Nauprestidi

Le Nauprestidi (in greco antico Ναυπρήστιδες?, Naupréstides) sono dei personaggi della mitologia greca. Questo epiteto fu attribuito ad un gruppo di principesse troiane che furono catturate come prigioniere di guerra dai Greci dopo la caduta di Troia.

Etimologia

Il termine "Nauprestidi" significa letteralmente "coloro che incendiano le navi" e deriva dal greco antico Ναυπρήστιδες (Naupréstides), un composto delle parole ναῦς (naus), che significa "nave", e πρήθω (prēthō), che significa "bruciare" o "incendiare". In italiano il termine viene adattato al plurale prediligendo la forma femminile ("le Nauprestidi") per riferirsi specificamente al gruppo di principesse.

Mitologia

Il mito delle Nauprestidi si sviluppa nel contesto dei Nostoi, i tormentati viaggi di ritorno intrapresi dagli eroi greci dopo il saccheggio e la caduta di Troia. Molte delle donne della casa reale troiana furono spartite tra i vincitori achei ed imbarcate come schiave sulla loro flotta per essere portate in Grecia, ma durante una sosta del viaggio e nel disperato tentativo di sfuggire alla schiavitù Astioche, Etilla e Medesicasta istigarono le altre prigioniere troiane a dare fuoco alle imbarcazioni. Questo atto distrusse gran parte della flotta e costrinse i Greci ad interrompere definitivamente il viaggio di ritorno ed a stabilirsi nel territorio dell'approdo e a fondare nuove colonie insieme alle stesse donne troiane.

Varianti geografiche

Nella tradizione mitografica questo mito si sviluppa in due distinte tradizioni geografiche usate per indicare il luogo dove le navi furono bruciate e dove avvenne la successiva colonizzazione.

La variante macedone

Secondo i resoconti del mitografo Conone e del geografo Strabone, la flotta colpita apparteneva al contingente dell'eroe Protesilao. Le navi si erano arenate temporaneamente sulle coste della penisola di Pallene ed in seguito all'incendio appiccato dalle prigioniere, i Greci dovettero interrompere il viaggio e fondarono sul posto la città di Scione.

La variante italiana

Una tradizione parallela, riportata da Apollodoro, colloca l'evento lungo le coste della Calabria e nei pressi di Kroton, dove le donne incendiarono le navi achee vicino alla foce di un corso d'acqua che, secondo Strabone, prese il nome di Neto (da Neaethus) proprio dall'unione delle parole greche per "nave" e "bruciare" ed a perenne memoria del gesto delle Nauprestidi.

Sovrapposizioni mitografiche

A causa di una complessa omonimia legata ai personaggi di Astioche e Medesicaste (nomi che compaiono sia nella genealogia delle figlie di Laomedonte che in alcune tradizioni minori, tra le numerose figlie di Priamo), la tradizione mitografica bizantina più tarda (in particolare lo scoliasta Giovanni Tzetzes) ha parzialmente confuso le genealogie del mito. In questi scritti, l'impresa delle Nauprestidi viene interamente spostata dalla generazione delle figlie di Laomedonte a quella successiva delle figlie di Priamo, attribuendo di conseguenza l'incendio della flotta alle omonime principesse Astioche, Etilla e Medesicaste in qualità di figlie dell'ultimo re di Troia.

Note

  1. ↑ Conone, Diegèseis, 13.
  2. ↑ Stefano di Bisanzio, Ethnica, s.v. Σκιώνη.
  3. ↑ Pseudo-Apollodoro, Biblioteca, Epìtome, VI, 15c.
  4. ↑ Strabone, Geografia, VI, 1.12.
  5. ↑ Giovanni Tzetzes, scoli a Licofrone, 921.

Voci correlate

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