Palazzina Mancioli

Palazzina Mancioli
La palazzina all’incrocio tra via Lusitania e via Vulci
Localizzazione
StatoItalia (bandiera) Italia
RegioneLazio
IndirizzoVia Lusitania 29, Roma
Coordinate41°52′38.31″N 12°30′15.29″E
Informazioni generali
CondizioniIn uso
Costruzione1952-1953
Inaugurazione1954
Stilerazionalista
Usocivile
Piani6
Realizzazione
ArchitettoMario Ridolfi e Wolfgang Frankl

La palazzina Mancioli, anche palazzina Mancioli I, è un edificio di Roma a uso civile realizzato tra il 1952 e il 1953 da Mario Ridolfi e Wolfgang Frankl.

Storia

Ennesimo episodio della coppia Ridolfi-Frankl – dopo le esperienze ai Parioli, Nomentano-Italia e Mura Ardeatine – di architettura applicata all'edilizia residenziale di massa a Roma, la palazzina Mancioli sorge su un lotto di terreno a meno di 200 m da porta Latina e dal parco degli Scipioni. Essa fu commissionata agli architetti nel 1952 da parte del costruttore Tito Mancioli: sul lotto, parte di un'area di terreno edificabile tra via Lusitania e via Vulci (su cui gli stessi architetti avrebbero in seguito realizzato un'altra palazzina per lo stesso costruttore), insisteva un'autorimessa (della quale lo stesso Ridolfi era cliente) da sopraelevare per realizzarvi un edificio da appartamenti il cui attico fosse riservato allo stesso committente.

In linea con i dettami della corrente neorealistica cui avevano aderito, i due architetti elaborarono una soluzione compatta e orientata più alla funzionalità che all'estetica, che prevedeva un edificio con sei livelli fuori terra di cui quello sul piano stradale adibito solo ad attività commerciali, quattro alloggi per ogni piano tra il primo e il terzo e tre sul piano attico di cui uno, quello dello stesso Mancioli, su due livelli, per un totale di quindici appartamenti. Le facciate sono occupate interamente dagli appartamenti, perché il corpo scala è centrale e illuminato tramite lucernari che affacciano su balconi non calpestabili con parapetto in mattone forato; gli appartamenti del piano attico sono arretrati rispetto al filo della facciata per permetterne la terrazzatura e creare lo spazio per i volumi tecnici. Architettonicamente rilevante è la soluzione a marcapiano in rilievo adottata per separare, riprendendo la consuetudine della casa romana, i livelli abitativi da quelli commerciali: la geometria di tale marcapiano non è a spigolo, ma ad angolo: infatti, in corrispondenza dei quattro spigoli del palazzo, il marcapiano, realizzato in cemento a vista, rientra scoprendo una cavità ad angolo retto.

La copertura dei muri esterni è realizzata a intonaco; la costruzione della palazzina iniziò a settembre 1952, circa sei mesi dopo la committenza; i lavori, tra opere murarie vere e proprie e finiture, presero circa un anno e nell'autunno 1953 il fabbricato era sostanzialmente pronto. A febbraio 1954 fu ufficialmente agibile.

Note

  1. ↑ Rossi 1991, p. 116.
  2. ↑ Rossi 1991, p. 168.
  3. ↑ Rossi 1991, p. 170.
  4. 1 2 3 4 5 Cellini 2005.
  5. ↑ Giorgio Ciucci e Sergio Poretti (a cura di), Mario Ridolfi. Tutte le opere (PDF), Roma, Accademia nazionale di San Luca, p. 236, ISBN 88-97610-35-8 (archiviato il 25 agosto 2025).
  6. 1 2 Rossi 1991, p. 182.
  7. ↑ Manfredo Tafuri, Mario Ridolfi, in Enciclopedia Italiana, Roma, Istituto dell'Enciclopedia Italiana.
  8. ↑ Sara Cancelliere, Palazzina Mancioli I, in ArchiDIAP, Facoltà di Architettura Università di Roma "La Sapienza", 23 maggio 2016, ISSN 2283-9747 (WC · ACNP). URL consultato il 24 agosto 2025.

Bibliografia

Voci correlate

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