| Operazione Southern Watch | |||
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| Data | 26 agosto 1992 - 19 marzo 2003 | ||
| Luogo | Iraq | ||
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L'operazione Southern Watch fu un'operazione militare organizzata e condotta dalla Task Force Southwest Asia (JTF-SWA) in seguito alla guerra del Golfo, con il compito di monitorare e controllare lo spazio aereo a sud del trentaduesimo parallelo in Iraq. La missione durò dal 1992 al 2003, prima dell'inizio della Seconda Guerra del Golfo.
La missione prese il via il 27 agosto 1992 in seguito alla risoluzione delle Nazioni Unite numero 688 del 5 aprile 1991, che prevedeva di riavviare il dialogo con l'Iraq al fine di assicurare ai cittadini iracheni il rispetto dei loro diritti umani. Nonostante la risoluzione delle Nazioni Unite non prevedesse esplicitamente la creazione di una cosiddetta no-fly zone, gli attacchi aerei compiuti dall'aviazione irachena contro gli sciiti nel sud del paese nel 1991 e nei primi mesi del 1992 facevano presagire che la dirigenza irachena non fosse disposta ad accettare la risoluzione ONU.
Per porre fine a questi attacchi, Arabia Saudita, Francia, Gran Bretagna e Stati Uniti diedero il via all'operazione Southern Watch, che fu coordinata dal comando centrale statunitense. Stando alle fonti ufficiali del governo statunitense, nel periodo immediatamente seguente la creazione della no flight zone ci furono scontri abbastanza regolari tra i velivoli dell'aeronautica irachena e statunitense, anche se la stampa ne riferiva solo occasionalmente. A partire dalla fine del 2002 fino alla seconda guerra del golfo il numero di scontri sarebbe poi nuovamente aumentato, anche se molto probabilmente questa attività di velivoli militari è da imputare all'operazione statunitense Southern Focus ed alla conseguente risposta dell'aviazione irachena.
All'inizio, l'aeronautica irachena non attaccò nessun velivolo della coalizione, ma dopo la conferma delle sanzioni economiche contro l'Iraq, si segnalarono attacchi e gli E-3 Sentry AWACS mostrarono una consistente attività dell'aeronautica irachena.
Il 27 dicembre 1992 un MiG-25 iracheno oltrepassò il 32º parallelo penetrando nella no flight zone. Alcuni F-15 tentarono di intercettare il velivolo ma questo sfruttò la sua velocità superiore per sottrarsi alla loro portata. Sempre lo stesso giorno un numero imprecisato di velivoli iracheni attraversò nuovamente il 32º parallelo, tenendosi al di fuori della portata dei caccia statunitensi. Durante questa manovra però un MiG 25 iracheno si spinse troppo oltre, venendo bloccato oltre il 32° parallelo da due F-16 del 33rd Tactical Fighter Squadron, che dopo aver ricevuto l'ordine dal comando lo abbatterono con un missile AIM-120 AMRAAM.
Il 7 gennaio 1993 le forze armate irachene accettarono la proposta della coalizione di spostare tutte le batterie di missili della contraerea che si trovavano nella no flight zone a nord del trentaduesimo parallelo. Quando però spostarono solo metà delle batterie individuate, il presidente degli Stati Uniti George H. W. Bush diede l'ordine il 13 gennaio a circa un centinaio di velivoli della coalizione di attaccare le restanti batterie SAM. Il 29 giugno 1993 un F-4G Phantom distrusse un radar iracheno dopo essere stato illuminato da questo e un mese più tardi due EA-6B Prowlers della U.S. Navy aprirono il fuoco su alcuni radar iracheni utilizzando dei missili AGM-88.
I primi mesi del 1994 furono apparentemente tranquilli, facendo pensare che la politica irachena si stesse spingendo in direzione di un accordo pacifico con le Nazioni Unite. In seguito alla possibile fine dell'embargo l'Iraq tornò nuovamente a minacciare di invadere il Kuwait, costringendo la coalizione ad aumentare nuovamente le forze presenti nel Golfo Persico.
Un attentato contro una base statunitense situata in territorio saudita il 25 giugno del 1996, nel quale persero la vita 19 militari statunitensi ed un cittadino saudita, fu la causa di nuove tensioni. Anche se non si conosce ancora con certezza chi avesse organizzato l'attentato, non si esclude che possa essere stato messo a segno con l'aiuto dei servizi segreti iracheni. Questo evento spinse a trasferire tutte le basi statunitensi presenti in territorio saudita lontano da centri abitati.
Nell'agosto del 1996 le forze armate irachene invasero i territori curdi nel nord del paese. Nuovamente l'aviazione militare statunitense rispose alla provocazione irachena attaccando un numero imprecisato di batterie missilistiche SAM in tutto il paese ed estendendo la no flight zone anche a nord del trentatreesimo parallelo.
Il 15 dicembre 1998 la Francia decise di terminare la propria partecipazione all'operazione motivando che le misure prese per arginare le attività irachene si fossero rilevate di scarsa utilità. Il 16 dicembre, su ordine del presidente Bill Clinton, in una campagna aerea denominata Desert Fox che durò quattro giorni, la USAF e la U.S. Navy attaccarono una serie di obiettivi strategici in territorio iracheno per indebolire le difese irachene.
Il 22 maggio 2000 i vertici militari statunitensi confermarono che dopo l'operazione Desert Fox, per 470 volte la contraerea irachena aveva sparato proiettili a velivoli della coalizione e che per 150 volte velivoli dell'aeronautica irachena avessero violato la no flight zone. Nello stesso periodo, l'aviazione degli Stati Uniti aveva colpito obiettivi iracheni in 73 casi.
Il 16 febbraio 2001 l'aviazione statunitense e britannica attaccarono sei obbiettivi iracheni, colpendone però solo il 40%.
A partire dal 2002 le attività di attacco da parte della coalizione in vista dell'invasione dell'Iraq aumentarono drasticamente. Fu quindi avviata l'operazione Southern Focus che aveva il compito di indebolire tutte le difese irachene.
Con l'inizio della seconda guerra del Golfo nel 2003 di fatto la missione Southern Watch fu conclusa.