
Una pandemia (dal greco antico πανδήμιος, pandḗmios, “di tutte le persone”, “pertinente al popolo”, “pubblico”) è un'epidemia che si diffonde rapidamente estendendosi su vastissima scala, coinvolgendo gran parte della popolazione mondiale. Tale situazione presuppone la mancanza di immunizzazione dell'uomo nei confronti di un patogeno altamente pericoloso. Nella storia umana si sono verificate numerose pandemie.
La parola pandemia deriva dal greco pandḗmios, che significa "di tutta la popolazione": pán significa "tutti", dḗmios (da dḗmos, "popolo") significa "pertinente alla popolazione". Il termine "pandemia" in questa accezione fu utilizzato dagli scienziati europei a partire dalla fine del XVIII secolo. Pandemia è quindi un concetto utilizzato in età moderna per indicare l'esposizione dell'intera popolazione mondiale a una comune malattia.
Il termine si applicherebbe solo a malattie o condizioni patologiche contagiose. Di conseguenza, le patologie che colpiscono aree molto grandi o l'intero pianeta ma non possono essere trasmesse da persona a persona (per esempio il cancro) non sono da considerarsi pandemiche.
Secondo l'Organizzazione mondiale della sanità, le condizioni affinché si possa verificare una vera e propria pandemia sono tre:
Vi sono state diverse critiche a questa definizione, essendo venuta a mancare la specifica di gravità, pertanto anche virus con bassissimi indici di conseguenze gravi possono essere inclusi nella definizione di pandemia.
Nel maggio 2009 il dott. Keiji Fukuda, vicedirettore generale ad interim del settore Qualità, sicurezza e ambiente dell'OMS ha affermato che «Un modo semplice di pensare alla pandemia è dire: [...] una pandemia è un focolaio globale. Significa che vediamo sia la diffusione dell'agente infettivo [...] che le attività della malattia, oltre alla diffusione del virus».
Gli esperti riconoscono che dichiarare una pandemia possa essere politicamente gravoso perché può scuotere i mercati, portare a restrizioni più drastiche per i viaggi e il commercio, e stigmatizzare le persone provenienti dalle prime regioni colpite, ma al contempo può stimolare i paesi a prepararsi all'eventuale arrivo del virus.
Il dottor Anthony Fauci, direttore del National Institute of Allergy and Infectious Diseases degli Stati Uniti, ha dichiarato all'inizio di febbraio 2020 che tuttora non esiste una definizione scientifica e definitiva di ciò che costituisce una pandemia.
In generale, secondo quanto dichiarato da Anthony Fauci, l'OMS evita di dichiarare "pandemie" le situazioni di salute pubblica che non sono pandemie influenzali. La pandemia di COVID-19 è, secondo le dichiarazioni dell'OMS, la prima pandemia di una malattia causata da un coronavirus.

L'OMS ha utilizzato una classificazione in 6 stadi che descriveva il processo mediante il quale un nuovo virus influenzale procede dalle prime infezioni iniziali nell'uomo arrivando ad una pandemia. Questo processo inizia con un virus che infetta principalmente gli animali (periodo inter-pandemico), seguito da alcuni casi in cui gli animali infettano le persone, quindi passa attraverso la fase in cui il virus inizia a diffondersi direttamente tra le persone (periodo di allerta pandemica) e termina con una pandemia quando le infezioni del nuovo virus si sono diffuse in tutto il mondo (pandemia).
In previsione di una futura possibile pandemia influenzale, nel 1999 l'OMS ha pubblicato un documento guida sulla preparazione alle pandemie, aggiornato nel 2005 e nel febbraio 2009, che definiva le fasi e le azioni appropriate per ogni fase, in un promemoria intitolato "Descrizioni delle fasi della pandemia dell'OMS e principali azioni per fase". La revisione del febbraio 2009 comprendeva le definizioni di pandemia e le fasi che portano alla sua dichiarazione; tutte le versioni di questo documento si riferivano all'influenza. Le fasi erano definite in base alla diffusione della malattia; virulenza e letalità non erano prese in considerazione nella definizione dell'OMS, sebbene in passato lo fossero state.
Le fasi possono essere così definite:
| Periodo interpandemico | Fase 1 | Nessun sottotipo di virus è stato riscontrato negli esseri umani. Un virus che ha causato influenza in qualcuno può essere presente negli animali. Se presente negli animali, il rischio di contagio per gli umani è considerato basso. |
| Fase 2 | Nessun sottotipo di virus è stato riscontrato negli esseri umani. Tuttavia, un sottotipo di virus presente negli animali potrebbe essere potenzialmente pericoloso in caso di salto di specie. | |
| Periodo di allerta | Fase 3 | Infezioni di esseri umani con un nuovo sottotipo di virus, ma nessuna diffusione fra umani stessi, o al massimo soltanto rare istanze causate da stretto contatto. |
| Fase 4 | Limitata trasmissione tra umano e umano ma la diffusione è altamente localizzata, il che suggerisce che il virus non è ancora adattato agli esseri umani. | |
| Fase 5 | Trasmissione da umano a umano ancora localizzata ma più semplice, il che suggerisce che il virus si sta adattando agli esseri umani, ma potrebbe non essere ancora pienamente trasmissibile (rischio sostanziale di pandemia). | |
| Periodo pandemico | Fase 6 | Pandemia: trasmissione aumentata e continua fra la popolazione. |
La guida del 2009 è stata revisionata nel 2013 con la guida "Gestione del rischio di influenza pandemica: guida intermedia dell'OMS".
Queste due guide sono state sostituite ed aggiornate dalla "Guida alla gestione del rischio di influenza pandemica" del maggio 2017, che pone come principali aggiornamenti l'allineamento alle altre politiche delle Nazioni Unite per la gestione delle crisi e delle emergenze, e l'inclusione dello sviluppo significativo, degli ultimi anni, delle strategie vaccinali durante l'inizio di una pandemia.
Nel febbraio 2020, il portavoce dell'OMS Tarik Jasarevic ha affermato che «non esiste una categoria ufficiale» di pandemia: «L'OMS non utilizza il vecchio sistema di 6 fasi con cui alcune persone potrebbero avere avuto familiarità per il caso dell'H1N1 del 2009».
La maggior parte dei virus che hanno causato pandemie sono zoonotici, ovvero originati da un contagio interspecie; due esempi tipici sono l'influenza e la tubercolosi. Fra le pandemie più catastrofiche si possono annoverare:
L'incontro fra gli esploratori europei e le popolazioni indigene di altre zone del mondo spesso fu causa di epidemie e pandemie violentissime. Il vaiolo uccise metà della popolazione di Hispaniola nel 1518, e seminò il terrore in Messico intorno al 1520, uccidendo 150 000 persone (incluso l'imperatore) solo a Tenochtitlán; lo stesso morbo colpì violentemente il Perù nel decennio successivo. Il morbillo fece altri due milioni di vittime tra i nativi messicani nel XVII secolo. Ancora fra il 1848 e il 1849, circa un terzo della popolazione nativa delle isole Hawaii morì di morbillo, pertosse e influenza.
Moltissime sono anche le epidemie di cui restano testimonianze storiche ma delle quali è impossibile identificare l'eziologia, in quanto venivano chiamate genericamente pestilenze a causa delle limitate conoscenze scientifiche. Un esempio è quello della cosiddetta malattia del sudore che colpì l'Inghilterra nel XVI secolo; più temuto della stessa peste bubbonica, questa malattia aveva un decorso esiziale molto rapido.
Il 20 maggio 2025, durante la 78a Assemblea Mondiale della Sanità (WHA78) presso la sede europea delle Nazioni Unite a Ginevra, è stato approvato, senza voti contrari, il Piano Pandemico Internazionale dell'OMS.
Il documento, originato dalla pandemia da COVID-19 è il frutto di tre anni di trattative. Al voto si sono astenuti 11 Paesi, tra cui: Italia, Russia, Iran, Singapore, Romania e Bulgaria.
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