
Mard ō mard (in persiano مرد و مرد, lett. "[combattimento] uomo a uomo", traducibile come "singolar tenzone" in lingua italiana) era un'antica tradizione iranica di combattimento uno-contro-uno svolto però non in un contesto di duello isolato ma di battaglia campale, particolarmente in uso al tempo dell'Impero sasanide.
Al principio di una battaglia, le truppe sasanidi usavano insulti e grida di guerra per provocare il nemico a un singolo duello con un campione sasanide. La tradizione del mard ō mard era molto sentita dai sasanidi: nel 421, durante la guerra di Bahram V contro i Romani di Teodosio II, Ardazanes, un membro della cavalleria d'élite degli Aswaran, fu ucciso in duello dal comes romano Areobindo e la cosa contribuì notevolmente a convincere Bahram V della sua sconfitta nella guerra ed alla conclusione della pace con Teodosio II.
La pratica del mard ō mard sviluppò, nel corso delle successive guerre bizantino-sasanidi, in un duello codificato pre-battaglia volto a galvanizzare le truppe prima dello scontro vero e proprio, trovando così tanto riscontro che nell'esercito dei Primi quattro califfi fu selezionato uno specifico corpo d'élite, i mubarizun (in arabo مبارزون?, "Duellanti"), chiamato a fornire al califfo i campioni con cui aprire la battaglia. Episodi di mard ō mard non mancarono pertanto nel corso della conquista islamica della Persia: se ne verificò per esempio uno durante l'assedio di Ctesifonte che vide appunto uno dei mubarizun sconfiggere un campione persiano di nome Shahryār.
Nell'arte sasanide il mard ō mard è soggetto raffigurato con una certa frequenza, per esempio nei rilievi rupestri di Naqsh-e Rostam o nel Cameo in sardonice raffigurante il sasanide Sapore I che cattura l'imperatore romano Valeriano conservato nel Cabinet des médailles della Biblioteca nazionale di Francia.
Il mard ō mard occupa anche un posto rilevante tra i soggetti della letteratura persiana, sviluppata nel X secolo in una Persia ormai islamizzata ma fortemente legata alla tradizione sasanide (Intermezzo iraniano). Nello Shāh-Nāmeh (in persiano شاهنامه, lett. "Il libro dei re") di Firdusi, per esempio, notevole è l'importanza del tema nella storia di Davazdah Rokh (lett. "Dodici combattimenti").