Operazione Flax è il nome in codice di una serie di azioni coordinate dal comando della WDAF (Western Desert Air Force) e dal comando USAAF in Africa settentrionale durante la seconda guerra mondiale, per devitalizzare il sistema di trasporto aereo dell'Asse per rifornire le truppe operanti in Tunisia. Scattata il 5 aprile 1943 terminò agli inizi di maggio, pochi giorni prima della fine della resistenza italo tedesca in Tunisia.
La risposta immediata dell'Asse agli sbarchi alleati in Algeria, Tunisia e Marocco (Operazione Torch), nei primi giorni di novembre del 1942, era stata possibile grazie alla temporanea impotenza della piazzaforte di Malta, che dopo i disastri dei convogli Harpoon e Vigorous in giugno e Pedestal in agosto, era in forti difficoltà. La situazione cominciò a migliorare con l'arrivo del convoglio Stoneange, giunto indenne nell'isola. Alla fine di novembre la Royal Navy fu in grado di costituire una divisione di incrociatori (la Forza K) dislocata a La Valletta, e nel contempo schierò nel porto di Bona da poco occupato una seconda divisione, la Forza Q. L'atteggiamento rinunciatario e prudente della Regia Marina italiana, che avrebbe ancora potuto opporsi vigorosamente all'attività britannica, facilitò non poco le cose agli incrociatori di Sua Maestà. Già in dicembre le perdite di navi mercantili dell'Asse, impegnate nel rifornimento sia delle truppe in Tunisia (la 1ª Armata italiana e la 5ª Armata tedesca), sia i resti dell'ACIT, in ritirata dalla Libia, erano difficilmente sostenibili nel lungo periodo. La potenza aerea alleata, in costante e progressiva crescita, permetteva alle navi da guerra britanniche di operare indisturbate, e vedeva anche una serie di efficaci attacchi che ridussero drasticamente le capacità di scarico dei porti tunisini nelle mani dell'Asse. Le gravi perdite sulla "rotta della morte" (così chiamato il tratto di mare che separava la Sicilia dalla Tunisia) indussero gli italo tedeschi a pianificare una serie di rifornimenti per via aerea. Sia gli italiani che i tedeschi avevano già una notevole esperienza sul campo. I primi convogli aerei riusciranno a raggiungere quasi indenni gli aeroporti tunisini, ma questa situazione sarebbe durata ben poco. Già dalla metà di novembre le perdite cominciano a crescere considerevolmente.
Dopo un attento studio dei movimenti aerei dell'Asse, e una lunga serie di combattimenti occasionali, i comandi aerei alleati diedero il via a un'operazione pianificata per eliminare sistematicamente i trasporti italo tedeschi e indebolire la loro scorta.
Dal 5 all'11 maggio gli alleati eseguirono pesanti e sistematici bombardamenti su tutti gli aeroporti della Sicilia, ma anche i campi d'aviazione della Sardegna, che ancora fornivano appoggio. Il 10 i caccia britannici abbattono un Fw 190 e due Ju 52 che ancora ardivano volare sul cielo tunisino nella speranza di trasportare in salvo qualcuno delle truppe residue, destinate alla prigionia. L'ultimo aereo italiano, un S.M.75, aveva lasciato la Tunisia l'8 maggio.
Dopo la resa, sugli aeroporti e nei campi di battaglia tunisini gli alleati trovarono i relitti di oltre seicento aerei dell'Asse, tra cui alcuni dei 371 trasporti tedeschi e degli 82 italiani.