| Nefertari | |
|---|---|
| Regina consorte d'Egitto Grande sposa reale | |
| In carica | ca. 1279 a.C. – ca. 1255 a.C. |
| Predecessore | Tuia (Grande sposa reale di Seti I) |
| Successore | Isinofret II (Grande sposa reale di Merenptah) |
| Nome completo | Nefertari Meritmut |
| Nascita | Akhmim, ca. 1295 a.C. |
| Morte | Abu Simbel, febbraio 1255 a.C. |
| Luogo di sepoltura | Tomba QV66 nella Valle delle Regine |
| Dinastia | XIX dinastia |
| Padre | Duat |
| Madre | Tia |
| Consorte | Ramses II |
| Figli | Amonherkhepshef Pareheruenemef Meriatum Meryre Meritamon Henuttaui incerti Baketmut Nefertari II Tasherit Nebettaui |
| Religione | Religione egizia |
Nefertari (occasionalmente anche Nefertari Meritmut; Akhmim, 1295 a.C. – Abu Simbel, febbraio 1255 a.C.) è stata una regina egizia.
Fu "grande sposa reale" di Ramses II detto il Grande, faraone della XIX dinastia. È una delle regine meglio conosciute della storia egizia, nonché una delle più potenti, con un'influenza comparabile a quella di Ahmose Nefertari, Hatshepsut, Tiy, Nefertiti e Cleopatra VII, pur non avendo regnato in modo autonomo. È anche nota l'istruzione eccezionale che le fu impartita: era in grado sia di leggere sia di scrivere, abilità piuttosto rara per l'epoca. Mise le sue conoscenze a servizio della diplomazia, mantenendo una corrispondenza con gli altri sovrani del suo tempo.
La sua raffinatissima tomba, classificata come QV66, è tra le più grandi e spettacolari della Valle delle Regine. Inoltre Ramses fece costruire un tempio per lei nel complesso monumentale di Abu Simbel, il cosiddetto "Tempio minore".
Il suo nome, in geroglifico, è:
nfrt iry mryt n mwt - (Neferetiry Meritenmut), che significa Bella Compagna, Amata da Mut.
Nefertari poté fregiarsi di numerosi titoli, fra cui: "grande di lodi", "dolce d'amore", "signora di grazia", "grande sposa reale", "grande sposa del re-sua amata", "signora delle Due Terre", "signora di Tutte le Terre", "sposa del Forte toro", "sposa del dio", "padrona dell'Alto e Basso Egitto". Inoltre Ramesse la chiamò "Colei per cui il Sole risplende", "il Sole sorgeva per lei".
Le origini di Nefertari sono sconosciute benché sia molto probabile che appartenesse, per nascita, all'aristocrazia. Presumibilmente fu una discendente del faraone Ay, come ci indica un pomello con iscritto il nome del faraone ritrovato nella tomba della regina. I numerosi decenni intercorsi tra il regno di Ay e quello di Ramesse portano a escludere decisamente che Nefertari potesse essere figlia dell'anziano faraone Ay (morto nel 1319 a.C.) ma, semmai, una nipote o bisnipote. Probabilmente nacque nella città di Akhmim, come testimoniano diverse statue.
Nefertari andò in moglie a Ramesse e gli diede figli prima che lui ascendesse al trono (1279 a.C.). Generò almeno quattro principi e due principesse. Amonherkhepshef, il primogenito, fu principe ereditario e comandante delle truppe. Pareheruenemef servì nell'esercito di suo padre. Il principe Meriatum divenne sommo sacerdote di Ra a Eliopoli. Il principe Meryre, quarto maschio, è menzionato sulla facciata del "Tempio minore" di Abu Simbel. Anche le due principesse Meritamon e Henuttaui, figlie di Nefertari, compaiono sulla facciata del tempio.
Altre tre principesse, di nome Baketmut, Nefertari (II) e Nebettaui, sono ritenute possibilmente figlie di Nefertari, per via della loro presenza sulla facciata del Tempio di Abu Simbel, benché non esistano altre prove concrete.
Nefertari fu la più importante delle spose di Ramesse II e, per più di venti anni, fu una delle figure preminenti della politica egizia. Dopo il ventesimo anno di regno del sovrano (circa 1260 a.C.), la sua influenza non diminuì; vi sono anzi prove che proprio in questo periodo le fu conferito ufficialmente il titolo di Sposa del dio (ḥmt-nṯr). Inoltre, alcune statue del faraone realizzate dopo il ventesimo anno di regno recano anche la sua immagine. La sua influenza rimase considerevole persino dopo la sua morte: nella tomba di Ramses II, infatti, compare il nome di una sola delle sue spose, quello di Nefertari. La tomba del sovrano costituisce pertanto l'unico esempio, nell'intera dinastia ramesside, di una tomba reale in cui compare il nome di una moglie anziché quello della madre del faraone. Dal matrimonio con Ramesse II, nacquero almeno due femmine e quattro maschi ma nessuno di questi sopravvisse al padre tanto da ereditarne il trono.
In una statua seduta risalente ai primi anni del regno di Ramses II, il piccolo rilievo raffigurante Nefertari accanto alle gambe del sovrano presenta una parte del cartiglio della regina danneggiata, ma l'iscrizione rimane comunque sufficientemente leggibile da consentirne l'identificazione. Alcuni hanno interpretato questo danneggiamento come un atto di vendetta da parte di Merenptah dopo la sua ascesa al trono, motivato dal fatto che sua madre fosse stata eclissata dalla posizione di Nefertari. Questa interpretazione è tuttavia poco plausibile: sua madre sopravvisse a Nefertari di circa dieci anni e il suo status dipendeva dal faraone Ramses II, non da Nefertari. Inoltre, se Merenptah avesse realmente voluto intraprendere un'azione contro la memoria della regina, sarebbe poco verosimile che si fosse limitato a raschiare via solo una parte del nome su una sola statua di dimensioni relativamente modeste e di importanza marginale rispetto agli altri monumenti dedicati a Nefertari, senza peraltro sostituire il suo nome con quello di un'altra persona; è più probabile che si tratti di usura dovuta al tempo o a danni accidentali verificatisi in seguito durante la conservazione.
È particolarmente significativo, a questo proposito, che nei primi anni del proprio regno Merenptah si recò a Silsila insieme alla sua Grande sposa reale per celebrare la festa del Nilo, facendo realizzare una scena parietale che riprendeva la stessa composizione di quella precedentemente lasciata da Ramses II e Nefertari. La sua sposa assunse così il ruolo che Nefertari aveva ricoperto in precedenza in quel luogo: si trattò dunque di un omaggio.
Nefertari morì nel ventiquattresimo anno di regno di Ramses II, all'età di circa quarant'anni. È improbabile che sia morta ad Abu Simbel; è invece più verosimile che sia deceduta in Egitto, dove fu sepolta nella tomba QV66, nella Valle delle Regine. Dopo la sua morte, le funzioni religiose proprie della regina furono assunte, sul piano rituale, dalle sue figlie, che erano anch'esse regine.
Nefertari fu, insieme alla regina Tiy, la sola grande sposa reale a essere deificata in vita. Ad Abu Simbel, a fianco del suo imponente tempio, Ramesse II fece erigere anche un piccolo tempio dedicato a Hathor e Nefertari.
Il suo altissimo status è confermato dalle pitture che la rappresentano della stessa grandezza del sovrano.
Negli scavi di Ḫattuša, la capitale ittita, sono state rinvenute copie delle lettere, scritte in alfabeto cuneiforme, riportanti la corrispondenza tra Nefertari e la regina Puduheba, moglie del sovrano ittita Hattušili III. Nelle lettere la regina egizia ha il ruolo di elemento di pacificazione tra i due regni.
Un altro indice di rilevanza sociale è rappresentato dagli appellativi con i quali venne denominata la regina: "signora di grazia", "dolce d'amore", "colei per cui splende il sole". Ancora più importante è il titolo di "sovrana di tutte le terre", esatto analogo femminile dell'appellativo "sovrano di tutte le terre" riservato al faraone, che non compare normalmente nella titolatura delle regine.
Il grande numero di figli di Ramses II rende, talvolta, difficile associare con sicurezza questi con le relative madri, quindi l'elenco seguente è da ritenersi probabile ma incerto e non esaustivo.

La tomba ipogea di Nefertari (QV66) venne scoperta nel 1904 nella Valle delle Regine, a Tebe ovest, dall'egittologo italiano Ernesto Schiaparelli.
Il ciclo pittorico che decora la tomba QV66, di ben 520 metri quadrati, è uno dei più completi e significativi del Nuovo Regno, oltre a uno dei massimi traguardi artistici del lungo regno di Ramesse II. L'intero programma iconografico si concentra sul viaggio della regina defunta nell'aldilà: Nefertari compare al cospetto di numerose divinità o è da esse condotta per mano fino al culmine del ciclo pittorico, costituito dalla trasformazione della regina nella mummia di Osiride, sorretta dalle dee Iside e Neith. La tomba fu trovata aperta e deturpata dalle infiltrazioni, inoltre saccheggiata di quasi tutti gli arredi. Schiapparelli trovò solo alcune parti (le gambe) di una mummia femminile, quasi sicuramente quella di Nefertari, oltre a vari materiali provenienti dal processo di mummificazione. La tomba è collocata nel versante settentrionale della Valle delle Regine e presenta una pianta molto articolata. All'interno della tomba furono ritrovati resti del sarcofago in granito rosa e pochi pezzi del corredo funerario: 34 ushabti, un frammento di bracciale d'oro, amuleti, cofanetti di legno dipinti e un paio di semplici sandali in fibra di palma intrecciata.
I reperti rinvenuti da Schiaparelli, quasi tutti frammentari, sono conservati presso il Museo Egizio di Torino.
La tomba venne chiusa negli anni cinquanta del XX secolo a causa dei gravi danni causati dalle infiltrazioni d'acqua e dai cristalli di cloruro di sodio filtrati dal calcare poroso e insinuatisi fra i blocchi di pietra e lo strato di intonaco, che distaccavano le pitture. Solo nel 1986, con l'intervento del Getty Conservation Institute e dell'Egyptian Antiquities Organisation, fu fatto un primo intervento di emergenza sul 20% della tomba. Il restauro più importante durò dal 1988 al 1992 e la tomba fu riaperta al pubblico nel 1995 con severe restrizioni.. Nel 2003 si decise di mantenerla definitivamente chiusa al pubblico, a causa della fragilità dell'apparato decorativo Per decisione delle autorità egiziane nel 2014 venne realizzata per i turisti una copia esatta della tomba, visitabile nella Necropoli di Tebe, costata 700 000 euro.

Nel 2016 un'équipe di archeologi internazionale ha identificato, con alto grado di probabilità, i resti mummificati delle gambe della regina con quelli rinvenuti da Schiaparelli all'inizio del Novecento e conservati presso il Museo Egizio di Torino (S.5154).

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