La Nota aggiuntiva, intitolata Problemi e prospettive dello sviluppo economico italiano, è un documento di politica economica presentato al Parlamento il 22 maggio 1962 da Ugo La Malfa, ministro del bilancio nel quarto governo Fanfani. Affiancava alla relazione sulla situazione economica del Paese un esame degli squilibri dello sviluppo e una proposta di programmazione nazionale.
Negli anni Cinquanta il Piano Vanoni aveva collegato la crescita del reddito alla riduzione della disoccupazione e del divario fra le regioni. Nel 1962 la programmazione tornò fra i temi del governo formato da democristiani, repubblicani e socialdemocratici, con l'appoggio esterno socialista. La Nota si collocava in questa fase, ma estendeva l'attenzione dalla quantità della produzione alla composizione dei consumi e ai servizi collettivi.
Alla preparazione del testo partecipò un gruppo di esperti del quale faceva parte Claudio Napoleoni. La sua collaborazione si inseriva nelle ricerche sulla programmazione avviate nel decennio precedente. Il documento presentato da La Malfa riguardava le prospettive di medio e lungo periodo e non si limitava alle previsioni per l'esercizio finanziario successivo.
La premessa prendeva le mosse dall'aumento della produzione e del reddito registrato anche nel 1961. A questa crescita complessiva affiancava la persistenza di aree, settori e gruppi sociali che ne beneficiavano in misura minore. L'espansione del sistema non veniva quindi considerata sufficiente, da sola, a superare le differenze accumulate. Da qui derivava la richiesta di riesaminare il funzionamento dell'economia e gli strumenti dell'intervento pubblico.
L'analisi attribuiva rilievo alle differenze di produttività fra agricoltura e industria e ai trasferimenti di popolazione verso le zone industrializzate. Le migrazioni contribuivano a soddisfare la domanda di lavoro, ma accrescevano anche la necessità di abitazioni, infrastrutture e servizi nei centri di arrivo. Nella ricostruzione di Roberto Rossi, il documento inseriva questi problemi in una proposta di intervento strutturale, più ampia della regolazione monetaria e fiscale della congiuntura.
La programmazione proposta non comportava la rinuncia agli scambi internazionali o la sostituzione generale dell'iniziativa privata. Mirava a indirizzare investimenti e consumi verso obiettivi definiti su scala nazionale. Le organizzazioni imprenditoriali e sindacali erano chiamate a partecipare alla preparazione del piano e al confronto sulle priorità.
Il progetto richiedeva anche modifiche nell'organizzazione amministrativa. Fra gli strumenti previsti figuravano una commissione di programmazione composta da esperti e rappresentanti delle organizzazioni economiche e sindacali, un lavoro parallelo sulla riforma tributaria e il coordinamento fra le amministrazioni. La capacità di predisporre e attuare il programma era legata alla riforma degli apparati pubblici, oltre che alla disponibilità di risorse finanziarie.
Nelle indicazioni operative, l'industrializzazione del Mezzogiorno e delle aree centro-orientali si accompagnava alla riorganizzazione dell'agricoltura. La programmazione regionale doveva tenere conto delle differenze locali senza separarsi dagli obiettivi nazionali. Un altro campo riguardava i consumi pubblici, con particolare attenzione alla scuola, all'assistenza sanitaria, alla previdenza e alle utilità collettive. Il documento chiedeva che l'aumento del reddito si traducesse anche nell'ampliamento di questi servizi e non soltanto nell'acquisto di beni privati.
Nel corso del 1962 fu costituita la Commissione nazionale per la programmazione economica, presieduta dal ministro del bilancio e con Pasquale Saraceno alla vicepresidenza. Il rapporto Saraceno del 1963 sviluppò il lavoro preparatorio. Nello stesso dibattito intervennero Giorgio Fuà e Paolo Sylos Labini con Idee per la programmazione economica.
Il confronto sulle finalità della programmazione proseguì negli anni successivi. Nel maggio 1971 Napoleoni intervenne sul rapporto fra congiuntura, riforme e lotte operaie. La Malfa gli rispose con una lettera del 19 maggio, nella quale discusse le differenze fra le rispettive impostazioni e il ruolo delle organizzazioni sindacali. La lettera di La Malfa fu pubblicata da Duccio Cavalieri nel 2005.