
Musa Bigiev (in tataro Муса Джарулла Бигиев?, Musa Džarulla Bigiev; in russo Муса Яруллович Бигеев?, Musa Jarullovič Bigeev; Novočerkassk, 24 settembre 1874 – Il Cairo, 28 ottobre 1949) è stato un teologo, giornalista e saggista russo di etnia tatara.
Esponente del riformismo islamico, pubblicò oltre 60 libri in lingua araba e in turco ottomano spaziando per diversi argomenti come la giurisprudenza islamica, la teologia, le scienze del Corano e degli hadith, la letteratura, l'economia, la politica e la storia.

Cresciuto nei pressi di Rostov sul Don in una famiglia tatara di ceto medio, Bigiev rimase orfano di padre all'età di sei anni e, come suo fratello Zahir, venne avviato agli studi religiosi da sua madre. Nel 1888 si iscrisse alla prestigiosa Madrasa Apanaev di Kazan', poi si trasferì alla Madrasa Kul' bue e infine completò gli studi al Regio liceo tecnico di Rostov.
Visitò Bukhara, Samarcanda e Istanbul sino a giungere in Egitto, dove ebbe come maestri Muḥammad Bakhīt Muṭīʻī e Muhammad ‘Abduh, due tra i più influenti studiosi del loro Paese, entrambi a loro volta allievi di Jamāl al-Dīn al-Afghānī. In occasione dell'Ḥajj restò alla Mecca e a Medina per due anni, poi si trasferì nello Stato indiano dell'Uttar Pradesh dove apprese il sanscrito, il ché gli permise di leggere il Mahābhārata. Rientrato in Egitto per tre anni, si recò a Beirut e da lì raggiunse Damasco a piedi.
Rientrato nell'Impero russo nel 1904, si iscrisse alla Facoltà di Giurisprudenza all'Università di San Pietroburgo in un momento in cui il governo zarista, nel contesto della rivoluzione russa del 1905, prometteva una maggiore libertà di culto e di espressione nell'impero, anche nei confronti della comunità musulmana. Sulla scia di questa nuova libertà Bigiev prese parte alle svariate attività intellettuali della comunità islamica, sino a fondare con Abdurašid Ibragimov i giornali Ülfet e Tilmiz. Tra il 1905 e il 1917 fu tra i principali organizzatori del Congresso dei musulmani di tutta la Russia, e dal 1906 al 1917 ricoprì anche il ruolo di membro del Comitato centrale del partito panislamista Ittifaq al-Muslimin (Unione dei musulmani della Russia). Nel 1910 venne anche nominato imam della moschea di San Pietroburgo.
In principio Bigiev accolse favorevolmente gli ideali della rivoluzione russa, giacché agli inizi il neoinsediato regime proclamava l'uguaglianza e la sovranità dei diversi popoli della Russia, confermandone il diritto all'autodeterminazione, ma quando nel 1920 la religione islamica venne ostacolata dalle autorità, egli rispose all'ABC del comunismo di Nikolaj Ivanovič Bucharin con il suo "ABC dell'Islam" (Islam milletläné, 1923), una dura critica al comunismo. Bigiev venne quindi arrestato dalla Čeka, e venne rilasciato solo grazie alle pressioni della comunità musulmana internazionale.
Bigiev venne accusato dal regime comunista di essere una spia della Turchia e dell'India per aver partecipato come relatore alla Conferenza islamica internazionale alla Mecca del 1926. Vedendosi costretto a lasciare definitivamente il proprio Paese, viaggiò in Europa, in Iran e Iraq, per poi rientrare nel 1935 al Cairo per proseguire le sue ricerche sugli studi coranici. A Varanasi studiò i Veda induisti, poi con l'amico Ibragimov viaggiò in Giappone, Cina, Indonesia (Giava e Sumatra) e Singapore, dedicandosi alla predicazione dell'Islam.
Durante la seconda guerra mondiale venne arrestato a Peshawar dagli inglesi, che lo incarcerarono senza alcuna accusa formale per diversi anni. Il nawab di Bhopal Hamidullah Khan riuscì a ottenere il suo rilascio, ma Bigiev dovette comunque scontare la sua pena ai domiciliari sino al 1945. Durante gli anni della prigionia produsse una decina di opere.
Morì presso un ospizio di beneficenza al Cairo nell'ottobre del 1949.


Gli scritti di Bigiev si concentrano sui problemi che affliggono il mondo musulmano moderno, in particolare sulle ragioni della sua arretratezza. Nella sua opera più importante, Khaliq Nazarina Bernicha Mas’ala ("Alcune questioni all'attenzione del pubblico", 1912), Bigiev elogia l'Europa per la sua libertà di pensiero, scaturita a suo dire dalla riforma protestante, mentre critica il pensiero islamico in quanto prigioniero dei vincoli sostenuti dai seguaci dei vari madhhab, da cui conseguirebbe il declino della civiltà islamica.
Sentendosi insoddisfatto del sistema educativo musulmano dell'epoca, Bigiev sostenne una radicale riforma dell'istruzione al fine di facilitare il progresso nel mondo musulmano. Egli riconosceva, tuttavia, che le lacune del sistema educativo musulmano non erano dovute all'incompetenza del corpo docente, bensì a una scelta errata dei libri di testo, in quanto quelli in uso all'epoca non erano in grado di guidare gli studenti verso un'applicazione ponderata del sapere nel mondo contemporaneo. Al suo ritorno in Russia nel 1904 Bigiev iniziò a redigere i propri manuali destinati agli istituti di istruzione islamica, e nel 1909 riuscì anche a ottenere un incarico come docente alla Madrasa Chusainija di Orenburg, un centro islamico progressista. Venne tuttavia sollevato da tale incarico per aver sostenuto l'idea dell'universalità della misericordia divina, una tesi che espose in modo approfondito in due libri entrambi pubblicati nel 1911, ovvero Rahmat Ilahiyye Borhannary ("Prove della misericordia di Dio") e Insannarning ‘Aqidah Ilahiyatlarene Ber Nazar ("Uno sguardo alla fede delle persone in Dio").
Un'altra sua opera ritenuta controversa fu Ozin Konnarda Ruza: Ijtihad Kitaby ("Il digiuno durante le lunghe giornate: un libro sull'ijtihād", 1911), maturata durante un viaggio in Finlandia, nella quale affermava che per i musulmani non vi fosse alcun obbligo di digiunare durante il fenomeno delle notti polari, ma che potevano, al contrario, versare una fidya (una donazione prevista in sostituzione del digiuno). Questo saggio contribuì a diffondere più celermente le idee progressiste di Bigiev, soprattutto presso i musulmani di Costantinopoli, tuttavia nel 1913 lo sheikh ul-Islam dell'Impero ottomano Mustafa Sabri mise al bando diverse opere innovative di Bigiev, giudicandole eccessivamente controverse.
Per quanto Bigiev fosse stato più volte definito "il Martin Lutero dell'Islam", egli rigettò tale appellativo affermando che chi avesse bisogno di una riforma non fosse l'Islam, ma la sua comunità, a suo dire affetta da patologie sociali, religiose e politiche.
Dal punto di vista politico, Bigiev cercò di analizzare le moderne ideologie del nazionalismo, del socialismo e del secolarismo, mettendole in relazione con i valori universali di diritti, giustizia, uguaglianza e mutuo soccorso, che egli riteneva essenziali per preservare la pace, la stabilità sociale e la sicurezza umana. Egli rifiutò le concezioni razziali del nazionalismo (come il turchismo) e la concessione di privilegi alle nazioni "avanzate" a scapito di quelle cosiddette "arretrate" (come avveniva nel nazionalismo sovietico). Allo stesso tempo, Bigiev mise in discussione la politica sovietica dell'internazionalismo proletario definendola un "mito" e un "rimedio artificiale" che, di fatto, avrebbe ostacolato i tentativi di migliorare le condizioni sociali delle persone. Credeva nell'uguaglianza di tutti i popoli e affermava che solo l'Islam avrebbe potuto garantire tale principio.
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