La mitografia, dal greco μυθογραφία - mythografia, "scrittura dei miti" (composto di μύθος - mythos, "narrazione" e γράφω - graphō, "scrivere"), è la sistematizzazione erudita e filologico-razionalizzante, non poetica, dei miti.
Il mitografo è, in effetti, colui che descrive e sistematizza, anche in modo rudimentale, i racconti mitici realizzando la stessa opera di rilettura ed evoluzione che effettua l'agiografo nei confronti della storia e delle biografie, agendo sul piano delle leggende e dei miti antichi.
La tradizione mitografica ha origini antiche, già nel VII secolo a.C. con la Teogonia di Esiodo, che si ricollega alla tradizione catalogica e fornisce una sistemazione del patrimonio mitologico per gli autori successivi; in età classica, il genere conosce uno sviluppo legato alla necessità di conoscere e glorificare soprattutto le leggende degli Ioni, prima con Ecateo di Mileto, poi con i Greci continentali Acusilao e Ferecide di Atene.
Il genere conosce un grande sviluppo in età ellenistica, per esempio con il "romanzo" mitologico-politico di Evemero, dopo il quale si afferma, almeno a quanto si può desumere dai frammenti rimasti degli autori di quest'epoca, una tendenza non solo razionalizzante o semplicemente sistematica: la scrittura del mito diventa anche un modo per costituire un serbatoio di storie cui attingere da parte dei poeti, come per i racconti tematici di Partenio di Nicea in età augustea o quelli di metamorfosi di Antonino Liberale in età imperiale, o ancora, una "palestra" per spiegare in modo razionale un mito, cercando di storicizzarlo pienamente, come avverrà, ad esempio, nelle Vite plutarchee di Teseo e Romolo.
Infine, proprio per questo, la mitografia si riduce a sistematizzazione a scopo erudito con la Biblioteca dello Pseudo-Apollodoro: in realtà, questa tendenza era visibile già nel Περὶ ϑεῶν di Apollodoro di Atene, che della Biblioteca e di altri testi consimili funse da modello strutturale ed espositivo. Di questa tipologia erudita, in effetti, si trovano esempi nella letteratura latina di età imperiale, con Igino e Fulgenzio e in quella medievale, soprattutto con la Biblioteca di Fozio che, pur non essendo mitografia in senso stretto, conserva testimonianze delle evoluzioni del genere.