Mensa dei poveri

Membri della Marina degli Stati Uniti assistono i senzatetto presso la Dorothy's Soup Kitchen di Salinas, California, nel 2009.
Membri della Marina degli Stati Uniti assistono i senzatetto presso la Dorothy's Soup Kitchen di Salinas, California, nel 2009.

Una mensa dei poveri, chiamata anche mensa sociale o mensa popolare, è un luogo dove vengono forniti pasti gratuiti o a basso costo a persone in situazione di povertà.

Descrizione

Generalmente, le mense dei poveri sono organizzate da enti pubblici (come ad esempio i comuni), da enti religiosi (come le parrocchie) oppure da enti privati senza scopo di lucro come associazioni o fondazioni.

Le prime mense dei poveri sono nate nel XVIII secolo in Europa e in America, tuttavia la loro presenza è incrementata significativamente nel XX secolo a causa della grande depressione, delle due guerre mondiali, di varie emergenze sanitarie, della crisi petrolifera del 1979 e della recessione globale del 1980-1982. Nel XXI secolo le mense dei poveri conoscono una nuova popolarità dovuta soprattutto alla crisi alimentare mondiale del 2007/2008 e al periodo di grande recessione.

In altri continenti come Africa, America Latina, Oceania e Asia sono nate mense dei poveri soprattutto a seguito del colonialismo e utilizzate per combattere carestie e guerre.

Molte mense dei poveri nascono come supporto costante a popolazioni vulnerabili nelle grandi città.

Nel mondo

Europa

La mensa dei poveri (o soup kitchen nei paesi anglosassoni) europea ha le sue radici nella carità cristiana medievale e si è evoluta nel tempo in risposta a crisi economiche, guerre e trasformazioni sociali.

Nel Medioevo l’assistenza ai poveri era principalmente responsabilità della Chiesa cattolica, dei monasteri e delle confraternite laiche. I monasteri distribuivano pane e zuppe ai bisognosi presso le loro porte.

Gli ospedali medievali (che erano più luoghi di accoglienza che strutture sanitarie moderne) offrivano vitto ai pellegrini, agli ammalati e ai poveri. Le confraternite cittadine organizzavano elemosine collettive, soprattutto durante carestie o epidemie. In questo periodo l’assistenza era vista come un dovere religioso: aiutare i poveri significava praticare la carità cristiana e garantire la salvezza dell’anima.

Una mensa dei poveri a Parigi, 2010
Una mensa dei poveri a Parigi, 2010

Con l’aumento della popolazione urbana e delle crisi economiche, il problema della povertà divenne più strutturale. In Inghilterra, le Poor Laws del XVI secolo regolamentarono l’assistenza pubblica ai poveri. In molte città europee (come Parigi e Londra) nacquero istituzioni municipali per distribuire pane e minestra durante le carestie.

Dopo la Riforma protestante, nei paesi del Nord Europa l’assistenza divenne più controllata dallo Stato o dalle autorità civili. In questo periodo si affermò la distinzione tra “poveri meritevoli” (malati, anziani, vedove) e “poveri oziosi”, influenzando le modalità di distribuzione del cibo.

La rivoluzione industriale provocò un forte aumento della povertà urbana. Le mense dei poveri si moltiplicarono, spesso grazie a iniziative private e religiose.

In Germania, Sir Benjamin Thompson organizzò mense pubbliche e cucine popolari a Monaco verso il 1790: queste sono considerate tra le prime soup kitchens “in senso moderno” e furono un modello per molte città in Europa.

Un ruolo importante fu svolto da organizzazioni come:

In questo periodo nasce la vera e propria soup kitchen moderna: grandi pentoloni di zuppa distribuiti in quartieri operai durante crisi economiche.

Coda alla mensa dei poveri ad Aarhus, Danimarca occupata, 1943
Coda alla mensa dei poveri ad Aarhus, Danimarca occupata, 1943

Le mense dei poveri ebbero un ruolo cruciale durante prima e seconda guerra mondiale, la Grande depressione degli anni ’30 e le crisi economiche del dopoguerra. In molti paesi europei, la nascita dello Stato sociale dopo il 1945 ridusse temporaneamente la necessità di mense caritative diffuse. Tuttavia, non scomparvero mai del tutto.

Negli anni 90 e nel XXI secolo, le mense dei poveri hanno conosciuto una nuova espansione a causa di crisi economiche, disoccupazione giovanile, migrazioni e aumento del costo della vita. Oggi in Europa le mense sono gestite da:

Spesso collaborano con supermercati e ristoranti per recuperare eccedenze alimentari, riducendo anche lo spreco di cibo.

Americhe

Soup kitchen, Montréal (Canada), 1931
Soup kitchen, Montréal (Canada), 1931
Uomini disoccupati fuori da una mensa dei poveri aperta da Al Capone a Chicago durante la Grande depressione, 1931
Uomini disoccupati fuori da una mensa dei poveri aperta da Al Capone a Chicago durante la Grande depressione, 1931

Nelle Americhe, la mensa dei poveri (soup kitchen) si sviluppa tra tradizione religiosa europea, filantropia urbana e grandi crisi economiche. Rispetto all’Europa, qui assume una dimensione più legata all’industrializzazione rapida, all’immigrazione di massa e alle crisi cicliche del capitalismo.

Nelle colonie spagnole, portoghesi e francesi, l’assistenza ai poveri era affidata principalmente alla Chiesa cattolica, che fondava ospedali e opere pie.

Nei territori britannici del Nord America, le comunità protestanti organizzavano raccolte di cibo, l’assistenza era spesso gestita a livello locale (parrocchie o municipalità) e i poveri erano sostenuti tramite elemosine o ricoveri in poorhouses (istituzioni pubbliche o municipali destinate ad accogliere e sostenere i poveri). In questa fase non esistevano ancora vere e proprie “mense” organizzate come le intendiamo oggi, ma piuttosto distribuzioni occasionali di pane e pasti.

Con l’industrializzazione e le ondate migratorie verso città come New York City, Boston e Chicago, la povertà urbana aumentò drasticamente. In questo contesto nacquero le prime soup kitchens moderne fondate da chiese protestanti e cattoliche, organizzate da filantropi privati e gestite da associazioni come l’Esercito della Salvezza, attivo in Nord America dalla fine dell’Ottocento.

In America Latina, istituzioni simili si svilupparono nelle grandi città come Buenos Aires e Città del Messico, spesso legate a parrocchie e opere caritative.

Il momento simbolico delle mense nelle Americhe è la Grande depressione. Milioni di disoccupati dipendevano dalle breadlines (file di persone che aspettavano di ricevere cibo gratuito o molto economico). Le mense erano organizzate da enti religiosi, municipalità e gruppi privati. Anche governi locali e federali intervennero con programmi di emergenza. L’immagine delle lunghe file davanti ai centri di distribuzione del cibo divenne uno dei simboli della crisi economica.

Con l’espansione dello Stato sociale e programmi pubblici di assistenza negli Stati Uniti nacquero programmi federali di supporto alimentare e in Canada e in diversi paesi latinoamericani si svilupparono reti pubbliche di assistenza. Le mense non scomparvero, ma diminuirono rispetto agli anni ’30.

Negli Stati Uniti, durante le recessioni degli anni ’80, si registrò una nuova crescita delle soup kitchens, soprattutto nelle grandi metropoli.

Donne cilene preparano cibo nelle ollas popular nel 1932.
Donne cilene preparano cibo nelle ollas popular nel 1932.

In America Latina emersero le ollas popular o ollas comùne ("pentole popolari"), cucine comunitarie autogestite nate durante crisi economiche. Queste iniziative sono spesso organizzate dai residenti stessi dei quartieri popolari, con forte componente di solidarietà di base.

Oggi nelle Americhe le mense dei poveri operano in collaborazione con banche alimentari, servono non solo senzatetto, ma anche lavoratori poveri e migranti e offrono servizi aggiuntivi (assistenza sociale, consulenza, distribuzione di beni essenziali). Negli Stati Uniti, le soup kitchens sono ormai parte strutturale del sistema di aiuto alimentare privato, mentre in America Latina restano spesso strumenti di risposta comunitaria alle crisi economiche.

Africa

Mensa dei poveri africana, circa 1913
Mensa dei poveri africana, circa 1913

In Africa, la mensa dei poveri si sviluppa più tardi rispetto a Europa e Americhe, ed è fortemente legata a missioni religiose, colonialismo, crisi umanitarie e conflitti armati. In molti contesti, assume la forma di distribuzioni alimentari d’emergenza o cucine comunitarie piuttosto che di strutture stabili urbane.

Prima dell’arrivo europeo, in molte società africane esistevano reti tradizionali di solidarietà comunitaria:

Con il colonialismo europeo, le strutture di assistenza alimentarono nuove forme di dipendenza. Le missioni cristiane (legate alla Chiesa cattolica e a chiese protestanti) fondarono scuole, ospedali e centri di distribuzione di cibo. Nelle città coloniali nacquero opere caritative per lavoratori poveri e migranti rurali. Le crisi alimentari furono aggravate da politiche coloniali e monoculture imposte. In questo periodo la mensa è soprattutto strumento missionario e mezzo di assistenza durante carestie.

Nel Novecento, la mensa dei poveri in Africa è spesso associata a emergenze umanitarie, ad esempio:

In questi casi, le mense sono organizzate da ONG internazionali, agenzie delle Nazioni Unite (come il Programma alimentare mondiale) e organizzazioni religiose. Spesso si tratta di campi profughi o centri temporanei di distribuzione piuttosto che mense urbane permanenti. Con la crescita rapida delle città africane (es. Lagos, Nairobi, Johannesburg), si è sviluppata una nuova povertà urbana.

Il ponte aereo umanitario per la Biafra (Biafran Airlift, 1967-1969) fu un’azione congiunta di chiese protestanti e cattoliche insieme a ONG per trasportare cibo e medicine durante la guerra civile in Nigeria. Durante il periodo del Biafran Airlift, in Nigeria vennero create mense e programmi di soccorso per i poveri.

Oggi le mense in Africa possono essere gestite da chiese locali e organizzate da ONG nazionali. In paesi come il Sudafrica esistono vere e proprie soup kitchens urbane simili al modello europeo o statunitense, mentre in altre aree prevale ancora il modello emergenziale.

Russia

Mensa dei poveri in Russia, 1910
Mensa dei poveri in Russia, 1910

Nel periodo dell’Impero russo, l’assistenza ai poveri era affidata principalmente alla Chiesa ortodossa russa, a monasteri e a società filantropiche. Caratteristiche principali erano:

L’assistenza era vista come dovere religioso e morale, ma non esisteva un sistema pubblico strutturato di welfare moderno.

Dopo la Rivoluzione del 1917 e la nascita dell’Unione Sovietica, il sistema cambiò radicalmente. La carità religiosa fu scoraggiata o soppressa e nacquero mense collettive statali (stolovaya), destinate a operai, studenti e dipendenti pubblici.

Durante le grandi carestie (1921–23 e 1932–33) furono organizzate distribuzioni alimentari d’emergenza. Il sistema sovietico mirava teoricamente a eliminare la povertà tramite lavoro garantito e pianificazione statale. Le mense sovietiche non erano concepite come “mense dei poveri” ma come parte dell’organizzazione collettiva della vita quotidiana.

Con il crollo dell’Unione Sovietica nel 1991 e la crisi economica degli anni ’90, la povertà aumentò drasticamente. Si assistette a:

Negli anni 2000–2020, le mense si sono concentrate soprattutto su senzatetto urbani, pensionati con redditi bassi e migranti interni. Oggi in Russia le mense dei poveri sono gestite da organizzazioni religiose ortodosse, supportate da ONG locali e talvolta coordinate con autorità municipali. Sono più diffuse nei grandi centri urbani come Mosca e San Pietroburgo, mentre nelle aree rurali l’assistenza rimane più informale.

Asia

Nei paesi influenzati dal buddismo (come Thailandia, Sri Lanka, Giappone) i fedeli offrivano cibo ai monaci, i templi redistribuivano parte delle offerte ai poveri e in periodi di carestia si organizzavano cucine temporanee.

In India esiste la pratica della dāna (donazione di cibo) in cui i templi offrono pasti gratuiti ai devoti e ai bisognosi e alcune istituzioni religiose servono migliaia di pasti al giorno.

In paesi a maggioranza musulmana (come Pakistan, Indonesia, Turchia) la zakāt (elemosina obbligatoria) finanzia aiuti ai poveri. Durante il Ramadan si organizzano pasti gratuiti (Ifṭār comunitari) e le moschee possono gestire cucine caritative permanenti.

Con l’industrializzazione e il colonialismo europeo nelle grandi città asiatiche (come Calcutta, Shanghai, Manila) nacquero opere caritative urbane e le missioni cristiane fondarono scuole e mense. Le crisi alimentari (carestie in India e Cina) portarono a distribuzioni di massa di cibo. In questo periodo si sviluppano forme più strutturate e urbane di mensa dei poveri.

In Asia orientale dopo la rivoluzione cinese del 1949, la Repubblica Popolare Cinese organizzò mense collettive durante il grande balzo in avanti. In Giappone e Corea del Sud il rapido sviluppo economico ridusse la povertà estrema, ma rimasero opere caritative private.

Nel Sud e Sud-est asiatico, ONG e governi svilupparono programmi alimentari scolastici. Le crisi economiche (come quella asiatica del 1997) portarono alla nascita di nuove cucine comunitarie.

Oggi in Asia le mense dei poveri assumono diverse forme:

Medio Oriente

Una mensa popolare a Tel Aviv, 1975

Nel Medio Oriente, l’assistenza alimentare ai poveri ha radici profonde nella tradizione islamica, ma anche nelle comunità cristiane ed ebraiche storiche della regione. La mensa dei poveri assume spesso la forma di cucine religiose, distribuzioni durante festività e fondazioni caritative, piuttosto che di strutture laiche permanenti come in Europa.

Con l’espansione dell’Islam, l’aiuto ai poveri diventa un dovere religioso formalizzato attraverso zakāt (elemosina obbligatoria), Sadaqa (carità volontaria) e fondazioni pie (waqf) per finanziare opere sociali.

Durante l’epoca del Impero ottomano, si svilupparono gli imaret, cucine pubbliche finanziate da fondazioni religiose che offrivano pasti gratuiti a poveri, studenti, pellegrini, viaggiatori. Erano diffusi in città come Istanbul, Gerusalemme e Damasco. Un esempio storico è al‑Takiyya al‑Ibrahimiya di Hebron, che funziona da secoli (fondata nel 1279) e ancora oggi distribuisce pasti alla popolazione bisognosa, specialmente durante il Ramadan.

La Halukka era un sistema di raccolta e distribuzione di fondi destinato ai poveri della comunità in Terra di Israele, con distribuzioni programmate (ad esempio prima di festività come la Pasqua). Emerse progressivamente tra Medioevo ed Età moderna come sistema di raccolta e distribuzione di elemosine dalla diaspora a favore della comunità ebraica residente in Terra Santa. Secondo studi storici, negli anni 1920 la Halukka scomparve come principale mezzo di sostentamento, essendo sostituita da contributi mirati a progetti di sviluppo e dal supporto finanziario alle istituzioni legate al movimento sionista e alla costruzione di infrastrutture economiche e sociali in Palestina.

Anche le minoranze religiose della regione svilupparono forme di assistenza alimentare: monasteri e chiese orientali distribuivano pane e pasti. Le comunità ebraiche organizzavano fondi per sostenere i poveri della congregazione. Queste iniziative erano spesso su scala locale e comunitaria.

Con la fine dell’Impero ottomano e l’influenza coloniale europea nacquero associazioni caritative moderne. Le missioni cristiane fondarono scuole e mense e le amministrazioni statali iniziarono a strutturare sistemi di assistenza pubblica. In alcune città si svilupparono cucine urbane permanenti, soprattutto nei quartieri poveri.

In epoca moderna, le mense nel Medio Oriente sono spesso legate a conflitti e crisi umanitarie come guerra civile in Siria, instabilità in Iraq, crisi economica in Libano e situazione umanitaria nella Striscia di Gaza. In questi contesti, moschee e associazioni islamiche organizzano cucine comunitarie e ONG locali e internazionali distribuiscono pasti nei campi profughi. Durante il Ramadan si intensificano le distribuzioni gratuite di Ifṭār.

Oggi nel Medio Oriente le mense dei poveri possono essere:

Oceania

Mensa dei poveri a Sydney nel 1934
Mensa dei poveri a Sydney nel 1934

Tra le popolazioni aborigene australiane e tra i popoli polinesiani il cibo era condiviso all’interno del clan o della tribù. La condivisione era regolata da norme culturali e spirituali e non esistevano strutture pubbliche per la distribuzione di cibo ai poveri al di fuori della comunità. Questo modello di solidarietà era basato su reciprocità e sostegno comunitario, non sulla carità istituzionale.

Con l’arrivo dei coloni europei in Australia e Nuova Zelanda, le missioni cristiane e le chiese europee fondarono ospedali, scuole e cucine caritative per indigenti e convicts (in Australia), ossia detenuti o prigionieri condannati a lavori forzati o al trasporto in colonie. Nelle città in crescita (come Sydney e Auckland) sorsero i primi programmi di assistenza alimentare urbana. La mensa dei poveri era principalmente legata a enti religiosi e filantropi europei.

La Benevolent Society of New South Wales, fondata nel 1813, è considerata la prima organizzazione caritativa privata in Australia. In origine aiutava poveri, immigrati e ex‑convicts, fornendo assistenza alimentare, vestiti e aiuti materiali ben prima delle moderne reti di welfare statali.

La Grande depressione degli anni ’30 aumentò la povertà urbana in Australia e Nuova Zelanda. Si svilupparono breadlines e mense urbane simili a quelle negli Stati Uniti e in Europa. Organizzazioni religiose (ad esempio Esercito della Salvezza) ampliarono il loro intervento. Alcune città istituirono mense comunali temporanee.

Oggi le mense dei poveri in Oceania hanno caratteristiche simili a quelle dei paesi occidentali:

Note

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