Paolo Dongo (Genova, 16 luglio 1952) è un criminale italiano.
Condannato all'ergastolo e fondatore insieme a Mario Ubaldo Rossi detto Marietto e a Cesare Chiti della Banda dei Genovesi. Questi tre criminali, ancora ragazzini, si diedero alle rapine agli uffici postali nel capoluogo ligure. Nel 1977 la banda venne sgominata. Il primo arresto fu quello di Chiti e il 12 ottobre 1977 la banda cercò di liberarlo durante il trasferimento in carcere dal Marassi a Trani. Il tentativo finì male, e ci fu una cruenta sparatoria con le forze dell'ordine: nell'agguato rimase ucciso il brigadiere Ruggero Volpi. Paolo Dongo, così come Chiti, viene arrestato ben presto e, condannato a vita, diviene uno dei killer delle carceri, avvicinandosi poi a livello politico alle Brigate Rosse e all'operaismo comunista, e grazie alla stampa comunista diventa un membro delle Pantere Rosse.
Nel febbraio 1980, durante un'udienza processuale, aggredì e ferì alla testa il vicecapo della Mobile Gaspare Paiella, che doveva testimoniare contro di lui. Nel 1982 è responsabile dell'omicidio di Albert Bergamelli, avvenuto nel carcere di Ascoli Piceno. In seguito si rese responsabile del tentativo di evasione dal carcere insieme al nappista Giorgio Piantamore. Nel 2008 il suo nome compare nell’ambito di un’operazione della Guardia di finanza contro un’organizzazione dedita alla gestione di bische clandestine attiva tra Liguria, Piemonte e Toscana: secondo gli inquirenti, parte dei proventi dell’attività illecita venivano destinati al sostentamento di alcuni componenti storici della cosiddetta Banda dei genovesi, nota anche come la banda degli ergastolani, tra cui lo stesso Dongo, all’epoca detenuto nel carcere di Volterra. Negli anni successivi ottenne la libertà condizionata. Nel 2019 all'età di 67 anni, venne nuovamente arrestato per possesso di hashish mentre si recava da Genova a Firenze. In quella circostanza Dongo venne processato per direttissima e patteggiò otto mesi di reclusione.