| Montegabbione comune | |
|---|---|
| Localizzazione | |
| Stato | |
| Regione | |
| Provincia | |
| Amministrazione | |
| Sindaco | Sebastiano Caravaggi (lista civica) dal 10-6-2024 |
| Territorio | |
| Coordinate | 42°55′17.81″N 12°05′33.72″E |
| Altitudine | 594 m s.l.m. |
| Superficie | 51,06 km² |
| Abitanti | 1 097 (31-5-2026) |
| Densità | 21,48 ab./km² |
| Frazioni | Castel di Fiori, Faiolo, Montegiove |
| Comuni confinanti | Fabro, Ficulle, Monteleone d'Orvieto, Parrano, Piegaro (PG), San Venanzo |
| Altre informazioni | |
| Cod. postale | 05010 |
| Prefisso | 0763 |
| Fuso orario | UTC+1 |
| Codice ISTAT | 055020 |
| Cod. catastale | F513 |
| Targa | TR |
| Cl. sismica | zona 3 (sismicità bassa) |
| Cl. climatica | zona E, 2 446 GG |
| Nome abitanti | montegabbionesi |
| Patrono | san Giuseppe |
| Giorno festivo | 19 marzo |
| Cartografia | |
| Sito istituzionale | |
Montegabbione è un comune italiano di 1 097 abitanti situato in provincia di Terni in Umbria.
Il capoluogo sorge a 594 m s.l.m. in un territorio prevalentemente collinare dell'Orvietano, ripartito tra i bacini idrografici del Paglia-Chiani e del Nestore. Il territorio comunale comprende le frazioni di Montegiove, Faiolo e Castel di Fiori, oltre ad altri nuclei e insediamenti rurali.
Il centro storico conserva l'impianto dell'antico borgo fortificato medievale, con la torre e parte delle strutture difensive. Tra i principali luoghi d'interesse del territorio comunale figura la Scarzuola, presso Montegiove, dove Tomaso Buzzi realizzò tra il 1958 e il 1978 il proprio complesso architettonico noto come «Città ideale».
Il capoluogo sorge a 594 m s.l.m. in un territorio a prevalente carattere alto-collinare.
Il territorio comunale è interamente compreso nel Sistema Territoriale di Interesse Naturalistico Ambientale (STINA) del Monte Peglia e della Selva di Meana. Nel settore settentrionale, in corrispondenza dell'area di Montarale, gli strumenti regionali di pianificazione individuano una zona di elevata diversità floristico-vegetazionale e di particolare interesse naturalistico-ambientale.
Dal punto di vista paesaggistico Montegabbione appartiene all'area dell'Orvietano. La pianificazione paesaggistica regionale individua nella valle del Chiani e nei rilievi circostanti un sistema caratterizzato dalla presenza di centri fortificati di origine medievale; tra questi sono espressamente indicati Montegabbione e Montegiove.
Il territorio comunale è ripartito tra due bacini idrografici: circa il 69,7% della superficie appartiene al bacino del Paglia-Chiani, mentre il restante 30,3% ricade nel bacino del Nestore.
Nel settore occidentale e meridionale il reticolo idrografico fa capo al Chiani, affluente del Paglia. Vi appartengono il torrente Ripignolo, che interessa il confine occidentale, il torrente Sorre e il fosso del Bagno; lo stesso Chiani interessa per un breve tratto il confine meridionale del comune.
Il settore orientale appartiene invece al bacino del Nestore. Il fosso della Serpolla, lungo il confine orientale, e il fosso del Cerasolo sono affluenti del Fersinone, che a sua volta confluisce nel Nestore.
Il toponimo è documentato almeno dalla seconda metà del XIII secolo. In un atto del 18 settembre 1275 conservato nell'Archivio diocesano di Orvieto il luogo compare nella forma latina Montem Cabionem; un successivo atto del 24 ottobre 1289 menziona la comunità degli abitanti del Castrum de Monte Cabione e utilizza anche la forma Castrum Montis Cabionis.
Secondo il Sistema informativo unificato per le soprintendenze archivistiche del Ministero della cultura, il nome Montegabbione sembra derivare da Mons Capionis, interpretato dalla fonte come «terra di conquista, feudo».
Nel territorio comunale di Montegabbione sono stati individuati tre recinti fortificati d'altura, generalmente indicati come castellieri: Poggio della Croce, nei pressi di Castel di Fiori, Poggio Murale, presso Montegiove, e Torricella, detta anche Piazzone, nei pressi del capoluogo. Le ricognizioni archeologiche condotte dalla Soprintendenza negli anni Ottanta documentarono, oltre al recinto di Poggio della Croce, una struttura analoga sul Poggio Torricella e un recinto di maggiori dimensioni sul Poggio Murale. I tre siti occupano rilievi dominanti e rientrano nella tipologia dei recinti fortificati posti a controllo delle vie naturali di comunicazione e in collegamento visivo fra loro.
La tipologia dei castellieri è generalmente riferita, nell'Italia centrale, all'età preromana e in particolare alla protostoria, tra la fine dell'Età del Bronzo e gli inizi dell'Età del Ferro; per i singoli siti del territorio di Montegabbione non è tuttavia disponibile una datazione archeologica puntuale. Poggio della Croce è l'unico dei tre ad essere stato oggetto di indagini archeologiche sistematiche, mentre Poggio Murale e Torricella-Piazzone sono noti principalmente attraverso ricognizioni e osservazioni delle strutture ancora conservate.
Una successiva fase di frequentazione del territorio è documentata a Poggio della Croce, presso Castel di Fiori, dove le indagini archeologiche condotte dalla Soprintendenza archeologica per l'Umbria tra il 1985 e il 1987 portarono alla scoperta, in prossimità del precedente recinto fortificato, di una necropoli. Le sepolture, prevalentemente orientate in senso est-ovest e realizzate con lastre di pietra, hanno restituito materiali ceramici e metallici che consentono di collocare il complesso funerario tra il V e il VI secolo d.C.
Lo studio anatomo-antropologico dei resti scheletrici rinvenuti nella necropoli ha individuato 14 individui, comprendenti tre bambini, un adolescente e dieci adulti. L'analisi ha inoltre fornito informazioni sull'età, sul sesso e sulle condizioni patologiche degli individui sepolti, pur sottolineando la limitata consistenza numerica del campione.
Le prime testimonianze documentarie relative all'attuale territorio comunale risalgono al XII secolo. Nel febbraio del 1139 un atto ricorda il monastero di San Pietro di Acqua Alta e gli abitanti della valle sottoposti alla sua giurisdizione: Bernardino, figlio del conte Bulgarello, esponente della stirpe dei Bulgarelli, progenitrice della famiglia Di Marsciano, restituì all'abate e alla comunità locale alcuni beni precedentemente sottratti.
Il castello di Montegabbione compare nella documentazione almeno dal 1271. Una notizia conservata da Ferdinando Ughelli, relativa a due atti del 1271 e del 1273, menziona infatti la selva di Collelungo come posta tra i castelli di Monteleone e Montegabbione. Nel 1275 il vescovo di Orvieto, Aldobrandino Cavalcanti, raggiunse Montem Cabionem, vi celebrò gli uffici divini e amministrò la cresima, affermando l'appartenenza del castello alla diocesi orvietana.
Nel Liber de confinibus del 1278 Montegabbione non risulta ancora a capo di una propria circoscrizione territoriale, ma è compreso nel piviere di Carnaiola. Negli anni successivi il centro acquisì una maggiore autonomia. Il 24 ottobre 1289 i sindaci e procuratori della universitas hominum Castri de Monte Cabione, agendo a nome della comunità, comparvero davanti al vescovo Francesco Monaldeschi: chiesero la nomina del presbitero Giovanni Ammanniti a rettore della chiesa castellana di Santa Maria e assunsero, a nome degli abitanti, obblighi relativi al pagamento delle decime al vescovato di Orvieto.
Entro il 1292, anno del catasto del contado orvietano, il piviere di Montegabbione risulta ormai consolidato. Il catasto documenta inoltre proprietà e terreni appartenenti agli abitanti del castello e alla chiesa di Santa Maria, testimoniando il consolidamento dell'insediamento e della sua organizzazione territoriale sul finire del Duecento.
Nel corso della seconda metà del XIV secolo Montegabbione passò sotto il controllo dei conti di Montemarte, famiglia dell'aristocrazia orvietana. La data e le modalità precise del passaggio non sono completamente definite, ma nel 1378 il dominio della famiglia sul castello risulta ormai documentato: papa Gregorio XI, riconoscendo la fedeltà degli abitanti di Montegabbione e Monteleone, li esortò a prestare obbedienza a Francesco di Petruccio di Montemarte, conte di Corbara.
Pur sottoposta alla signoria dei Montemarte, la comunità conservava propri organismi di governo. Una lettera attribuita agli ultimi decenni del Trecento menziona i massari e il consiglio del castello, mentre nel 1392 il notaio orvietano Francesco di Simone di Cecco, residente e attivo tra Montegabbione e Monteleone, si qualificava come vicario dei Montemarte.
Al 1380 risale la prima documentazione relativa alla costruzione della torre che ancora caratterizza il centro storico. Nelle proprie memorie Francesco di Petruccio di Montemarte ricorda di avere acquistato un orto presso la porta di Montearale e di aver successivamente permutato con il Comune di Montegabbione una parte della strada che correva lungo le mura, affinché una porzione della nuova torre potesse essere fondata su quel terreno. Lo stesso Francesco dichiara espressamente che la costruzione era destinata alla difesa del castello.
Le lotte che interessavano il territorio orvietano coinvolsero anche gli altri centri dell'attuale comune. Secondo la cronaca cinquecentesca di Cipriano Manente, nel 1382, durante gli scontri fra le fazioni orvietane e i conti di Marsciano, le forze guidate da Giovanni Azzo degli Ubaldini incendiarono l'abbazia di San Pietro di Acqua Alta e Castel di Fiori e ripresero Montegabbione e Monteleone.
Nel 1443 Montegabbione fu coinvolto nelle operazioni militari condotte da Niccolò Piccinino nell'Orvietano. Tra maggio e giugno il condottiero assediò Montegabbione e Monteleone, difesi da Ugolino di Montemarte, dal figlio Niccolò e da Andrea Corsi. La superiorità delle forze assedianti costrinse i Montemarte ad abbandonare temporaneamente i due castelli; il 6 settembre dello stesso anno alcuni capitoli stipulati nel palazzo apostolico di Orvieto ne consentirono tuttavia la restituzione alla famiglia, che riconobbe la propria fedeltà e obbedienza al pontefice e alla Chiesa romana.
Il dominio dei Montemarte fu successivamente confermato dall'autorità pontificia. L'11 aprile 1452 Niccolò V rinnovò a Ugolino di Montemarte l'investitura dei suoi possedimenti, comprendendovi espressamente Montegabbione, insieme a Monteleone, Fabro, Salci e altri beni. Nel 1459 Pio II confermò nuovamente i privilegi relativi a Montegabbione e Monteleone e dispose che parte degli oneri dovuti alla Camera apostolica fosse destinata alla riparazione delle mura dei due castelli.
L'importanza delle fortificazioni è attestata ancora nel 1475. Il 19 aprile i rappresentanti della comunità chiesero al Comune di Orvieto che il gettito fiscale di due anni fosse impiegato per riparare le mura e le porte del castello. Nella documentazione Montegabbione è definito castrum membrum del territorio orvietano, a conferma del suo inserimento nel contado e della funzione strategica svolta lungo il suo settore settentrionale.
Con l'estinzione del ramo maschile dei Montemarte, nel 1478 Sisto IV concesse i possedimenti già appartenuti alla famiglia al nipote Bartolomeo della Rovere. Il 6 agosto 1480 quest'ultimo vendette al Comune di Orvieto i castelli di Montegabbione, Monteleone, Fabro e Salci. La presa di possesso di Montegabbione avvenne solennemente presso il castello, alla presenza dei rappresentanti orvietani e di numerosi testimoni, trasferendo alla città i diritti e le giurisdizioni connessi al centro.
Pochi anni dopo, uno statuto datato 1485 documenta l'organizzazione interna della comunità. Il testo indica nel podestà la principale autorità di Montegabbione, del suo piviere e della sua tenuta, e testimonia l'esistenza di proprie magistrature e norme per l'amministrazione della vita comunitaria, pur nell'ambito della soggezione politica a Orvieto.
La vendita del 1480 non pose immediatamente fine alle rivendicazioni sui precedenti possedimenti dei Montemarte. Manfilia di Montemarte, erede della famiglia, e il marito Bandino Bandini di Castel della Pieve rivendicarono diritti sui castelli, dando origine a una controversia che negli anni Novanta sfociò in un conflitto armato nell'Alto Orvietano e coinvolse anche Montegabbione. La contesa si concluse con la pace stipulata a Monteleone l'11 luglio 1497. Il trattato, intitolato Capitula super castris Montis Leonis, Montis Cabbionis, Fabri et villae Salicis, confermò Montegabbione sotto il controllo di Orvieto, prescrivendo al contempo il rispetto delle giurisdizioni, delle prerogative e delle immunità tradizionalmente godute dalla comunità e dai suoi abitanti.
Tra la fine del XV e il XVI secolo si sviluppò fuori dalle mura di Montegabbione il culto della Madonna delle Grazie. Sebbene la tradizione locale collochi l'origine dell'edificio alla fine del Quattrocento, la prima attestazione documentaria sicura risale al 1573, quando la chiesa della Madonna delle Grazie risulta dotata di un cappellano e sottoposta al patronato della Comunità di Montegabbione.
Una fonte particolarmente importante per ricostruire l'assetto del paese in età moderna è il catasto del 15 giugno 1626, il più antico catasto di Montegabbione finora noto. Il documento descrive il patrimonio immobiliare della comunità e suddivide il centro abitato in quattro rioni: Santa Maria, San Bartolomeo, Levante e Ponente. La ripartizione, di carattere catastale, consente di ricostruire l'organizzazione urbana e fondiaria del castello nel XVII secolo.
La costituzione della Repubblica Romana nel 1798 modificò temporaneamente l'ordinamento amministrativo del territorio. Montegabbione fu inserito nel Dipartimento del Trasimeno e nel cantone di Città della Pieve; la precedente organizzazione locale venne sostituita dalle nuove magistrature repubblicane, con un edile e un aggiunto per la municipalità. Con la caduta della Repubblica nel 1799 furono istituiti governi provvisori in attesa della restaurazione dell'autorità pontificia.
Durante il periodo napoleonico Montegabbione fu compreso nel Dipartimento del Trasimeno dell'Impero francese. Nell'ordinamento stabilito nel 1809 apparteneva al cantone di Città della Pieve, insieme, fra gli altri, a Piegaro, Monteleone d'Orvieto e Carnaiola. La ripartizione amministrativa è documentata nel Bollettino delle leggi e decreti imperiali pubblicati dalla Consulta straordinaria negli Stati Romani del 1809.
Con la Restaurazione Montegabbione tornò sotto lo Stato Pontificio. Il motu proprio di Pio VII del 6 luglio 1816 abolì le giurisdizioni baronali e uniformò l'ordinamento amministrativo dello Stato. Montegabbione era allora sottoposto alla giurisdizione feudale del Comune di Orvieto, che il 12 novembre 1816 vi rinunciò insieme a quella esercitata su altri centri del territorio. Nella successiva organizzazione amministrativa pontificia il territorio appartenne dapprima alla Delegazione di Viterbo; nel 1831 venne istituita la nuova Delegazione di Orvieto, separata da quella viterbese.
Nel 1860 le vicende del Risorgimento coinvolsero direttamente anche Montegabbione. Nel gennaio di quell'anno il paese contribuì con 50 franchi alla sottoscrizione per il cosiddetto milione di fucili promossa da Giuseppe Garibaldi; nel settembre successivo dieci volontari provenienti da Montegabbione risultano inoltre fra gli insorti che si diressero verso Orvieto. Il plebiscito per l'unione delle province umbre alla monarchia costituzionale di Vittorio Emanuele II si tenne il 4 e 5 novembre; l'annessione dell'Umbria fu formalizzata con il regio decreto n. 4501 del 17 dicembre 1860.
Una delle principali trasformazioni territoriali del comune avvenne pochi anni dopo. Con il regio decreto n. 5170 del 27 giugno 1869 il Comune di Montegiove fu soppresso e aggregato a Montegabbione con decorrenza dal 1º gennaio 1870.
Negli stessi anni il centro abitato conobbe una significativa trasformazione con la costruzione della nuova chiesa parrocchiale di Santa Maria Assunta modificando e ampliando la vecchia chiesa castellana. In seguito alla visita pastorale compiuta nel giugno 1872 dal vescovo di Orvieto Antonio Briganti, il 25 agosto dello stesso anno fu emanato il decreto che diede avvio all'opera. La prima pietra fu posta il 29 giugno 1873 e l'edificio, progettato dall'architetto perugino Nazareno Biscarini, fu consacrato e aperto al culto il 1º ottobre 1876.
La Prima guerra mondiale coinvolse numerosi uomini del territorio e provocò un consistente numero di caduti, nel campanile della Chiesa Parrocchiale è presente il monumento in ricordo. Nel primo dopoguerra a Montegabbione fu realizzato un Parco della Rimembranza, nell'ambito del programma nazionale avviato nel 1922 per commemorare i caduti mediante la piantumazione di alberi dedicati. Il parco non si è conservato, essendo stato successivamente trasformato fino alla scomparsa dell'impianto originario.
Nel clima di forte conflittualità politica del primo dopoguerra anche l'amministrazione comunale fu interessata dall'affermazione del Fascismo. Il 28 ottobre 1922 il sindaco Eraclio Zeroli rassegnò al sottoprefetto di Orvieto le dimissioni proprie e dell'intera amministrazione dopo un assalto alla sede del Comune dai reduci della Marcia su Roma. Il giorno seguente Umberto Cricchi, nominato commissario prefettizio provvisorio con decreto del sottoprefetto, assunse la gestione del Comune alla presenza del sindaco uscente e di rappresentanti del Fascio locale.
Nel 1927 Montegabbione fu interessato da due importanti modifiche amministrative. Con il regio decreto-legge 2 gennaio 1927, n. 1, che istituì la Provincia di Terni, i comuni del soppresso circondario di Orvieto, con l'eccezione di Città della Pieve, Paciano e Piegaro, furono assegnati alla nuova provincia; Montegabbione passò così dalla provincia di Perugia a quella di Terni. Nello stesso anno il territorio comunale fu ridotto: con il regio decreto 11 dicembre 1927, n. 2570, la frazione di Frattaguida fu distaccata da Montegabbione e aggregata al comune di Parrano.
Dopo l'armistizio dell'8 settembre 1943, Montegabbione rimase nel territorio della Repubblica Sociale Italiana fino al passaggio del fronte nel giugno 1944.
Il 16 giugno 1944 il paese fu investito dall'avanzata della 78th Infantry Division britannica. Il 5th Battalion, Northamptonshire Regiment attaccò Montegabbione, difesa da elementi del II battaglione del Grenadier-Regiment 1027, temporaneamente subordinato alla 334. Infanterie-Division. Dopo i combattimenti protrattisi fino alla sera, durante la notte i reparti tedeschi si aprirono la strada verso nord; alle prime luci del 17 giugno le truppe britanniche entrarono nel centro abitato, completandone l'occupazione.
Lo stemma e il gonfalone sono stati concessi con DPR del 25 ottobre 1999.
Il gonfalone è un drappo di bianco, riccamente ornato di ricami d'argento caricato dello stemma accompagnato in alto dall'iscrizione "Comune di Montegabbione".
Nei pressi della frazione di Montegiove sorge il complesso architettonico della Scarzuola, dal nome della località in cui è ubicato. Secondo la tradizione, durante una delle sue peregrinazioni Francesco d'Assisi vi costruì una capanna; sul luogo sorsero successivamente una chiesa e un piccolo convento francescano. Nel 1956 il complesso fu acquistato dall'architetto Tomaso Buzzi, che vi realizzò nel corso dei decenni successivi una propria interpretazione della città ideale, articolata intorno a sette teatri e caratterizzata da edifici e percorsi di forte valore simbolico.
Nel territorio comunale sono inoltre presenti:
Abitanti censiti

Il sistema insediativo del comune è costituito dal capoluogo e da una serie di centri minori distribuiti nel territorio rurale. Il Piano regolatore generale individua come principali centri urbani Montegabbione, Faiolo, Montegiove, Castel di Fiori, Cerqueto e Pian di Borgone, distinguendoli dai nuclei e dai borghi rurali presenti nel resto del territorio comunale.
Le frazioni del comune sono Montegiove, Faiolo e Castel di Fiori.
Montegiove è situata nel settore orientale del territorio comunale. Il nucleo storico, sviluppatosi intorno al castello, è riconosciuto dalla pianificazione paesaggistica regionale come centro storico. Nel suo territorio si trova la località della Scarzuola, sede dell'omonimo complesso architettonico.
Faiolo si trova nel settore sud-occidentale del comune, verso la valle del Chiani. Il Piano regolatore la individua come uno dei principali centri residenziali del territorio comunale.
Castel di Fiori è situata a sud-est del capoluogo ed è classificata dalla Regione Umbria come frazione e centro storico. Il nucleo conserva la torre e i resti del complesso fortificato medievale.
Tra gli altri insediamenti individuati dalla pianificazione comunale figurano Cerqueto e Pian di Borgone, entrambi considerati dal Piano regolatore tra i centri urbani del territorio. Pian di Borgone è situato nel settore sud-orientale, tra Montegiove e il sistema collinare attraversato dai corsi d'acqua appartenenti al bacino del Nestore.
L'economia del territorio conserva una componente legata alle attività agricole e forestali. Secondo il VI Censimento generale dell'agricoltura del 2010, nel comune erano censiti 956,96 ettari di superficie agricola utilizzata (SAU), a fronte di una superficie agricola totale (SAT) di 2.895,96 ettari. Il documento programmatico del Piano regolatore generale individua tra le produzioni locali il vino, l'olio, lo zafferano e l'allevamento bovino di razza Chianina, attribuendo inoltre rilievo alle risorse forestali.
Parte del territorio comunale rientra nella zona di produzione dell'Orvieto DOC, mentre l'intero territorio è compreso nella zona di produzione del Rosso Orvietano DOC.
Montegabbione è inoltre compreso nella zona di produzione dell'olio extravergine di oliva DOP Umbria, con la menzione geografica «Colli Orvietani». L'olivicoltura è praticata anche alle quote collinari più elevate: la Regione Umbria descrive la tradizionale coltivazione della vite e dell'olivo nel territorio di Montegabbione in posizione collinare intorno ai 500 metri di altitudine.
Il comune aderisce alla rete nazionale «Comuni Amici delle Api», iniziativa rivolta alla tutela delle api e degli altri insetti impollinatori e alla conservazione della biodiversità.
L'offerta turistica del territorio è legata al paesaggio rurale, ai centri storici e al patrimonio storico-artistico, con particolare riferimento al centro storico di Montegabbione, al complesso della Scarzuola, a Montegiove e agli ambienti naturalistici delle cascate di Castel di Fiori.
Dal 1995, con l'elezione diretta del sindaco, si sono succedute le seguenti amministrazioni comunali:
| Periodo | Sindaco | Lista |
|---|---|---|
| 1995-1999 | Franco Pennacchietti | Centrosinistra |
| 1999-2004 | Marco Spallaccini | Centrosinistra |
| 2004-2009 | Marco Spallaccini | Lista civica |
| 2009-2014 | Andrea Ricci | Lista civica |
| 2014-2019 | Fabio Roncella | Futuro Comune |
| 2019-2024 | Fabio Roncella | Futuro Comune |
| 2024-in carica | Sebastiano Caravaggi | Ripartiamo |
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