Kroton

Kroton
L'area archeologica di Capo Colonna.
Nome originale Κρότων (Krotōn); Croto, Croton o Crotona (latino)
Cronologia
Fondazione circa 710 a.C.
Territorio e popolazione
Superficie massima circa 650 ha (abitato antico)
Nome abitanti Κροτωνιάτης (Krotōniatēs), latinizzato in Crotoniensis o Crotonensis
Lingua greco antico (dialetto acheo), successivamente latino
Localizzazione
Stato attuale Italia (bandiera) Italia
Località Crotone
Coordinate 39°04′52″N 17°07′40″E
Altitudine 8 m s.l.m.
Cartografia
Mappa di localizzazione: Italia
Kroton
Kroton

Kroton (in greco antico Κρότων?, Krotōn; in latino Croto, Croton o Crotona) fu una polis achea della Magna Grecia, sorta alla fine dell'VIII secolo a.C. sul sito dell'odierna Crotone, lungo la costa del Mar Ionio nell'attuale Calabria; tra il VI e il V secolo a.C. la città divenne uno dei maggiori centri politici e culturali della Magna Grecia, raggiungendo l'apogeo dopo la distruzione di Sibari nel 510 a.C..

Alla storia di Kroton sono legati la scuola pitagorica fondata da Pitagora, una celebre tradizione atletica e medica e il grande santuario extraurbano di Hera Lacinia a Capo Colonna; dopo il predominio esercitato su parte dell'Italia greca, la città attraversò una lunga fase di conflitti con le altre potenze dell'Italia meridionale e della Sicilia, entrando infine nell'orbita di Roma e divenendo colonia romana nel 194 a.C..

Storia

Lo stesso argomento in dettaglio: Storia di Crotone.

Fondazione e periodo arcaico

Le indagini archeologiche hanno documentato nell'area della futura colonia materiali riferibili alla tarda età del bronzo e alla prima età del ferro, riconducibili a comunità indigene preesistenti all'arrivo dei Greci, mentre i primi materiali coloniali appartengono agli ultimi decenni dell'VIII secolo a.C. e agli inizi del VII secolo a.C.; nell'area delle ex Ferrovie Calabro-Lucane, lo scavo Crugliano del 1975 ha restituito ceramiche tardogeometriche corinzie databili all'ultimo quarto dell'VIII secolo a.C., mentre la maggiore consistenza dei materiali protocorinzi indica che l'occupazione greca di questo settore divenne più significativa soltanto negli anni finali del secolo.

La fondazione della colonia achea è tradizionalmente collocata intorno al 710 a.C. e attribuita a Myskellos di Rhypes, che avrebbe raggiunto il sito su indicazione dell'oracolo di Delfi; nella tradizione mitica il nome della città veniva invece ricondotto a Kroton, personaggio che avrebbe accolto Eracle e sarebbe stato accidentalmente ucciso dall'eroe, al quale era inoltre attribuita la profezia della futura grandezza della città.

Kroton si sviluppò rapidamente grazie alla posizione costiera e alla fertilità del territorio: intorno alla metà del VII secolo a.C. promosse la fondazione di Kaulonia sulla costa ionica, mentre alla successiva espansione crotoniate è collegata anche la fondazione di Terina sul versante tirrenico.

Nel corso del VI secolo a.C. la città conobbe una notevole prosperità, nonostante la grave sconfitta subita contro Locri Epizefiri nella battaglia della Sagra, generalmente collocata intorno alla metà del secolo, e proprio in questa fase acquistò particolare fama anche per i successi dei propri atleti nei giochi olimpici e nelle altre competizioni panelleniche.

Intorno al 530 a.C. giunse in città Pitagora di Samo, che vi fondò la comunità destinata a essere conosciuta come scuola pitagorica e capace di acquisire una considerevole influenza sulla vita politica e culturale della polis, prima di essere colpita da violente opposizioni interne tra la fine del VI e gli inizi del V secolo a.C..

Intorno al 510 a.C. Kroton entrò in guerra con Sibari e l'esercito crotoniate, tradizionalmente associato al celebre atleta Milone di Crotone, sconfisse i Sibariti provocando la distruzione della città rivale e consentendo alla polis di assumere una posizione egemone nell'Italia greca meridionale.

Età classica

Nel 480 a.C. il crotoniate Faillo partecipò alla battaglia di Salamina alla guida di una nave da lui armata, ricordata come l'unica proveniente dalle comunità greche d'Italia a prendere parte allo scontro contro i Persiani; durante la spedizione ateniese in Sicilia, tra il 415 a.C. e il 413 a.C., Kroton mantenne invece una posizione di neutralità, consentendo agli Ateniesi di rifornirsi nel porto ma impedendo all'esercito di attraversare il proprio territorio.

Nel corso del IV secolo a.C. la posizione politica della città divenne progressivamente più instabile e Kroton assunse un ruolo di primo piano nella Lega italiota, costituita dalle città greche dell'Italia meridionale per fronteggiare le pressioni esterne: nel 389 a.C.-388 a.C. la coalizione fu sconfitta dalle forze di Dionisio I di Siracusa, mentre nel 379 a.C.-378 a.C. la stessa Kroton cadde sotto il controllo del tiranno siracusano; nei decenni successivi la città dovette inoltre fronteggiare la crescente pressione dei Lucani e dei Bruzi, insieme a ricorrenti conflitti interni che ne indebolirono progressivamente la posizione politica.

Età ellenistica e romana

Lo stesso argomento in dettaglio: Presa di Crotone.

Nel 295 a.C. Agatocle di Siracusa occupò Kroton con uno stratagemma mentre accompagnava la figlia Lanassa in Epiro per le nozze con Pirro, riuscendo a ingannare Menedemo, tiranno della città e suo alleato, e a impadronirsi della polis; durante la guerra di Pirro la città subì ulteriori devastazioni e nel 277 a.C. fu conquistata dai Romani.

Nel corso della seconda guerra punica, dopo la battaglia di Canne del 216 a.C., Kroton passò nell'orbita bruzio-cartaginese e divenne una delle piazzeforti di Annibale, che dal porto della città si imbarcò per tornare in Africa nel 203 a.C.; nel 194 a.C. vi fu quindi dedotta una colonia romana e la città, che nel frattempo aveva subito una forte contrazione dell'area abitata rispetto alla fase di massima espansione, perse progressivamente il ruolo politico rivestito durante l'età arcaica e classica.

Tarda antichità e continuità medievale

L'insediamento continuò a essere abitato durante la tarda antichità ed è ancora ricordato nel VI secolo nel contesto della guerra gotica, durante le campagne condotte nell'Italia meridionale dagli eserciti di Belisario e Narsete; la continuità urbana proseguì nel Medioevo, quando Crotone divenne una piazzaforte dell'Impero bizantino dopo l'espansione dei Longobardi nell'Italia meridionale e passò successivamente nell'area di dominio dei Normanni, trasformandosi progressivamente nella città medievale senza una cesura riconducibile a una singola data di abbandono.

Istituzioni e organizzazione civica

Alcuni elementi dell'organizzazione civica della polis sono ricostruibili attraverso l'epigrafia: in una lamina bronzea frammentaria rinvenuta nell'area del santuario di Hera Lacinia, databile tra la fine del IV e gli inizi del III secolo a.C., è registrata un'operazione finanziaria compiuta dalla città e datata mediante l'indicazione del magistrato eponimo, introdotto dalla formula greca ἐπὶ δαμιοργοῦ, consentendo di identificare nel damiurgo una magistratura utilizzata a Kroton anche per la datazione ufficiale degli atti pubblici.

In un altro frammento bronzeo proveniente dal Lacinio compaiono serie di nomi preceduti da sigle analoghe a quelle presenti in documenti epigrafici rinvenuti a Kaulonia e Terina; pur non essendone stato determinato il significato preciso, tali abbreviazioni sono state messe in relazione con forme di suddivisione della cittadinanza e, insieme alla presenza del damiurgo come magistrato eponimo, hanno portato a ipotizzare che le comunità legate a Kroton mantenessero almeno fino alla prima metà del IV secolo a.C. elementi comuni nell'organizzazione politica e civica.

Geografia antica

Kroton sorgeva sulla costa ionica della Calabria, presso la foce dell'Aisaros, nell'area meridionale del Golfo di Taranto; il fertile territorio circostante era attraversato, oltre che dall'Esaro, dal Neto, mentre la presenza di un'insenatura naturale favorì lo sviluppo degli approdi e delle attività marittime.

La chora, ossia il territorio agricolo e politico dipendente dalla polis, raggiunse dimensioni considerevoli e mutò nel corso del tempo in rapporto all'espansione crotoniate e ai conflitti con le comunità vicine; l'influenza della città si proiettò sia lungo la costa ionica sia verso il versante tirrenico, come testimoniano le relazioni coloniali con Kaulonia e Terina, mentre il paesaggio della Crotoniatide trova riscontro anche nella tradizione letteraria antica, che ricorda i pascoli lungo l'Aisaros e le zone boscose dei monti Physkos e Latymnos.

Economia e attività produttive

Nell'area urbana è attestato lo sviluppo di un articolato sistema di attività artigianali, con particolare rilievo per la produzione della ceramica: le tracce risultano ancora limitate nella seconda metà del VII secolo a.C., mentre tra la fine dello stesso secolo e gli inizi del VI secolo a.C. l'organizzazione degli spazi destinati alla lavorazione dell'argilla appare già più complessa, con strutture convenzionalmente denominate Officina I e Casa I dotate di fornaci, una delle quali utilizzata anche per la produzione di coppe ioniche di tipo B1; gli impianti artigianali erano inseriti nella maglia urbana e ne seguivano l'orientamento degli assi viari, pur occupando in alcuni casi spazi differenti rispetto ai normali lotti residenziali.

La maggiore concentrazione di testimonianze produttive appartiene alla seconda metà del IV secolo a.C., quando sono attestate numerose officine dotate di fornaci e pozzi, insieme ad aree destinate allo scarico degli scarti di produzione; la presenza di abitazioni negli stessi settori mostra che le attività artigianali non erano necessariamente concentrate in quartieri esclusivamente produttivi, mentre la distribuzione delle officine sembra essere stata condizionata anche dalla disponibilità delle materie prime, con il corso dell'Esaro a servizio del settore centrale della città e il Fosso Pignataro e le argille del Cimone Rapignese come ulteriori risorse per le aree meridionali, il cui utilizzo artigianale proseguì, con trasformazioni, fino agli inizi del III secolo a.C..

Nello scavo Crugliano sono emersi inoltre elementi utili alla ricostruzione dei consumi, degli scambi e dello sviluppo dell'artigianato nella fase arcaica: la forte presenza di recipienti destinati al consumo del vino è stata interpretata in relazione alla diffusione del banchetto e a pratiche sociali proprie dei gruppi aristocratici, mentre le ceramiche d'importazione attestano l'inserimento di Kroton nelle reti commerciali mediterranee; accanto ai manufatti importati si svilupparono precocemente produzioni locali, inizialmente caratterizzate da una forte influenza corinzia ma capaci anche di elaborazioni autonome e di recepire modelli provenienti dall'ambiente euboico, acheo-coloniale ed etrusco-campano.

Monetazione e circolazione

Kroton iniziò a coniare moneta intorno al 530 a.C., adottando la tecnica incusa caratteristica delle prime emissioni delle colonie achee e uno standard ponderale basato su uno statere di circa 8 grammi, suddiviso in terzi; il tipo principale delle prime emissioni era il tripode delfico, richiamo al ruolo attribuito all'oracolo di Delfi nella fondazione della città e, attraverso di esso, ad Apollo, mentre lo stesso sistema ponderale fu successivamente adottato anche da Kaulonia, la cui monetazione, iniziata pochi anni dopo quella crotoniate, entrò nella medesima area monetaria achea.

Nei ripostigli monetali la circolazione delle emissioni crotoniati appare inizialmente limitata, ma conosce una maggiore diffusione dopo la distruzione di Sibari nel 510 a.C., con attestazioni lungo la costa ionica, sulla direttrice di collegamento tra Ionio e Tirreno e quindi sul versante tirrenico; intorno alla metà del V secolo a.C. gli stateri compaiono inoltre nell'area di Taranto e lungo gli itinerari che collegavano quest'ultima alla costa adriatica, sviluppo che è stato messo in relazione con la crescita dell'influenza politica e commerciale della città successiva alla vittoria su Sibari, pur nell'ambito di una ricostruzione considerata ancora preliminare.

La tecnica incusa rimase in uso a Kroton più a lungo che a Kaulonia e, sulla base della cronologia ricavata dai ripostigli, il passaggio alla monetazione a doppio rilievo è stato proposto intorno alla metà del V secolo a.C., probabilmente verso il 455 a.C..

Religione e culti

Accanto ai culti pubblici praticati nei santuari della polis, nell'abitato sono attestate forme di religiosità domestica svolte all'interno delle abitazioni attraverso altari e arule, statuette in terracotta, vasi plastici, thymiateria, ceramica miniaturistica e depositi rituali; gli spazi maggiormente interessati erano il cortile, la pastàs, l'oecus e la cucina, mentre testimonianze più limitate provengono dall'andron, dagli ingressi e dagli spazi di passaggio, con altari fissi documentati nei cortili e arule utilizzate per piccole offerte alimentari, libagioni e combustione di profumi o incenso.

Le pratiche rituali comprendevano offerte di cereali, legumi e dolci, piccole libagioni di olio, vino o miele, preghiere e altre forme devozionali, mentre i sacrifici cruenti sembrano essere stati meno frequenti; tali gesti erano rivolti sia alle divinità della comunità sia a quelle considerate protettrici della casa, della famiglia e delle diverse fasi della vita domestica, nell'ambito delle quali la forte presenza di statuette e busti femminili suggerisce un ruolo rilevante delle donne e permette di riconoscere soprattutto Afrodite ed Hera, in misura minore Artemide e Atena, mentre il focolare domestico era posto simbolicamente sotto la tutela di Estia.

Nel corso del IV secolo a.C. il repertorio religioso domestico si arricchì di temi legati alla sfera dionisiaca e teatrale e, nello stesso periodo, sulle abitazioni sono documentate antefisse decorate con immagini di divinità e figure mitologiche, tra cui Artemide Bendis in via Telesio, Afrodite a Fondo Gesù ed Eracle nell'area di via Panella, oltre a soggetti quali Sileno e Pan; l'impiego di tali immagini è stato interpretato anche in funzione apotropaica, come elemento destinato alla protezione della casa e dei suoi abitanti più che come prova di una specifica consacrazione dell'intero edificio.

Tracce di azioni rituali particolari sono emerse anche in singoli contesti: in via Tedeschi due statuette femminili sedute furono deposte intenzionalmente nel terreno, forse in occasione della ristrutturazione di un'abitazione, mentre in via XXV Aprile il riempimento di un pozzo nel cortile della cosiddetta casa Est comprendeva ossa in parte combuste di caprovini, una statuetta di Eros e pochi altri materiali, insieme interpretato come possibile esito di un'azione rituale.

Cultura, medicina e atletica

La fama di Kroton nel mondo greco non fu legata soltanto alla sua potenza politica, poiché la città acquisì una particolare reputazione anche come centro di atletica, medicina e filosofia, soprattutto tra il VI e il V secolo a.C.; la tradizione atletica ebbe in Milone il suo rappresentante più celebre, mentre Faillo è ricordato sia per le vittorie agonistiche sia per la partecipazione alla battaglia di Salamina e, nell'ambito della medicina antica, alla città furono legati Democede, attivo anche alla corte persiana di Dario I, e Alcmeone di Crotone, associato alla riflessione medica e naturalistica del mondo magnogreco.

L'insediamento di Pitagora trasformò inoltre Kroton in uno dei principali centri della tradizione filosofica pitagorica, con una comunità che esercitò per un periodo una significativa influenza anche sulla vita politica cittadina prima delle rivolte che determinarono l'allontanamento dei pitagorici.

Urbanistica e archeologia

L'abitato e le fortificazioni

La sovrapposizione della città moderna rende complessa la ricostruzione complessiva dell'impianto antico, ma gli scavi e le ricognizioni condotti a partire dal XX secolo hanno consentito di definirne progressivamente l'estensione e l'organizzazione; per l'abitato è stata stimata una superficie massima di circa 650 ettari, mentre una ricostruzione basata sulle attestazioni archeologiche censite dal Comune di Crotone individua un'area di circa 618 ettari.

Nel settore meridionale dell'abitato, il sito archeologico di via Napoli, indagato tra il 1985 e il 1991, ha restituito un asse stradale orientato nord-sud largo circa 5 m, parti di almeno due isolati e una suddivisione interna in lotti, i cui limiti furono in larga misura mantenuti attraverso le successive ricostruzioni dell'abitato greco, fornendo elementi significativi per la ricostruzione dell'organizzazione urbana di questo settore della polis.

Tra la fine del VI secolo a.C. e gli inizi del V secolo a.C. l'impianto urbano risultava organizzato in tre grandi settori, caratterizzati da sistemi viari con orientamenti differenti e da assi stradali principali che raggiungevano una larghezza di circa 4,8-5 metri; la collina sulla quale sorge l'attuale castello di Carlo V è stata tradizionalmente identificata con l'area dell'acropoli, sebbene la forte sovrapposizione delle strutture medievali e moderne renda problematica la ricostruzione della topografia antica, mentre il promontorio contribuiva inoltre alla formazione di due aree portuali naturali.

Nella fase di massima estensione il circuito delle mura avrebbe raggiunto una lunghezza di dodici miglia romane, equivalente a circa 17,8 km, mentre le indagini archeologiche hanno progressivamente consentito di riconoscere diversi settori del tracciato all'interno di un quadro ancora incompleto.

Necropoli e aree di scavo

Le aree funerarie erano distribuite all'esterno della cinta urbana e, nel settore sud-occidentale, si sviluppava la necropoli della Carrara, la maggiore e più estesamente indagata tra quelle finora individuate, dove sono state documentate più di settecento sepolture in un'area superiore ai due ettari con un utilizzo funerario compreso almeno tra gli inizi del VII secolo a.C. e i primi decenni del III secolo a.C..

Altre necropoli sono state individuate nelle aree moderne di Tufolo, contrada Vela e San Francesco, contribuendo alla ricostruzione dei limiti dell'abitato antico, mentre nel settore meridionale della polis la collina di Santa Lucia ha restituito importanti testimonianze del circuito difensivo e dell'organizzazione urbana.

I reperti provenienti dall'abitato, dalle necropoli e dai santuari sono conservati in larga parte nel Museo archeologico nazionale di Crotone, il cui percorso documenta le diverse fasi della città greca, i rapporti con le popolazioni indigene, le attività produttive, le tradizioni atletiche e mediche e i corredi funerari della Carrara; le ricerche archeologiche nel tessuto urbano contemporaneo sono proseguite anche nel XXI secolo e il programma Antica Kroton interessa diversi settori della città, tra cui Acquabona, l'area di Stadio-Pignera, G.V. Gravina e Santa Lucia, combinando attività di scavo, conservazione, documentazione e valorizzazione del patrimonio archeologico.

Santuario di Hera Lacinia

Il principale santuario extraurbano della polis sorgeva sul promontorio di Capo Colonna, nell'antichità noto come Lakinion akron, a circa 10-12 km a sud dell'abitato; l'Heraion era dedicato a Hera Lacinia e costituì uno dei più importanti luoghi di culto delle comunità greche dell'Italia meridionale, assumendo anche un ruolo di riferimento per la Lega italiota.

La frequentazione sacra del promontorio risale almeno al VII secolo a.C., mentre alla fase arcaica appartengono importanti elementi della decorazione architettonica, tra cui un grande frammento in terracotta raffigurante una Gorgone alata in corsa rinvenuto nel 2003 in un deposito contenente materiali votivi e architettonici; per il reperto è stata proposta con cautela una datazione intorno al 530-520 a.C. e un'interpretazione come parte di un acroterio probabilmente collocato in posizione centrale sul tetto di un edificio sacro, mentre le caratteristiche dell'opera sono state ricondotte a maestranze locali attive nella lavorazione dell'argilla e aperte a modelli di tradizione corinzia, senza che sia possibile ricostruire la posizione e l'aspetto dell'edificio arcaico cui apparteneva.

Nel corso della prima metà del V secolo a.C. il santuario conobbe profonde trasformazioni, culminate nell'apertura del grande cantiere per il monumentale tempio dorico in calcarenite; nelle terrecotte architettoniche e nelle lastre di rivestimento degli anni 480-470 a.C. sono stati riconosciuti rapporti con l'ambiente ionico-samio e più in generale con il fenomeno di diffusione dello stile ionico nell'artigianato magnogreco tra Crotone e Locri, mentre una bottega attiva al Lacinio dai primi decenni del V secolo fino alla metà del IV secolo a.C. continuò a utilizzare motivi della tradizione greco-orientale, successivamente aggiornati attraverso elementi di origine attico-cicladica.

Il grande tempio della fase classica era un periptero esastilo con 6 × 16 colonne e presentava una ricca decorazione architettonica comprendente anche elementi marmorei; alla sua copertura è stato attribuito un grande acroterio in marmo decorato con motivi vegetali e palmette, confrontato con analoghi esempi di Paro, Egina e Sunio, ed è stata avanzata l'ipotesi che tale elemento possa avere costituito un modello per acroteri in terracotta diffusi in altri centri della Magna Grecia, pur all'interno di un quadro ancora aperto a ulteriori approfondimenti; dell'intera struttura templare rimane oggi in elevato una sola colonna, divenuta uno dei principali elementi identificativi dell'area archeologica.

Il complesso sacro comprendeva inoltre il recinto, edifici di accoglienza e ristoro quali il katagogion e l'hestiatorion, strutture sacerdotali e thesauroi, alcuni dei quali appartenenti alle trasformazioni avvenute nel corso del IV secolo a.C., mentre la frequentazione del santuario proseguì anche in età romana.

Sul piano epigrafico, in un horos proveniente dal Lacinio Hera è qualificata con l'epiteto di Eleuthería, attestato anche da altri frammenti iscritti connessi al carattere eleuterico della dea, mentre in una lamina frammentaria rinvenuta nei pressi del santuario è documentato un culto di Apollo, al quale è stata ipoteticamente attribuita una funzione analoga; nella stessa area fu inoltre rinvenuta la lamina bronzea databile tra la fine del IV e gli inizi del III secolo a.C. contenente la registrazione di un'operazione finanziaria della città e la menzione del damiurgo come magistrato eponimo, e sulla base di questo e di altri rinvenimenti è stata ipotizzata la presenza presso il Lacinio di un archivio cittadino.

Note

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  33. 1 2 Gregorio Aversa, Produzioni di coroplastica architettonica tra Crotone e Kaulonia: elementi di raffronto e spunti di riflessione, in Lucia Lepore e Paola Turi (a cura di), Caulonia tra Crotone e Locri. Atti del Convegno Internazionale, Firenze, 30 maggio-1 giugno 2007, Firenze, Firenze University Press, 2010, pp. 199-207, ISBN 978-88-8453-930-4.

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