| Montina | |
|---|---|
| Stato | |
| Forma societaria | Società a responsabilità limitata |
| Fondazione | 1919 a Visinale del Judrio |
| Fondata da | Giovanni Battista, Pierceleste ed Erminio Montina |
| Sede principale | Montebelluna |
| Settore | Arredamento |
| Prodotti | sedie, poltroncine, tavoli, librerie, divani, arredi per il contract |
| Sito web | www.montina.it |
Montina (storicamente Fabbrica Sedie Fratelli Montina, poi F.lli Montina e Montina International) è un'azienda italiana produttrice di mobili e complementi d'arredo, fondata nel 1919 nel Friuli orientale, nel cosiddetto "triangolo della sedia" friulano, e dal 2018 con sede a Montebelluna, in provincia di Treviso. Specializzata soprattutto nelle sedie in legno, ha collaborato con numerosi designer italiani e internazionali. Alcuni suoi prodotti sono conservati in musei come il Victoria and Albert Museum, il Brooklyn Museum e il Centre Pompidou.
Nel dopoguerra il Friuli orientale era segnato dalle distruzioni della prima guerra mondiale: nella zona di Manzano e San Giovanni erano andate distrutte molte delle fabbriche di sedie che caratterizzavano il territorio. In questo contesto i fratelli Giovanni Battista, Pierceleste ed Erminio Montina fondarono nel 1919 una ditta inizialmente commerciale, per dare sbocco alle produzioni artigianali della zona, che si trasformò presto in fabbrica. Giovanni Battista, già impiegato in una fabbrica di sedie "tipo Thonet", assunse la direzione; Pierceleste curò la parte commerciale ed Erminio la produzione. La prima lavorazione si svolse in un vecchio mulino preso in affitto a Visinale del Judrio, dove l'energia idraulica azionava macchine piuttosto rudimentali.
Già nel 1920 un piccolo catalogo della "Fabbrica Sedie Fratelli Montina – S. Giovanni di Manzano" presentava 24 prodotti: sgabelli, seggioline, divanetti, sedie da giardino e sedie "tipo Vienna". Nel 1921 la fabbrica si trasferì in un edificio di Sant'Andrat del Judrio, in località Quattroventi, con macchine elettriche e una quindicina di operai. Oltre alle sedie si producevano poltroncine, portabiti, attaccapanni e i "cerchi da trastullo" per bambini. Nel 1925 l'azienda aprì un deposito a Tunisi, attivo fino alla vigilia della seconda guerra mondiale, e poco dopo avviò rapporti commerciali con Malta. Nel 1926 partecipò alla Fiera Campionaria di Milano, dove il principe di Piemonte Umberto di Savoia inviò all'azienda un telegramma di apprezzamento[senza fonte]. Nel 1930 fu presente alla IV Fiera campionaria di Tripoli.
Dopo la crisi del 1929 la produzione toccò i minimi tra il 1931 e il 1934. Nello stesso periodo l'azienda ampliò la gamma con sedie a sdraio, sedie da giardino, portabiti, tavoli da stiro, portavaligie e attaccapanni. Nel 1934 divenne fornitrice della Compagnie Internationale des Wagons-Lits (portabiti) e di grandi magazzini come La Rinascente di Milano, Jelmoli di Zurigo, Au Grand Passage di Ginevra e Innovation di Losanna. Nello stesso anno costruì il nuovo stabilimento di Dolegnano, di 4000 m², dotato di forni di essiccazione, caldaie e autoclavi per la curvatura del legno.
Dal 1935 Montina arredò con sedie, poltroncine e portabiti numerosi alberghi, tra cui quelli della CIGA, il Principe di Savoia e il Palace di Milano, l'Excelsior di Firenze, il Grand Hotel e l'Excelsior di Roma, l'Hotel Danieli e l'Hôtel des Bains di Venezia, il Vesuvio e l'Excelsior di Napoli. Fornì anche la motonave Neptunia e molti alberghi di Capri (tra cui il Quisisana), Ischia e Sorrento. All'estero l'azienda vendeva in Africa orientale, Libia, Eritrea, Albania, Rodi, Malta e Tunisia. Nel 1938 depositò il primo brevetto internazionale, una sedia a sdraio pieghevole in quattro posizioni. Seguirono il portabiti da viaggio trasformabile in spazzola (1940) e un lettino da campo smontabile. Nel 1940 uscì la serie "Stile 900" (sedia, divanetto, tavolini).
Allo scoppio della seconda guerra mondiale lo stabilimento di Dolegnano dava lavoro a circa 70 addetti. Durante l'occupazione tedesca (1943–1945) la produzione si ridusse a poche sedie e a filatrici per la lana ricavate da scarti di legname. Dopo la Liberazione l'attività ripartì con una ventina di dipendenti, saliti a 46 nel 1946, quando si riaprirono i mercati di Tunisia, Siria, Libano e Libia.
Nel 1948 entrò in azienda Silvano Montina, figlio di uno dei fondatori e laureato in Economia a Trieste. Seguirono il fratello, l'ingegnere Alberto, e Gino, figlio di Pierceleste. Silvano modernizzò reparti e impianti e rilanciò l'export, portando la produzione alla Fiera di Milano, a New York nel 1952 e poi a Parigi, Colonia e Londra. Negli Stati Uniti ebbero successo le seggioline impagliate per bambini e i valet stands (servi muti), di cui si arrivarono a esportare oltre 60 000 pezzi l'anno. Nel 1954 Silvano partecipò alla missione di industriali del mobile negli USA organizzata dall'ICE. L'11 febbraio 1952 la Fratelli Montina S.r.l. depositò a Milano il marchio d'impresa con il monogramma aziendale. Nel 1954 uscì la sedia 958, primo modello riconducibile al design, progettata dallo studio tecnico interno.
Nel 1955 lo stabilimento di Dolegnano fu interamente rinnovato con nuove macchine e impianti di aspirazione. Nel 1957 nacquero le prime sedie firmate, la Mara e la Danita dei designer friulani Piero Palange e Werther Toffoloni (studio TiPi), che collaborarono a lungo con l'azienda. Le loro sedie 799 e T/2 furono selezionate nel 1960 per la XII Triennale di Milano. Seguirono le collaborazioni con Tito Agnoli dal 1963 (sedie 811 e 812, portabiti 499, sedia 840 del 1970), con Haruki Miyagima, Marcello Cuneo e Gio Ponti (1969). Il marchio aziendale fu disegnato da Carlo Hauner, con cui Montina sperimentò anche sedie in materiale plastico, poi abbandonate. All'inizio degli anni sessanta l'azienda contava circa 90 dipendenti. Nel 1960 esportava, oltre che negli USA, in Francia, Belgio, Paesi Bassi, Germania, Svezia e Austria, e produceva sedie "tipo Chiavari" per IKEA. Tra le forniture di quegli anni figurano un grande albergo alle Bahamas, la catena Jolly Hotels e l'Ente Fiera di Milano.
La F.lli Montina fu presente al Salone del Mobile di Milano fin dalla prima edizione, nel settembre 1961. Le sue inserzioni compaiono nei cataloghi ufficiali del 1961, 1962, 1963, 1966, 1967, 1968 e 1969, anche all'interno delle pagine collettive del consorzio GESSEF. Dopo il 1968 lo stabilimento, che occupava allora 110 persone, produsse per alcuni anni anche per conto terzi. Tra i committenti c'erano Cassina, Saporiti, Busnelli, Molteni e Boffi, con modelli disegnati tra gli altri da Luigi Caccia Dominioni, Vittoriano Viganò, i Castiglioni, Joe Colombo e Afra e Tobia Scarpa.
Nel 1969 Montina acquisì il 50% della Fedele & F.llo, un'altra fabbrica di sedie con 40 dipendenti, e la incorporò nel 1972. Nel 1978 rilevò lo stabilimento Fer-Leg. Il decennio si aprì con la sedia impilabile 909 di Vico Magistretti (1971), in frassino con sedile in compensato curvato, pubblicizzata su Domus dal febbraio 1972 insieme alla sedia 820 e agli appendiabiti di Tapiovaara. Nel 1972 la rivista Bolaffi Arte la segnalò come "design del mese" e fu premiata a Vienna alla mostra del disegno industriale italiano allestita dalla Triennale al Museum des 20. Jahrhunderts. Nel 1973 sei sedie di Magistretti furono esposte a Teheran nella mostra "Forme nuove in Italia", inaugurata dall'imperatrice Farah Diba.
Nel 1972 il finlandese Ilmari Tapiovaara entrò in contatto con l'azienda tramite un concorso internazionale indetto dal GESSEF. Da questa collaborazione nacquero la sedia 820 "Tapiolina" in massello di frassino, il tavolo 821, letti e comodini. Negli stessi anni collaborarono Cini Boeri (sedia 402, 1972), Carlo Bartoli, Giotto Stoppino, Silvio Coppola (sedie 330 e 331, tavoli e credenze), Carlo De Carli, incaricato nel 1974, e Annig Sarian. La sedia 840 di Agnoli arredò il Casinò di Sanremo. Mobili di Magistretti e Tapiovaara furono forniti per 1700 alloggi di ufficiali in Arabia Saudita, nell'ambito dell'arredamento di due aeroporti e di villaggi militari.
Nel 1977, dopo il rinvio dovuto al terremoto del Friuli del 1976, si tenne a Udine il primo Salone della Sedia, nato dalle iniziative del consorzio e del gruppo esportatori a cui Montina aveva partecipato. Nello stesso periodo l'azienda subì danni per il fallimento di un importatore estero. Negli anni ottanta crebbero le forniture per alberghi e ristoranti: Pozzi ne elenca 38 in Italia e 23 all'estero. Tra questi figurano l'Hilton e lo Sheraton di Roma, il Miramonti di Cortina, l'Hilton di Gatwick, il Plaza Hotel di New York, l'Intercontinental di Gerusalemme e lo Sheraton di Singapore. Nel 1984–1985 Montina arredò con le sue sedie la caffetteria della Tate Gallery di Londra. Per British Airways fornì le sale d'attesa dei passeggeri del Concorde. Arredò anche la nave da crociera Sea Goddess Ocean Islander e lo yacht AZ 76 dei cantieri Azimut. Per il re Juan Carlos I di Spagna realizzò un "tronetto portatile" per cerimonie disegnato dallo scultore Miguel Ortiz Berrocal.
Nel catalogo entrarono modelli classici prodotti su licenza della tedesca Benze e delle Vereinigte Werkstätten, firmati da Otto Blümel e Bernd Makulik, insieme ai progetti di Mario Zujan (sedie 500 e 540) e, dal 1986, di Enzo Berti. Nel 1982 la poltroncina 370 "Gina" di Makulik (1981) ricevette il Product Design Award (Gold Award) assegnato dall'Institute of Business Designers e dalla rivista Contract. La crisi del mobile dei primi anni ottanta colpì anche l'azienda: tra il 1981 e il 1984 i consumi di mobili in Italia calarono di circa il 28%. Il calo del dollaro fece inoltre saltare una serie di contratti con gli Stati Uniti conclusi al Salone di Milano del settembre 1984.
Superate le difficoltà nel 1986, nel novembre 1987 l'azienda fu rilevata da Celso e Giovanni Masarotti, padre e figlio, e da Renato Bolzicco, imprenditori del distretto, che subentrarono ai discendenti dei fondatori. Al 28° Salone del Mobile (1988) la nuova proprietà presentò una versione rinnovata della 909 di Magistretti, la riedizione della sedia di Gio Ponti e nuovi modelli di Enzo Berti e Joey Mancini. Proseguirono le forniture a British Airways e a locali come l'Hotel Majestic di Napoli, il Pierre di Milano, il Dan di Tel Aviv, il Casinò di Monte Carlo e il ristorante Mosaico di New York. In occasione dei settant'anni l'azienda commissionò la monografia di Alfredo Pozzi. Presidente del consiglio di amministrazione della Montina International S.r.l. divenne Giovanni Masarotti. Il padre Celso, per 25 anni dirigente della Tonon e fondatore di ID-Export e della Cabas, ne era l'azionista di riferimento; Renato Bolzicco era consigliere. Nel 1988 le vendite erano per il 40% all'estero e per il 60% in Italia. La nuova gestione riorganizzò la rete commerciale in Paesi Bassi, Germania e Francia e dichiarò di voler puntare sugli Stati Uniti. Disegnarono per Montina anche Ettore Sottsass ed Enzo Mari, mentre la sedia 464 di Enzo Berti ricevette una menzione al Design Forum del 1988. Tra il 1988 e il 1993 la rivista Domus ospitò una campagna pubblicitaria continuativa e diverse schede di prodotto dell'azienda. Nel 1988 furono presentate la sedia 464 di Berti e la Vala di Werter Toffoloni. Nel 1989 la sedia 969 di Gio Ponti, nata nel 1936 e prodotta da Montina una prima volta nel 1969, tornò in produzione con modifiche approvate dall'autore; nello stesso anno uscirono la poltroncina 424 di Berti e la Sedia egizia di Franco Poli. Nel 1991 seguirono la serie Athena di Berti e la Flying di Poli, e nel 1992 il tavolo pieghevole Folding di Cini Boeri. La prima serie della Flying, in acero e faggio, pesava appena 1,3 kg. Nel 1990 l'azienda partecipò alla fiera Tecnhotel di Genova. Nell'aprile 1993 Domus pubblicò un ampio servizio sulla storia dell'azienda, che annunciava una ristampa della monografia di Pozzi.
Dal 1996 al 2005 l'architetto e critico Marco Romanelli fu art director dell'azienda e ne firmò anche diversi arredi insieme a Marta Laudani. Le collezioni si orientarono verso la casa, con progetti di Konstantin Grcic, Harri Koskinen, Matthew Hilton, Michael Bernett, Terence Woodgate e Damiani (autore del porta-CD Flex presentato alla fiera di Colonia nel 2001). Tra le altre novità del periodo figurano la serie Arturo e Zoe (1993) e il sistema Passepartout (1996) di Enzo Berti, il tavolo Desco di Umberto Riva (1997) e il tavolo allungabile Qing di Paolo Rizzatto (1999). Di Grcic l'azienda produsse la poltroncina Cramer (1995), in legno laminato curvato, e la sedia-tavolo Scolaro con lo sgabello Allievo (2000), che ricevettero una menzione d'onore al XIX Compasso d'Oro nel 2001. La sedia Muu di Koskinen, in rovere, vinse il Compasso d'Oro nel 2004; il modello è oggi prodotto da BBB Italia.
Nel 2002 la Montina International S.r.l. aveva sede a San Giovanni al Natisone ed era guidata da Giovanni Masarotti con la madre Bruna e la sorella Alessandra. Faceva parte di un gruppo che comprendeva le società commerciali Cabas e Spai, con circa sessanta dipendenti e un fatturato di circa 19 miliardi di lire. L'azienda produceva al massimo 3000 sedie al mese, con una sessantina di articoli in catalogo. Il 35% delle vendite era in Italia e il 15% nell'Unione europea; il resto andava soprattutto negli Stati Uniti, in Asia (Giappone, Corea, Singapore, Taiwan) e in Australia. Il marchio passò in seguito a una nuova proprietà.
Dal novembre 2021 fa capo alla società Montina 1919 S.r.l., con sede a Montebelluna.
Gli Stati Uniti furono, dagli anni cinquanta, uno dei principali mercati esteri dell'azienda. Nel 1962 Alberto Montina visitò alcune fabbriche di sedie statunitensi. Negli anni ottanta Montina arredò a New York il Plaza Hotel e i ristoranti Le Palette e Mosaico, e a Los Angeles il ristorante Palette. La poltroncina 370 di Bernd Makulik, prodotta su licenza Benze, ricevette il Product Design Award dell'Institute of Business Designers di New York e il Roscoe Award del Resources Council. Nel settembre 1984 Montina pubblicizzò su Domus la sedia Arpa, disegnata da Davis Allen dello studio Skidmore, Owings & Merrill e distribuita in esclusiva negli Stati Uniti da Stendig International Inc. di New York, l'importatore fondato da Charles Stendig. Collaborò con l'azienda anche l'architetto statunitense Joey Mancini. Nel 1991 Montina presentò la sedia Nato di Werter Toffoloni, reinterpretazione di un modello prodotto dall'azienda negli anni quaranta per le forze armate statunitensi e della NATO. Nel 2002 gli Stati Uniti erano ancora tra i principali mercati di esportazione.
Silvano Montina fu tra i sedici promotori del Salone del Mobile di Milano, insieme ad Angelo De Baggis, Tito Armellini e ad altri industriali del mobile tra cui Cesare Castelli, Franco Cassina e Angelo Molteni. In Friuli fu tra i promotori del Consorzio per lo sviluppo della produzione sediaria in Friuli (GESSEF), costituito nel 1957, e ne fu il primo presidente. Contribuì inoltre alla nascita dell'istituto professionale IPSIA e del laboratorio di prove CATAS di San Giovanni al Natisone. Nel 1958 Alberto Montina fu l'unico italiano tra gli ottanta industriali in visita ai mobilifici tedeschi con l'Unione europea dei mobilieri.
Diversi prodotti Montina fanno parte di collezioni pubbliche:
Tra i progettisti che hanno collaborato con Montina:
Categoria:Aziende italiane di arredamento Categoria:Aziende della provincia di Treviso Categoria:Montebelluna