Epitesi

L'epìtesi, dal greco epíthesis, "il porre (thésis) sopra (epí)", "sovrapposizione", è un fenomeno di fonetica storica che consiste nell'aggiunta di un suono o di una sillaba non etimologica alla fine di una parola. È anche detta paragòge.

Di seguito alcuni esempi di epitesi:

In italiano antico era anche frequente dopo la vocale:

Il contrario dell'epitesi è l'apocope.

Epitesi in altre lingue d'Italia

Molte lingue e dialetti dell'Italia meridionale ritengono ancora questo fenomeno fonetico sulle parole ossitone, cioè caratterizzate dall'accento sull'ultima sillaba oppure sui monosillabi.

In lingua siciliana questo fenomeno è tipico nel parlato. Viene infatti spesso applicato un -ni enclitico o anche un -i enclitico. Accade quindi che molte parole diventino:

Identico discorso vale anche per il salentino in cui si dice:

In alcune varianti del calabrese l'epitesi si ha in:

Il toscano contempla sì e sìe, chi e chie. Discorso simile nell'abruzzese, in cui si hanno scène (sì, "sine") e none (no, "none").

Queste parole sono in ogni caso corrette sia con epitesi che senza.

È frequente in lingua sarda: dal momento che tante parole finiscono per consonante, spesso si usa una vocale "d'appoggio", soprattutto quando la parola è alla fine di una frase. Ad esempio: pitzinnas /pitˈt͡sinnaz(a)/ "ragazze"; tue andas /ˈtu.ɛ ˈandaz(a)/ "tu vai"; ite cheren? /ˈite ˈkɛrɛn(ɛ)/ "cosa vogliono?". Generalmente, la vocale paragogica riprende l'ultima vocale della parola; tuttavia, a seconda della varietà di sardo, questa regola può cambiare: ad esempio, per dire ses "(tu) sei", in logudorese abbiamo /ˈsɛz(ɛ)/, mentre in campidanese /ˈsɛz(i)/; per "(lui/lei) è", abbiamo est, pronunciato in log. /ˈɛst(ɛ)/ e in campidanese /ˈɛst(i)/.

Note

  1. 1 2 Nicola Zingarelli, Vocabolario della lingua italiana, ed. Zanichelli, 1990, p. 617.
  2. ↑ Serianni, 2010, p. 744.
  3. ↑ -ro è desinenza italiana arcaica, dal latino popolare amārunt, che origina dal latino classico amavērunt, analogamente ad altre forme, come potero, sentiro etc.
  4. ↑ Le forme di 3ª persona plurale senza epitesi sopravviveranno a lungo in poesia: «agli anni miei/anche negaro i fati/la giovanezza», da A Silvia (50-52) di Giacomo Leopardi (cfr. Serianni, 2010, pp. 410-1.)
  5. ↑ In Dante si trova esse sostantivato, con sapore di forte latinismo: «anzi è formale ad esto beato esse» (Paradiso, III 79).
  6. ↑ Il Devoto-Oli. Vocabolario della lingua italiana, Le Monnier, al lemma "epitesi".
  7. ↑ Universo, De Agostini, Novara, Vol. II, p. 533.

Bibliografia

Voci correlate

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