Milasa

Milasa
Il tempio di Zeus Labrandeo su una moneta di Milasa dell'imperatore Geta
Nome originale Μύλασα
Amministrazione
Dipendente da Impero achemenide
Impero seleucide
Repubblica romana
Impero romano
Impero bizantino
Localizzazione
Stato attuale Turchia (bandiera) Turchia
Località Milas
Coordinate 37°18′41″N 27°46′52″E
Cartografia
Mappa di localizzazione: Turchia
Milasa
Milasa

Milasa (in greco antico Μύλασα, Mýlasa, o Μύλασσα, Mýlassa; in latino Mylasa) fu una città antica della Caria, in Asia Minore, sul sito dell'odierna Milas, in Turchia. Fu la principale città della Caria sotto il dominio persiano e la prima capitale della dinastia degli Ecatomnidi.

Sorgeva in una fertile pianura nella parte occidentale della Caria, ai piedi di un monte ricco di marmo bianco, usato per la costruzione di templi e di altri edifici.

Origini del nome

Il nome Mylasa, con il suffisso anatolico -asa, indica un'origine molto antica dell'insediamento. In base alla sillaba mil-, presente anche in Trmmili, il nome con cui i Lici chiamavano sé stessi, una teoria collega il nome della città al passaggio dei Lici da Mileto, che secondo Eforo sarebbe stata fondata dai Lici stessi con il nome di Millawanda, prima del loro stanziamento definitivo nel sud dell'Anatolia; nessun altro elemento, tuttavia, fa pensare a un'origine licia del nome. Stefano di Bisanzio, negli Ethnika, fa derivare il nome da un Milaso figlio di Crisaore e discendente di Sisifo e di Eolo, una spiegazione che alcuni autori ritengono poco fondata per una città caria.

Storia

Età arcaica

La prima menzione storica della città risale all'inizio del VII secolo a.C., quando un capo cario di Milasa di nome Arselis avrebbe aiutato Gige nella lotta per il trono di Lidia. Allo stesso episodio è legata la tradizione sull'origine del culto di Zeus Labrandeo nel vicino santuario di Labranda, venerato dalle popolazioni dell'Anatolia occidentale: la statua del dio reggeva la doppia ascia (labrys) che Arselis avrebbe portato dalla Lidia.

Zeus Labrandeo, detto anche Zeus Stratios, era una delle tre divinità proprie di Milasa, tutte identificate con Zeus ma con caratteri locali. Il culto di Zeus Cario era riservato, oltre che ai Cari, ai Lidi e ai Misi, considerati loro consanguinei; il terzo era Zeus Osogo (in origine solo Osogoa), a cui era dedicato uno dei templi più belli della città. Secondo Pausania, nel santuario di Osogoa si trovava, come sull'Acropoli di Atene, una sorgente di acqua marina.

Periodo persiano

Sotto il dominio dell'Impero achemenide Milasa fu la principale città della Caria, governata da un satrapo nominato dal re persiano, con diversi gradi di autonomia. Tra il 460 e il 450 a.C., come gran parte delle città della Caria, fece parte della Lega delio-attica, ma alla fine del secolo il dominio persiano fu ristabilito.

La dinastia caria degli Ecatomnidi, fondata da Ecatomno, governò la regione con il titolo ufficiale di satrapi dell'Impero persiano. Milasa era la loro città d'origine e la loro capitale, e il mausoleo di Ecatomno, ancora visibile, fu il modello da cui derivarono i successivi mausolei della dinastia. Durante il lungo regno di Mausolo (377-353 a.C.) gli Ecatomnidi divennero di fatto i sovrani della Caria e di un vasto territorio circostante; Mausolo trasferì la capitale ad Alicarnasso, dove fu costruito il suo celebre mausoleo, ma Milasa mantenne la propria importanza.

Età ellenistica

Conquistata da Alessandro Magno, la città fu contesa tra i suoi successori e fu poi soggetta a tiranni locali e ai Seleucidi. Dopo la guerra tra Roma e Antioco III, nel 188 a.C. i Romani la dichiararono libera. Poco dopo scoppiò una guerra con la vicina Euromos: Milasa conquistò alcune città nemiche, ma dovette poi sottomettersi a Rodi. Nel 129 a.C. entrò a far parte della provincia romana d'Asia. In età ellenistica e romana conobbe un lungo periodo di prosperità e comprese nel proprio territorio le vicine Euromos, Olimo e Labranda.

Età romana

Cariatide da Milasa, I secolo a.C., conservata nei Musei archeologici di Istanbul

Al tempo di Strabone, nel I secolo a.C., vivevano a Milasa due celebri oratori, Eutidemo (Εὐθύδημος) e Ibrea (Ὑβρέας), rivali politici: alla morte di Eutidemo, Ibrea disse nel suo elogio funebre che il rivale era stato per la città un male necessario, con cui non si poteva vivere ma senza il quale non si poteva vivere. Ibrea si oppose poi a Quinto Labieno, che nel 40 a.C., durante la guerra civile romana, occupò la città e la danneggiò gravemente, costringendo l'oratore a fuggire a Rodi; la città fu in seguito ricostruita.

Le iscrizioni testimoniano il culto frigio di Sabazio, quello egizio di Iside e Osiride e un tempio di Nemesi. Un'iscrizione di Milasa costituisce uno dei pochi dati certi sulla vita dello storico Tacito, indicandolo come proconsole d'Asia nel 112-113.

Età cristiana e bizantina

Lo stesso argomento in dettaglio: Diocesi di Milasa.

Milasa fu sede di una diocesi. Tra i suoi vescovi vi furono sant'Efrem (V secolo), commemorato il 23 gennaio, le cui reliquie erano venerate nella vicina Leuke, e i vescovi Cirillo e Paolo, menzionati da Niceforo Callisto Xanthopoulos e nella Vita di santa Xene; Michel Le Quien cita altri tre vescovi, e le iscrizioni ne ricordano altri due, uno anonimo e un Basilio, che fece costruire una chiesa dedicata a santo Stefano. Santa Xene era una nobildonna romana che, per sfuggire al matrimonio impostole dai genitori, lasciò la propria città in abiti maschili, cambiò il proprio nome da Eusebia in Xene («straniera») e visse prima nell'isola di Coo e poi a Milasa. Milasa è oggi una sede titolare della Chiesa cattolica, vacante dal 1966.

In età bizantina la città fece parte del tema di Milasa e Melanudio, finché alla fine del XIII secolo non fu conquistata dai Turchi di Menteşe; la sua storia successiva coincide con quella di Milas.

Monumenti e siti archeologici

Il mausoleo di Gümüşkesen, II secolo d.C.

Il mausoleo di Ecatomno fu scoperto nel 2010, dopo l'arresto di alcune persone che vi scavavano illegalmente alla ricerca di reperti: nella tomba si trovano un sarcofago di marmo e numerosi affreschi, anche se molti oggetti erano già stati trafugati e venduti sul mercato nero. Il monumento, importante per la conoscenza dell'arte e dell'architettura caria, è inserito con l'area sacra circostante nella lista propositiva dei patrimoni dell'umanità dell'UNESCO.

Del tempio di Augusto, detto Uzunyuva, resta una colonna con capitello corinzio su un podio, sul lato orientale della collina di Hisarbaşı; il viaggiatore inglese Richard Pococke, nel XVIII secolo, vide ancora il tempio, i cui materiali furono in parte reimpiegati in seguito nella costruzione di una moschea. Sono visibili anche i muri del temenos di un tempio di Zeus, probabilmente quello di Zeus Osogo, del I secolo a.C., e un colonnato.

Uno dei simboli della città è la porta romana detta Baltalıkapı («porta con l'ascia»), ben conservata, che deve il nome alla doppia ascia (labrys) scolpita sulla chiave di volta dell'arco. Il mausoleo di Gümüşkesen, del II secolo d.C., chiamato in alcune fonti antiquate Dystega, è una tomba monumentale a due piani con un alto basamento e un tetto a gradoni, probabilmente ispirata in forma semplificata al Mausoleo di Alicarnasso. A est della città si conserva un acquedotto bizantino a due ordini di arcate, nella cui costruzione furono reimpiegati elementi architettonici antichi.

Secondo Strabone la città era priva di mura, tanto che uno dei comandanti che la visitarono si sarebbe chiesto se il suo fondatore non avesse avuto, se non paura, almeno vergogna.

Note

  1. ↑ Plinio il Vecchio, Naturalis historia, V, 108.
  2. 1 2 3 Strabone, Geografia, XIV, 2, 23. (EN) Strabo, Geography, Book 14, chapter 2, section 23, su Perseus Digital Library. URL consultato il 27 settembre 2026.
  3. ↑ (EN) Antony G. Keen, Dynastic Lycia: A Political History of the Lycians and Their Relations with Foreign Powers, c. 545-362 B.C., Leida, Brill, 1998, ISBN 978-90-04-10956-8.
  4. ↑ Bean 1989.
  5. ↑ Plutarco, Quaestiones Graecae, 45.
  6. ↑ Pausania, Periegesi della Grecia, VIII, 10, 4.
  7. 1 2 (EN) Mausoleum and Sacred Area of Hecatomnus, su UNESCO World Heritage Centre.
  8. ↑ Strabone, Geografia, XIV, 2, 24.
  9. ↑ Pubblicata nel Bulletin de correspondance hellénique, XIV, 1890, pp. 621-623.
  10. ↑ Niceforo Callisto Xanthopoulos, Historia ecclesiastica, XIV, 52.
  11. ↑ Michel Le Quien, Oriens Christianus, I, 921.
  12. ↑ Corpus Inscriptionum Graecarum, 9271.
  13. ↑ Bulletin de correspondance hellénique, XIV, p. 616.
  14. ↑ (EN) Mylasa (Titular See), su Catholic-Hierarchy.; (EN) Mylasa, in Catholic Encyclopedia.
  15. ↑ (EN) Tomb of Hecatomnus, Milas, Turkey, su Archaeology.

Bibliografia

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