La National Security Strategy (NSS, Strategia di Sicurezza Nazionale) è un documento stilato periodicamente dal ramo esecutivo del governo federale degli Stati Uniti d'America che indica in linea generale la politica di sicurezza nazionale del Paese.
Il documento è volutamente astratto nel contenuto, a differenza della Strategia Nazionale Militare. Un tempo rimaneva segreto per anni dal momento del rilascio, ma recentemente il governo statunitense ha cambiato politica in merito e il documento viene reso pubblico appena completato.
L’obiettivo della NSS è duplice:
La NSS serve anche a comunicare “la visione strategica” dell’amministrazione verso il pubblico esterno, verso alleati o governi terzi, oltre che verso l'opinione pubblica nazionale interessata a capire le priorità della politica estera e di sicurezza.
Non è pensata come un documento tecnico operazionale, ma come un quadro generale d’intenti; l’attuazione pratica e dettagliata viene demandata ad altri documenti — come la National Military Strategy (NMS) o la National Defense Strategy (NDS).
La prima NSS a essere pubblicata fu quella del 1987. Da allora, salvo alcune lacune, le amministrazioni statunitensi hanno prodotto una NSS: la legge richiederebbe che fosse proposta ogni anno, anche se nella pratica la scadenza spesso non viene rispettata e si limita spesso ad un documento per ogni quadriennio presidenziale.
Nel corso degli anni, il contenuto e la priorità degli obiettivi sono cambiati significativamente in risposta alle trasformazioni geopolitiche globali.
Negli anni immediatamente successivi alla Guerra fredda, le strategie focalizzavano su minacce tradizionali e sulla ridefinizione del ruolo globale degli USA. La NSS del 1991 fu la prima a includere ufficialmente la dimensione della “sicurezza ambientale”.
A partire dagli anni ’90, e soprattutto dagli anni 2000, l’emergere di minacce transnazionali — terrorismo, proliferazione, instabilità — modificò il focus delle NSS. Il documento del 2002 fu particolarmente controverso: associato alla cosiddetta dottrina Bush, enfatizzava la guerra preventiva e la capacità militare come strumenti principali, rispetto al modello deterrente della Guerra Fredda.
La NSS del 2006 mise in evidenza due “pilastri”: promuovere la libertà, la giustizia e la dignità umana, e guidare una comunità crescente di democrazie.
Con la NSS del 2010, durante l’amministrazione di Barack Obama, si registrò un cambiamento: maggiore enfasi sul dialogo multilaterale, sul coinvolgimento di paesi come Russia, Cina e India, e sull’importanza di temi globali come la non proliferazione nucleare, il cambiamento climatico, lo sviluppo economico.
La NSS del 2015 mantenne la continuità con l’approccio di Obama, enfatizzando l’importanza del “leadership americana” per promuovere valori, stabilità globale e un ordine internazionale basato su regole condivise. Anche il cambiamento climatico fu riconosciuto come un’importante minaccia per la sicurezza.
La NSS del 2017, sotto l’amministrazione di Donald Trump, segnò una netta discontinuità: il mondo è dipinto come un’arena competitiva di potenze, con minacce primarie poste da Stati ritenuti “revisionisti” come Cina e Russia; viene rimosso il riferimento al cambiamento climatico come minaccia, enfatizzando potenza militare, interessi nazionali e competizione geopolitica.
Nel marzo 2021, l’amministrazione di Joe Biden pubblicò una “Interim NSS”, che ribadiva l’impegno degli Stati Uniti nell’alleanza con la NATO e definiva le priorità globali del Paese.
La NSS del 2022 riprese e aggiornò la visione strategica: le sfide principali furono identificate nella competizione fra grandi potenze e nelle minacce transnazionali (cambiamento climatico, salute globale, sicurezza tecnologica/economica). Il documento propose tre linee guida fondamentali: investire nella forza nazionale, mobilitare coalizioni internazionali, e “disegnare le regole” dell’economia globale del XXI secolo (individuandole in tecnologia, commercio, cyber-innovazione).
Questo percorso mostra come la NSS sia evoluta da un documento centrato principalmente sulla difesa e un ordine globale dominato dagli USA, a un documento che (almeno nelle edizioni di inizio anni 2000) cerca di bilanciare potenza militare, diplomazia, cooperazione internazionale, e minacce globali transnazionali; poi — con il 2017 — si ebbe un ritorno deciso a un realismo strategico e a una visione competitiva del sistema internazionale.
Gli autori del documento si trovano in disaccordo con governanti europei, perché sarebbero arroccati in governi di minoranza instabili, molti dei quali calpesterebbero principi democratici di base per reprimere l’opposizione. Entrando nello specifico delle criticità imputate all’Europa, il documento sostiene che i suoi problemi economici sarebbero il riflesso di una «prospettiva reale e più drammatica di una cancellazione» di civiltà, imputata a:
Soltanto la «crescente influenza dei partiti patriottici europei offrirebbe motivo di grande ottimismo», secondo il documento: poiché anzi, entro pochi decenni al massimo, sarebbe plausibile che alcuni Stati membri della NATO diventeranno a maggioranza etnica non europea, il NSS si chiede se il modo in cui vedranno il loro posto nel mondo e la loro alleanza con gli USA resterà lo stesso di quando firmarono il trattato.
Il documento chiede agli Stati Uniti di dare priorità al «coltivare la resistenza all’attuale traiettoria dell’Europa all’interno delle nazioni europee» e afferma che gli USA intendono «porre fine alla percezione — e impedire la realtà — della NATO come un’alleanza in espansione perpetua», invitando l’Europa a «assumersi la responsabilità primaria della propria difesa».
Il 4 dicembre 2025, il presidente Donald Trump ha pubblicato la National Security Strategy (NSS) del 2025, che secondo l’amministrazione rappresenta «una tabella di marcia per garantire che l’America rimanga la nazione più grande e di maggior successo nella storia umana e la patria della libertà sulla terra».
Il documento colloca le politiche di America First al centro, negando valore all'ideologia universalistica delle «élite della politica estera americana» ed affermando invece che «gli affari di altri Paesi ci riguardano solo se le loro attività minacciano direttamente i nostri interessi». Il documento respinge quindi l’idea di sollecitare altri Paesi ad adottare «cambiamenti democratici o sociali che differiscono ampiamente dalle loro tradizioni e dalle loro storie».
Sostenendo che la «migrazione di massa ha messo sotto pressione le risorse interne, aumentato la violenza e altri crimini, indebolito la coesione sociale, distorto i mercati del lavoro e compromesso la sicurezza nazionale», il documento critica inoltre il libero scambio e il globalismo.
Il documento chiede una riformulazione degli sforzi militari statunitensi verso l’Emisfero occidentale, dove sostiene che gli USA debbano essere la potenza preminente, allo scopo di «controllare la migrazione, fermare i flussi di droga e rafforzare la stabilità e la sicurezza via terra e via mare»; si dichiara anche che gli Stati Uniti affermeranno il loro potere politico, economico e militare sull’emisfero occidentale; gli autori della nuova strategia «pongono l’accento sull’America Latina rispolverando la Dottrina Monroe e – parlando di “Corollario Trump” – ribadiscono la necessità di garantire la leadership Usa sia a livello militare sia come soft power».
Per quanto riguarda la Cina, il documento chiede di «riequilibrare la relazione economica dell’America con la Cina, dando priorità alla reciprocità e all’equità per ripristinare l’indipendenza economica americana», ma afferma anche che «il commercio con la Cina dovrebbe essere equilibrato e concentrato su fattori non sensibili», favorendo «il mantenimento di una relazione economica autenticamente vantaggiosa per entrambe le parti con Pechino».
Dichiara che gli Stati Uniti vogliono impedire la guerra nell’Indo-Pacifico ed afferma che «dissuadere un conflitto su Taiwan, idealmente mantenendo un vantaggio militare, è una priorità». Il documento individua inoltre il possibile controllo del Mar Cinese Meridionale da parte di un qualsiasi concorrente come una sfida correlata, esortando Giappone e Corea del Sud ad aumentare il burden sharing, considerato «necessario per dissuadere gli avversari e proteggere il primo festone di isole». A differenza delle precedenti NSS, il documento non menziona la Corea del Nord.
Diversamente dalle precedenti strategie, il documento del 2025 contiene pochissime critiche alla Russia, dichiarando che negoziare «una rapida cessazione delle ostilità in Ucraina» sia nell’interesse fondamentale degli Stati Uniti, mentre gli europei «hanno aspettative irrealistiche sulla guerra».
Il documento afferma inoltre che gli Stati Uniti non hanno più bisogno di dare priorità al Medio Oriente, poiché la diversificazione delle fonti energetiche ha ridotto quella che era la «ragione storica» del coinvolgimento americano nella regione. Aggiunge che gli USA devono smettere di «rimproverare» i loro alleati mediorientali, con particolare riferimento alle monarchie del Golfo.