Vasi del periodo Naqada I di diversi tipi. Museo Egizio, Torino.
Il periodo Naqada I, o amraziano, è la prima fase della cultura di Naqada nel periodo predinastico dell'Antico Egitto; è attestato soprattutto nell'Alto Egitto ed è generalmente datato a circa 4000-3500 a.C. Il nome del periodo deriva dalle necropoli presso la moderna Naqada, mentre il termine "amraziano" deriva dal cimitero presso el-Amra, oggetto di scavo archeologico nella stagione 1900-1901.
La cronologia della fase Naqada I è ricostruita soprattutto tramite l'evoluzione tipologica della ceramica e le datazioni radiocarboniche, talvolta combinate con modelli statistici per affinare gli intervalli assoluti.
Le evidenze provengono in larga parte dalle necropoli: le sepolture sono in genere fosse ovali semplici, con la comparsa di alcune tombe più grandi e di corredi funerari più ricchi. Tra i tratti più riconoscibili rientrano la ceramica "a bocca nera" e la comparsa di ceramiche dipinte, talvolta con motivi geometrici e scene di caccia; nei corredi compaiono anche vasi in pietra e tavolozze da cosmesi in pietra, incluse forme animali. Le attestazioni includono necropoli e abitati lungo la valle del Nilo e, in misura minore, anche nel Delta; tra i siti principali, oltre a Naqada, vi sono Ieracompoli e Abido.
Nel IV millennio a.C. sono documentati contatti tra Alto e Basso Egitto, con interazioni tra tradizioni funerarie e culture materiali nelle aree di transizione. L'economia dei villaggi si basava su agricoltura e allevamento, con un apporto di risorse selvatiche e fluviali (in particolare uccelli e pesce). La transizione verso Naqada II è graduale e comporta cambiamenti nelle produzioni ceramiche e nelle tecniche artigianali.
Vasi in terracotta del Naqada I rossi e neri, con fase ossidante più fase riducente sulla parte alta. Museo Egizio, Torino.Statua femminile in osso con occhi intarsiati
Cronologia e periodizzazione
La cronologia di Naqada I si basa su due piani complementari: una cronologia relativa costruita soprattutto sulla seriazione della ceramica, e una cronologia assoluta fondata su datazioni radiocarboniche calibrate (in particolare al 14C).
La cronologia relativa più usata per il periodo predinastico è quella delle "date di sequenza" o "date sequenziali" (Sequence Dates, SD) elaborate da Flinders Petrie a partire dall'evoluzione tipologica della ceramica e dalla loro distribuzione nei contesti funerari. In questo schema, l'orizzonte amraziano (Naqada I) corrisponde alle SD 31-37, mentre le fasi successive (Naqada II e Naqada III) ricadono in SD più alte.
Parallelamente, la letteratura suddivide Naqada I in sottoperiodi (Naqada IA, IB, IC, ID), utili per descrivere trasformazioni interne (soprattutto nella cultura materiale e nei corredi) senza presupporre che i passaggi siano netti o uniformi in tutte le aree e in tutti i contesti.
Per la cronologia assoluta, le sintesi possono proporre intervalli lievemente diversi: alcune adottano un quadro più ampio (ad esempio "circa 4000-3500 a.C."), mentre altre collocano Naqada I in un intervallo più ristretto attorno a "circa 3900-3650 a.C.", in linea con la calibrazione radiocarbonica e con la periodizzazione archeologica del predinastico. In pratica, le differenze dipendono soprattutto da: selezione e qualità dei campioni (associazione stratigrafica), curve di calibrazione e modo in cui si traducono "fasi" archeologiche in intervalli calendari.
Un ulteriore passo è l'uso di modelli di statistica bayesiana che combinano datazioni radiocarboniche e vincoli archeologici (sequenze relative e transizioni tra fasi) per stimare cronologie assolute più coerenti e, in alcuni casi, più precise anche per passaggi interni (ad esempio transizioni tra sottoperiodi di Naqada).
Distribuzione geografica e siti principali
Naqada
Ieracompoli
Abido
Ermonti
Abadiyeh
Principali siti della cultura Naqada I in Egitto
Le attestazioni di Naqada I sono concentrate in Alto Egitto (la zona meridionale dell'Egitto) e derivano soprattutto da necropoli e contesti funerari, con un nucleo di siti nella regione di Naqada e aree limitrofe lungo il Nilo.
I principali siti e contesti di riferimento includono:
Naqada (o Nagada): sito eponimo e area chiave per la definizione del periodo e delle sue fasi interne, soprattutto tramite la seriazione della ceramica e i corredi funerari.
Ieracompoli (Nekhen, oggi Kom el-Ahmra): centro maggiore dell'Alto Egitto con evidenze predinastiche e necropoli utili per la ricostruzione culturale del periodo.
Abido (Abydos): area con necropoli di lunga durata; per le fasi predinastiche e protodinastiche è centrale in particolare la necropoli di Umm el-Qa'ab.
Ermonti (Armant, Hermontis): località con necropoli predinastica, spesso richiamata nelle sintesi tra i contesti dell'orizzonte naqadiano.
Abadiyeh (Abadiya o Abadiyas): sito con cimiteri scavati da Petrie, utile come confronto per sequenze e corredi in più fasi naqadiane.
Storia degli scavi
Scavi a Kom el-Ahmar (Ieracompoli), 1910.Tavola di statuette da Ieracompoli (disegni, 1900).
Le campagne archeologiche che hanno contribuito a definire il quadro del periodo predinastico naqadiano iniziarono alla fine del XIX secolo con gli scavi di Flinders Petrie e James Edward Quibell nell'area di Naqada e Ballas (stagione 1894-1895), pubblicati poco dopo nel volume Naqada and Ballas (1896).
Un ruolo centrale ebbero poi le ricerche a Ieracompoli (Nekhen): la stagione 1897-1898 fu diretta da Quibell, con la partecipazione di Frederick William Green, e la stagione successiva (1898-1899) fu diretta da Green; i risultati confluirono nei volumi Hierakonpolis (1900 e 1902).
Negli stessi anni furono scavate anche necropoli utili per la periodizzazione delle fasi naqadiane, tra cui Abadiyeh e Hu (Diospolis Parva): le indagini (1898-1899) e le prime sintesi furono pubblicate dapprima in un rapporto (1899) e poi nel volume Diospolis Parva: the cemeteries of Abadiyeh and Hu, 1898-99 (1901).
La denominazione di periodo "amraziano" deriva invece dalle ricerche archeologiche condotte nel cimitero di el-Amrah (stagione 1900-1901), dirette da David Randall-MacIver con Anthony Wilkin; le indagini furono presentate in un rapporto preliminare nel 1901 e nella pubblicazione El Amrah and Abydos, 1899-1901 (1902), realizzata con Arthur Cruttenden Mace.
Modello di abitazione predinastica da una tomba di el-Amrah (Naqada IIC; per confronto), da Randall-MacIver e Mace (1902).
Le tracce di abitato del periodo predinastico sono spesso frammentarie e poco estese, perché molti siti sono stati alterati da falda alta, depositi alluvionali e insediamenti successivi; per questo, gli scavi hanno spesso documentato solo piccole porzioni di villaggi.
Nel IV millennio a.C. le comunità erano piccoli villaggi agricoli lungo il Nilo.
Fanno eccezione le ricerche a Ieracompoli; per Naqada I gli abitati sono in genere poco noti, mentre le informazioni più dettagliate riguardano soprattutto le fasi tarde del predinastico e la prima età dinastica.
Per l'architettura, tecniche leggere (strutture lignee e pareti in graticcio intonacato) restano importanti e non sono sostituite subito dall'uso sistematico dei mattoni crudi; edifici con muri rettilinei interamente in mattoni crudi sono attestati dal Naqada IIC/D1 in poi.
A Ieracompoli è attestato anche un uso sporadico di mattoni crudi insieme a pietre, con pareti superiori in graticcio intonacato, datato al Naqada II iniziale.
Modello di casa predinastica in argilla (El-Amra; Naqada IIC), British Museum (EA 35505).
Modello di fabbricazione di mattoni crudi, British Museum.
Muro in mattoni crudi (esempio di architettura in terra cruda), Luxor.
Tipi di ceramica
Nel Naqada I la ceramica rossa a bordo nero (classe B) è la produzione tipica e rappresenta più del 50% dei vasi nei corredi funerari del periodo.
Accanto a questa sono attestate ceramiche rosse lucidate (classe P) e ceramiche dipinte; nel Naqada I rientrano anche i vasi con decorazioni chiare a linee incrociate su fondo rosso (classe C).
Nella cronologia di Petrie basata sulle "date di sequenza" (SD) l'orizzonte amraziano corrisponde alle SD 31-37, e per descrivere Naqada I sono spesso richiamate quattro classi (B, P, C, F).
I vasi a bordo nero sono in argilla limosa del Nilo con aggiunta di degrassante; l'effetto nero nella parte alta si otteneva variando la cottura (con meno ossigeno).
Vaso a bocca nera (classe B), Naqada I–IIA (3900–3600 a.C.), Museo Egizio, Torino, inv. Suppl. 11114.
La ceramica a bocca nera (classe B) è attestata già nella cultura badariana e nel Naqada I è la produzione tipica.
I vasi sono in argilla limosa del Nilo con aggiunta di degrassante; dopo ingobbio e lucidatura venivano cotti in fossa, con una fase ossidante seguita da una fase riducente nella parte alta, che produceva il bordo nero.
Pur essendo caratteristica del Naqada I, la classe B resta ancora numerosa nelle tombe fino a Naqada IIC e poi diminuisce, fino a essere rara nel Naqada III.
Collezione del Museo Egizio, Torino
Giara a bocca nera (classe B), inv. Suppl. 496.
Vaso a bocca nera (classe B), inv. Suppl. 11119.
Ceramica a linee incrociate (classe C)
Ceramica a decorazioni bianche su fondo rosso (classe C), Naqada I.
La ceramica dipinta a decorazioni chiare su fondo rosso, nota nella letteratura anche come C-ware (o white cross-lined ware, "ceramica bianca a righe incrociate"), è caratteristica soprattutto del Naqada I e della transizione iniziale verso Naqada II.
Sono noti circa 800 vasi dipinti (interi o frammentari); tra i vasi completi, meno del 15% appartiene alla classe C, mentre la grande maggioranza rientra nella classe D delle fasi successive.
Rispetto alla ceramica dipinta di Naqada II (classe D), la classe C usa in genere un supporto rosso con decorazione bianca o crema; la classe D impiega più spesso impasti più chiari (rosato-beige) e decorazioni in rosso e bruno.
Questi recipienti sono noti soprattutto dai corredi funerari, ma risultano attestati anche negli abitati.
Nel complesso la composizione della decorazione nella classe C è meno standardizzata; nel periodo successivo (Naqada II) le decorazioni dipinte tendono invece a seguire schemi più regolari e ripetuti.
La classe C è inquadrata in genere tra circa 3900 e 3650 a.C., con una continuità che può estendersi fino alle prime fasi del Naqada II (IIA-B).
Simboli geometrici e scene naturali
Coppa con decorazioni geometriche bianche su fondo rosso (classe C). Museo Egizio di Torino, inv. Suppl. 402.
Giara con decorazioni bianche su fondo rosso. Museo Egizio di Torino, inv. Suppl. 400.
Le decorazioni figurate sono rare sulla ceramica dipinta del periodo, ma includono scene legate alla caccia e al conflitto.
Tra gli esempi più citati rientrano scene di caccia con cacciatori armati di arco e un ruolo rilevante dei cani, e scene di caccia all'ippopotamo con arpioni. Un altro motivo mostra un uomo su una barca accanto a un ippopotamo e a un coccodrillo (Naqada I).
Un caso noto è la giara E3002 (Bruxelles), in cui otto personaggi compongono una scena interpretata come possibile scena di vittoria: quattro figure hanno il collo legato a coppie e due figure più grandi hanno le braccia alzate.
In relazione a queste raffigurazioni, Gayubas osserva che tali motivi richiamano le successive scene faraoniche del sovrano che abbatte i nemici, e riporta anche l'interpretazione del gesto con braccia alzate come segno di potere.
Scene con prigionieri sono attestate anche su altri vasi della stessa tradizione (ad esempio un esemplare del Petrie Museum, London UC.15339).
Nel Naqada II la postura con braccia alzate ricorre ancora, ma in un contesto diverso e spesso in associazione a figure femminili e alle scene con barche.
Per confronto (tecnica diversa dalla classe C): giara con un'incisione post cottura di una figura umana stilizzata, epoca predinastica (3600-3000 a.C.), inv. Provv. 3647.
Piatto con scene di caccia. Museo Egizio, Torino, inv. Suppl. 1827.
Dettaglio di scena di caccia con cani (Museo Puškin delle belle arti).
Figura vittoriosa con prigioniero (Naqada I-II).
Uomo su una barca accanto a ippopotamo e coccodrillo (Naqada I).
Cacciatore con arpione.
Scena con prigionieri (Abido, tomba U-415/1).
Ceramica rosso lucida (classe P)
La ceramica rosso lucida (classe P; red polished nella classificazione di Petrie) comprende recipienti in argilla limosa del Nilo con superficie rossa lucidata (brunita). La classe P è attestata nel Naqada I e continua nelle fasi successive della cultura di Naqada. La resa cromatica dipende dall'impasto e dalle condizioni di cottura. L'argilla del Nilo, allo stato grezzo, varia dal grigio al quasi nero ed è ricca di ossidi di ferro; quando viene cotta con buona presenza di ossigeno (cottura ossidante) assume tonalità dal rosso al bruno.
Un'argilla diversa, calcarea o marnosa, è invece giallastra o bianca e in cottura ossidante diventa crema o bianca; in sezione può mostrare anche zone rosa o arancioni.
La stessa base rossa lucidata è anche il supporto tipico della classe C (ceramica a linee incrociate), sulla quale la decorazione è dipinta in bianco o crema.
Esempi di ceramica rosso lucida attribuiti al Naqada I sono documentati anche in collezioni museali, come una giara e una coppa del Metropolitan Museum of Art provenienti da Ieracompoli.
Nel Museo Egizio di Torino sono presenti esemplari di ceramica rosso lucida (classe P) datati a fasi successive (Naqada IIC-IID, 3500-3300 a.C.), utili come confronto per la continuità della classe oltre il Naqada I.
Ceramica rosso lucida (classe P). Esemplari del Museo Egizio di Torino (Naqada IIC-IID, 3500-3300 a.C.).
Giara dalla superficie rosso lucida (classe P), inv. Suppl. 4788.
Giara dalla superficie rosso lucida (classe P), inv. Suppl. 4827.
Giara dalla superficie rosso lucida (classe P), inv. Suppl. 4836.
Ceramica a forme particolari (classe F)
La ceramica a forme particolari (classe F; Fancy nella nomenclatura di Petrie) raggruppa recipienti di "forma fantasiosa" o in forma di animale. Nello stesso schema la classe F è attestata nel Naqada I, in particolare nella fase Naqada IC, e continua a comparire anche nelle fasi successive della cultura di Naqada.
Queste forme descrivono la varietà della produzione ceramica predinastica; tra gli esempi sono inclusi vasi gemini e altri recipienti di forma non standardizzata, documentati nelle collezioni museali.
Ceramica a forme particolari (classe F). Esemplari del Museo Egizio di Torino (Naqada I-II, 3900-3300 a.C.).
Vaso gemino (classe F), inv. Suppl. 525.
Vaso ovoide (classe F), inv. Suppl. 530.
Bottiglia (classe F), inv. Provv. 625.
Sepolture e pratiche funerarie
Corredo funerario da Abadiyeh (tomba B101), Ashmolean Museum.Manufatti della tomba B119 (Abadiyeh), Naqada I.Modello in terracotta di quattro bovini, deposto nella tomba A23 di el-Amra, Naqada I (ca. 3500 a.C.), British Museum (EA 35506).
Le ricostruzioni delle pratiche funerarie del Naqada I si basano soprattutto sulle necropoli e sui corredi, perché i contesti di abitato sono meno conservati.
Le sepolture sono in genere tombe a fossa; la deposizione singola è la norma, ma sono attestati anche casi di deposizioni multiple.
Il defunto è spesso in posizione contratta e può essere deposto su stuoie o avvolto in materiali deperibili.
Per quanto riguarda la ceramica, nei corredi del Naqada I la produzione a bocca nera resta dominante; sono presenti anche ceramiche rosso lucidate e recipienti dipinti, mentre la ceramica grezza diventa più frequente nei corredi a partire dalla fase successiva (Naqada IIA).
I corredi possono includere anche perline, vasi in pietra, tavolozze da cosmesi e strumenti litici, oltre a oggetti in osso e avorio.
Nelle sepolture di Naqada I sono attestati oggetti in avorio e osso (tra cui pettini e spilloni) e, in alcuni casi, piccole figurine in argilla.
La quantità e il tipo di beni deposti non sono omogenei e nelle necropoli dell'Alto Egitto è stata osservata una crescita della differenziazione tra tombe, legata anche all'investimento nella tomba stessa.
Per Naqada IC e per le fasi immediatamente successive sono riconoscibili gruppi di tombe in diverse necropoli dell'Alto Egitto, tra cui Matmar, Salmany, Naqada ed Ermonti.
Reperti in osso e avorio da sepolture. Museo Egizio, Torino.
Etichetta zoomorfa (osso e avorio), Naqada I-IIA (3900-3600 a.C.).
Etichetta in avorio, inv. Suppl. 1089, Naqada IC-IID (3800-3350 a.C.).
Nel IV millennio a.C. sono attestati contatti tra le comunità dell'Alto Egitto e quelle del Delta, con interazioni tra tradizioni materiali e funerarie nelle aree di transizione. Tra le materie prime coinvolte negli scambi rientra il rame, per il quale i giacimenti principali si trovano nel Deserto orientale e nel Sinai. Nel predinastico i manufatti in rame sono in genere piccoli e la lavorazione comprendeva martellatura e cicli di martellatura e ricottura, oltre alla fusione in stampo per alcune forme.
Un'altra materia prima d'importazione è l'ossidiana, rara nei contesti predinastici; analisi geochimiche indicano origini principali nel triangolo dell'Afar e un approvvigionamento spesso indiretto e non regolare.
Un esempio conservato a Torino è il pendente Suppl. 1013, datato al Naqada I-II.
Nei corredi compaiono anche vasi in pietra e tavolozze da cosmesi in pietra, incluse forme animali, insieme a ceramiche dipinte con motivi geometrici e scene di caccia.
Figura in argilla, Egitto, Naqada I (ca. 4000 a.C.), Rijksmuseum van Oudheden (Leida).
Testa di mazza in granodiorite, Museo Egizio di Torino, Suppl. 569.
Pendente in pietra, indicato come ossidiana (?), Museo Egizio di Torino, Suppl. 1013.
Economia di sussistenza
Attrezzo per la raccolta dei cereali: tre lame di selce inserite in un manico moderno (Provv. 3747), epoca predinastica (3900-3300 a.C.). Museo Egizio di Torino.
La base alimentare era legata a colture di cereali e ad altre piante utili (ad esempio il lino), rese possibili dalla fertilità dei suoli; a queste si affiancavano prodotti animali e carne da bestiame, con una componente non trascurabile di risorse ittiche e selvatiche, attestata anche dall'iconografia e dalla presenza di resti faunistici nei contesti archeologici.
La presenza di scambi a medio raggio (ad esempio lungo il Nilo e verso aree limitrofe) contribuisce a spiegare l'arrivo di alcune materie prime non locali e l'accumulo selettivo di beni nei corredi, soprattutto nelle fasi finali del Naqada I e nella transizione verso Naqada II.
Strumenti legati all'economia di sussistenza (epoca predinastica).
Macina in pietra (Provv. 3728), epoca predinastica (3900-3300 a.C.). Museo Egizio di Torino.
Macinello in pietra (Provv. 3741), epoca predinastica (3900-3300 a.C.). Museo Egizio di Torino.
Arpione in osso (Suppl. 1110), epoca predinastica (3900-3300 a.C.). Museo Egizio di Torino.
Le tavolozze da cosmesi (usate per macinare e applicare pigmenti) sono attestate già in epoca badariana e risultano spesso realizzate in pietra (principalmente grovacca).
Nel periodo badariano sono attestate forme semplici e geometriche; nel Naqada I prevalgono le tavolozze romboidali, ma sono già documentate anche forme zoomorfe, tra cui esemplari a forma di tartaruga e di ippopotamo.
Alla fine del Naqada I e nel Naqada II (gerzeano) il repertorio delle forme si amplia e le tavolozze zoomorfe diventano più varie; compaiono inoltre le tipologie a scudo. Per queste ultime, Ciałowicz osserva che sono "quasi esclusivamente" rappresentate nel Naqada II e collega i motivi animali/avianiformi alla fase gerzeana.
Un esempio di tavolozza da cosmesi datata a Naqada I e conservata a Torino è la Suppl. 17504 (grovacca, 3900-3700 a.C.).
Tavolozza da cosmesi in forma di tartaruga, Naqada I (British Museum, EA 37913).
Tavolozza da cosmesi in forma di ippopotamo, Naqada I (British Museum, EA 29416).
Tavolozza da cosmesi (esempio).
Tavolozza da cosmesi a forma di imbarcazione.
Vasellame in pietra
Sono noti vari esempi di vasellame in pietra, spesso in basalto, databili al Naqada I e alle prime fasi del Naqada II (Naqada I–IIA-B), tra cui esemplari dall'area di Abido.
Vi sono, ad esempio, giare in basalto a due anse (talvolta con forature) e giare a piede; le datazioni sono attribuzioni basate sullo stile. Tra gli esemplari conservati a Torino il "Vaso con orlo forato" (Suppl. 325), in basalto, datato 3900-3300 a.C. (Epoca Predinastica, Naqada I-II).
Vaso con orlo forato in basalto, Naqada I-II (3900-3300 a.C.), Museo Egizio di Torino (Suppl. 325).
Vaso in basalto, Naqada I-IIA-B (3900-3600 a.C.), Museo del Louvre, Parigi.
Vaso in basalto, Naqada I-IIA-B (3900-3600 a.C.), provenienza Abido, Museo del Louvre.
Guaine peniene
Statuetta maschile con guaina peniena, Naqada I (ca. 3800-3650 a.C.), Brooklyn Museum, 35.1268.
Sono note statuette maschili che raffigurano guainepeniene, un elemento di abbigliamento legato alla caccia.
È stato inoltre proposto di interpretare come modelli di guaina peniena una parte delle zanne decorate predinastiche, rinvenute in contesti funerari. L'ipotesi si basa su un'analisi delle caratteristiche fisiche dell'oggetto (in particolare forma e proporzioni) e su un confronto etnografico, cioè con guaine peniene documentate in contesti moderni o storici, per valutare se le somiglianze siano compatibili con questa funzione.
Nel calcolitico del Levante meridionale (c. 4500-3900 cal a.C.) sono attestati manufatti in avorio, in quantità ridotte e in pochi siti. La materia prima è considerata probabilmente non locale, acquisita tramite scambi a lunga distanza; la presenza di oggetti in avorio è stata interpretata come un possibile indizio di contatti, seppur limitati, con l'Egitto predinastico.
Statuette maschili e zanne decorate (avorio), periodo predinastico.
Figura in avorio e quattro pendagli, tomba H29, el-Mahasna.
Figurina maschile seduta, Abadiya, tomba B119.
Zanna incisa e decorata (Suppl. 1071), Naqada I-IIB (3900-3500 a.C.), Museo Egizio di Torino.
Statuette femminili
Sono note varie statuette femminili databili al Naqada I, realizzate in osso.
Nel complesso, le figure umane predinastiche a tutto tondo sono rare: molte provengono dal mercato antiquario e una parte è ritenuta falsa; meno della metà degli esemplari noti ha un contesto archeologico sicuro e, tra quelli con provenienza, la maggioranza viene da necropoli dell'Alto Egitto.
Nelle statuette più antiche gli occhi potevano essere intarsiati e i capelli potevano essere applicati in un materiale diverso, poi perduto.
Sono attestate anche statuette femminili in avorio nella fase precedente badariana.
Statuette predinastiche del periodo naqadiano (riproduzioni fotografiche).
Figurina femminile in osso, Naqada I (British Museum, EA32141); gli intarsi in lapislazzuli negli occhi sono indicati come aggiunte moderne.
Statuetta femminile (British Museum, EA32140), attribuita al Naqada I; altra proposta cronologica: tardo Naqada II (ca. 3450-3300 a.C.).
Figure barbate
Zanna d'avorio con testa barbuta, tomba 3165 di Badari (SD 37-38).
Nelle statuette ricavate da zanne e nelle etichette con testa umana, la barba lunga e triangolare è l'elemento usato per identificare le rappresentazioni maschili.
Questi oggetti restano molto diffusi fino al Naqada IIC; dopo questa fase non sono più attestati.
Un esempio ben documentato è il deposito del grande vaso 3165 di Badari (SD 37-38), che comprendeva una zanna con testa umana e anello di sospensione, insieme a etichette d'avorio.
In età dinastica gli uomini sono in genere raffigurati rasati; la barba acquista rilievo soprattutto come barba posticcia e, in alcune tipologie, nelle rappresentazioni di nemici e prigionieri.
Per la barba posticcia regale, la prima attestazione sicura con le fasce laterali di fissaggio è sulla Tavoletta di Narmer.
È stata inoltre proposta una relazione tra la barba posticcia regale e l'amuleto "testa di toro", nel quadro del simbolismo bovino associato al potere.
Figure maschili con barba compaiono anche su altri manufatti predinastici, come il manico del Coltello di Gebel el-Arak.
Figurina antropomorfa su zanna, tardo Naqada I-inizio Naqada II (ca. 3900-3500 a.C.), Metropolitan Museum of Art (23.2.31).
Etichetta con testa umana, Matmar 2682, Naqada IIB (British Museum, EA 63413).
Eredità e transizione verso Naqada II
Vasi decorati (classe D), Naqada II, Museo Egizio, Torino.Vaso decorato con figure di barche dipinte (classe D), inv. Suppl. 413, Naqada II (3700-3300 a.C.). Museo Egizio di Torino.
La transizione da Naqada I a Naqada II mostra continuità nei corredi funerari, pur con cambiamenti negli stili e nelle tecniche.
Sul piano della cultura materiale, alcuni elementi tipici di Naqada I continuano anche in Naqada II: in particolare, ceramiche su fondo rosso lucidato e forme della ceramica a bocca nera restano attestate, pur cambiando progressivamente la frequenza relativa delle classi e l'associazione con nuove tipologie.
In parallelo, nel Naqada II si sviluppano con maggiore evidenza produzioni dipinte su impasti più chiari (la classe D nelle classificazioni tradizionali) e forme e decorazioni più coerenti, attribuite a una produzione concentrata in pochi laboratori.
Il cambiamento non riguarda solo gli oggetti: nel Naqada II le evidenze archeologiche sono spesso interpretate come segnali di crescente differenziazione sociale (anche nei corredi), ampliamento e intensificazione delle reti di scambio, e trasformazioni nei linguaggi figurativi.
Motivi come la figura vittoriosa con prigionieri, attestati già nelle fasi finali di Naqada I e discussi come antecedenti di iconografie faraoniche, sono stati messi in relazione con le successive scene faraoniche del sovrano che abbatte i nemici.
Nel quadro di lungo periodo, Naqada II prepara gli sviluppi del Naqada III e della fase protodinastica, con processi che porteranno alla formazione dei primi centri di potere e, infine, alle prime dinastie storiche.
Esempi utili per inquadrare la transizione verso Naqada II.
Coltello di Gebel el-Arak, manico in avorio decorato. Museo del Louvre.
Tavolozza da cosmesi in grovacca, inv. Suppl. 4959/03, Naqada II (3700-3300 a.C.). Museo Egizio di Torino.
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