
Nell'Islam, maisîr (traslitterato anche come maysîr, in arabo ميسر? 'facilità') si riferisce al guadagno basato sulla fortuna, senza uno sforzo produttivo che l'abbia generato. Il termine viene usato in forma generica per riferirsi alla speculazione e al gioco d'azzardo.
In quanto associato al concetto più ristretto di guadagno tramite "scommessa" o "azzardo" propriamente detti (قمار, qimâr), è proibito dalla legge islamica, e considerato harām, ossia peccaminoso (e come tale vietato).
Una radice del divieto si può ritrovare nel fatto che il maisir genera ricchezza basata sulla fortuna e non sull'attività lavorativa propriamente detta. È inoltre identificato come fonte di inguistizia sociale e di distrazione spirituale.
Il Corano contiene alcuni riferimenti espliciti al gioco d'azzardo come attività che reca al fedele più danni che vantaggi, nonché come opera del diavolo.
Un riferimento all'immoralità del gioco d'azzardo è inoltre presente in un Ḥadīth attribuito ad Abu Hurayra, secondo il quale Maometto avrebbe detto: "Chiunque giuri dicendo nel suo giuramento: “Per Al-Lat e Al'Uzza”, dovrebbe dire: “Nessuno ha il diritto di essere adorato tranne Allah”; e chiunque dica al suo amico: “Vieni, lasciami giocare d'azzardo con te”, dovrebbe fare un'offerta in beneficenza.".