pio ottenne dal duca Alfonso I d'Este il permesso di organizzare a Sassuolo delle fiere libere dai dazi, le cosiddette Fiere d'Ottobre, che si svolgono tutt'oggi.
Il 5 giugno 1501 un potente terremoto distrusse i castelli di Montegibbio, di Maranello e di Castelvetro e causò ingenti danni a tutti gli insediamenti del territorio, tra cui Sassuolo. Le cronache del tempo parlano di ruina de Sasolo.
Nel 1505 Alessandro Pio, ormai adulto, cominciò a governare al posto della madre. La sua reggenza fu però caratterizzata dalle terribili lotte tra il Papato e gli Estensi, a causa delle quali fu costretto a cedere brevemente al comune di Modena il feudo sassolese, per poi recuperarlo successivamente. Alessandro Pio si occupò poi di ampliare il paese a livello urbanistico, facendo costruire l'odierna piazza Garibaldi con l'annessa torre dell'orologio. Morto prematuramente nel 1517 (secondo altre fonti nel 1518), il governo fu ripreso dalla madre Eleonora in nome di Giberto II, suo nipote. Quest'ultimo, salito al potere in un periodo di pace, si occupò principalmente della restaurazione e dell'abbellimento del castello dei Pio, fatto costruire nel secolo precedente da Borso d'Este. Rimasto senza prole maschile, gli successe il cugino Ercole, che si occupò di rinnovare la legislazione sassolese promulgando, nel 1561, i cosiddetti Statuti di Ercole Pio, con l'intento di affermare definitivamente l'indipendenza dalla Signoria da Modena.
Ultimo signore di Sassuolo fu Marco Pio di Savoia, figlio di Ercole, inizialmente sotto la reggenza dello zio Enea, essendo troppo piccolo per governare. Marco era solito contrapporsi alla supremazia degli Estensi di Modena e desiderava che la sua Signoria fosse considerata al pari delle altre, perciò prese parte ad alcuni conflitti sia in Italia che in Europa, come quello delle Fiandre. L'ambiziosità del Pio fu però mal vista dagli Estensi, i quali, secondo alcuni storici, ne avrebbero ordinato l'uccisione. Il 10 novembre, mentre si trovava a Modena, subì un grave attentato, morendo diciassette giorni dopo senza alcun erede maschile. Sassuolo quindi, nonostante la contrarietà dello zio di Marco, Enea, passò nuovamente sotto il controllo degli Estensi all'inizio del Secolo XVII.


Con il ritorno degli Estensi, furono concessi nuovi privilegi ai cittadini, come la possibilità di emigrare e l'esenzione da alcuni dazi, riproponendo privilegi, esenzioni e immunità concesse ai sassolesi dai duchi del primo dominio estense. Sassuolo inoltre fu scelta come sede di villeggiatura, e già dal settembre 1609, durante il governo di Cesare d'Este, la moglie e i figli del duca si trasferirono nella cinquecentesca Palazzina della Casina per beneficiare dell'aria salubre che si respirava. Il duca Francesco I d'Este, che governò dal 1629 al 1658, volle invece esaltare lo splendore di Sassuolo incaricando l'architetto Bartolomeo Avanzini di trasformare il castello dei Pio in un vero e proprio palazzo. Gli affreschi furono commissionati al pittore francese Jean Boulanger e le tele ad artisti quali il Guercino e Salvator Rosa. I successori di Francesco I contribuirono ulteriormente all'abbellimento del Palazzo Ducale e del paese intero, specialmente Francesco III (1737-1780), che si occupò anche della costruzione della Via Vandelli, utilizzata come collegamento con la Toscana e poi sostituita dalla via Giardini.
Alla fine del XVIII secolo, più precisamente il 14 novembre 1796, Sassuolo fu occupata dalle truppe di Napoleone Bonaparte e attraversò un periodo di grande crisi economica, provocata dalle tensioni sociali che si manifestavano in frequenti lotte intestine tra filo-francesi e antifrancesi. Nel 1814, sconfitto Napoleone, il ducato di Modena, con Sassuolo, passò nelle mani di un ramo cadetto della casa asburgica, strettamente imparentata con gli storici duchi, gli Austria-Este. Il nuovo duca Francesco IV tentò di restaurare l'equilibrio politico del periodo prenapoleonico, ma incontrò l'opposizione dei sassolesi, che desideravano l'Unità d'Italia. Il suo successore, Francesco V, abdicò l'11 giugno 1859, ponendo fine per sempre al dominio degli Estensi su Sassuolo. Ne seguì la riforma distrettuale del territorio, con Sassuolo che fu definitivamente divisa da Fiorano, in precedenza sua frazione e ora comune autonomo, e l'inclusione del paese di San Michele dei Mucchietti nel territorio comunale (1816).

A seguito dell'Unità d'Italia, Sassuolo attraversò un periodo di grande sviluppo urbanistico e aumento demografico. La giunta comunale liberal-conservatrice, che governò il paese tra il 1860 ed il 1902, ordinò la realizzazione del ponte Sassuolo-Veggia sul fiume Secchia (1872) e di una strada che collegasse il paese con la frazione collinare di Montegibbio (1863). In più, furono costruite le ferrovie Sassuolo-Modena e Sassuolo-Reggio Emilia, inaugurate rispettivamente nel 1883 e nel 1892. Con la giunta democratica, invece, Sassuolo e la frazione di San Michele dei Mucchietti beneficiarono di nuovi servizi pubblici, come la luce elettrica, la linea telefonica (1908), l'asilo infantile, il palazzo delle scuole (1909) e quello delle Poste.
Dal 1914, in concomitanza con l'inizio della Grande Guerra, si susseguirono giunte di cattolici e socialisti (1920-21) fino ad arrivare alla salita al potere del fascismo nel 1923.
Dopo la caduta del fascismo il 25 luglio 1943, anche a Sassuolo il pluralismo dei partiti si ricostituì, uscendo dalla clandestinità.
In seguito all’annuncio di Badoglio dell’avvenuto armistizio l’8 settembre 1943, la città fu subito occupata dalle forze armate tedesche e il 9 settembre si manifestò una prima forma di resistenza militare dell’Esercito italiano ai tedeschi da parte dei soldati e cadetti dell’Accademia militare di Modena, che aveva la sua sede estiva nel Palazzo Ducale di Sassuolo, al comando del generale Ugo Ferrero. Dopo due ore e mezza di combattimento, dopo la morte del soldato Ermes Malavasi e una ventina di feriti, la guarnigione e il generale Ferrero dovettero arrendersi.
Nell'immediatezza dell’evento si sviluppò in città una forma di resistenza disarmata da parte della popolazione di Sassuolo che nascose, rifocillò e rivestì di abiti civili i cadetti e soldati sbandati italiani e in seguito i prigionieri di guerra inglesi e russi fuggiti dai campi di prigionia, oltre agli ebrei in fuga. Furono inoltre subito raccolte e inviate in montagna le armi abbandonate. Intanto si ricostituiva anche a Sassuolo il governo fascista collaborazionista come Repubblica Sociale Italiana.
Per iniziativa del comunista Ottavio Tassi era nato un Comitato di Liberazione Nazionale locale formato da tutte le forze politiche democratiche sassolesi e la resistenza assunse infine una forma anche armata: il 7 novembre 1943, uno dei primi in Italia e nella Provincia di Modena, saliva nella montagna dell’Appennino modenese e reggiano il gruppo sassolese autonomo guidato da Giovanni Rossi, coadiuvato da Giuseppe Barbolini e dal tenente salernitano Ugo Stanzione. Intanto l’apporto dei cittadini, ed in particolare delle donne sassolesi, operanti nelle SAP, Squadre di Azione Patriottica, per i rifornimenti e gli aiuti a chi combatteva diveniva costante.
Durante il conflitto anche Sassuolo fu scossa da alcuni fatti di sangue. Il 23 giugno 1944 avvenne uno scontro a fuoco tra due partigiani e una motocarrozzetta di tedeschi presso Levizzano, frazione di Baiso, nel quale perse la vita il partigiano sassolese Stefano "Nino" Piccinini. Il suo compagno, Giorgio Fontana (detto Geppo), di Castellarano, fu catturato, torturato e giustiziato il giorno stesso presso il muro dello Stadio Enzo Ricci di Sassuolo. Il 12 ottobre 1944 a Manno di Toano furono brutalmente assassinati undici partigiani sassolesi: Luigi Cervi, Nino Fantuzzi, Walter Gandini, Enrico Gambarelli, Clodoveo Galli, Alete Pagliani, Vittorio Roversi, Franco Spezzani, Mario Veroni, Vincenzo Valla e Walter Zironi. Il 17 gennaio 1945 fu invece eseguita la fucilazione dei partigiani Giuseppe Rebottini ed Ezio Consolini presso il muro esterno del Cimitero Monumentale di San Prospero, come rappresaglia per la recente uccisione di Antonio Vandelli, milite della Guardia Nazionale Repubblicana.
Dopo venti mesi di guerra e di dura occupazione militare Sassuolo fu liberata dalle formazioni partigiane nella sua parte meridionale già alle ore 16,30 del 22 aprile 1945, dopo aver portato alla resa i tedeschi nel combattimento di Villa Segré, e nella prime ore del mattino del 23 aprile in altri punti della città. Nella tarda mattina del 23 aprile 1945, giorno del santo patrono Giorgio, alcuni mezzi corazzati della Forza di spedizione brasiliana occupavano le principali piazze. I militari prigionieri tedeschi, italiani e di varia provenienza, dei quali Ottavio Tassi tenne il computo per nazionalità, fra essi circa una ventina di sbandati del battaglione San Marco catturati nella palestra dello Stadio Comunale, furono provvisoriamente reclusi in un’ala del Palazzo Ducale in custodia della polizia partigiana e, dopo alcune settimane di prigionia, consegnati alle forze alleate per essere condotti nei campi di detenzione.
Indagini dirette in prima battuta dalla procura di Modena con il sostituto procuratore Andrea Claudiani, poi dalla Procura militare di La Spezia, cui hanno collaborato i Carabinieri di Sassuolo, sulla base dei referti di un ente nazionale di ricerca, dell’Istituto di Medicina legale di Modena, diretto dal professor De Fazio, di un geologo e di un perito balistico, hanno appurato che tutti i campioni di resti umani, tra i quali resti di bambini, rinvenuti nel cortile del Palazzo nel corso di lavori di manutenzione, sono da ascrivere a un arco temporale compreso tra il 1280 e il 1840-50 e non si tratti di vittime di una strage di prigionieri lì avvenuta ad opera di partigiani.
Sassuolo non fu tuttavia esente da episodi criminosi verificatisi nel periodo immediatamente successivo alla fine della guerra. Il 13 maggio 1945 i partigiani prelevarono dalle loro abitazioni i cittadini sassolesi Umberto Matteotti, Mario Monti, Carlo Mucchi, Giuseppe Bonilauri e Battista Prandini, poi tutti assassinati sul greto del fiume Secchia. Stesso destino toccò al veterinario Umberto Rubbiani, ucciso però in un giorno diverso e con modalità differenti. Nel 1946 si verificarono altri due omicidi: quello dell'avvocato reggiano Ferdinando Ferioli (figlio di Aristide, l'ultimo sindaco liberale di Sassuolo prima dell'avvento del fascismo), avvenuto il 24 agosto presso la sua villa di San Michele dei Mucchietti, e quello del proprietario terriero Luigi Giuliani, ucciso a rivoltellate sulla via di casa il 10 luglio, entrambi avvenuti per mano di ex partigiani comunisti.
La Città di Sassuolo è stata insignita della "Croce di guerra al Valor Militare al Gonfalone".


I simboli del comune sono:
Non risulta esserci una formale concessione da parte dello Stato.

Sassuolo è tra le città decorate al valor militare per la guerra di liberazione, insignita della croce di guerra al valor militare per i sacrifici delle sue popolazioni e per l'attività nella lotta partigiana durante la seconda guerra mondiale:











Abitanti censiti

Secondo i dati ISTAT al 1º gennaio 2026 la popolazione straniera residente era di 5886 persone e rappresentava il 14,3% della popolazione residente. La comunità straniera più numerosa nel 2025 è quella proveniente da Marocco con il 28,4% di tutti gli stranieri presenti sul territorio, seguita da Albania (12,4%) e da Ghana (10,3%).
Il dialetto sassolese è una varietà afferente alla lingua emiliana, parte del gruppo linguistico gallo-italico. Tali dialetti sono accomunati dal sostrato celtico, che li inserisce insieme al francese nella famiglia delle lingue gallo-romanze. Inoltre, tutte le varietà linguistiche localizzate a nord della linea La Spezia-Rimini costituiscono lingue romanze occidentali, rendendo la linea La Spezia-Rimini la più grande frontiera linguistica del mondo romanzo.
L'evidente somiglianza al francese non è dunque il risultato di alcuna recente dominazione, ma si tratta della condivisione di un comune sostrato linguistico celtico tra il gallo-italico, la lingua d'oïl, e l'occitano.
Il dialetto sassolese, insieme al fioranese, è intrinsecamente legato all'area di Scandiano-Rubiera-Castellarano, con cui ne condivide le caratteristiche principali, differenziandosi così dal modenese cittadino.
Alcune delle caratteristiche che accomunano il sassolese al reggiano sud-orientale sono: A) la finale -our come in dutaur, fiaur, pitaur invece che dutor, fior, pitor in modenese. B) -ou come in fouren, bongiourn, cuntourn, dou invece che foren, bongiorn, cuntorn, du in modenese. C) -tz si trasforma in -s, come seina (cena), seinter (centro), sulêr (allacciare) invece che tzeina, tzeinter, tzuler in modenese. Dal montanaro condivide, anche se in minore intensità, la lunghezza delle u, come duur (duro), muur (muro), skuur (persiane), ciuus (porcile) invece che dur, mur, skur, cius nel modenese cittadino.
Nel comune di Sassuolo, così come nel resto d'Italia, la religione più professata è il cattolicesimo. Sono presenti otto parrocchie, afferenti alla diocesi di Reggio Emilia-Guastalla. In minoranza ma comunque numerose sono le comunità di musulmani, Testimoni di Geova ed evangelici.
Nel territorio del comune di Sassuolo sono presenti undici scuole elementari, di cui una parificata, tre scuole medie e cinque scuole superiori, tutte situate in città, ad eccezione della scuola primaria Don Gnocchi, che si trova nella frazione di San Michele.
Sassuolo dispone di una biblioteca comunale, intitolata allo storico sassolese Natale Cionini e istituita nel 1857 su richiesta di Luigi Cavoli, il quale ottenne l'appoggio del sindaco Luigi Dallari. Dal 1986, la biblioteca è sita nella Paggeria di via Rocca, di fronte al Palazzo Ducale, mentre la sezione per ragazzi, denominata "Leontine", è stata trasferita nel 2013 nei locali di Villa Giacobazzi.

Il sassolino, liquore all'anice la cui origine risale al 1804, è opera di alcuni droghieri svizzeri provenienti dal Cantone dei Grigioni che si trasferirono a Sassuolo e fondarono la distilleria Bazzingher, ora Stampa. Quest'ultima, assieme alla distilleria Caselli del 1860, produce ancora oggi il sassolino. La distilleria Roteglia, nata nel 1848, produce invece il nocino, altro liquore tipico del territorio.
Il tiramolla, zucchero caramellato tipico delle feste pasquali, è esclusivamente sassolese. La sua preparazione viene mostrata al pubblico una sola volta all'anno, il giovedì santo, durante la processione del Santissimo Crocifisso.
Come nel resto del Modenese e del Reggiano, tipici della zona sono il gnocco fritto (al gnôch frett), le crescentine (o tigelle) (al cherseint o al tigêl), la stria (una tipica focaccia), il bensone (al busilaun), i tortellini (i turtlein), lo zampone (al sampaun), il parmigiano reggiano (al parmsân) e il cotechino (al cudghein). Nonostante sia una specialità tipicamente reggiana, è molto popolare a Sassuolo anche l'erbazzone (al scarpasaun).



Escludendo l'atto notarile del 980, Sassuolo viene citata con il titolo di castello a partire dal XII secolo. Nel 1284 i signori Della Rosa si occuparono dell'ampliamento del borgo con la costruzione di una solida cinta di mura con annesso fossato; dal 1425 nacquero poi due centri abitati al di fuori delle mura. Di questa originale struttura medievale non è rimasto assolutamente niente, mentre è ancora riconoscibile l'assetto rinascimentale voluto dai Pio, con l'attuale Piazza Garibaldi e la Piazza del Mercato del 1555 (ora Martiri Partigiani), quest'ultima usata come punto di incontro dei due nuclei abitati con il Palazzo e la chiesa di San Giorgio. Le principali vie di comunicazione urbane erano rappresentate dall'attuale Via Cavallotti, creatasi dall'unione dei due borghi (chiamati Inferiore e Superiore), la parallela strada dello Spirito Santo (l'attuale via Fenuzzi), e via Clelia, via Ghiarona e via de' Lei, che congiungevano le due contrade principali. Va infine citata anche la strada collegante Sassuolo al paese di Fiorano, chiamata semplicemente "strada del portone di Fiorano".
La città fu poi ampliata anche nei secoli successivi, con la costruzione di nuovi edifici, piazze e assi viari (nell'Ottocento si arrivò a sette piazze e 19 strade principali), del cimitero di San Prospero e l'abbattimento di alcuni portici. Per l'ampliamento vero e proprio bisognerà però aspettare il Novecento, quando nacquero nuovi quartieri residenziali e furono risanati quelli vecchi. Furono inoltre inaugurati la Piazza del Littorio (attuale Piazza della Libertà), il campo sportivo (1929) e l'importante viale XX Settembre, e per risolvere il problema del traffico fu approvato, nel 1936, il piano regolatore di Sassuolo dell'ingegnere modenese Dante Colli, ideatore della circonvallazione che ancora oggi circonda il centro abitato.


La città è famosa a livello internazionale per la produzione delle piastrelle di ceramica; qui e nei comuni limitrofi hanno sede o hanno stabilimenti produttivi e di ricerca i principali produttori di piastrelle, come Marazzi, Ragno, Refin, la linea per la casa di Versace, Daytona, Panariagroup e Marca Corona, la più antica ceramica di Sassuolo, risalente al 1741. Nonostante l'apertura dei mercati ai paesi in via di sviluppo, le cui industrie producono ceramiche a basso costo, la fama del distretto ceramico di Sassuolo è notevolmente aumentata negli ultimi anni, e vengono prodotti materiali di qualità sempre più elevata. Le aziende italiane produttrici di piastrelle di ceramica sono rappresentate e assistite da Confindustria Ceramica, che ha sede nella Palazzina della Casiglia di Sassuolo.
Per quanto riguarda l'artigianato, la città è rinomata per i laboratori di oreficeria e di gioielleria.
Dalla prima metà degli anni 2020 si registra a Sassuolo la prima produzione artigianale di halva in Italia, un dolce a base di semi oleosi e frutta secca tipico della tradizione mediterranea. Nel 2023, a Sassuolo, è stato avviato infatti il laboratorio dolciario The Halva Lab, che realizza halva con tecniche artigianali ispirate alle ricette tradizionali ma adattate al contesto produttivo locale.


Nel territorio di Sassuolo sono presenti diversi itinerari che permettono non solo di ammirarne il paesaggio, ma anche la storia, i monumenti, la vivacità della vita quotidiana e le tradizioni. Uno dei più conosciuti e frequentati è il Percorso Natura del Secchia da Sassuolo a Pescale, sottoposto nel 2002 ad un intervento di riqualificazione che lo ha reso oggi meta di ciclisti, appassionati di jogging e passeggiatori. L'itinerario permette di addentrarsi in tutta tranquillità nella natura che costeggia il fiume Secchia.
Il punto di partenza è fissato in via dei Moli, dal cui parcheggio è consigliato prendere il sentiero in direzione sud attraverso il centro abitato di San Michele dei Mucchietti, fino ad arrivare alla diga di Castellarano, in provincia di Reggio Emilia, da dove è possibile continuare in un altro sentiero in direzione di Ponte Pescale, attraversare la diga e raggiungere il centro storico di Castellarano, oppure proseguire nel percorso principale tenendo la destra e affiancando la sponda reggiana del Secchia. Una recente passerella ciclo-pedonale, inaugurata nel giugno 2010, permette poi di ritornare al punto di partenza, sulla riva modenese del fiume.
Un altro itinerario è la Via dei Vulcani di Fango, percorso comunemente noto come quello delle Salse di Nirano, inaugurato ufficialmente nel 2015, il quale comprende, oltre a Sassuolo, i comuni di Fiorano Modenese, Maranello e Viano.
Il fenomeno delle Salse di Nirano, nonostante non sia raro in Italia, essendo presente anche in altre località emiliane e venete, è comunque quello più noto agli storici e agli studiosi, i quali lo studiano con molto interesse sin dall'antichità.
Nel comune di Sassuolo, le Salse sono presenti nella frazione di Montegibbio, più precisamente in località La Campagna, a 275 metri di altitudine. La prima citazione di queste Salse risale all'anno 77, quando Plinio il Vecchio ne parla nel suo Naturalis historia. Altri autori, nei secoli successivi, tennero traccia di tutte le eruzioni provocate dall'attività delle Salse di Montegibbio, l'ultima delle quali avvenne nel 1835.

Sassuolo è attraversata dalla strada provinciale 467 R Nuova Pedemontana, che la collega ai vicini centri abitati di Fiorano Modenese e Maranello e alla provincia di Reggio Emilia, mentre la Strada statale 724, tratto della Tangenziale Nord di Modena, la collega appunto al capoluogo dell'omonima provincia.

Il territorio comunale di Sassuolo è raggiunto da due linee ferroviarie, che lo collegano direttamente con Reggio Emilia e Modena: la ferrovia Reggio Emilia-Sassuolo, che effettua capolinea presso la stazione di Sassuolo Radici, e la ferrovia Modena-Sassuolo, con la fermata di Sassuolo Quattroponti e la stazione di Sassuolo Terminal.

Prima dell'elettrificazione della ferrovia Modena-Sassuolo, terminata nel 1928, la gente si spostava utilizzando il treno a gravità, che i sassolesi chiamavano, nel loro dialetto, al treno dal cócc, ovvero "il treno a spinta", poiché giungeva a Modena grazie alla sola pendenza del territorio e con l'ausilio di un carro pieno di ghiaia, che veniva utilizzato come spinta iniziale. Ciò è riportato in un documento datato 7 febbraio 1926, pubblicato sul settimanale dell'epoca "Corriere dell’Appennino".
Sassuolo è dotata, dal 1982, di una propria Aviosuperficie.
Nei decenni successivi all'Unità d'Italia l'amministrazione comunale era in mano ai liberal-conservatori. Nel 1902 subentrò invece una giunta democratica, spodestata dai cattolici nel 1914. Alle successive elezioni del 1920 - non si tennero infatti durante il periodo bellico - vinsero e si insediarono i socialisti. La giunta comunale socialista si dimise nel 1921 a causa del clima di violenze e intimidazioni diffuse, che portò all'insediarsi dei fascisti nel 1923.
Durante il regime si mantenne viva un'esile ma tangibile presenza antifascista, che all'indomani dell'8 settembre 1943 diede vita alle prime brigate partigiane nella provincia di Modena. Nel dopoguerra si consolidò il predominio amministrativo delle sinistre già nelle prime elezioni del 1946, nonostante una notevole presenza cattolica anche tra gli operai, nel quadro però di una forte conflittualità sociale. Dopo la lunga stagione socialista di Baschieri negli anni del boom e di un forte sviluppo economico e demografico, nel 1970 la guida del comune passò ai comunisti, che lo mantennero quasi ininterrottamente sino al 1990. Negli anni novanta e duemila prevalsero amministrazioni di centro-sinistra a guida cattolico-moderata (dei popolari e poi della Margherita), sino alla storica vittoria del centro-destra alle elezioni del 2009. Da allora vi è stata una stabile alternanza tra il centro-destra, a guida Pdl prima e leghista poi, e il centro-sinistra guidato dal Partito Democratico.
Sassuolo è il capoluogo dell'Unione dei comuni del Distretto ceramico, un ente locale costituito anche dai comuni di Fiorano Modenese, Formigine, Frassinoro, Maranello, Montefiorino, Palagano e Prignano sulla Secchia.
La principale squadra di calcio della città è l'Unione Sportiva Sassuolo Calcio, istituita nel 1920. La squadra ha militato in Serie A per undici stagioni consecutive, fino al 2024, dopo aver ottenuto per la prima volta la promozione vincendo il campionato di Serie B 2012-2013. Nella stagione 2025-2026 torna a militare in Serie A. Il 21 maggio 2016, in virtù del sesto posto in classifica e grazie anche alla concomitante sconfitta del Milan nella finale di Coppa Italia 2015-2016 contro la Juventus, accede per la prima volta ai preliminari di una competizione europea, l'Europa League. Il Sassuolo fa parte di un ristretto numero di squadre provenienti da una città non capoluogo di provincia che hanno militato nel massimo campionato italiano ed è la terza in ordine cronologico ad aver partecipato ad una competizione europea.
La seconda squadra per importanza del comune, la PCS San Michelese Sassuolo, rappresenta la frazione di San Michele dei Mucchietti e milita nel campionato di Promozione.

Nella pallavolo femminile la squadra Sassuolo Volley ha militato fino alla stagione 2008-2009 in Serie A1. Il club ha poi annunciato il ritiro dall'attività agonistica a causa di problemi economici. Il Volley Academy Sassuolo in Serie A2 ha vinto una coppa Italia A2 nel 2018. La pallavolo maschile è stata rappresentata dalla squadra Pallavolo Virtus Sassuolo, che negli anni settanta e ottanta giocò nel campionato di Serie A1, conquistando la Coppa Italia nella stagione 1980-81. Tale società ha cessato definitivamente l'attività nel 2002. Il Volley Sassuolo ASD è presente nel campionato di Serie B.
Volley Sassuolo e Volley Academy Sassuolo giocano nell'arena coperta denominata PalaPaganelli.
Il 26 maggio 1999, la 12ª tappa del Giro d'Italia 1999 si è conclusa a Sassuolo con la vittoria di Mario Cipollini.
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