Il Patto Ciampi (anche detto Accordo interconfederale del 1993, Politica dei redditi, Protocollo 23 luglio 1993, Protocollo Ciampi; ufficialmente Protocollo sulla politica dei redditi e dell’occupazione, sugli assetti contrattuali, sulle politiche del lavoro e sul sostegno al sistema produttivo) è stato un accordo siglato tra il Governo Ciampi e le parti sociali il 3 luglio 1993 che regolava la Contrattazione collettiva.
Dopo essere entrato in carica poco tempo prima come presidente del consiglio, nella fase drammatica in cui la prima repubblica stava collassando per via di tangentopoli e le istituzioni europee chiedevano garanzie per erogare una parte di un prestito di alcuni miliardi in valuta ECU, a fine giugno 1993 il presidente del consiglio Ciampi lanciò un ultimo appello alle varie parti sociali per siglare un accordo generale finale (dopo vari accordi preparatori siglati nei 3 anni precedenti che avevano portato anche ad aspre tensioni nel mondo del lavoro) per regolare le tipologie di contrattazione collettiva, la crescita dei salari e altre politiche del lavoro.
Dopo essere giunti a un accordo il 3 luglio, esso venne sottoposto a referendum generale tra i lavoratori affiliati alla federazione CGIL-CISL-UIL il 23 luglio 1993 (data generalmente associata all'accordo stesso): votarono appena 1 327 290 lavoratori: tra di essi i "SÌ" ottennero il 67,05%, i "NO" il 26,98% mentre gli astenuti furono il 5,98%.
L'accordo mirava a risolvere alcune questioni lasciate in sospeso negli anni precedenti e contemporaneamente a definire nuove politiche del lavoro per il futuro:
Tale accordo definì la concertazione per alcune riforme e azioni politiche degli anni '90 e dell'inizio del nuovo millennio:
Già all'inizio degli anni 2000 l'attenzione si era spostata per alcuni sul come migliorare la produttività del lavoro, che cominciava già a mostrare rallentamenti tangibili. Altri ne sottolineano la positività e ne invocano oggigiorno una rinnovata versione.
Il sistema della Concertazione entrò in crisi a inizio anni 2000 col deteriorarsi dei rapporti fra il governo Berlusconi (il quale già nel 2001 con il Libro Bianco sul mercato del lavoro in Italia auspicava un superamento del metodo concertativo a vantaggio del cosiddetto "dialogo sociale") e parte del sindacato (soprattutto la CGIL), non venendo ripreso neanche nel 2006 col successivo governo Prodi.
Nel corso degli anni tale accordo è stato più volte analizzato da opinionisti di varia posizione e ripreso anche come esempio da riproporre nuovamente.