Neoclassicismo a Faenza

Felice Giani, Le nozze di Poseidone e Anfitrite, tempera murale, 1802-1805, Palazzo Milzetti.

Il neoclassicismo a Faenza si affermò tra gli ultimi decenni del XVIII secolo e i primi del XIX, con una fase particolarmente intensa convenzionalmente compresa tra il 1780 e il 1820. La stagione interessò l'architettura civile pubblica e privata, la decorazione degli interni, la scultura ornamentale e le arti applicate. Tra i suoi protagonisti figurano gli architetti Giuseppe Pistocchi e Giovanni Antonio Antolini, il pittore e decoratore Felice Giani, gli stuccatori e scultori Antonio Trentanove e Giovan Battista Ballanti Graziani, insieme a una rete di collaboratori e maestranze specializzate.

Il Teatro comunale Masini.

La rilevanza storico-artistica di Faenza deriva non da un singolo edificio, ma dalla concentrazione di cantieri pubblici e residenze private che documentano la diffusione del linguaggio neoclassico nella forma urbana e negli spazi abitativi. Palazzo Milzetti riveste un ruolo centrale perché conserva in modo particolarmente organico il rapporto fra progetto architettonico, apparato decorativo e arredi; il museo nazionale che vi ha sede lo identifica come uno degli esempi più importanti del neoclassicismo italiano. La combinazione tra varietà dei cantieri, collaborazione fra diverse discipline artistiche e conservazione di ambienti complessi rende Faenza un caso di studio di particolare rilievo per il neoclassicismo in Romagna.

Contesto e caratteri

Il neoclassicismo faentino si affermò prima dell'arrivo delle truppe francesi, nel quadro della trasformazione del gusto e delle committenze avviata negli anni Ottanta del XVIII secolo. Il richiamo all'antichità classica si tradusse in soluzioni architettoniche e decorative differenti: nella progettazione degli edifici pubblici, nelle residenze aristocratiche e nei programmi figurativi degli interni. La ricostruzione e il riassetto di edifici danneggiati dal terremoto del 1781 offrirono inoltre occasioni di intervento, come nel caso di Palazzo Milzetti. La definizione di una fase convenzionalmente compresa tra il 1780 e il 1820 indica quindi un processo di lunga durata, non un cambiamento improvviso legato a un singolo evento politico.

Il quadro politico mutò profondamente a partire dal 1796. Faenza, fino ad allora compresa nello Stato pontificio, fu raggiunta dalle truppe francesi il 24 giugno; l'occupazione comportò requisizioni e contribuzioni imposte alla comunità, oltre all'acquisizione di risorse della cassa municipale e del Monte di Pietà. L'ingresso dei francesi fu accolto con favore da una parte degli ambienti cittadini vicini alle idee giacobine, ma le misure finanziarie e le successive alternanze militari resero l'esperienza rivoluzionaria anche una fase di tensione e divisione interna.

Con la riorganizzazione politica seguita alla campagna napoleonica, Faenza entrò nella Repubblica Cisalpina e fu inizialmente scelta come sede del dipartimento del Lamone. Nel 1798 i due dipartimenti di Romagna furono riuniti in uno solo, con sede a Forlì; negli anni seguenti la città passò nuovamente sotto il controllo austriaco e francese, fino al consolidamento del dominio napoleonico. Nel 1802 la Repubblica Italiana succedette alla Cisalpina e nel 1805 fu istituito il Regno d'Italia.

La periodizzazione artistica attraversa dunque la fine del governo pontificio, la fase rivoluzionaria e il periodo napoleonico. Tale coincidenza non significa che il neoclassicismo faentino sia nato esclusivamente per effetto delle nuove istituzioni, né che ogni soggetto classico debba essere letto come un'allegoria politica: le commissioni municipali convivevano con quelle aristocratiche e con programmi decorativi legati alle funzioni specifiche dei palazzi.

Sul piano formale, pertanto, la stagione faentina non corrisponde a uno stile uniforme. Nelle architetture di Pistocchi il classicismo si combina con richiami tardo-barocchi e con l'attenzione alla distribuzione degli spazi; negli ambienti decorati da Giani il repertorio antico è trasformato in composizioni narrative, allegoriche e ornamentali, calibrate sulla forma e sulla funzione delle sale. La collaborazione tra architetti, pittori, quadraturisti, stuccatori e scultori costituisce uno dei tratti più riconoscibili di questa esperienza: a Faenza il progetto dell'edificio e quello degli interni si svilupparono spesso come parti coordinate di un medesimo cantiere.

Architettura

Giuseppe Pistocchi e i cantieri pubblici

L'architetto faentino Giuseppe Pistocchi fu una figura centrale nella transizione verso il neoclassicismo cittadino. Dopo la formazione locale e il soggiorno romano presso Carlo Murena, collaboratore di Luigi Vanvitelli, maturò un linguaggio che combinava conoscenza dell'architettura antica, attenzione alla distribuzione funzionale e libertà nella composizione. Il suo decennio di maggiore attività a Faenza, gli anni Ottanta del Settecento, coincise con importanti commissioni pubbliche e private.

Teatro comunale

Lo stesso argomento in dettaglio: Teatro comunale Angelo Masini.
Il Teatro Masini, progettato da Giuseppe Pistocchi tra il 1780 e il 1787.

Il Teatro comunale, oggi Teatro Masini, progettato da Pistocchi tra il 1780 e il 1787, è uno degli interventi pubblici più significativi del periodo. La planimetria rigorosamente organizzata e l'ordine gigante adottato nell'interno mostrano il confronto con la tradizione teatrale settecentesca e con modelli vanvitelliani; l'effetto classicista deriva dall'unità dell'impianto e dalla relazione fra architettura e apparati decorativi.

Palchi del teatro.

Galleria dei Cento Pacifici

Nel 1785 la municipalità affidò a Pistocchi la Galleria dei Cento Pacifici, concepita come collegamento tra il teatro e il palazzo comunale. Il fronte è articolato su due livelli di nove arcate, secondo un modulo compositivo in rapporto con quello del teatro. La continuità architettonica fra gli edifici pubblici si accompagna a un apparato ornamentale interno: Antonio Trentanove eseguì le decorazioni plastiche e Serafino Barozzi dipinse la volta, con la partecipazione di Felice Giani alla decorazione della galleria.

Altri progetti pubblici

Nel 1781 Pistocchi disegnò un progetto per il nuovo seminario cittadino, orientato a una sistemazione più razionale dell'edificio e dell'area urbana circostante; il seminario fu poi realizzato secondo il progetto di Giuseppe Boschi. Nel 1790 Pistocchi seguì il completamento del convento di San Filippo, mentre nel 1791 progettò il nuovo macello pubblico, adottando in questo caso schemi compositivi semplici e funzionali.

Progetti non realizzati

La ricerca di Pistocchi comprendeva anche progetti che non furono eseguiti. Per Faenza elaborò proposte per un arco trionfale, presentate nel 1797 e riprese nel 1802, e per il Sepolcro della Comune, del 1806-1808. I disegni sono archiviati nella documentazione conservata presso la Biblioteca comunale di Faenza.

Le residenze aristocratiche

Palazzo Conti

Pistocchi progettò nel 1786 il palazzo commissionato dalla famiglia Conti, elaborando una soluzione nella quale l'organizzazione degli ambienti interni e la decorazione erano strettamente connesse. Fra gli spazi ricordati dalle fonti figurano lo scalone e le sale del piano nobile. La decorazione della galleria fu affidata a Serafino Barozzi e Felice Giani: il programma comprendeva l'episodio di Elio che concede a Fetonte di guidare il carro del Sole, insieme ad allegorie e scene di sacrificio. Interventi successivi negli ambienti del palazzo documentano la persistenza del cantiere decorativo nei primi anni dell'Ottocento.

La decorazione degli interni includeva rilievi e sovrapporte in stucco attribuiti ad Antonio Trentanove, con soggetti allegorici quali il Tempo e la Storia e le allegorie della Scultura e dell'Architettura.

Palazzo Gessi

Lo stesso argomento in dettaglio: Palazzo Gessi.

Palazzo Gessi fu costruito su progetto di Pistocchi nel 1786. Felice Giani vi lavorò in più fasi, con decorazioni documentate già nel 1799 e con un nuovo intervento nel 1813, in occasione delle nozze di Antonio Gessi con Laura Amorini Bolognini. Il ciclo comprendeva ambienti dedicati a Ercole, ad Amore e Psiche, a Ercole ed Ebe, a Diana e ai Continenti; le scene mitologiche erano coordinate con l'ornato e con la funzione rappresentativa delle sale.

Il cantiere offre anche una testimonianza della durata delle collaborazioni tra committenti e artisti: la decorazione proseguì a distanza di anni dalla costruzione dell'edificio e fu aggiornata per una ricorrenza familiare. I disegni preparatori conservati in collezioni museali consentono di ricostruire alcune delle invenzioni di Giani, ma non tutti gli studi corrispondono necessariamente in modo diretto a un'opera realizzata; per questo le attribuzioni e le identificazioni puntuali vanno distinte caso per caso.

Palazzo Laderchi

Lo stesso argomento in dettaglio: Palazzo Laderchi.
Palazzo Laderchi, progettato da Francesco Tadolini; la galleria fu decorata da Felice Giani.

Palazzo Laderchi fu eretto su progetto dell'architetto bolognese Francesco Tadolini per il conte Ludovico Laderchi. L'edificio rappresenta un importante episodio della committenza aristocratica del periodo: la decorazione della galleria fu progettata nel 1792 e avviata da Giani nel giugno 1794. In questa impresa il pittore organizzò una propria équipe, comprendente il quadraturista e decoratore Gaetano Bertolani e lo scultore Antonio Trentanove; in seguito i fratelli Francesco e Giovan Battista Ballanti Graziani presero parte a lavori legati alla stessa rete di collaborazioni.

Il programma pittorico comprendeva la storia di Amore e Psiche nella volta della galleria, il Trionfo della Pace in una saletta e la Danza delle Ore nel gabinetto d'astronomia. In questo caso la decorazione non costituiva un semplice complemento dell'architettura: l'articolazione delle scene e il repertorio allegorico concorrevano a definire l'identità dei singoli ambienti. La cronologia della commissione e i pagamenti documentati permettono di situare l'impresa nel momento in cui Giani consolidava la propria attività a Faenza.

Palazzo Milzetti

Lo stesso argomento in dettaglio: Palazzo Milzetti.
La facciata di Palazzo Milzetti, progettata da Giuseppe Pistocchi.

Palazzo Milzetti è il complesso che più compiutamente documenta il neoclassicismo faentino, per la relazione fra impianto architettonico, distribuzione degli ambienti, decorazione pittorica, stucchi e arredi. Il nucleo di antiche case appartenente alla famiglia Milzetti fu danneggiato dal terremoto del 1781; il conte Nicola Milzetti, che aveva già affidato a Pistocchi intorno al 1785 la trasformazione del vecchio edificio della Posta sul corso di Porta Imolese, gli commissionò la ristrutturazione delle case di famiglia. L'architetto progettò la facciata e le principali strutture murarie negli anni Novanta del Settecento. La necessità di integrare le preesistenze spiega l'asimmetria del prospetto e alcune irregolarità sul lato del giardino. La facciata, priva di avancorpi o lesene, è caratterizzata dal bugnato a punta di diamante che incornicia le finestre.

Il cantiere cambiò direzione dopo l'arresto e l'allontanamento di Pistocchi nel 1796-1797. Giovanni Antonio Antolini, subentrato nella fase successiva, progettò da Milano nel 1800-1801 il completamento dello scalone monumentale e del salone ottagonale al piano nobile, aperto sul giardino attraverso una serliana.

Palazzo Milzetti, Tempio d'Apollo o Sala Grande (ottagonale).

Tra il 1802 e il 1805 Felice Giani ideò e coordinò la decorazione degli ambienti, avvalendosi di collaboratori specializzati. La mitologia antica, la storia romana e le allegorie furono adattate alle funzioni delle singole sale: nel salone ottagonale compare il tema di Apollo, mentre in altri ambienti si sviluppano episodi dell'Eneide, vicende legate a Ulisse e soggetti connessi alle virtù e all'amore. Le pitture a tempera, gli stucchi, le sovrapporte e gli arredi furono concepiti come parti coordinate dell'insieme. La documentazione del cantiere e i numerosi disegni preparatori conservati in collezioni italiane e straniere permettono di seguire il processo progettuale.

Palazzo Milzetti, soffitto della camera da letto.

Il palazzo fu ceduto con gli arredi nel 1808, quando il conte Francesco Milzetti si trasferì a Milano. Oggi ospita il Museo nazionale dell'età neoclassica in Romagna, che conserva e presenta l'edificio come complesso architettonico e decorativo unitario.

Palazzo Morri

Lo stesso argomento in dettaglio: Palazzo Morri.

Nel 1816 Giovan Battista Ballanti Graziani realizzò nello scalone di Palazzo Morri figure allegoriche legate all'Architettura, alla Pittura e alla Scultura, in un contesto nel quale il repertorio plastico continuava a integrarsi con la progettazione decorativa di Giani. Il catalogo della Fondazione Federico Zeri registra le statue e la loro relazione con disegni preparatori dell'artista, fornendo un esempio documentato del ruolo degli scultori faentini negli ultimi anni del periodo considerato.

Palazzo Naldi

Un altro nucleo importante è costituito dalle decorazioni di Palazzo Naldi, eseguite da Giani per il conte Francesco Naldi. Il lavoro interessò l'appartamento nobile in due fasi, nel 1803 e nel 1809, e comprese sette stanze al piano nobile e due salette al piano terreno. Le fonti sottolineano la varietà degli schemi spaziali, la relazione tra pitture, stucchi e arredi e l'alcova ellittica, caratterizzata da una tipologia raffinata e poco comune nella produzione dell'artista. Tra i soggetti figurano episodi legati a Marte e Rea Silvia; la distribuzione delle scene va considerata all'interno del percorso tra le sale, non come una raccolta di dipinti autonomi.

Altri edifici e interventi

Accanto ai palazzi descritti, il rinnovamento architettonico interessò altre abitazioni private e diversi interventi di trasformazione del tessuto urbano. La stessa casa di Giuseppe Pistocchi, situata in corso Mazzini, costituisce una testimonianza della ricerca formale dell'architetto: la sua vicenda costruttiva ebbe inizio nel 1781 e si sviluppò nei decenni successivi, con il completamento dell'edificio entro il 1787-1788. Il prospetto originario, inizialmente concluso al primo piano, era caratterizzato dal bugnato piatto del piano terreno, da una fascia marcapiano liscia e da coppie di lesene ioniche al piano superiore. Il trattamento delle superfici e la ridotta sporgenza degli elementi decorativi distinguevano la facciata per la semplificazione del repertorio classico e per l'attenzione alla composizione geometrica.

Altri interventi attribuiti a Pistocchi sono documentati dal Catalogo generale dei Beni culturali. Per il Palazzo Frassineti, in corso Mazzini, è registrato un rifacimento datato intorno al 1785, mentre il Palazzo Caldesi poi Tassinari è associato all'attività dell'architetto all'inizio del XIX secolo. Un'altra testimonianza significativa è Palazzo Pasolini Dall'Onda, il cui impianto risale al XVI secolo: tra il 1780 e il 1790 Giuseppe Pistocchi intervenne sul prospetto del cortile interno, realizzando una loggia a due piani che inglobava il salone d'accesso. Nel 1818 Felice Giani decorò quattro sale su commissione del conte Ferdinando Pasolini Dall'Onda, con la collaborazione dell'ornatista Gaetano Bertolani. La facciata principale attuale, realizzata nel 1875, appartiene invece a una fase successiva e presenta caratteri eclettici.

Nel quadro del rinnovamento del centro urbano sono ricordate anche la Galleria della Molinella, datata al 1785, e l'attergato di Palazzo Bandini-Spada, riferito al 1780 circa. Le ricostruzioni storico-urbanistiche locali menzionano inoltre un corpo retrostante dei palazzi Rossi, attribuito a Pistocchi e datato al 1775-1780, caratterizzato da un basamento bugnato e da un loggiato trabeato. Questi interventi documentano l'estensione del rinnovamento oltre gli edifici monumentali e le facciate rivolte verso le principali strade cittadine.

Nei primi decenni dell'Ottocento l'attività di Pietro Tomba contribuì a sviluppare un orientamento classicista caratterizzato dalla semplificazione delle forme e dal richiamo alla tradizione architettonica cinquecentesca. La Casa Piani-Pasi, oggi nota anche come Casa Bubani, fu costruita nel 1807 su suo progetto ed è indicata nella documentazione storico-artistica locale come uno dei primi esempi del cosiddetto purismo architettonico faentino. Il prospetto è scandito da superfici poco aggettanti, da una fascia marcapiano e da aperture regolarmente disposte; i bassorilievi con figure mitologiche, realizzati dai fratelli Ballanti Graziani, introducono un apparato plastico contenuto rispetto alla struttura architettonica.

A questa ricerca formale si collega la facciata di Casa Guidi, oggi Casa Ancarani, rinnovata nel 1814. Il disegno del prospetto reca la firma del capomastro Pietro Benvenuti, ma la documentazione locale riconduce la concezione architettonica a Tomba. La facciata si distingue per il trattamento uniforme del paramento, la riduzione delle modanature e la presenza, sopra le aperture, di teste in terracotta raffiguranti divinità della mitologia classica, attribuite a Giovan Battista Ballanti Graziani. Un ulteriore esempio dell'attività di Tomba è Casa Passanti, realizzata nel 1816, le cui decorazioni in terracotta sono anch'esse ricondotte alla produzione dei Ballanti Graziani. Questi edifici mostrano la prosecuzione del linguaggio classicista verso soluzioni più sobrie, nelle quali la scansione geometrica del prospetto assume maggiore rilievo rispetto all'ornamentazione.

Edifici di culto e complessi conventuali

Il rinnovamento architettonico di Faenza interessò anche l'edilizia religiosa, sebbene alcune delle opere più significative precedano la periodizzazione convenzionale del neoclassicismo faentino. La chiesa di San Domenico, ricostruita tra il 1761 e il 1765 su progetto del bolognese Francesco Tadolini, con il cantiere diretto dal capomastro faentino Pietro Tomba, costituisce una delle premesse classiciste della stagione successiva. L'interno, a navata unica, presenta un impianto nel quale il colonnato corinzio e la soluzione absidale di derivazione palladiana richiamano modelli dell'architettura classica, pur conservando elementi decorativi della tradizione settecentesca.

Un altro edificio che documenta la transizione tra tardo barocco e classicismo è la chiesa dei Santi Ippolito e Lorenzo, ricostruita tra il 1771 e il 1775 dal capomastro faentino Gioacchino Tomba. La chiesa presenta una navata unica con cappelle laterali e una configurazione architettonica distinta da quella degli altri edifici religiosi cittadini. Le fonti locali vi riconoscono influenze riconducibili alle prime novità neoclassiche e a modelli romani; il nome di Giuseppe Pistocchi è stato proposto per il progetto, ma non è documentato con certezza. I documenti disponibili menzionano infatti Gioacchino Tomba come esecutore dei lavori e fanno riferimento a disegni o cartoni provenienti da Roma.

Nel periodo compreso tra la fine del Settecento e i primi decenni dell'Ottocento, le trasformazioni dell'edilizia religiosa riguardarono anche gli apparati decorativi. Nel 1810 Giovan Battista Ballanti Graziani collaborò con Pietro Tomba agli interventi nella cappella di San Terenzio, all'interno della cattedrale di Faenza. La partecipazione degli scultori e dei plasticatori ai cantieri religiosi testimonia la continuità delle collaborazioni tra architetti e artefici già attive nei palazzi aristocratici, pur nell'ambito di funzioni e programmi iconografici differenti.

Alcuni complessi documentano invece la diffusione del linguaggio neoclassico oltre il limite cronologico del 1820. È il caso della chiesa di San Girolamo e del Cimitero dell'Osservanza, ricavati dall'antico convento dei Minori Osservanti dopo le soppressioni napoleoniche e l'acquisizione del complesso da parte del Comune nel 1816. La chiesa fu rinnovata da Pietro Tomba a partire dal 1828; nella seconda metà del XIX secolo, Pietro Tomba e Costantino Galli ne svilupparono ulteriormente la sistemazione architettonica, mentre nel 1858 Galli realizzò il porticato d'ingresso a emiciclo. Il complesso rappresenta quindi una fase successiva della persistenza del linguaggio neoclassico nell'architettura faentina, da distinguere dai cantieri settecenteschi e dei primi anni dell'Ottocento.

Pittura e decorazione

Felice Giani e la sua équipe

Felice Giani fu il principale interprete della decorazione neoclassica faentina. Dopo l'arrivo in città nel 1786, su invito del quadraturista Serafino Barozzi per la Galleria dei Cento Pacifici, avviò una serie di collaborazioni con famiglie aristocratiche e con un gruppo stabile di specialisti. La sua attività non si limitava all'esecuzione delle scene figurate: Giani progettava anche l'ornato, gli stucchi e talvolta gli arredi, coordinando le competenze necessarie alla realizzazione degli ambienti.

La bottega si avvaleva, fra gli altri, di Gaetano Bertolani per la decorazione e la quadratura architettonica e di Antonio Trentanove per le opere plastiche. Dai primi anni dell'Ottocento collaborarono anche i fratelli Francesco e Giovan Battista Ballanti Graziani. Questa organizzazione consentiva di realizzare programmi estesi e articolati, come quelli dei palazzi Milzetti, Naldi e Gessi, nei quali la pittura era coordinata con la struttura delle sale e con la loro funzione sociale.

Soggetti e repertori

I cicli decorativi ricorrono a episodi della mitologia greca e romana, alla storia dell'antichità e a personificazioni allegoriche. A Palazzo Laderchi il racconto di Amore e Psiche, il Trionfo della Pace e la Danza delle Ore differenziano gli ambienti secondo il loro uso; a Palazzo Gessi sono presenti soggetti legati a Ercole, Diana e ai Continenti; a Palazzo Milzetti i temi classici accompagnano il percorso tra sale di rappresentanza e spazi privati. La scelta del soggetto e la sua collocazione rispondono quindi a programmi decorativi specifici, attestati dalle fonti e dai disegni preparatori, più che a una semplice ripetizione di motivi antichi.

Scultura ornamentale e arti applicate

La scultura e lo stucco ebbero una funzione strutturale nei programmi decorativi. Antonio Trentanove eseguì rilievi e sovrapporte per i palazzi Conti e Milzetti; i Ballanti Graziani collaborarono alle decorazioni degli interni e lavorarono anche in ambito religioso, compresa la decorazione dell'appartamento nobile di Palazzo Milzetti nei primi anni dell'Ottocento. La loro attività comprendeva inoltre gruppi e statuette in terraglia prodotti in rapporto con la fabbrica dei conti Ferniani: il catalogo della Fondazione Zeri registra, fra le opere conservate al Museo internazionale delle ceramiche, il gruppo Satiro e ninfa, datato all'ultimo quarto del XVIII secolo.

L'interazione tra pittori, stuccatori, scultori e ceramisti estende il fenomeno neoclassico oltre le facciate e le sale di rappresentanza. Essa collega le commissioni private alla tradizione artigianale della città, senza confondere tuttavia i diversi ambiti produttivi: la ceramica di gusto neoclassico costituisce un settore specifico, documentato dalle raccolte del Museo internazionale delle ceramiche di Faenza e dalla bibliografia dedicata alla manifattura Ferniani.

Faenza nel panorama neoclassico

La centralità di Faenza va circoscritta alla consistenza e alla qualità del suo insieme di opere, soprattutto nell'ambito romagnolo. In città furono realizzati, in un arco di circa quarant'anni, un teatro pubblico e una galleria civica, più palazzi aristocratici con apparati decorativi coordinati e cicli di scultura e stucco che possono essere messi in relazione attraverso le stesse figure professionali. La documentazione per Palazzo Milzetti, Palazzo Laderchi, Palazzo Conti, Palazzo Gessi e Palazzo Naldi permette inoltre di seguire più fasi dell'attività di Giani e della sua équipe, anziché basarsi su un solo monumento isolato.

L'attenzione storiografica specifica è attestata dalla mostra del 1979, intitolata L'età neoclassica a Faenza, 1780-1820, e dal successivo catalogo del 2013, L'età neoclassica a Faenza. Dalla rivoluzione giacobina al periodo napoleonico. La presenza in città del Museo nazionale dell'età neoclassica in Romagna, con sede a Palazzo Milzetti, riflette la conservazione di un complesso eccezionale per la lettura integrata di architettura e arti decorative.

Eredità e conservazione

La stagione neoclassica ha lasciato una traccia riconoscibile nel centro storico di Faenza attraverso gli edifici pubblici progettati da Pistocchi e le residenze private decorate fra la fine del Settecento e i primi decenni dell'Ottocento. Il Teatro Masini e la Galleria dei Cento Pacifici documentano il ruolo della committenza civica; Palazzo Milzetti conserva un insieme particolarmente articolato di architettura, pittura, stucchi e arredi; Palazzo Laderchi, Palazzo Gessi e Palazzo Naldi testimoniano la diffusione dei programmi decorativi presso la committenza aristocratica. La presenza di opere censite in cataloghi storico-artistici e la funzione museale di Palazzo Milzetti permettono di studiare oggi queste testimonianze nel loro contesto.

Note

  1. 1 2 3 Anna Ottani Cavina (a cura di), L'età neoclassica a Faenza, 1780-1820, Bologna, Alfa, 1979.
  2. 1 2 3 4 5 6 Franco Bertoni e Marcella Vitali (a cura di), L'età neoclassica a Faenza. Dalla rivoluzione giacobina al periodo napoleonico, Cinisello Balsamo, Silvana Editoriale, 2013, ISBN 9788836627417.
  3. 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 Davide Righini, Pistocchi, Giuseppe, su Dizionario Biografico degli Italiani, vol. 84, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 2015.
  4. 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11 12 13 Anna Coccioli Mastroviti, Giani, Felice, su Dizionario Biografico degli Italiani, vol. 54, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 2000.
  5. 1 2 3 4 5 Museo dell'età neoclassica in Romagna - Palazzo Milzetti, su Direzione regionale Musei nazionali Emilia-Romagna, Ministero della cultura.
  6. 1 2 3 4 5 6 Storia del palazzo, su Palazzo Milzetti, Ministero della cultura.
  7. ↑ La battaglia di Faenza, su Faenza: un percorso storico, artistico e culturale, Comune di Faenza.
  8. ↑ Biblioteca e Pinacoteca, su Faenza: un percorso storico, artistico e culturale, Comune di Faenza.
  9. 1 2 Roberto Balzani, Fra municipio e territorio: l'amministrazione di Faenza in età napoleonica, in Irene Graziani e Elena Rossoni (a cura di), Felice Giani (1758-1823). Pittore e decoratore nell'età neoclassica, Milano, Dario Cimorelli Editore, 2024, pp. 33-41, ISBN 9791255610656.
  10. ↑ Caterina Franchi e Alessandro Iannucci, Un'Iliade neoclassica nelle decorazioni di Felice Giani a Palazzo Milzetti, in Irene Graziani e Elena Rossoni (a cura di), Felice Giani (1758-1823). Pittore e decoratore nell'età neoclassica, Milano, Dario Cimorelli Editore, 2024, pp. 87-99, ISBN 9791255610656.
  11. ↑ Teatro Comunale Angelo Masini - Comune di Faenza-5 (JPG), su Wikimedia Commons.
  12. ↑ Scalone di Palazzo Conti, su Catalogo online, Fondazione Federico Zeri, Università di Bologna.
  13. 1 2 Allegorie della Scultura e dell'Architettura, su Catalogo online, Fondazione Federico Zeri, Università di Bologna.
  14. ↑ Allegoria del Tempo e della Storia, su Catalogo online, Fondazione Federico Zeri, Università di Bologna.
  15. 1 2 3 Scena di sacrificio, decorazione della sala di Ercole di Palazzo Gessi, su Catalogo online, Fondazione Federico Zeri, Università di Bologna.
  16. 1 2 3 Ennio Golfieri, Ballanti, Giovan Battista, su Dizionario Biografico degli Italiani, vol. 5, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 1963.
  17. ↑ Palazzo Milzetti, attribuito a Giuseppe Pistocchi, su Catalogo online, Fondazione Federico Zeri, Università di Bologna.
  18. ↑ Allegoria dell'Architettura, su Catalogo online, Fondazione Federico Zeri, Università di Bologna.
  19. ↑ Palazzo Pistocchi, su Faenza in mano.
  20. ↑ Palazzo Frassineti, su Catalogo generale dei Beni culturali, Ministero della cultura.
  21. ↑ Palazzo Caldesi poi Tassinari, su Catalogo generale dei Beni culturali, Ministero della cultura.
  22. ↑ Palazzo Pasolini dall'Onda, su Faenza in mano.
  23. ↑ Faenza, su Terre del Lamone.
  24. 1 2 Faenza: il centro storico, su Emilia-Romagna Turismo, APT Servizi Emilia-Romagna.
  25. ↑ Casa Pasi Piani, su Faenza in mano.
  26. ↑ La facciata di Casa Ancarani, già Guidi, su Faenza in mano.
  27. 1 2 Ballanti Graziani, Giovanni Battista, su Faenza in mano.
  28. ↑ Chiesa di San Domenico, su Catalogo generale dei Beni culturali, Ministero della cultura.
  29. ↑ Chiesa di San Domenico, su Pro Loco Faenza.
  30. ↑ Storia della chiesa dei Santi Ippolito e Lorenzo, su Faenza in mano.
  31. ↑ Chiesa dei Santi Ippolito e Lorenzo, su Pro Loco Faenza.
  32. ↑ {{Cita web|url=https://patrimonioculturale.regione.emilia-romagna.it/cimiteri-monumentali-storici/pillole/cimitero-osservanza-faenza|titolo=Cimitero dell'Osservanza di Faenza|sito=Patrimonio culturale dell'Emilia-Romagna|editore=Regione Emilia-Romagna}
  33. ↑ I duecento anni del Cimitero monumentale di Faenza, su Comune di Faenza.
  34. 1 2 Satiro e ninfa, su Catalogo online, Fondazione Federico Zeri, Università di Bologna.
  35. ↑ Carla Ravanelli Guidotti (a cura di), La Fabbrica Ferniani. Ceramiche faentine dal barocco all'eclettismo, Faenza, Gruppo editoriale Faenza Editrice, 2009.

Bibliografia

Voci correlate

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