
Nian Gengyao (年羹尧T, 年羹堯S, Nián GēngyáoP; 1679 – Pechino, 13 gennaio 1726), noto anche con il nome di cortesia Lianggong (亮功), fu un generale e funzionario cinese della dinastia Qing.
Ricoprì importanti incarichi amministrativi e militari nelle province occidentali dell'impero, distinguendosi soprattutto per la repressione della rivolta dei Khoshut nel Qinghai tra il 1723 e il 1724, che contribuì al consolidamento del dominio Qing sulla regione.
Inizialmente uno dei più influenti collaboratori dell'imperatore Yongzheng, cadde successivamente in disgrazia e fu costretto al suicidio nel 1726.
Nian Gengyao nacque nel 1679 in una famiglia cinese Han appartenente al sistema militare e amministrativo delle Otto Bandiere della dinastia Qing. Il padre, Nian Xialing, aveva ricoperto la carica di governatore generale dello Huguang tra il 1692 e il 1704.
Nel 1700 Nian superò gli esami imperiali ottenendo il prestigioso titolo di jinshi ed entrò nell'Accademia Hanlin, iniziando una carriera nell'amministrazione imperiale. Nel 1709 venne nominato governatore del Sichuan, dove si occupò del controllo delle regioni di frontiera e della repressione delle rivolte locali.
La sua posizione politica si rafforzò grazie ai legami con il principe Yinzhen, futuro imperatore Yongzheng, del quale una sorella di Nian divenne consorte. Nel 1718 fu promosso governatore generale del Sichuan, acquisendo maggiori responsabilità militari, e nel 1721 assunse il governo generale del Sichuan e dello Shaanxi.
Durante il regno dell'imperatore Kangxi, Nian Gengyao partecipò all'organizzazione delle operazioni militari Qing nelle regioni occidentali, contribuendo al rifornimento delle truppe impegnate nella campagna contro gli Zungari nel Tibet. La sua esperienza amministrativa e militare gli consentì di acquisire un'influenza crescente presso la corte imperiale.
Dopo l'ascesa al trono di Yongzheng, nel 1722, Nian ricevette nuovi titoli e incarichi. Nel 1723 fu nominato comandante delle forze incaricate di reprimere la rivolta dei principi mongoli Khoshut del Qinghai, guidata da Lobzang Danjin, che si opponeva alla crescente ingerenza della dinastia Qing negli affari della regione.
Affiancato dal generale Yue Zhongqi, Nian condusse una serie di campagne militari che portarono alla sconfitta delle forze ribelli tra il 1723 e il 1724. La vittoria consentì all'impero di consolidare il proprio controllo sulla regione del lago Qinghai e di introdurre nuove strutture amministrative per il governo delle popolazioni mongole e tibetane.
Il successo militare procurò a Nian notevoli onorificenze e il titolo nobiliare di duca di prima classe, facendone uno dei più potenti funzionari dell'impero durante i primi anni del regno di Yongzheng.
Nonostante i successi militari, i rapporti tra Nian Gengyao e l'imperatore Yongzheng si deteriorarono rapidamente. Il generale venne accusato da numerosi funzionari di arroganza, abuso di potere e comportamenti incompatibili con il rispetto dovuto al sovrano. La sua crescente influenza politica e i sospetti relativi ai rapporti con alcuni membri della famiglia imperiale contribuirono ad aggravare la situazione.
Nel maggio 1725 Nian venne rimosso dal governo generale del Sichuan e dello Shaanxi e trasferito a Hangzhou con un incarico militare di rango inferiore. Nei mesi successivi subì ulteriori degradazioni, fino a essere arrestato e condotto a Pechino.
All'inizio del 1726 venne riconosciuto colpevole di 92 capi d'accusa e condannato a morte. L'imperatore gli concesse tuttavia il privilegio di togliersi la vita, secondo una pratica riservata in determinate circostanze ai funzionari di alto rango. Nian Gengyao morì il 13 gennaio 1726. Il figlio maggiore, Nian Fu, fu giustiziato, mentre gli altri figli vennero esiliati.
La sua vicenda rappresenta uno degli episodi più significativi dei rapporti tra il potere imperiale e gli alti comandanti militari durante il regno di Yongzheng, evidenziando la precarietà della posizione dei funzionari che avevano raggiunto un'eccessiva influenza politica.
A Nian Gengyao sono state attribuite alcune opere di strategia militare, tra cui il Trattato sull'arte della guerra del generale Nian (年將軍兵法, Nián jiāngjūn bīngfǎ). Tuttavia, l'autenticità di queste attribuzioni è considerata dubbia e gli scritti potrebbero essere stati composti da altri autori.
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