| Canale Navile | |
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| Stato | |
| Regioni | |
| Province | |
| Lunghezza | 36 km |
| Portata media | 10 m³/s |
| Altitudine sorgente | 42 m s.l.m. |
| Nasce | Comune di Bologna |
| Sfocia | fiume Reno |
Il Navile (in dialetto bolognese Al Navélli) è un importante canale della pianura bolognese, sia dal punto di vista idraulico, sia da quello storico. Si origina dalle acque del Canale di Reno, di cui di fatto è la continuazione a nord della città. Deve il suo nome al fatto che fosse navigabile, funzione esercitata fino all'inizio del XX secolo.
Le origini del canale Navile vanno rintracciate tra l'XI e il XII secolo, nella prima fase storica del movimento comunale, quando il consolidamento delle istituzioni di autogoverno urbano pose le condizioni per la costruzione di vie navigabili a scopi commerciali, creando nuove infrastrutture idrauliche e potenziando quelle esistenti. Dunque, al pari delle altre città della pianura Padana, il comune di Bologna investì nello sviluppo di vie fluviali che consentissero la navigazione verso la principale arteria idrica, il Po, e da qui al mare Adriatico.
Probabilmente un primo canale che consentisse la navigazione commerciale esisteva già nel XI secolo, con un porto (detto del Maccagnano) posizionato all'altezza dell'attuale Sostegno della Bova. Tuttavia la difficile manutenzione di questo corso d'acqua, più volte soggetto a interramenti e impaludamenti, portò allo spostamento degli scali portuali, fino alla costruzione di un nuovo canale attorno al 1221 che seguiva pressoché l'attuale percorso.
Le interruzioni e i conseguenti lavori di rinnovamento proseguirono nei secoli successivi, con un deciso impulso sotto la signoria di Giovanni II Bentivoglio. Con l'obiettivo di avvicinare il porto fluviale all'interno della città, dal 1491 vennero costruite le prime rudimentali conche di navigazione (dette "sostegni"), e il 10 gennaio del 1494 venne inaugurato il porto cittadino, sito nei pressi di Porta Galliera. Nonostante ciò, nel giro di un ventennio nuovi problemi di interramento compromisero la navigazione e i progetti di riattivazione del canale vennero ripresi solo qualche decennio più tardi, quando Bologna era ormai stabilmente soggetta al dominio pontificio. Nel 1547 papa Paolo III affidò all'architetto Jacopo Barozzi da Vignola il compito di ristrutturare i sostegni, riscavare il canale e costruire le necessarie opere idrauliche, al fine di riportare lo scalo portuale all'interno della cerchia muraria urbana. Il nuovo porto fluviale venne inaugurato nel 1550, ma il completamento di tutte le opere si ebbe solo nel 1606.
Nel corso del XVII secolo il Navile rappresentò una delle idrovie più trafficate dell'Italia settentrionale, sostenuta dalla produzione e dal commercio dei prodotti serici bolognesi. Oltre come infrastruttura fluviale per la navigazione, il canale era utilizzato a scopi irrigui e condizionava l'economia della pianura circostante, con lo sfruttamento delle specie arboree tipiche delle zone umide, la pesca o l'estrazione dell'argilla per l'edilizia. Nonostante una rigida regolamentazione, l'utilizzo delle acque per l'irrigazione delle colture entrò in conflitto con la navigazione e nel corso del XVIII secolo si assistette ad un declino dei traffici commerciali sul Navile, accelerato da altri fattori come lo sviluppo delle vie di comunicazione terrestri.
Nonostante alcuni progetti di rilancio, come quello del 1859 che prevedeva una connessione diretta col Po, nel corso del XIX secolo la navigazione sul Navile entrò in crisi, e l'apertura della Ferrovia Padova-Bologna assestò un duro colpo ai traffici commerciali che avevano assunto un rilievo ormai meramente locale. Inoltre, i proprietari terrieri ostacolarono il rilancio della navigazione poiché minacciava i prelievi idrici per le coltivazioni. Di conseguenza, verso la fine dell'Ottocento apparirono le prime ipotesi di dismissione completa.
Col piano regolatore generale del 1889 venne prospettata la definitiva dismissione del porto e dunque della navigazione sul Navile. Nel 1934 gran parte delle infrastrutture portuali vennero demolite e il percorso cittadino del canale venne progressivamente tombato, sparendo quindi dallo spazio urbano bolognese. Dopo la Seconda guerra mondiale, nel 1948 la navigazione cessò definitivamente e nel 1952 i sostegni, gestiti dal genio civile, vennero dismessi e i loro addetti licenziati.
Negli anni Sessanta il Navile venne declassato a canale di irrigazione, mentre i manufatti idraulici rimasero abbandonati. Da infrastruttura economica il canale divenne uno spazio residuale e marginalizzato, assumendo una percezione negativa. Di conseguenza, emersero situazioni di degrado sociale e ambientale: l'alveo divenne un luogo di discarica mentre le chiuse e le altre opere andavano lentamente in rovina. L'inquinamento ambientale del canale era aggravato anche dal suo utilizzo come collettore delle acque reflue, funzione già iniziata sul finire dell'Ottocento che crebbe con l'espansione urbana nel corso degli anni Trenta e Quaranta.
Solo diversi decenni dopo si avvertì l'esigenza di recuperare lo storico canale, preservandolo dall'incuria e dal degrado. Tra il 1964 e il 1976 vennero completate alcune importanti opere fognarie, le quali permisero di evitare gli scarichi delle acque reflue nel canale, comportando il risanamento del Navile. A partire dal 1980 il comune di Bologna avviò alcune iniziative volte al recupero del Navile e delle aree circostanti: in particolare, venne ipotizzato un grande parco fluviale. il quale comportava il recupero dei manufatti idraulici come testimonianze di archeologia industriale e l'istituzione di un grande polo scientifico-universitario al Battiferro; nel frattempo, con la riforma dei quartieri di Bologna nel 1985 vennero recuperati gli storici idrotoponomi per alcune nuove circoscrizioni, come il quartiere Porto e il quartiere Navile.
L'implementazione del parco Navile fu lunga e difficoltosa. Nel 1983 venne avviata da parte del comune la ristrutturazione della fornace Galotti, poi aperta al pubblico come Museo del patrimonio industriale di Bologna; l'attuazione del progetto del parco subì alterne vicende, pur essendo ripreso dagli strumenti urbanistici (il PRG del 1985 e il PSC del 2006). Al 2025 è quasi ultimata la pista ciclabile che corre lungo la via alzaia del canale, e alcuni terreni limitrofi al canale sono stati sistemate a verde pubblico, come il parco di Villa Angeletti. Tuttavia, lo stato delle acque è solo lentamente migliorato e ancora nel 2023 l'Arpae ha rilevato valori fuori norma per la presenza di sostanze chimiche oltre i limiti.

Il canale Navile origina nel centro storico di Bologna, precisamente tra Porta Lame e Porta Galliera, a partire dal canale Cavaticcio – che a sua volta deriva dal canale di Reno; nel suo tratto iniziale è stato tombato nella prima metà del XX secolo, così che è possibile vederlo solo a valle della linea ferroviaria Milano-Bologna. Da qui si dirige verso nord, nella pianura bolognese, per circa 36 km, sfociando nel fiume Reno presso Passo Segni, oltrepassato Malalbergo.
Per consentire la navigazione, il canale è intervallato da diverse chiuse dette "sostegni", oggi non più funzionanti. Il primo sostegno, posto 390 m dopo aver attraversato i viali di circonvallazione, prende il nome di Sostegno della Bova, subito dopo il quale riceve le acque del torrente Aposa e del canale delle Moline. A 1710 m dal primo, è presente il secondo sostegno, il Battiferro; qui il canale si biforca e a sinistra percorre parallelo il cosiddetto Canalazzo, che ha la funzione di scolmatore e di regolatore delle acque per consentire la navigazione nel canale di destra (Fossetta). I sostegni successivi prendono il nome di Sostegno del Torreggiani (conosciuto anche semplicemente come "Sostegno"), Sostegno Landi, Sostegno Grassi; dopo aver attraversato il ponte della Bionda, manufatto del XVII secolo, si dirige verso Corticella dove incontra il sostegno omonimo, mentre l'ultimo nel territorio comunale bolognese è il Sostegno della Chiusetta. Nel restante percorso verso la pianura si incontrano altri tre sostegni: a Castel Maggiore, Bentivoglio e Malalbergo.
Ha regime determinato in parte dalle regolazioni sulle paratie delle chiuse, ed in parte raccoglie le acque meteoriche di Bologna e di una porzione della pianura, sicché le sue portate medie ordinarie possono essere stimate dell'ordine di 10 metri cubi al secondo, quelle massime possono raggiungere i 100 metri cubi al secondo.[senza fonte]
Il suo utilizzo è esclusivamente ad uso irriguo e di bonifica, non essendo più idoneo ad uso navigabile. Talvolta, nel corso delle piene, esonda nelle campagne. Il canale di bonifica Diversivo raccoglie le acque in eccesso del Navile e le tributa nel canale di Savena all'altezza di Casoni, frazione del comune di Malalbergo. La sua gestione ed il suo utilizzo è soggetto sia al Consorzio della Chiusa di Casalecchio e del Canale di Savena, sia al Consorzio della bonifica renana.
| Controllo di autorità | VIAF (EN) 247004990 · GND (DE) 7677228-7 |
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