Un numero indice (o semplicemente indice) è un numero che esprime il variare dell'intensità di un dato fenomeno in circostanze diverse. Vi sono ad esempio gli indici di prezzo, che esprimono l'andamento nel tempo del livello dei prezzi in una data area geografica, e le parità dei poteri d'acquisto, che consentono di confrontare i livelli dei prezzi in località diverse in un dato momento.
Un numero indice semplice è il rapporto tra due numeri. Vi sono numeri indice temporali e territoriali. Ad esempio:
Si usa spesso moltiplicare il numero indice per 100; in tal modo si usano meno cifre decimali e basta sottrarre 100 per ottenere la variazione percentuale. A rigore, tuttavia, il numero indice è il semplice rapporto tra le due grandezze considerate.
La grandezza posta al denominatore viene detta base dell'indice.
Se si confrontano solo due momenti o due luoghi gli indici vengono detti bilaterali, multilaterali se si considerano più di due momenti o luoghi. Gli indici multilaterali possono essere:
Nel caso dei numeri indice semplici, si ha sempre la possibilità di passare da indici a base mobile ad indici a base fissa e viceversa; infatti, indicando con 0 la base fissa e con S,T due luoghi o tempi diversi, per una qualsiasi grandezza X si ha:
nonché:
Ad esempio, noti gli indici a base mobile della popolazione residente (2007 sul 2006 e 2006 sul 2005), si può calcolare l'indice del 2007 con base 2005 semplicemente moltiplicandoli:
Analogamente, noti gli indici a base fissa 2005 si ha:
Vi sono aggregati, quali i consumi delle famiglie o le vendite delle imprese, che possono variare in funzione sia delle quantità o volumi dei beni acquistati o venduti, sia dei loro prezzi. In tali casi si usano numeri indice complessi, che diano soluzione al seguente problema:
tali cioè che sia possibile determinare le variazioni dei prezzi e delle quantità che hanno dato luogo alla variazione complessiva del valore.
Non si possono utilizzare indici semplici dei prezzi o delle quantità, in quanto i prezzi incidono sul valore complessivo secondo le quantità: una forte variazione di prezzo incide poco se relativa ad un bene la cui quantità acquistata o venduta è bassa, molto in caso contrario; analogamente, le quantità incidono sul valore complessivo secondo i prezzi. Sono quindi necessari indici dei prezzi in cui i prezzi siano ponderati con le quantità, indici di quantità in cui le quantità siano ponderate con i prezzi.
Sono possibili diversi approcci: statistico (o classico), assiomatico e (micro)economico, con importanti differenze secondo che si tratti di indici bilaterali o multilaterali.
Si dicono bilaterali gli indici che esprimono la variazione di intensità di un fenomeno (in genere prezzi o quantità) tra due soli momenti o luoghi.
Nell'approccio statistico i prezzi vengono ponderati con le quantità del tempo (o luogo) scelto come base, con quelle del tempo (o luogo) per il quale l'indice viene calcolato, o con una loro media.
Analogamente viene fatto per gli indici di quantità. Nel seguito tuttavia si farà riferimento, per brevità, solamente ad indici relativi a variazioni di prezzo nel tempo.
In particolare, si hanno:
L'indice di Laspeyres tende a sovrastimare l'aumento dei prezzi. Se il prezzo di un bene aumenta, infatti, normalmente la quantità di esso che viene consumata diminuisce; ne dovrebbe seguire un peso minore del bene al tempo 1, ma, usando il peso che il bene aveva al tempo 0, l'indice semplice del prezzo di quel bene viene aggiunto agli altri con un peso eccessivo.
L'indice di Paasche tende invece a sottostimare l'aumento dei prezzi per il motivo opposto: i prezzi dei beni che aumentano di più vengono ponderati secondo le quantità al tempo 1, quindi con pesi che già scontano la riduzione delle quantità conseguenti all'aumento di prezzo.
Gli indici di Marshall e Edgeworth e quello di Walsh sembrano risentire meno del problema, ma ne presentano un altro: nei confronti tra i prezzi di paesi diversi in uno stesso arco di tempo, la ponderazione risulta fortemente influenzata dal paese più grande.
Nell'approccio assiomatico si definiscono i test che un indice complesso deve superare per essere adeguato allo scopo per il quale viene elaborato.
Sono stati definiti numerosi test. I più usati sono:
Gli indici di Laspeyres e di Paasche soddisfano solo i primi quattro test.
L'indice di Törnqvist e quelli di Marshall e Edgeworth e di Walsh superano anche il test di reversibilità delle basi.
L'indice di Fisher supera tutti i test tranne la transitività.
Gli indici di Laspeyres e di Paasche, come già notato, risentono di una distorsione da sostituzione in quanto, usando come pesi l'uno le quantità al tempo 0 e l'altro quelle al tempo 1, non tengono conto dell'effetto sostituzione, cioè delle variazioni di quantità indotte da variazioni dei prezzi (i consumatori tendono, normalmente, a sostituire un bene il cui prezzo è aumentato con un altro il cui prezzo sia aumentato meno o diminuito).
L'approccio microeconomico tenta di tenere conto di tali variazioni delle quantità, assumendo che il consumatore reagisca a variazioni dei prezzi modificando le proprie abitudini di consumo in modo da mantenere costante il proprio livello di utilità, minimizzando la spesa. In altri termini, tenta di costruire un indice del costo della vita misurando l'aumento di spesa necessario per mantenere costante il grado di soddisfazione insito nel tenore di vita.
Si possono definire due indici, secondo che si consideri costante il livello di utilità iniziale o finale. In particolare, indicando con la funzione di spesa, cioè l'esborso minimo necessario, dato il vettore dei prezzi pa, a raggiungere il livello di utilità garantito dal consumo del paniere qb, abbiamo:
Si tratta di indici non concretamente applicabili, per l'impossibilità di rilevare le funzioni di utilità (oppure, equivalentemente, le curve di indifferenza o le preferenze rivelate) per l'intera popolazione.
Si può tuttavia osservare che:
Gli indici multilaterali esprimono le variazioni di intensità di un fenomeno tra più momenti o luoghi. Ne sono esempi tipici gli indici che esprimono:
In entrambi i casi, il problema principale risiede nel fatto che nessuno degli indici finora menzionati supera il test di transitività. Ne segue che:
Non esiste una soluzione teoricamente perfetta; sono stati infatti definiti test per gli indici multilaterali analoghi a quelli definiti per gli indici bilaterali, ma nessun indice li supera in modo adeguato, e non vi è consenso generale sul miglior approccio multilaterale.
Il problema viene risolto, nella concreta operatività, scegliendo tra base fissa e base mobile per fenomeni variabili nel tempo, indici diversi da quelli richiamati sopra per fenomeni variabili nello spazio. Le scelte privilegiano l'omogeneità dei criteri seguiti da paesi diversi, in modo da consentire confronti internazionali ragionevolmente fondati.
Gli indici di borsa esprimono la variazione nel tempo dei prezzi di un paniere di titoli. Tra i più importanti vi sono:
In Italia e negli altri paesi dell'Unione europea gli indici dei prezzi al consumo sono finalizzati a misurare la variazione pura dei prezzi nel corso del tempo, indipendentemente da variazioni nelle quantità consumate e nella qualità dei prodotti. Essi forniscono quindi una misura dell'inflazione al consumo e non sono, propriamente, indici del costo della vita.
L'Italia usa dal 1999 l'Indice di Laspeyres concatenato. L'indice di Laspeyres presenta vantaggi sul piano operativo, in quanto i prezzi vengono ponderati con le quantità del tempo base; altri indici, come quello di Paasche (e quello di Fisher, media dei due), userebbero come pesi le quantità al tempo corrente e, essendo lunga e onerosa le misura delle quantità, non potrebbero essere elaborati tempestivamente. La misura delle quantità, inoltre, dovrebbe essere ripetuta ogni mese. L'indice di Laspeyres concatenato, invece, viene sì calcolato mensilmente, ma si usano come quantità quelle rilevate al dicembre dell'anno precedente; l'aggiornamento delle quantità (cosiddetto «ribasamento») può quindi essere effettuato una sola volta l'anno.
Il concatenamento consente inoltre di mitigare la distorsione da sostituzione, in quanto il ribasamento annuale consente di tenere conto delle minori quantità consumate di quei beni il cui prezzo sia aumentato più di quello di altri.
In Italia si elaborano a fini interni:
Si elaborano inoltre per Eurostat, secondo standard comuni a tutti i paesi europei:
Eurostat produce a sua volta i seguenti indici, che sono medie ponderate secondo la spesa per i consumi finali degli IPCA trasmessi dai diversi paesi interessati:
L'indice dei prezzi alla produzione dei prodotti industriali è, a differenza dei precedenti, un indice di Laspeyres a base fissa (2000=100). Viene calcolato rilevando i prezzi di 1.102 prodotti presso un campione di 3.667 imprese.
Lo scopo delle parità dei poteri d'acquisto è quello di consentire confronti tra i livelli dei prezzi in luoghi diversi. Ad esempio, nel calcolo degli indici di prezzo europei IPCE e IPCAEE gli indici IPCA comunicati dai vari paesi vengono ponderati secondo la spesa per consumi finali rilevata in ciascuno di essi; non vi sono problemi per la zona dell'euro, ma i dati della contabilità nazionale di altri paesi sono espressi in altre valute (corona danese, sterlina, corona islandese e corona norvegese).
Per rendere omogenei i dati non si possono usare i normali tassi di cambio, che trovano applicazione negli scambi di beni e servizi tra paesi e risultano inadeguati per esprimere in altre valute il prezzo di beni o servizi esclusi da tali scambi (ad esempio, non si possono esportare l'istruzione o un taglio di capelli).
È inoltre necessario individuare indici che superino il test di transitività. In ambito OCSE e nell'Unione europea si usa il metodo EKS, che si svolge in più fasi: calcolo di PPA elementari non transitive, calcolo di PPA elementari transitive, calcolo di PPA aggregate non transitive, calcolo di PPA aggregate transitive.
L'andamento nel tempo degli aggregati della contabilità nazionale risente non solo della variazione dei volumi, ma anche di quella dei prezzi. Si pone quindi il problema di determinare la crescita reale dei diversi aggregati, depurandola dall'inflazione.
In passato l'ISTAT utilizzava indici di volume a base fissa, ma dal 2006 usa indici di volume a base mobile concatenati.
Con riguardo ad un generico aggregato X, si moltiplica il suo valore a prezzi correnti nell'anno base (il 2000 per l'ISTAT) per l'indice di Laspeyres di volume concatenato; ad esempio, per il 2007:
Approfondimenti specifici:
I numeri indice nella pratica:
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